Archivio tag: Ludovico Einaudi

Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
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Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einaudi – Divenire
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure
Ludovico Einaudi – In a time lapse

… e leggi anche
La pianista – Elfriede Jelinek
Alessandro Baricco – Novecento
Manuela Stefani – La stanza del pianoforte

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore
Il pianista – Roman Polanski

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Bill Evans

Piano Poet

Verve, 2015
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Mi infastidisce quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è, non lo è.

Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza perché è sentimento, non parole.

Bill Evans è stato definito il maggiore esponente del jazz dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nella sua lunga e ricca carriera, tra il 1958 e il 1980, ha inciso più di cinquanta album.

Piano Poet è una raccolta in tre dischi di brani da lui interpretati. Il titolo scelto non potrebbe essere più adeguato a questo incredibile artista, in grado di far cantare il pianoforte.
Il suo stile è unico, nato dalla fusione dello studio approfondito della musica classica con l’ebbrezza da lui provata nel fare aggiunte, cambiare e improvvisare i brani eseguiti.
La musica da lui composta e interpretata è evidentemente una questione intima e personale, tanto che afferma: “Nonostante il fatto che io sia un esecutore professionista, è vero che ho sempre preferito suonare senza un pubblico“.

Piano Poet, strutturato come una vera e propria carrellata dell’opera di Bill Evans, dai suoi esordi alla sua scomparsa, è un album perfetto per scoprire un artista essenziale per la storia della musica del ’900. I brani che lo compongono, imprescindibili per chi vuole conoscere il jazz, risultano ancora oggi all’ascolto estremamente moderni. Sono, quindi, perfetti anche per chi non è appassionato o non conosce a fondo il genere.

Una menzione particolare merita il brano Blue in Green, ricordo della lunga collaborazione con Miles Davis, che ha segnato profondamente la carriera di Bill Evans, portando alla creazione dell’album Kind of blue (considerato un pilastro della musica jazz).

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
In a time lapse- Ludovico Einaudi
Joy- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi
Come away with me- Norah Jones

… guarda anche…
L’arte della felicità- Alessandro Rak

…e leggi anche…
Novecento- Alessandro Baricco

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Giovanni Allevi

Joy

Ricordi/ Sony, 2006
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Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l’essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura…
(www.giovanniallevi.com)

Il pianista Giovanni Allevi, nel suo album Joy, raccoglie dodici pezzi che sono un inno alla felicità e alla voglia di vivere.
L’album nasce proprio dal desiderio di Allevi, maturato durante un viaggio in ambulanza in seguito ad un attacco di panico, di esprimere la propria gioia (da qui il titolo). Come lui stesso racconta, in quel momento non sapeva cosa gli stesse succedendo e si è ripromesso, nel caso si fosse salvato, di dare voce al suo amore per la vita.
I brani raccolti in Joy parlano, ognuno a suo modo, di emozioni profonde e delle sorprese che la vita ci sa regalare ogni giorno.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Evolution- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi

…e leggi anche
Tu metteresti l’universo intero- Charles Baudelaire

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Fabio Barovero

Sweet Limbo

Felmay, 2010
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Un buon disco, dalle sfumature contemporanee.
Ascoltandolo emergono naturalmente immagini e campiture cromatiche.
Specialmente in questo periodo, abbiamo bisogno di musica sensibile. Musica che possa aiutarci a superare il “noise-continuum” della vita quotidiana.
[commento del pubblico]

“Sweet Limbo”: due parole che immediatamente mettono d’accordo mente e corpo.
Un album che catapulta in una dimensione onirica, un misto di coscienza impercettibile e spontaneità soffusa, dove ci si muove fra sogni e realtà: sogni ammorbiditi dal moto delle onde marine e realtà di mistero ed avventure.
Fabio Barovero descrive perfettamente l’ensemble compositivo: <<Opere che nascono in totale libertà e finiscono per abitare un luogo senza nome >>. Tocca a noi definire il luogo senza nome, un luogo indefinito ed indefinibile che si raggiunge solo attraverso i brani della tracklist, che divengono una sorta di mappa evocativa di sensazioni.
Ci avvolgono così suoni quasi freddi generati da synth, come se fossero alla ricerca di una loro identità, raggiunti poi da chitarre elettriche quasi stridenti nel contrastare il pianoforte e la sua semplicità di note.
Un disco dal suono a volte distorto, ma sempre in un crescendo di sostanza sonora, un percorso che espande il pubblico di questo particolare genere musicale.
Una scelta certamente di coraggio e solo da ammirare.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Anatomia 2, La Pietà, Sweet Limbo low

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Divenire – Ludovico Einaudi
Oxygène – Jean Michel Jarre
Why Does My Heart Feel So Bad? – Moby

… e leggi anche
Giacomo Fronzi – Electrosound

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Speciale Fabio Barovero: intervista

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Ludovico Einaudi

Divenire

Decca, 2006
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… riesce a modificare il ritmo cardiaco…a velare gli occhi di commozione…a farti perdere almeno per un istante…quindi la missione è compiuta. E’ semplicemente bello.
[ commento del pubblico ]

Sontuosa eppur come timorosa nel vibrare delle note, quasi a disconoscere l’inizio e la fine dell’ascolto, quasi a sfumarli e miscelarli all’intensità emozionale che crea.
Si può benissimo definire così la musica (chiamarla così è riduttivo) che sprigiona Divenire: sonorità cristalline, semplici in apparenza, ma frutto di un’ esperienza e bravura compositive rare, di una sensibilità quasi eterea. Si perché Ludovico Einaudi accarezza il bianco e nero del pianoforte quale estensione del proprio corpo, diventando tutt’uno con lo strumento e lasciandovi fluire lo sparito, divenendo spartito.
Divenire è il brano portante dell’album: inizia in sordina, in una devastante attesa intramezzata da vocianti silenzi, preludio ad un’esplosione sinfonica che ti stacca dalla realtà, facendo ritrovare l’Io perduto sotto frane di stress.
Un disco da ascoltare senza preconcetti, senza confronti: la musica è naturalmente in noi, senza chiedere nulla in cambio, inerme. Per questo senza difficoltà riusciamo a fonderci in essa.
Ed in questo caso il cuore sorride all’infinito completandosi con la bellezza delle stelle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Divenire, Primavera, Svanire

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einudi – Le Onde
René Aubry – Allegro
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure

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Richard Bach – Il gabbiano Jonathan Livingston

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Into The Wild (Nelle Terre Selvagge) – Sean Penn

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Olivier Nakache, Eric Toledano

Quasi Amici

Francia, 2011
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Siamo qui se serve, non ci muoviamo… soprattutto lui!

 

Sai dove si trova un tetraplegico?… Dove lo hai lasciato.

 

Driss fra prigione e problemi economici vivacchia alla bell’e meglio.
Ma quando Philippe – paraplegico, nobile e (soprattutto) miliardario – inaspettatamente lo vuole accanto come aiutante tuttofare beh… lui non cambierà una virgola di sé.
Anzi: porterà scompiglio nella vita dell’aristocratico, fatta fino a quel momento di autocommiserazione, e sarà motore di una rivoluzione incentrata su tutto quanto è “fuori dalle regole”.
Nessun pietismo da parte di Driss: se non vuol fare una cosa, manda a quel paese il suo capo. Irriverente e sfrontato lo è sempre stato e lo sarà sempre.
E cosa può succedere a due persone completamente diverse? Che diventino amici, amici per la pelle, amici che si cercano, che cercano l’uno nell’altro la forza e gli stimoli per affrontare le proprie difficoltà.
Secondo logica due persone così tanto diverse non avrebbero mai dovuto incontrarsi… ma il destino una logica non ha…

 

Regia: Olivier Nakache, Eric Toledano
Sceneggiatura: Olivier Nakache, Eric Toledano
Fotografia: Mathieu Vadepied
Musiche: Ludovico Einaudi
Durata: 112′

 

Interpreti e personaggi principali
Francois Cluzet : Philippe
Omar Sy : Driss
Anna Le Ny  : Yvonne
Clotilde Mollet  : Marcelle
Audrey Fleurot  : Magalie

Quasi amic

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
L’incredibile storia di Winter il delfino di Charles Martin Smith

 

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Ludovico Einaudi – Fly
Earth, Wind & Fire – Boogie Wonderland
Nikolai Rimski-Korsakov – Il volo del calabrone

 

…e leggi anche…
Il Diavolo Custode – Philippe Pozzo di Borgo

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