Archivio tag: madre

Gail Honeyman

Eleanor Oliphant sta benissimo

Garzanti 2018, 344 p.
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Alla fine quel che importa è questo: sono sopravvissuta.

Eleanor Oliphant ha circa trent’anni, vive sola a Glasgow in un piccolo appartamento assegnatole dai servizi sociali e lavora come segretaria in una agenzia di graphic design. Eleanor è una ragazza particolare: fatica a socializzare, spesso fa affermazioni che lasciano perplessi i suoi interlocutori, è considerata un po’ tocca, ma è una persona che riesce a condurre una vita autonoma. Un giorno, però, le emozioni irrompono nella sua esistenza ordinata e la corazza che l’aveva protetta comincia a sgretolarsi: un po’ alla volta, intuiamo il passato drammatico di Eleanor, la crudeltà e la solitudine che hanno accompagnato la sua infanzia, mentre la seguiamo in un’evoluzione favorita dalla scoperta dell’amicizia e di quanto sia bello che qualcuno si prenda cura di noi. Perché, a volte, un gesto gentile può innescare una serie di eventi a valanga.
Gail Honeyman ha creato un personaggio commovente e una bella storia di resilienza e coraggio.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche…
L’Arminuta – Donatella Di Pietrantonio
Magari domani resto – Lorenzo Marone
Onora il padre – Eliza Wass

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Allen Coulter

Remember Me

USA, 2010
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Le nostre impronte non sbiadiscono mai dalle vite che tocchiamo…

New York, 1991. Ally si trova sulla banchina della metropolitana con la madre quando due uomini rapinano e uccidono quest’ultima davanti ai suoi occhi.

Passano dieci anni e la bambina cresciuta tra le apprensioni del padre poliziotto, è diventata una giovane e brillante studentessa di sociologia.Tyler Hawkins è un giovane e ribelle ragazzo di 21 anni, sconvolto dal suicidio del fratello avvenuto anni prima e pieno di rancore nei confronti del padre che da allora trascura lui e la sorella minore. Un giorno, dopo una scommessa persa con il suo migliore amico, Tyler decide di conoscere Ally, la figlia del poliziotto che lo aveva arrestato tempo prima. Nasce così una travagliata storia d’amore, che coinvolgerà i due protagonisti e le rispettive famiglie. Entrambi dopo vari scontri riusciranno a riallacciare i rapporti con i genitori. Tutto sembra avere un lieto fine, ma un tragico evento cambierà la vita dei personaggi e della città intera…

Una pellicola forte e intensa, dal finale inaspettato che lascia lo spettatore senza fiato e con una certa malinconia. Il film è una riflessione sullo smarrimento di due ragazzi e delle loro famiglie dopo una tragedia, della forza data dall’amore e dalla voglia di combattere insieme per iniziare una nuova vita. Volontà che però non può nulla contro il destino.

Ti è piaciuto questo film? Allora…

Guarda anche…

Molto forte incredibilmente vicino di Stephen Daldry

Il capitale umano di Paolo Virzì

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M.Salvi, E sarà bello morire insieme

J.S.Foer, Molto forte incredibilmente vicino

Ascolta anche…

S.Stevens, Carrie & Loweel

L.Einaudi, In a time lapse

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Regia: Allen Coulter
Sceneggiatura: Will Fetters
Fotografia: Jonathan Freeman
Durata: 113 min.

Cast:
Robert Pattinson: Tyler Hawkins
Emilie de Ravin: Ally Craig
Pierce Brosnan: Charles Hawkins
Chris Cooper: Neil Craig
Lena Olin: Diane Hirsch
Ruby Jerins: Caroline Hawkins
Gregory Jbara: Les
Tate Ellington: Aidan
Martha Plimpton: Helen Craig
Caitlin Page Rund: Ally Craig bambina

 

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Sufjan Stevens

Carrie & Lowell

Asthmatic Kitty Recors, 2015
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I should have known better
Nothing can be changed
The past is still the past
The bridge to nowhere
I should have wrote a letter
Explaining what I feel, that empty feeling

Con “Carrie & Lowell” il cantautore statunitense Sufjan Stevens ci introduce in un album intimo, costruito attorno ai ricordi – non felici – della propria famiglia. Carrie e Lowell sono infatti i nomi della madre e del patrigno.

Ultimo di sei figli, Sufjan ebbe una vita non facile, soprattutto a causa della personalità della madre, depressa, schizofrenica e bipolare, con problemi di tossicodipendenza ed alcolismo.
Le canzoni di questo album sono scritte in occasione proprio della grave malattia della madre e parlano del difficile tentativo di ricongiungimento fra i due.

Atmosfera acustica, sembra quasi di vedere il giovane cantautore suonare nella propria camera. Fuori le gocce di pioggia tracciano linee mobili sui vetri della finestra. Chitarra, banjo e tastiera raccontano con sincerità disarmante la vita, quasi uno specchio della sua memoria.

Death With Dignity, la canzone di apertura dell’album, traccia le linee del mondo interiore di Sufjan e pare invitarci ad entrare in punta di piedi ed in silenzio.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Love letter for fire – Sam Beam

e guarda anche Ogni cosa è illuminata – Liev Schreiber

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Valeria Parrella

Lo spazio bianco

2008, Einaudi, 112 p.
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- Mettici uno spazio bianco e ricomincia a scrivere quello che vuoi. – Ma si può fare? Non me lo chiesi, perchè era necessario. – Sì, lascia un rigo in bianco e ricomincia sotto.

Questo breve romanzo di Valeria Parrella, giovane autrice napoletana, è la storia di un’attesa. Maria un’insegnante di lettere della scuola serale del centro di formazione territoriale della città partorisce, in sei mesi, la piccola Irene, nata prematura. Una gravidanza in età avanzata, e senza il supporto di un padre. Una storia contemporanea e profonda, senza quell’esasperazione o sfrustazione di fondo, ma con un dolore reale e presente. La quotidianità fatta di piccoli e rituali gesti, che ci sembrano normali, quasi scontati, ma che in questo periodo d’attesa -di sospensione- diventano pioli di una scala tutta in salita. Molto affascinante è la prosa dell’autrice che sa raccontare i momenti di condivisione con le altre madri, i momenti in cui torna al lavoro, con i suoi studenti del serale: buona parte stranieri o lavoratori, che dopo più di trent’anni hanno bisogno della licenza media, magari per poter guidare un muletto trasportatore. In questi giorni d’attesa Valeria Parrella ci racconta anche la vita di Maria, che conserva probabilmente molti tratti in comune con l’autrice: l’età prima di tutto, il percorso scolastico, e non da ultimo la provenienza geografica.

Lo spazio bianco non è solo un libro d’attesa, a dire il vero, ma anche un libro di speranza, che senza staccare i piedi per terra ci ricorda che sì, possiamo lasciare uno spazio bianco e ricominciare.

Ti è piaciuto?

Allora leggi
Tempo di imparare di Valeria Parrella

E guarda anche
Lo spazio bianco di Francesca Comencini

 

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Banana Yoshimoto

A proposito di lei

Feltrinelli 2013, 152 p.
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Perché per quanto uno possa essere forte, liberarsi di una maledizione ricevuta dai genitori è un’impresa talmente difficile che quasi nessuno ci riesce.

La solitaria Yumiko ritrova il cugino Shoichi dopo che si erano persi di vista da bambini. Sono figli di due gemelle legate da una sorte oscura: entrambe dotate di poteri magici, le due madri hanno scelto strade diverse; quella di Shoichi ha deciso di tenere sotto controllo le proprie capacità soprannaturali, mentre la madre di Yumiko le ha usate per arricchirsi e diventare sempre più potente, fino ad impazzire e commettere un delitto. Shoichi, dopo la morte dell’amatissima madre va in cerca della cugina, perché questo era l’ultimo desiderio della defunta, che si sentiva in colpa per non aver aiutato e protetto Yumiko nei momenti più drammatici della sua vita. Shoichi si prodiga per aiutare Yumiko a fare chiarezza nel suo passato. Inizia così un pellegrinaggio doloroso, ma anche pieno di complicità e di momenti sereni, che i due cugini compiono attraverso le case in cui hanno vissuto, parlando con persone a conoscenza delle loro tragiche vicende, in un paesaggio che alterna gli scenari urbani di Tokyo all’aria tersa e profumata della montagna e agli arbusti malinconici dei giardini invernali.
Le atmosfere struggenti e rarefatte di molta cultura giapponese, così come il senso di morte costante nella produzione di Banana Yoshimoto, pervadono la storia e ci accompagnano fino alla spiazzante rivelazione finale.

Ti è piaciuto?
Allora leggi Tokyo blues – Norvegian Wood – Haruki Murakami

E guarda: Trauma – Dario Argento

E ascolta: Venus as a Boy – Bjork

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Mamoru Hosoda

Wolf Children

Giappone, 2012
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Quando parliamo di quei dodici anni in cui ci ha cresciuto, mia madre sorride e dice che per lei sono passati in un attimo. Giusto il tempo di una favola. Il suo sorriso pieno, soddisfatto, come di chi ha lo sguardo rivolto verso una vetta lontana, quel sorriso riesce sempre a scaldarmi il cuore.

Hana ha appena diciannove anni quando incontra l’amore della vita in un compagno di corso dallo sguardo ombroso, figlio di un segreto indicibile: il ragazzo è un uomo lupo, capace di assumere in ogni momento sembianze animali.
Una coppia dolce e scintillante, da cui nascono due bimbi, Ame e Yuki, anch’essi imprevedibilmente pronti a trasformarsi in lupacchiotti. Un giorno, però, il padre rimane ucciso mentre è in cerca di cibo per i figli – e la scoperta dell’accaduto è una scena che toglie il fiato: il suono del mondo intorno alla madre si annulla e lo spettatore è lasciato solo con la ragazza e un silenzio assordante a domandarsi “e adesso?”.
Hana decide così di trasferirsi in una casa isolata, ai piedi delle montagne, in modo che i bambini possano crescere tranquilli e avere l’opportunità di scegliere quale strada seguire, quella degli uomini o quella dei lupi. Un percorso di consapevolezza che abbandona presto la spensieratezza dell’infanzia per scontrarsi con il mondo esterno e con la propria natura più intima: e le scelte saranno necessarie, spesso laceranti e drammatiche, ma sempre sostenute dall’amore della madre.

Dopo il già splendido La Ragazza Che Saltava Nel Tempo e il buon Summer Wars, Mamoru Hosoda porta a compimento un progetto ambiziosissimo, capace di condensare nello spazio di sole due ore una storia lunga tredici anni. Un racconto di formazione a più livelli, complesso e però fluido e incantato come la musica d’archi che lo accompagna; un’intensa dedica a una madre e a tutte le madri belle e radiose, che regala al cinema d’animazione una delle esperienze più commoventi da molto tempo a questa parte.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
La ragazza che saltava nel tempo – Mamoru Hosoda
Summer wars – Mamoru Hosoda
Ponyo sulla scogliera – Hayao Miyazaki

Wolf Children

Regia: Mamoru Hosoda
Soggetto: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda, Satoko Okudera
Art director: Hiroshi Ohno
Character design: Yoshiyuki Sadamoto
Musiche: Takagi Masakatsu
Durata: 117′

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Massimo Gramellini

Fai bei sogni

Longanesi, 2012, 209 pp.
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Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare una vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.

 
Quanto il dolore nascosto ma mai sopito può influenzare le nostre vite? Quanto è difficile farsi una ragione della perdita della madre quando si hanno solo 9 anni? Tema alquanto delicato, che Massimo Gramellini riesce a giostrare con un tocco d’artista, con malinconia e ironia mischiati al punto giusto da dare un libro da leggere in un solo fiato.
“Fai bei sogni” diceva sempre la madre. E Fai bei sogni è un libro dedicato a chi nella vita ha perso qualcosa e non vuole farsene una ragione per paura di scoprire la verità. Una verità che anche l’autore del libro scopre solo a 40 anni.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Tu non sei più qui – Sofia Gallo
 
…ascolta anche Ho messo via – Luciano Ligabue

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Giulia Carcasi, Feltrinelli, 2007

Io sono di legno

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Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe , fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno.

Giulia, nel tentativo di comprendere la figlia, Mia, ne inizia a leggere segretamente il diario. Parallelamente rivive il proprio doloroso passato, riportandone per iscritto emozioni e ricordi.
Una storia irrompente, dirompente, profonda. Un romanzo breve, da leggere in due ore, tutto d’un fiato, senza interruzioni. Perche’ deve arrivare al cuore ed essere vissuto per intero da li’! Sarebbe un disastro interrompere il flusso oceanico delle emozioni, la sequenza di questi diari speculari, aperti sulla realtà.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Ragazze per sempre – Giusi Quarenghi
 
… e ascolta anche
Quello che le donne non dicono - Fiorella Mannoia
 
… e guarda anche
Il Giardino delle vergini suicide – Sofia Coppola

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