Archivio tag: malinconia

Yann Samuell

Amami se hai coraggio

Francia, 2003
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Gli amici sono come gli occhiali, danno un’aria intelligente, ma si rigano con facilità e poi sono faticosi. Per fortuna a volte si trovano degli occhiali veramente forti. Io ho Sophie.

Amami se hai coraggio (Jeux d’Enfants) del regista francese Yann Samuell è una commedia romantica dalle tinte grottesche e surreali, uscita nelle sale nel 2003. La storia ruota intorno alla vita dei due giovani Julien (Guillaume Canet) e Sophie (Marion Cotillard) che si incontrano quando hanno otto anni durante un periodo drammatico: la mamma di Julien è gravemente malata (morirà prestissimo) e Sophie è chiamata dai compagni di scuola “sporca Polacca” per le sue origini. Un giorno, Julien decide di difendere Sophie contro i compagni di scuola e da quel momento, i due bambini iniziano un’amicizia intensa fatta di sfide da superare ogni volta che uno dei due pronuncerà la frase “giochi o non giochi?”. Il “premio” per ogni sfida superata è una scatola di latta a forma di giostra che continuerà a passare da Julien e Sophie e viceversa incessantemente. Le sfide crescono di intensità al crescere dei protagonisti: le prove infantili, lasciano presto il posto ad azioni imbarazzanti, crudeli e pericolose in un climax ascendente sempre più inquietante e distruttivo. L’epilogo non lo sveliamo, ma è davvero molto intenso, romantico e forse crudele.
Yann Samuell racconta una favola sull’amore non convenzionale: i due protagonisti si amano e sono destinati da sempre a stare insieme, ma giocare sembra più importante di tutto, anche dell’amore.

Il film si rivolge agli amanti del “Favoloso mondo di Amelie“, ma dai toni più cupi: le tinte acquerello e le sfumature da fiaba rimangono ma sono in contrasto con le personalità dei due protagonisti, ben lontani dal paese delle meraviglie di Amelie, nonostante la romantica canzone francese la Vie En Rose, di Edith Piaf, tema musicale presente per tutta la durata del film.

Se ti è piaciuto guarda anche:
Il favoloso mondo di Amelie

Leggi anche:
Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera
C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo – Efraim Medina Reyes
Un giorno – David Nicholls

Ascolta anche:
Edith Piaf – La vie en rose

amami

Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale
Regia: Yann Samuell
Durata: 93′
Cast: Guillaume Canet, Marion Cotillard, Thibault Verhaeghe, Josephine Lebas Joly, Emmanuelle Grönvold

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John Crowley

Brooklyn

2015, Irlanda - Regno Unito - Canada
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“Finché un giorno spunterà il sole, forse non te ne accorgerai subito, la sua luce sarà tenue e ti sorprenderai a pensare a qualcosa o al qualcuno che non ha alcuna attinenza per il passato, qualcuno che appartiene solo a te, e capirai, che la tua vita è li.”

Irlanda, 1952. Eilis Lacey è una ragazza della piccola cittadina di Enniscorthy, sogna di potersi trasferire negli Stati Uniti e crearsi un futuro migliore rispetto a quello che la attenderebbe in patria. Grazie al sostegno della sorella maggiore e all’aiuto di un prete riesce ad imbarcarsi su un transatlantico con direzione New York. Eilis seppur piena di paure, riesce a trovare il coraggio di partire per questa nuova avventura. Una volta arrivata trova alloggio presso un convitto del borough di Brooklyn; i primi momenti sono molto difficili, si sente smarrita e pensa continuamente a casa, fino a quando incontrerà Tony un ragazzo italo americano che le cambierà la vita. La vita di Eilis prosegue spensierata fino a quando un tragico evento la costringerà a tornare in Irlanda. Qui si troverà a fare i conti con il passato e a prendere delle decisioni importanti che cambieranno definitivamente il corso della sua vita…

La pellicola è tratta dall’omonimo libro di Colm Toibin, racconta in modo leggero la storia dei migranti degli anni ’50, che lasciavano l’Europa per il “sogno americano”, scontrandosi con la differenza culturale notevole dei due continenti, ma riuscendosi ad adattare alla nuova realtà. Non sono presenti colpi di scena, ma con la sua storia lineare e la tenacia della protagonista il film riesce a suscitare interesse nello spettatore, il quale può facilmente immedesimarsi in quella parte del popolo italiano che ha lasciato tutto per cercare di avere un futuro migliore. Ottima anche l’interpretazione dei personaggi, di ognuno di loro si riesce ad individuare facilmente il carattere. Un film che riporta all’attenzione temi attuali e profondi quali l’emigrazione e la ricerca di un futuro migliore, temi sempre affrontati con quel tocco di leggerezza e ironia che caratterizza lo sceneggiatore Nick Hornby.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…

- Un americano a Roma
- In fuga per la libertà
- Il Padrino

Leggi anche..

- Brooklyn
- Le arance di Michele
- La ragazza di Orchard Street

 

locandina-brooklyn

ANNO: 2015
REGIA: John Crowley
ATTORI: Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Emory Cohen
SCENEGGIATURA: Nick Hornby
FOTOGRAFIA: Yves Bélanger
MUSICHE: Michael Brook
PRODUZIONE: Wildgaze Films, Parallel Film Productions, Irish Film Board
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
PAESE: Irlanda, Gran Bretagna, Canada
DURATA: 113 Min

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Gabriel Axel

Il pranzo di Babette

Danimarca, 1987
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Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…
Un artista non è mai povero.

Le stelle sono venute più vicine.
Forse verranno più vicine ogni sera.

Il pranzo di Babette fa parte di quella ristretta cerchia di lungometraggi la cui visione stimola cerebralmente lo spettatore a pensare ed al pensiero.
Basterebbe questo per giustificare la vincita del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1988.
Siamo in un piccolo paese adagiato lungo la costa della Danimarca. I giorni si svolgono gli uni appresso gli altri, senza cambi di marcia, monotoni, austeri, senza qualsivoglia novità informale a spezzare la routine: qui vivono Filippa e Martina, sorelle, cresciute dal padre verso una vita religiosa rigida, senza piaceri. Sono solo due esempi degli abitanti che troveremo in questo borgo costiero.
Babette, rinomata cuoca d’oltralpe, giungerà e risveglierà la comunità da quel torpore quasi auto inflitto e farà riscoprire l’arte ad esempio oppure l’amore oppure la bellezza dello stare assieme.
Riuscirà a farlo attraverso il cibo, metafora materica della famosa “corrispondenza d’amorosi sensi”: il pranzo diventa un’allegoria, grazie alle portate che paiono saziare i bisogni temporali e concreti ed al vino che mesce l’umore all’allegrezza, tutti gli attriti della comunità paiono attenuati e assai meno importanti.
In definitiva non si tratta di un film, ma quasi di una favola dalla veloce lentezza tipica dell’atmosfera dei paesi nordici, che lascia spiazzati per la sottile conclusione, benché plausibile avendo a che fare con gli umani.

Per gli appassionati ecco il menu del pranzo: brodo di tartaruga, blinis demidoff, quaglie en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises (pinolate, frollini, amaretti).
Vini: Amontillado bianco ambra, Clos de Vougeot, champagne Veuve Clicquot.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Lasse Hallstrom – Buon compleanno Mr. Grape
Mangia prega ama – Ryan Murphy
Damian Szifron – Storie Pazzesche

… e leggi anche
Karen Blixen – Il pranzo di Babette
Cristiano Cavina – La pizza per autodidatti
Elizabeth Gilbert – Mangia prega ama
Allegra Alacevich – A pranzo con Babette

…e ascolta anche
Wolfgang Amadeus Mozart – Là ci darem la mano
Giorgio Gaber – Barbera e champagne
Francesco De Gregori – Dammi da mangiare

babette

Regia : Gabriel Axel
Sceneggiatura : Gabriel Axel
Fotografia : Henning Kristiansen
Musica : Per Norgard
Durata: 103′

Interpreti e personaggi principali:
Stéphane Audran : Babette Harsant
Vibeke Hastrup : Martine giovane
Brigitte Federspiel : Martine vecchia
Hanne Stensgaard : Filippa giovane
Bodil Kjer : Filippa vecchia
Preben Lerdorff Rye : Il Capitano
Bibi Andersson : La signora Svedese
Bendt Rothe : Il vecchio Nielsen

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Ryuichi Sakamoto

Three

Decca, 2013
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In testa, ho una specie di mappa culturale, che mi permette di trovare analogie tra mondi diversi.

L’album è una raccolta di brani e temi di colonne sonore composti da Ryuichi Sakamoto, musicista giapponese molto noto in Occidente. Pianista di formazione, Sakamoto si è specializzato nella musica etnica orientale fondendola con le sonorità elettroniche occidentali, grazie soprattutto alla collaborazione con artisti britannici (in particolare David Sylvian). Ne è uscito uno stile perfettamente riconoscibile, con cui il musicista ha composto colonne sonore di film famosi: dalla pellicola d’esordio Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence), dove recita con David Bowie, all’Ultimo imperatore (che gli è valso un Oscar), a Il tè nel deserto, Il piccolo Buddha, Tacchi a spillo e altri.
L’eclettismo di Sakamoto fa percepire nella sua produzione, oltre ai caratteri tipici della musica orientale, melodie più vicine alla sensibilità occidentale, con richiami anche alle sonorità latinoamericane e africane: tutti questi stimoli vengono armonizzati in un linguaggio estremamente elegante, la cui cifra essenziale è la malinconia. Ne sono prova le atmosfere struggenti che pervadono questo bel disco.

Ascolta tre brani dall’album
Happy End
Seven samurai – Ending theme
Merry Christmas Mr. Lawrence

Ti è piaciuto questo disco?
Allora ascolta Out of Noise – Ryuichi Sakamoto

Forbidden colours – David Sylvian

e guarda
Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence)

E leggi
Kitchen – Banana Yoshimoto

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P. J. Harvey

To Bring You My Love

Island, 1995
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Climbed over mountains
Travelled the sea
Cast down off heaven
Cast down on my knees
I’ve laid with the devil
Cursed god above
Forsaken heaven
To bring you my love

Se state leggendo questa frase, vi siete già resi conto, qualche riga più su, dell’artista di cui si parlerà adesso.
E state già sorridendo.
Semplicemente: è impossibile non aver mai ascoltato, anche solo di sfuggita, To bring you my love dell’incommensurabile Polly Jean Harvey: brani che ad ogni ascolto disvelano nuovi turbamenti emozionali, gli stessi provati durante la lavorazione dell’album.
Difatti, c’è una continua ricerca di sonorità, una ricerca terribilmente affascinante fra musica e parole. Ogni canzone è un pezzo dell’unicum musicale e umano di Polly, reso dalla sua voce che definire sognante, sofferta, ispirata e sexy è dire poco. Il primo singolo estratto, Down by the water, è l’emblema del connubio note-testo, della luce tenebrosa che poco a poco si eclissa lasciando spazio agli echi ammaliatori di Working for the man. Una forma di malinconia soffusa impera in tutte le canzoni, forse più evidente nelle prime tracce, ma non c’è assolutamente tristezza: c’è la voglia grezza di resistere alle intemperie del vivere, il torbido splendore che attornia la Harvey.
Come se da un deserto fattosi foglio si leggesse la vita.
“So long day, so long night/Oh Lord, be near me tonight/Is he near ? is he far ?/Bring peace to my black and empty heart”

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
To Bring You My Love, Down By The Water, Meet Ze Monsta, Working For The Man

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Mourn – Mourn
Heike Has The Giggles – Crowd Surfing
Sleater-Kinney – The Woods

… e leggi anche
PJ Harvey : la sirena del rock – Elisa Manisco
The Hollow of the Hand – P.J. Harvey

… e guarda anche
Moon – Duncan Jones
The Prestige – Christopher Nolan

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The Shins

Oh, Inverted World

Sub Pop, 2001
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Oh, inverted world
if every moment of our lives were cradled softly
in the hands of some strange and gentle child
i’d not roll my eyes so.

E’ un mondo storto, un mondo di teste tanto sognanti da rimanere appese al cielo, quello che canta James Mercer nell’esordio dei suoi Shins, uno degli album cardine dell’indie-pop dello scorso decennio.
La sua voce dolce e acuta è la prima cosa che sentiamo dopo qualche secondo di un fischiettio sfocato ed è la nostra guida in un vero paradiso di melodie tanto elaborate quanto immediate, fatte solo di chitarre, basso, tastiere e batteria. E della materia dei sogni.
Storie di tristi periferie e di fuga, di ragazzi solitari e gente che non sa bene che farsene dei sentimenti, malinconie di amori passati e canzoni memorabili: dall’elettricità saltellante di Caring Is Creepy e Know Your Onion! alle spettacolari melodie kinksiane di One By One All Day e Girl Inform Me; dall’atmosfera sacrale di Your Algebra alla soffusa perfezione di Weird Divide e del crescendo di The Past And Pending.
Circa a metà programma, poi, s’incontra il vero capolavoro, un’elegia acustica che, nonostante l’amarezza quasi rabbiosa del testo, ha il sapore tenero dell’incontro di due sorrisi un po’ ammaccati: si chiama New Slang e sa mettere il cielo in una stanza.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Movie Script Ending – Death Cab For Cutie
January Hymn – The Decemberists
This Time Tomorrow – The Kinks
God Only Knows – The Beach Boys
 
…e guarda anche
La mia vita a Garden State – Zach Braff

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