Archivio tag: Madonna

Jean Michel Basquiat

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This is a song for the genius child.
Sing it softly, for the song is wild.
Sing it softly as ever you can -
Lest the song get out of hand.
Nobody loves a genius child.
Can you love an eagle,
Tame or wild?
Can you love an eagle,
Wild or tame?
Can you love a monster
Of frightening name?
Nobody loves a genius child.
Kill him – and let his soul run wild.

Con 140 capolavori realizzati tra il 1980 e 1987 il Mudec ci presenta un’emozionante retrospettiva su uno degli artisti più controversi del ‘900: Jean Michel Basquiat.

“In modo diretto e apparentemente infantile Basquiat e’ stato in grado di portare all’attenzione del grande pubblico tematiche essenziali sull’identità umana e sulla questione dolorosa e aperta della razza.”

Jean Michel Basquiat nasce a Brooklyn, New York, il 22 dicembre 1960 da padre haitiano e madre portoricana. Fin da piccolo, grazie anche all’influenza della mamma che lo porta per musei, Basquiat dimostra un forte interesse per l’arte. A 17 anni, inizia a dipingere per le strade di New York e a provare droghe con l’amico Al Diaz, si firmavano SAMO.

Dalla fine degli anni ’70 il nome SAMO e la carriera di Basquiat iniziano a prendere piede. Nel 1980 partecipa all’esposizione collettiva The Time Square Show, conosce e diventa amico di artisti celebri quali Keith Haring, Andy Warhol e avrà anche una breve relazione con la cantante Madonna. Le opere di Basquiat vengono apprezzate in tutto il mondo, così si trova ad esporre in molte città. La sua arte ha come protagonista la storia e la condizione degli afroamericani: figure semplici spesso accompagnate da parole e frasi. Il successo però non ha cancellato quell’ombra scura che da sempre ha accompagnato Basquiat, composta da droghe, depressione e paranoia. Droghe come cocaina ed eroina che il 12 agosto 1988, a soli 27 anni, hanno ucciso l’artista.

Per orari e informazioni visita il sito.

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Garth Stein

Una luce improvvisa

Piemme, 2015, 433 pagine
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Con un libro -a patto che sia un bel libro, chiaro – puoi sempre contare su un finale che risponda ai requisiti del genere teatrale. Ogni domanda otterrà una risposta. Perché così deve essere. E la risposta non sarà necessariamente lieta: non è assicurato che si tratti di una commedia. Capitano anche le tragedie. Però una conclusione ci sarà sempre. Di questo si può star certi. È questo il vero scopo di un libro.
Nella vita reale, invece, non c’è garanzia che ogni domanda abbia una risposta. La vita reale è complessa perché non sappiamo prevederne il corso.

Il matrimonio dei genitori di Trevor vacilla, suo padre Jones sta attraversando una crisi esistenziale e decide di tornare nella sua famiglia di origine per cercare un contatto ultra terreno con la propria madre Isobel e pensa che portare il figlio con sé possa essere un buon modo di superare il difficile momento. Inoltre il giovane Trevor avrà finalmente l’occasione di conoscere la sua avvenente zia Serena e il vecchio nonno Samuel, che vivono nella storica villa di famiglia, Riddel House, un’imponente e decadente casa in legno piena di passaggi segreti e misteri. Trevor si lascia coinvolgere nelle vicende di famiglia, guidato dal fantasma del prozio Ben, che vorrebbe rimediare agli errori del capostipite Elijah Riddel, che ha fondato la sua ricchezza sfruttando senza scrupoli la natura.

La bellezza in questo romanzo è nelle assenze e nelle mancanze, che hanno un peso determinante per l’intera storia. A Riddel House nulla è come sembra, ciò che a prima vista appare reale non è detto che lo sia, ciò che si immagina incorporeo è più che mai materiale e ciò che la ragione ci dice essere impossibile potrebbe essere la realtà. Ed anche il fantasma di Ben non si limita solo ad essere un personaggio chiave nell’intera storia, ma è la voce della natura deturpata, dell’amore che supera il tempo, della coscienza di un’intera famiglia distrutta dal dolore.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:
Holly Black, Doll bones
Garth Stein, L’arte di correre sotto la pioggia
Sharon Cameron, La fabbrica delle meraviglie

e guarda anche:
Jerry Zucker, Ghost

e ascolta anche:
Baustelle, Fantasma
Madonna, Ghosttown

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Sia

1000 Forms of Fear

RCA Records, 2014
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And I want it/ I want my life so bad/ I’m doing everything I can/ Then another one bites the dust/ It’s hard to lose a chosen one/ You did not break meI’m still fighting for peace/ I’ve got thick skin and an elastic heart

Sia Furler è una figura eclettica nel panorama internazionale. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti senza definirsi in un genere preciso. Figlia d’arte di cantanti rockabilly, scala le classifiche con il famoso singolo  Breathe Me contenuto nell’album Colour the Small One nel 2004 e poi riproposto in molti spot televisivi e nell’episodio finale della serie televisiva Six Feet Under. Dopo questo esordio impegnativo Sia si dedica a molte collaborazioni tra le più famose ricordiamo Titanium e She Wolf di David Guetta; anche se di genere totalmente differente da quello proposto dalla cantante australiana. Sia è anche un’autrice di testi (songwriter) molto prolifica per tantissime star pop internazionali. Tra le collaborazioni più famose abbiamo sicuramente Diamonds cantata da Rihanna e Bionic interpretata da Christina Aguilera nel film Burlesque che la vede candidata all’Oscar 2010 come migliore canzone originale, per poi passare a  Katy PerryKylie Minogue, Celine Dion  fino a EminemBeck Madonna. Successivamente scrive un brano Kill and Run che viene inserito nella colonna sonora del film Il grande Gatsby.  Dopo altri due album da solista, Sia torna con questo 1000 Forms of Fear e un nuovo inizio travolgente. La canzone  Elastic Heart viene, infatti, inserita nel fortunato film  Hunger Games: La ragazza di fuoco raggiungendo altissime vette di gradimento dettando tutto l’andamento dell’album carico di nuove suggestioni. E’ solo grazie a questo singolo che Sia inizia a farsi conoscere e apprezzare per la sua voce intensa e carismatica (e non per le prestigiose collaborazioni). 1000 Forms of Fear la consacra al successo grazie al secondo singolo estratto Chandelier accompagnato da un video profondamente disturbante eseguito da una bravissima (e giovanissima!) Maddie Ziegler e nominato a 4 Grammy Award. Sia ha scritto un album sincero che non nasconde la sua personalità complessata (spesso canta rivolgendo le spalle al pubblico o nascondendo il volto a causa dell’ansia da performance) e il suo lungo cammino attraverso l’alcolismo e la droga. Ispirazione e sentimento vengono fusi con esperienza e mestiere regalando un prodotto di sicuro successo che non vuole rinunciare però al messaggio e alla profondità dei testi veicolati da una voce particolare e mai esagerata. Splendide le canzoni Big Girls Cry, Fire Meet Gasoline, Free the Animal che riassumono perfettamente  il tono malinconico dell’album senza abbandonare la ricercatezza della sonorità e dei giochi vocali. 1000 Forms of Fear evoca dunque un viaggio nella malinconia ancestrale e nelle passioni interrotte ma condotto con estrema eleganza racchiusa proprio nella sua semplice sincerità.

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:

Ellie Goulding – Burn 
Lana Del ReyUltraviolence 

Leggi e guarda anche:

Hunger Games
Hunger Games – La ragazza di fuoco
Hunger Games – Il canto della rivolta parte 1 

 

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