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Abysmal Grief

Feretri

Terror From Hell - Horror Records, 2013
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We live hidden from the sun in the mantle of the eternal night
We breath the corpse effluvia from the uncovered graves
Our grim and solemn scorn will take you all to Hell
Come on, show us your pride and try to face our spell

Articolo di Arianna Mossali

Bistrattato, umiliato, insultato ma, con l’aiuto di chissà quale forza oscura, in un modo o nell’altro riesce sempre ad emergere con lo splendore sprezzante di una diva conscia della propria superiorità: stiamo parlando, cari i miei aspiranti occultisti musicali, del doom italiano, che qualora non lo sapeste vanta una tradizione rinomata e prestigiosa. Ciascuno con la propria personale interpretazione, artisti come Alphataurus, Paul Chain, Ojm, Midryasy, Requiem, Antonius Rex, Jacula, Doomsword, Vedova, Forgotten Tomb, ci renderebbero competitivi sul mercato internazionale delle note tenebrose, se solo noi fossimo minimamente in grado di valorizzarli. Preso atto che purtroppo così non è, mettiamoci il cuore in pace e godiamoci dalla prima all’ultima vibrazione questa creazione degli Abysmal Grief, ”Feretri” (standing ovation doverosa per il titolo scelto). Abbiamo a che fare con un filone musicale ancor più misconosciuto di quanto già non sia tutto quel che rientra nella definizione di “underground”, e che da sempre ha un flirt sin troppo evidente con il mondo sommerso dell’occultismo, sia che l’interesse rimanga a livello teorico, sia che comporti effettivamente qualche rimando esoterico.
Ovviamente, questo legame non può che costituire una fonte inesauribile di equivoci non di rado esasperanti.
“Ma come fai ad ascoltare queste cose? Questa non è musica, è la colonna sonora di un film dell’orrore!”
Sicuramente tutti voi che state leggendo conoscete bene questa sentenza (e l’inevitabile corollario Metal=musica per satanisti, incrollabile quanto il teorema di Pitagora), essendovela sentita scagliare contro milioni di volte da esemplari di ‘homo sanremensis’ che più che la compilation dei 20 singoli più venduti dell’anno/mese/settimana non ascoltano. I suddetti sono, nel migliore dei casi, troppo radicati nella ferrea logica del cuore infranto e della canzone impegnata e strappalacrime, per rendersi conto che il punto è questo: il processo creativo degli Abysmal Grief si concentra sulla ricerca dell’energia psichica e mistica della musica, sul suo volto più sfuggente ed inquietante, e solo successivamente, una volta catturata l’essenza di questo mistero, provvede a dargli forma, spesso attraverso passaggi di innegabile pregio tecnico e artistico.

Esiste un’autentica estetica del macabro, che può piacere o non piacere, ma ha oggettivamente delle prospettive languide e attraenti. Il lato visivamente suggestivo dell’eterno binomio Eros/Thanatos lo conosciamo bene proprio grazie alla cinematografia horror, che in Italia non vuol dire solo Dario Argento, ma anche Lucio Fulci, Mario e Lamberto Bava, Ivan Zuccon, Claudio Fragasso, Joe D’Amato, Antonio Margheriti: la morte non può essere il congelamento di un attimo di bellezza suprema e crudele che il tempo avrebbe altrimenti deteriorato? E quelle passioni e sentimenti così forti da farci credere di non poterli reggere, non fanno forse scattare quel mitico e terribile ‘cupio dissolvi’, che altro non è che il desiderio di annullarsi dentro un’emozione, lasciarsi uccidere dall’intensità di un attimo?
Scusate il parallelo azzardato, ma questo è quello che suscita un certo tipo di musica a chi impara ad apprezzarla. E, se non avete mai provato nulla del genere nella vostra vita, per amor del cielo, evitate di ascoltare doom. Molto semplice.

Che gli Abysmal Grief, per ottenere questa catarsi mortifera, facciano ricorso al classico apparato di melodie angoscianti, funebri pattern tastieristici, organi da pelle d’oca e ambientazioni altamente drammatiche in generale, è parte del gioco. Quello grottesco non è che uno dei mille volti della Nera Signora: non abbiamo, qui, un doom essenziale e spartano alla Pentagram o alla Candlemass, è evidente il filtro di un mondo immaginario e stregato. Eviterei di definirlo “gotico”, semplicemente perché ultimamente il termine sembra aver assunto una vaga connotazione pacchiana, grazie alle pestilenziali mode vampiresche che hanno travolto una generazione già sufficientemente compromessa dal punto di vista intellettivo.
“Necromantico” mi pare evochi meglio la potenza oscura e tangibile di questo album. Imbarcarsi in un’analisi traccia per traccia sarebbe sterile e improduttivo, e si perderebbe completamente il senso di questa meraviglia. Date retta, chiudete le imposte, spegnete le luci, mettetevi le cuffie e lasciate che la musa tenebrosa degli Abysmal Grief vi spalanchi il suo universo mesto e sensuale.
Non ve ne pentirete.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinister Gleams, Lords of the Funerals, The Gaze Of The Owl

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Iron Maiden – The book of souls
Motorhead – Ace of Spades
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Cristian Campos – Metal & hardcore
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Motorhead

Ace of Spades

Bronze Records, 1980
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You know I’m born to lose
and gamblin’s for fools,
but that’s the way I like it, baby,
I don’t wanna live forever…
And don’t forget the joker!

Ci sono picche e picche.
Ad esempio, c’è il due di picche che, ahinoi, abbiamo tutti ricevuto almeno una volta.
E poi c’è l’asso di picche, Ace of Spades, album quintessenza dei Motorhead.
Classica la formazione: batteria sotto le sapienti bacchette di Phil “Philthy Animal” “Philthy Phil” Taylor, chitarra accarezzata da Edward “Fast” “Eddie” Clarke e dulcis in fundo basso e voce di Ian “Lemmy” Fraser Kilmister.
Voce che resterà scolpita nelle nostre orecchie per sempre.
Il titolo del disco è preso dalla traccia omonima: 2’e 49” di musica e parole diventati leggenda, incarnazione generazionale, splendidamente folle, di moltitudini di metallari e non.
Con altri due lavori della band inglese, Overkill e Bomber, Ace of Spades può essere considerato la base della NWOBHM con i suoi riff di chitarra impetuosi, melodie spiazzanti e travolgenti.
Lemmy, nel libro autobiografico La sottile linea bianca, dice: “Le canzoni di Ace Of Spades sono considerate dei classici dai fan dei Motörhead e, devo dire, sono davvero eccellenti. Ci divertimmo un sacco ad inciderle. Erano bei tempi; eravamo giovani e vincenti e ci credevamo davvero”.
Noi ci crediamo ancora.
Note come pugni che accarezzano i timpani, pugni gentili diventati dei classici.

Ascolta tre brani dell’album:
Ace Of Spades, (We Are) The Road Crew, The Chase Is Better Than the Catch

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Motorhead
Tool – Lateralus
Amon Amarth – Deceiver of the Gods

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La sottile linea bianca : autobiografia – Lemmy Kilmister (con Janiss Garza)
Io sono Ozzy – Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)
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