Archivio tag: manuele fior

Manuele Fior

Cinquemila chilometri al secondo

Coconino Press 2010, 143 p.
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“Voglio tornare a casa”. “Ma certo, il tempo di chiamarti un taxi e…” “Voglio ritornare in Italia”.

In una calda giornata estiva Lucia e sua madre traslocano in una casa di ringhiera. La nuova arrivata suscita l’interesse di Piero e Nicola, che vivono nello stesso complesso. Fra i tre adolescenti nasce un’amicizia che, per Lucia e Piero, diventa amore. Ma la vita li allontanerà: Lucia andrà in Norvegia dove troverà un compagno, Piero partirà per una campagna archeologica in Egitto. Nicola, il personaggio più sfumato ma sempre presente nella storia, rimarrà in Italia, nella stessa casa che ha visto crescere l’amicizia fra i tre. Anni, amori e figli dopo Lucia e Piero si ritrovano in Italia: emozione, imbarazzo, incomprensione sono i sentimenti che si affastellano durante l’incontro. Si rivedranno? E Nicola?
Lucia e Piero partono, tornano, intrecciano e sciolgono legami con una fluidità che è un po’ una cifra generazionale, come sembra suggerire l’autore. Gli acquerelli eleganti di Manuele Fior evidenziano luoghi e situazioni con una sapiente alternanza di tinte calde e fredde e con sottili richiami all’arte e all’architettura del Novecento.

Ti è piaciuto? Allora leggi anche…
Le variazioni d’Orsay – Manuele Fior
Il gusto del cloro – Bastien Vives

…e ascolta anche
Dieci ragazze – Lucio Battisti

… e guarda anche
Il grande freddo – Lawrence Kasdan

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Manuele Fior

Le variazioni d’Orsay

Coconino Press - Fandango 2015, 68 p.
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Bisognerebbe mostrare a questi dilettanti un torso di donna che non sembri un ammasso di carne putrefatta.

Una graphic novel dedicata agli Impressionisti. Una delle custodi del Musée d’Orsay si addormenta presso un quadro del Doganiere Rousseau e sogna le vicende di Degas, Renoir, Monet, Pissarro, Berthe Morisot, Cézanne dalla prima esposizione del gruppo, svoltasi nel 1874 fra insulti e incomprensioni, alla consacrazione dei decenni successivi. La nascita dell’arte contemporanea viene vista attraverso gli occhi e le parole dei protagonisti. Punto di partenza è la Gare d’Orsay, la grande stazione costruita per l’Esposizione Universale del 1900 e trasformata in museo dell’Impressionismo e del post Impressionismo negli anni Ottanta del secolo scorso: proprio sotto le enormi gallerie dell’edificio nasce e finisce la storia, che si snoda con un andamento circolare attraverso ripetuti slittamenti temporali fra passato e presente.
Con un tratto nitido che svela la sua formazione da architetto e un linguaggio ricco di espressioni gergali (il testo originale è stato scritto dall’autore in francese e poi tradotto in italiano con modi di dire contemporanei che un po’ stridono), Manuele Fior punta l’attenzione su un momento fondamentale della storia dell’arte.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Kiki de Montparnasse – Catel & Bocquet
La vita moderna – Susan Vreeland
I guardiani del Louvre – Jiro Taniguchi

E ascolta anche…
Prélude à l’après-midi d’un faune – Claude Debussy

E guarda anche…
Lautrec- Roger Planchhon

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Alessandro Baronciani

Raccolta 1992/2012

Bao Publishing, 2013
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la mia ultima domenica mattina più bella? Forse il giorno dopo che ti ho conosciuto. Perchè sorridevo senza motivo e mi si è piazzato un grande peso sullo stomaco…sensazione che hai di fronte alle cose belle che non capisci. E tu? Dove sei questa domenica mattina?

Mattine che iniziano alle tre del pomeriggio, al suono dei My Bloody Valentine, ricordando domeniche migliori, nascoste nei filmini delle colazioni con i genitori, nelle sbronze a diciassette anni o nei negozi di dischi a Camden.
Poi si esce di casa, dimenticando canzoni punk sullo stereo acceso, addormentandosi a scuola al rientro pomeridiano, per trovare poesia e fenicotteri negli angoli grigi di una città qualunque.
Baci rubati nei modi più contorti, nastri zeppi di musica che non si potrà mai ascoltare.
Un’ultima giornata passata insieme prima dell’addio, persi tra la Malinconia e Il Bacio di Francesco Hayez.
E poi: loop psicologici cuciti su stoffa e atmosfere nerissime, coniglietti inquietanti, invasioni aliene e tramonti nucleari.
Tutto raccolto in un unico volume, a celebrare vent’anni di fumetto, vent’anni di Alessandro Baronciani e della sua arte di raccontare emozioni e disegnare storie, infilate ovunque si potesse: dalle fanzine con i compagni di classe ai programmi dei locali alternativi, dalle pagine di riviste e quotidiani alle cassette postali di chi non aspettava altro che un suo pacchetto di autoproduzioni, da scartare con sempre nuova meraviglia.
Dove il bianco e nero non ha quasi mai bisogno di colore per portare in vita e farci sentire vicini a sogni e incubi, occhi bassi e sorrisi luminosi, che potrebbero essere i nostri.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Quando tutto diventò blu – Alessandro Baronciani
Le ragazze nello studio di Munari – Alessandro Baronciani
 
…e ascolta anche
You made me realise – My Bloody Valentine
Questi anni – Kina
 

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