Archivio tag: Mi chiamo Lucy Barton

Elizabeth Jane Howard

La saga dei Cazalet. Gli anni della leggerezza

Fazi, 2015, 606 p.
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Era la sua vita, ed ecco come la sprecava: i minuti passavano e tutto quello che faceva era respirare e invecchiare. E se per tutto il resto della sua esistenza avesse continuato a non succedere niente?

Nella Gran Bretagna del 1937, la Seconda Guerra Mondiale è alle porte. Gli inglesi percepiscono il pericolo incombente di un attacco diretto alla loro nazione o, forse, addirittura di un tentativo di conquista.

La famiglia Cazalet, guidata dal magnate del legno William, soprannominato il Generale per i suoi modi autoritari, si prepara a vivere l’ennesima estate nella casa di campagna.

A dare vita alla dimora, saranno le vicende dei discendenti della casata: i figli Hugh ed Edward che, dopo aver combattuto durante la Prima Guerra Mondiale riportando ciascuno le proprie ferite tanto fisiche quanto psicologiche, assistono il padre nella gestione degli affari; Rupert, ancora legato al sogno di diventare un pittore, nonostante gli obblighi verso la giovanissima moglie e i due figli avuti dal primo matrimonio lo costringano a scegliere una professione che non ama e Rachel che vive ancora nella casa dei genitori ed è sopraffatta dal senso del dovere.

Con loro abitano la grande casa figli, mogli, cognate e nipoti. Ciascuno di loro porta con sé un fardello di segreti, di cose non dette, di aspirazioni o di sogni infranti.

La minaccia di un conflitto e la paura per una possibile invasione tedesca rompono l’abituale quiete delle vacanze. Le gite al mare lasciano il posto alla preoccupazione per chi dovrà partire in guerra e al timore per la propria incolumità.

Elizabeth Jane Howard, con il suo stile elegantissimo, racconta una saga famigliare nella quale non viene tralasciato il punto di vista di nessuno, dandoci un ritratto veritiero delle dinamiche create dalla convivenza dei membri della famiglia.

Il racconto, dichiaratamente autobiografico fin nei minimi dettagli (l’autrice era figlia di un ricco mercante di legname e la sua vita viene ripercorsa dal personaggio di Louise), prosegue nei successivi quattro libri dedicati ai Cazalet (Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanasi e All Changes, non ancora edito in Italia).

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
L’ombra del silenzio- Kate Morton
Mi chiamo Lucy Barton- Elizabeth Strout
I segreti di Heap House- Edward Carey

…e guarda anche…
Espiazione-Joe Wright
Downton Abbey- Julian Fellows
Gosford Park- Robert Altman

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Francesco De Gregori

Il bandito e il campione

1993, Serraglio Edizioni
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Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni e nelle pieghe della mano,
una linea che gira
e lui risponde serio “E’ mia”;
sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po’ di tempo fa
e ora si è fermata qua.
(Pezzi di vetro)

Il bandito e il campione prende il proprio nome dal brano scritto da Luigi Grechi, dedicato alla storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo, amici d’infanzia che si trovano a percorrere strade molto diverse: mentre il primo diventerà un fuorilegge, il secondo sarà destinato ad una brillante carriera nel ciclismo.

L’album contiene 19 tracce registrate durante il tour del 1993 di Francesco De Gregori attraverso l’Italia. Si tratta di alcune tra le canzoni più note dell’artista a cui sono affiancate due cover: Vita spericolata di Vasco Rossi e Sfiorisci bel fiore di Enzo Jannacci.

Trovano qui posto Titanic e I muscoli del capitano, due delle canzoni della trilogia sul Titanic, originalmente contenute nell’album che prende il nome dallo sfortunato transatlantico (manca L’abbigliamento di un fuochista) e alcuni tra i brani romantici più significativi di De Gregori, come la bellissima Pezzi di vetro.

Come sempre avviene con i lavori di questo artista, ogni testo è una descrizione vivissima e dettagliata di una storia dalla forte valenza simbolica.

Niente riesce a rendere in modo più efficace l’atmosfera di questo album delle parole di De Gregori stesso:
“Un disco dal vivo in fondo è quanto di meno definito e definitivo possa pubblicare un autore di canzoni. O un cantante. Non un’antologia, non un riepilogo; né tanto meno, un autoritratto; solo il maldestro tentativo di fermare qualcosa che col passare del tempo (nei mesi e negli anni, ma anche sera dopo sera) si modifica continuamente, sfugge, si disperde, ritorna. Le canzoni cambiano nella testa di chi le ha scritte molto di più e molto più velocemente di quanto non accada nella memoria di chi le ascolta. Questo disco, perciò, potrebbe essere paragonato in qualche modo ad una foto perfettamente a fuoco ma anche perfettamente mossa. O ad uno specchio in movimento. E al suo autore non resta che correre il rischio, come capitò ad Alice nel Paese delle Meraviglie, di passare involontariamente attraverso questo specchio nel quale (lo giura) ha soltanto desiderato vedere per un attimo il proprio riflesso.”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
gli altri album di Francesco De Gregori

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I luoghi più lontani- Per Petterson
La ragazza delle arance- Jostein Gaarder
Mi chiamo Lucy Barton- Elizabeth Strout

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Brooklyn- John Crowley

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Kate Morton

L’ombra del silenzio

Sperling & Kupfer, 2013, 540 p.
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Eppure. Mentre la vita dei suoi famigliari era tornata alla normalità, quella di Laurel era rimasta sospesa. La sensazione di essere separata dagli altri si era fatta sempre più profonda e lei sempre più inquieta. Continuava a rivedere nella sua mente la scena del coltello, e la consapevolezza del ruolo che la sua testimonianza aveva assunto nelle indagini- ciò che aveva detto ma soprattutto ciò che non aveva detto- le mozzava il respiro. (…) I ricordi la inseguivano dappertutto, non le davano tregua, ed erano ancora più terribili perché il fatto che li aveva causati era inspiegabile.

In una giornata d’estate dell’inizio degli anni ’60, la sedicenne Laurel si rifugia nella casa sull’albero, nel giardino della fattoria dove vive con la sua famiglia.
Laurel, sente sempre più il desiderio di stare sola, lontana dai suoi chiassosi fratelli, e ha la sensazione di non appartenere del tutto al luogo in cui è cresciuta.

Quel pomeriggio di solitudine la rende testimone di un fatto inspiegabile: la sua amata e affetuosissima mamma Dorothy viene aggredita da uno sconosciuto in giardino e lo uccide con una coltellata. Da quanto Laurel sente e vede si rende conto che la mamma conosce l’uomo assassinato e lo vede come una minaccia.
Questo evento misterioso segna definitivamente il distacco di Laurel dalla sua famiglia.

Molti decenni dopo, diventata una nota attrice, Laurel si trova a dover fare i conti con il passato. Sua mamma sta morendo e, proprio nei suoi ultimi giorni, sembra essere tormentata da qualcosa avvenuto nel suo passato, prima di incontrare suo marito e di formare con lui una famiglia.
Il desiderio di Dorothy di riappacificarsi con il proprio passato si unisce all’esigenza di Laurel di spiegare quanto avvenuto tanti anni prima.

Così il racconto di Laurel si intreccia con quello di Dorothy e si lega alla storia della misteriosa Vivien, arrivata bambina dall’Australia e diventata la moglie di un noto scrittore. In una serie di continui balzi tra i giorni nostri, l’infanzia delle tre protagoniste e gli anni della Seconda Guerra Mondiale, durante i quali Dorothy e Vivien sono state vicine di casa a Londra, l’autrice tesse una narrazione ricca di mistero.

Con L’ombra del silenzio Kate Morton ci fa riflettere su quanto poco le persone che abbiamo accanto, e soprattutto i genitori, ci svelino di loro stesse.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Abbiamo sempre vissuto nel castello- Shirley Jackson
I luoghi più lontani- Per Petterson
La ragazza del treno- Paula Hawkins
Mi chiamo Lucy Barton- Elizabeth Strout
La pioggia prima che cada- Jonathan Coe
La ragazza delle arance- Jostein Gaarder

…guarda anche…
Espiazione- Joe Wright
Brooklyn- John Crowley
Molto forte incredibilmente vicino- Stephen Daldry

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Elizabeth Strout

Mi chiamo Lucy Barton

Einaudi 2016, 158 p.
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Ripensavo a come noi cinque avessimo avuto una famiglia decisamente malata, ma mi rendevo anche conto di come le radici profonde di ciascuno fossero avvinghiate al cuore di tutti gli altri.

Una scrittrice affermata ripensa al ricovero subìto anni prima in un ospedale di New York. In quel periodo di forzato allontanamento dalla famiglia e dalla vita quotidiana, l’arrivo imprevisto della madre che non vedeva da anni le è di grande conforto. La presenza della donna diventa un motivo per riandare all’infanzia poverissima nell’Illinois, quando Lucy, la protagonista, e i suoi fratelli avevano poco da mangiare, pativano il freddo ed erano emarginati dai loro coetanei. Le chiacchiere con la madre rafforzano un legame difficile. La donna resterà al capezzale della figlia per cinque giorni, poi tornerà a casa. Le due si rivedranno solo anni dopo, eppure, quella breve parentesi in ospedale segnerà un momento importante per loro.
Raccontato in prima persona e con un tono apparentemente dimesso, il romanzo descrive, spesso più per allusioni che con affermazioni dirette, le difficoltà nei rapporti familiari e umani in generale. La famiglia di origine e quella che Lucy si è creata sono presenze fondamentali nella sua esistenza, eppure la donna cercherà la propria dimensione anche a costo di distacchi dolorosi. E la scrittura avrà una parte di grande rilievo nella sua emancipazione.

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Una donna – Sibilla Aleramo
Amy e Isabelle – Elizabeth Strout
La carne di un angelo – Siobhan Dowd

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Buon compleanno Mr. Grape – Lasse Hallstrom
Mona Lisa smile – Mike Newell

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Carrie & Lowell – Sufjan Stevens

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