Archivio tag: lutto

Tony Sandoval

Doom Boy

Tunuè, 2013
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Chi è Doomboy?
Se lo domandano tutti nella piccola città dove abita D. Nessuno lo sa. Tutti però lo ascoltano, alla radio, su una frequenza trovata per caso, tutti i venerdì verso le cinque. E’ spettacolare la musica di Doomboy.

D, è il protagonista di Doom Boy, la graphic novel di Tony Sandoval, edita in italia dalla case editrice Tunuè. In questo romanzo grafico viene narrata la storia struggente di un adolescente e del sul dolore per la morte improvvisa del suo unico grande amore: Anny che ha lasciato al biondo protagonista un buco immenso al centro del petto colmato solo dal potere della musica.
Nella malinconica vita del protagonista l’unico sollievo è dato dalla sua chitarra, anestetico per la sua sofferenza.
La musica suonata da Doom Boy colpisce al cuore di tutte le persone che sentono la sua musica per caso.
Tony Sandoval in questo piccolo gioiello illustrato narra con eleganza, poesia e delicatezza una vicenda toccante che sa fare emozionare lettori di tutte le età, facendo vibrare corde che sono presenti in ognuno di noi.
L’autore cerca di spiegare attraverso meravigliosi disegni onirici e visionari il dolore della perdita per una persona cara, che prende forma attraverso una moltitudine di mostri da affrontare e domare, che sono reali e presenti nel nostro io interiore.

Tony Sandoval da voce al dolore, alla musica e alla rabbia adolescente di Doom Boy con dei disegni dai colori delicati ed evanescenti che permettono di alleviare tutto il dolore che Doom Boy si porta dentro senza trovare pace.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche:
Un anno senza te di Luca Vanzella e Giopota
Il blu è un colore caldo di Julie Maroh

Ascolta anche:
La mia vita senza te – Tre allegri ragazzi morti

e guarda anche:
La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche

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Andrea Marcolongo

La misura eroica. Il mito degli Argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare

Mondadori 2018, 209 p.
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Eroe, per i Greci, era chi sapeva ascoltarsi, scegliere se stesso nel mondo e accettare la prova richiesta a ogni essere umano: quella di non tradirsi mai.

Andrea Marcolongo, dopo il successo de La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco, parte ancora dalla cultura greca per parlare del mondo contemporaneo.
L’autrice rivisita l’impresa di Giasone e degli Argonauti, narrata da Apollonio Rodio, per spiegare come tutti noi dobbiamo superare le nostre paure ed essere capaci di abbandonare i porti sicuri per andare in alto mare: solo affrontando i rischi della vita, infatti, potremo realizzare noi stessi e non tradire la nostra essenza.
Accanto a Giasone e ai suoi compagni spicca Medea, la principessa maga della Colchide che, per amore dell’eroe, lo aiuterà a conquistare il vello d’oro, abbandonerà la famiglia e la terra natìa e seguirà il compagno nel viaggio di ritorno in Grecia.

La vicenda degli Argonauti ha un curioso controcanto nelle citazioni tratte dal manuale inglese Come abbandonare una nave, scritto nel 1942 da un marinaio scampato a un naufragio, ma dedicato a chi vuole sopravvivere ai fallimenti della vita.

A questi due spunti narrativi si aggiungono le notazioni autobiografiche dell’autrice – che svela le tappe dolorose del suo passato e come sia riuscita a superarle – oltre alle riflessioni sull’origine delle parole e il loro significato profondo.
Il libro, scritto con uno stile piano e accessibile, si può leggere come un racconto di formazione, una guida che ci aiuta a crescere attraverso il superamento degli scogli e delle tempeste che tutti, giovani e meno giovani, ci troviamo ad affrontare nelle nostre esistenze.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco – Andrea Marcolongo
L’amore prima di noi – Paola Mastrocola
Argonautiche – Apollonio Rodio

e guarda …
Medea – Pier Paolo Pasolini

… e ascolta…
Something just like this – The Chainsmokers & Coldplay

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Ludovica Candiani

Nonostante

Gaffi 2015, 158 p.
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Non fu semplice comprendere che i confini non servono solo a escludere, ma anche a proteggere.

“Questa è la mia storia, non siete obbligati a leggerla, non la scrivo per voi”.
Con un inizio così urticante, viene davvero voglia di chiudere il libro e di passare ad altro. Ma la curiosità ha avuto la meglio, così ho deciso di proseguire la lettura per qualche pagina. E sono arrivata fino in fondo.
Nonostante è un breve romanzo autobiografico che ci accompagna in una vicenda molto dolorosa: quella, raccontata in prima persona, dell’autrice, cresciuta in una famiglia benestante milanese soffocata dalla violenza del padre e dalla passività della madre.
Nel corso della storia vengono descritti la rabbia, il desiderio di sopraffazione del padre verso la moglie e le figlie e l’incapacità di reagire della madre, che oltretutto asseconda le fobie di Ludovica fino a toglierle ogni autonomia. Scopriamo le ombre che si addensano in una vita apparentemente senza problemi, le richieste di aiuto non accolte anche se segnalate dai medici, le lacerazioni all’interno del nucleo familiare. Ma seguiamo anche il lento ritorno alla luce della protagonista che, con fatica e grazie all’aiuto di bravi terapeuti, riesce a fare i conti con il padre e il proprio vissuto, fino a raggiungere una sorta di pacificazione con se stessa e i suoi cari.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Il mio inverno a Zerolandia – Paola Predicatori

… e guarda anche…
Cloro – Lamberto Sanfelice

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John Green

Tartarughe all’infinito

Rizzoli 2017, 337 p.
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Io, nome proprio singolare, sarei andata avanti, seppure sempre al condizionale.

Aza e Daisy hanno sedici anni, vivono a Indianapolis e sono amiche per la pelle. Aza ha perso il padre da piccola e ne sente fortemente la mancanza; soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che la fa vivere nel terrore di essere invasa e sopraffatta dai batteri. Daisy è loquace, estroversa e scrive fanfiction molto apprezzate dai suoi coetanei. La scomparsa dell’ambiguo miliardario Russell Pickett le spinge a condurre un’indagine per ottenere la ricompensa offerta. Così, Aza riallaccia i rapporti con Davis, il figlio maggiore dell’uomo sparito, con cui giocava da bambina. L’amicizia ritrovata diventa rapidamente qualcosa di più intimo, ma entrambi i ragazzi devono fare i conti con i propri fantasmi, mentre Daisy, a sua volta, si innamora di un compagno di scuola.
John Green tratteggia un’altra storia di adolescenti fisicamente e psicologicamente feriti, ma vivi e impegnati nelle esperienze proprie della loro età. Se in Colpa delle stelle il nemico da affrontare era il cancro, in Tartarughe all’infinito è con il disturbo mentale che si deve imparare a convivere. Eppure, questi giovani tormentati, grazie anche all’affetto di chi vive loro vicino, trovano la forza di andare avanti e cercare la propria strada.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Colpa delle stelle – John Green
Mi chiamo Chuck – Aaron Karo
Eppure cadiamo felici – Enrico Galiano
Twilight – Stephenie Meyer

… e ascolta
It’s Gotta Be You – Backstreet Boys

… e guarda
Città di carta – Jack Schreier

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Enrico Galiano

Eppure cadiamo felici

Garzanti 2017, 381 p.
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“È questa la verità difficile da mandar giù”. “E quale sarebbe?” “Che ogni luce ha un cuore di buio”.

Non è molto popolare nella nuova scuola Gioia Spada, prontamente ribattezzata dai compagni di classe Maiunagioia: una così, che non socializza, ascolta musica dei Pink Floyd tutto il tempo e viene da una famiglia difficile, può essere classificata solo come strana o sfigata. E quindi isolata. Unico punto di riferimento per lei è l’insegnante di filosofia, sempre pronto a rispondere alle sue domande spiazzanti.
Gioia vive in un mondo a parte: colleziona parole intraducibili, ha un’amica immaginaria che le si rivolge senza peli sulla lingua, un gatto pazzo, una nonna che non può parlare ma con cui riesce a comunicare, due genitori semialcolizzati e immaturi. Non è serena, ma tutto sommato si barcamena nel tran tran quotidiano. Finché, una sera che è uscita di casa perché non sopportava più le urla dei suoi, incontra un ragazzo che gioca a freccette davanti a un bar semiabbandonato. Tra i due nasce uno strano rapporto che rapidamente scompiglierà le loro vite. Ma chi è veramente Lo (così si chiama lui)? Perché si fa vedere solo di sera nei pressi di un bar deserto? Che storia ha alle spalle? Progressivamente la vicenda prende una piega drammatica e si addentra nei meandri di una vita piena di segreti.
Interessante esordio nella narrativa di un professore molto amato e conosciuto sul web.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Piacere, io sono Gauss – Silvia Tesio
L’amico immaginario – Matthew Dicks
Il mio inverno a Zerolandia – Paola Predicatori

…e ascolta anche…
Pigs on the Wing – Pink Floyd

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Mark Cartier

Lift me up

Usa, 2015
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La grande responsabilità di essere vulnerabili

Emma si trova in una situazione complicata. Appena morta la madre è costretta a vivere con il patrigno John, un perfetto sconosciuto ai suoi occhi mentre il padre biologico è completamente assente assorbito da un vita trafficata. John vuole essere un padre per Emma e cerca di mettere da parte il lutto che lo affligge pur di avvicinarsi alla ragazza. L’una l’opposto dell’altro scopriranno quanto le proprie passioni possano avvicinare le persone aiutandole a mostrare chi sono veramente, una fra tutte la danza di cui Emma è una promettente stella nascente.

Questo piccolo film è distribuito sulla piattaforma Netflix italia diretto da Mark Cartier ed è un vero gioiello di dolcezza e sincerità. Ci mostra come il bene, soprattutto quello delle persone che amiamo, ci risulti scontato e in qualche modo dovuto. Niente è più fragile della fortuna di essere amati e troppo spesso anteponiamo i nostri legami biologici a quelli che nascono per casuale circolazione di sentimenti. La sincerità si intravede negli interstizi della figura dell’amico di Emma quando la supporta (e sopporta la superficialità) nella triste divergenza  con le compagne di liceo – snob e meschine-  ma avendo il coraggio di rimproverarla nel momento esatto del suo declino più rapido senza, tuttavia, compatirla. John nella sua marziale e ferma condotta cela quell’amore sincero che sprona restituendo alle persone che gli sono vicino la fiducia necessaria per esprimere se stessi e provare a superare gli ostacoli che la vita ci pone di fronte. Siamo di fronte a protagonisti dal fortissimo carattere con passioni e idee che li guidano nonostante le avversità. Emma riuscirà, infatti, a trovare un legame profondo con la danza che prima praticava come una piacevole routine e solo affrontando il dolore ne scoprirà il valore profondo e le enormi possibilità che l’arte può offrire.

Un film piacevole carico di tensione emotiva e ottimi attori in esordio.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Stephen Daldry, Molto forte incredibilmente vicino

Leggi anche:

Tra le infinite cose, Julia Pierpont

Ascolta anche:

Lady Gaga, The fame monster

lift-me-up

Regia: Mark Cartier
Distribuzione: Marvista, Netflix
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Mark Cartier, Aviv Rubinstien
Cast: Todd Cahoon, Sarah Frangenberg, Shane Harper

 

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Nick Cave & the Bad Seeds

Skeleton Tree

Bad Seed Ltd
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You’re a young man waking
Covered in blood that is not yours
You’re a woman in a yellow dress
Surrounded by a charm of hummingbirds
You’re a young girl full of forbidden energy
Flickering in the gloom
You’re a drug addict lying on your back
In a Tijuana hotel room

articolo a cura di Claudio D’Errico

Skeleton Tree è l’ultima tappa del percorso artistico di un artista incredibile, Nick Cave. Una tappa particolare, intima, buia, intrisa del dolore e del vuoto conseguente all’improvvisa morte del figlio.

Arthur Cave, quindici anni – il ragazzino biondo che nel bellissimo docufilm 20000 Days on Earth strappa un pezzo di pizza al padre che con un braccio gli cinge le spalle – circa un anno fa resta infatti vittima di un tragico incidente: precipita da una scogliera e muore per le ferite riportate.

E’ possibile elaborare un lutto attraverso la musica? Cave lo fa. Da artista si esprime con la propria arte, nel bene e nel male. E dedica al figlio anche un film, One more time with feeling, appena presentato al Festival del Cinema di Venezia.

Con il primo brano dell’album, Jesus Alone, Nick Cave ci conduce in stanze scure, non vuote, abitate dal dolore, ma anche dalla forza interiore, dal tentativo disperato di trovare risposte.
Nella canzone Girl in amber sembra cercare di rivedere il passato, fermandone immagini e ricordi: caldi, dorati, eterni.

Il brano Distant Sky ci offre l’immagine del dialogo tra padre ed madre, che il destino ha travolto di dolore: rimangono vivi, aggrappati tra loro ed a una debole luce, in un cielo oscuro e lontano.

L’album si chiude con il brano Skeleton Tree, ballata che regala un messaggio di speranza, quasi come se al termine di una profonda galleria scavata a mani nude, possa trovarsi uno spiraglio da cui ripartire.

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche The boatman’s call – Nick Cave & the Bad Seeds
.. leggi anche A un cerbiatto somiglia il mio amore – David Grossman
e vedi anche La stanza del figlio – Nanni Moretti
One more time with feeling – Andrea Dominick
20000 days on earth – Ian Forsyth

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Fabio Mollo

Il Sud è niente

Italia, 2013
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Nonna, cos’è successo?
Niente gioia mia. Il sud è niente. E niente succede.
Papà non ne parla mai.
Se le cose non le dici, non ti possono fare male.

Grazia è un’adolescente introversa senza alcun dialogo con il padre e in grossa difficoltà con il mondo che la circonda. Siamo in un piccolo paese del sud Italia, nella costa più estrema ed isolata che, infatti, sembra essere rimasta inalterata nel tempo. Grazia ha un aspetto mascolino che la rende oggetto di bullismo da parte dei compagni di classe. Complici anche le sue ripetute assenze dalle attività scolastiche per dedicarsi alla pescheria di famiglia, la bocciatura sembra essere dietro l’angolo facendo svanire l’unica possibilità della ragazza di salire a Torino per frequentare l’Università e fuggire dal vero e proprio nulla che la circonda. Il padre Graziano, pescatore silenzioso e attraversato dal lutto recente dell’altro figlio Pietro a cui Grazia era profondamente legata, subirà le pressioni del boss locale per la cessione della sua attività. La sagra del paese sta arrivando e Grazia scorge tra la folla la sagoma del fratello creduto morto scatenando una caccia all’uomo serrata, quanto improvvisata, aiutata da un ragazzo proprietario di una piccola bancarella di dolciumi. Il tutto scorre in un silenzio quasi costante rotto solo dalle emozioni che rischiarano il nulla e il buio in cui questa famiglia era precipitata.

È ciò che ci manca a determinare la nostra identità; così un saggio buddista apriva la sua lunga riflessione su come l’ambiente riesce a plasmare una persona senza in realtà distruggerla. Grazia brilla sotto la luce del lutto, del sud magico e superstizioso dell’amata nonna – che attende Pietro con dei biscotti per saziare il suo spirito che ha viaggiato verso il mondo dei vivi. Il sud ritratto nel film è un luogo immobile e avvolto nel silenzio, nell’assenza della civiltà urbana della cultura e della vita sociale. Proprio per questo risulta essere la culla di un viaggio ancestrale come quello di Grazia verso la sua identità, nel lutto profondo, nell’imparare a lasciare andare verso la corrente del mare la barca della sua vita. Grazia risulta in questo modo una moderna Penelope che si libera della tela e afferra essa stessa la barca e affronta la sua odissea personale. Il nulla che l’avvolge è il motore profondo per un viaggio girato con una poesia rara nel panorama cinematografico italiano, è quel Nulla ancestrale leopardiano che però da possibilità e quindi sostanza alle nostre esperienze. Le inquadrature ricordano un sogno onirico, le luci sbiadite e i colori che esaltano la corsa di Grazia verso la maturità confezionano un prodotto meraviglioso e carico di suggestione.

Presentato al Festival Internazionale di Toronto e al Festival di Cannes iha incantato la critica e il pubblico segnando l’inizio della promettente carriera cinematografica del calabrese Fabio Mollo e della straordinaria attrice Miriam Karlkvist.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Gabriele Salvatores – Come dio comanda
Allessandro Rak – L’arte della felicità
Jillian Schlesinger -Maidentrip

Leggi anche:

Zero Calcare – Dimentica il mio nome

Ascolta anche:

Train – Drops of Jupiter
Ludovico Einaudi – Night

il sud è niente

Regia: Fabio Mollo
Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto
Distribuzione: Rai Cinema
Cast: Vinicio Marchioni, Miriam Karlkvist, Valentina Lodovini, Andrea Bellisario, Alessandra Costanzo

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Manuela Salvi

E sarà bello morire insieme

Mondadori, 2010
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Oggi sono diventata maggiorenne. Pensando che sto diventando grande mi prende il panico. E’ come se all’improvviso mi rendessi conto di avere davanti un corridoio infinito, pieno di porte. Dietro ognuna di esse c’è una possibilità, ma anche il rischio di errore.

 

Bianca, diciotto anni, si trasferisce da Milano a Palermo con il padre – giudice – all’indomani di un avvenimento tragico che ha messo in crisi la famiglia ed inizia a frequentare il liceo artistico.

Qui incontra Manuel, orfano di padre mafioso, inserito appieno nelle logiche di violenza e potere della cosca cui appartiene. O forse semplicemente ingabbiato in un destino che non condivide fino in fondo, ma dal quale sente di non potersi svincolare.
Dovrebbero avere più elementi di differenza, rispetto a cose in comune. In realtà tra loro si crea fin da subito un’affinità speciale, che sfocia ben presto in attrazione ed innamoramento.

La storia d’amore però non potrà prescindere dal corso della giustizia e ben presto i due si troveranno coinvolti in fronti contrapposti ed in pericolo. Ciascuno di loro dovrà scegliere da che parte stare.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia
Per questo mi chiamo Giovanni – Luigi Garlando

… vedi anche
La mafia uccide solo d’estate – Pif
I cento passi – Marco Tullio Giordana

e ascolta anche
Pensa – Fabrizio Moro
The dark side of the moon – Pink Floyd

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Benedetta Bonfiglioli

Pink Lady

San Paolo, 2012, 149 p.
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Nei film si dice: E’ ora di voltare pagina. Ma fa così male schiacciare un ricordo tra due pagine pesanti, farlo seccare come i petali di un fiore che col tempo perdono il colore e si sbriciolano appena li sfiori. Ascolto i miei genitori e vedo la fatica che fanno a raccontarsi solo il bello di ogni giornata, tralasciando i momenti bui e lunghi e strazianti in cui la mancanza scava nel cuore profondità di dolore sconosciute.

Tutto ciò che Anna riesce a provare dopo la morte di sua sorella è rabbia. E’ arrabbiata con i suoi genitori che sembrano non rendersi conto del fatto che lei è ancora con loro e sta soffrendo. E’ arrabbiata con se stessa perché non riesce a fare a meno di desiderare di essere di nuovo felice. In un ultimo tentativo di ricomporre quel che resta della loro famiglia, i suoi genitori decidono di lasciare Milano per trasferirsi nella campagna emiliana. Sarà nello sperduto paesino di Belmonte che Anna riuscirà a trovare il coraggio di andare avanti con la sua vita, grazie all’incontro con Marco e Silvia e a un diario, ritrovato nella soffitta della nuova casa e appartenuto ad una ragazza vissuta negli anni ’50.

Guarda il booktrailer (vincitore dell’edizione 2012 del concorso Ciak, si legge!).

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Noi nella corrente- Bérénice Capatti
Il giorno in cui imparai a volare- Dana Reinhardt
La sfuriata di Bet- Christian Frascella

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