Archivio tag: my bloody valentine

Nothing

Guilty Of Everything

Relapse, 2014
avatar

Postato da
il

There’s gotta be a place
to escape from the rain
but I can’t find it

Ogni dettaglio, nell’esordio dei Nothing, è ricerca di senso, di una qualche redenzione; la necessità di trovare un motivo per andare avanti nonostante tutto. Lo dicono le parole di Domenic Palermo, cronache da una vita difficile, e un impatto sonoro impressionante, shoegaze/metal che stordisce e in concerto assume i tratti dell’incubo; lo dice quella splendida frase posta in calce al booklet: “A tutte le cose che abbiamo mai odiato. A tutte le cose che abbiamo mai amato. Grazie per aver reso tutto questo possibile”.
A partire dalla carezzevole intro di Hymn To The Pillory (uno dei brani più emozionanti dell’anno), siamo presi per mano e condotti nell’abisso di una psiche sofferente, attraverso le sventagliate indie-punk di Bent Nail e Get Well, l’epica sognante di Endlessly, Somersault e della title-track e l’assordante muro di suono di B&E. Le chitarre sovrastano ogni cosa e rendono la voce un soffio inintelligibile, quasi che le parole di Palermo fossero il sussurro di un uomo solo in una stanza priva di luce.
Di un nero drammatico e luccicante, Guilty Of Everything non inventa nulla di nuovo, ma sa farsi amare per una sequenza di canzoni splendide e un’intensità fuori dal comune, teso alla ricerca della catarsi attraverso un rumore che fa male.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Slowdive – Slowdive
Only Shallow – My Bloody Valentine
Conqueror – Jesu
Dream House – Deafheaven
Mayonaise – Smashing Pumpkins

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

Leggi tutto ►

The Jesus And Mary Chain

Psychocandy

Wea Records, 1985
avatar

Postato da
il

and I tried and I tried
but you looked right through me
knife to my head when she talks so sweetly
knife in my head when I think of Cindy
knife in my head is the taste of Cindy

Dolci malinconie sixties e puro nichilismo punk, filtrati attraverso la noia tossica della provincia e una spaventosa orgia di elettricità: Psychocandy non è solo l’epocale esordio dei The Jesus And Mary Chain dei fratelli Jim e William Reid, ma anche il disco che riportò a forza nel rock’n’roll un senso fisico di pericolo ed eccitazione, con l’incoscienza dei vent’anni e una violenza che non si sentiva dall’avvento dei Sex Pistols.
Ad aprire le danze il sognante singolo Just Like Honey, uno dei brani più belli dell’intero decennio: Sofia Coppola la farà conoscere a schiere di twenty-something del nuovo millennio, traendone una splendida cartolina per il finale di Lost In Translation; ne coglierà tuttavia solo la pelle romantica, dimenticandone il cuore intriso di dolce perversione.
Poi l’album squaderna un ventaglio di soluzioni che rivelano un ampio spettro sonoro: a un estremo terrificanti colate di feedback e adrenalina (le tiratissime The Living End e In A Hole), all’altro caramelle acustiche degne del giovane Lou Reed e solo apparentemente innocue (Cut Dead, il singolo Some Candy Talking incluso nella successiva stampa in cd); da una parte i Beach Boys centrifugati di Never Understand e My Little Underground, dall’altro spettacolari noise-pop che letteralmente inventano interi sottogeneri (The Hardest Walk, You Trip Me Up e Taste Of Cindy, come ascoltare Blitzkrieg Bop suonata al rallentatore dai Suicide e sommersa da tonnellate di clangori e fischi di ogni foggia). A chiudere, il buco nero di It’s So Hard, unica traccia guidata dalla voce di William Reid che pare emergere dal buio di una stanza senza luce.
Oggi fanno quasi trent’anni dall’uscita di Psychocandy, eppure quel suono di miele e metallo fuso esalta come fosse il 1985. Un’idea di musica, annoiata e incidentalmente geniale, che ha cambiato il corso della storia.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
You made me realiseMy Bloody Valentine
Here she comes nowThe Velvet Underground
I wanna be your dog – The Stooges
Little Honda – The Beach Boys
 
…e guarda anche
Lost Translation – Sofia Coppola

Leggi tutto ►

Alessandro Baronciani

Raccolta 1992/2012

Bao Publishing, 2013
avatar

Postato da
il

la mia ultima domenica mattina più bella? Forse il giorno dopo che ti ho conosciuto. Perchè sorridevo senza motivo e mi si è piazzato un grande peso sullo stomaco…sensazione che hai di fronte alle cose belle che non capisci. E tu? Dove sei questa domenica mattina?

Mattine che iniziano alle tre del pomeriggio, al suono dei My Bloody Valentine, ricordando domeniche migliori, nascoste nei filmini delle colazioni con i genitori, nelle sbronze a diciassette anni o nei negozi di dischi a Camden.
Poi si esce di casa, dimenticando canzoni punk sullo stereo acceso, addormentandosi a scuola al rientro pomeridiano, per trovare poesia e fenicotteri negli angoli grigi di una città qualunque.
Baci rubati nei modi più contorti, nastri zeppi di musica che non si potrà mai ascoltare.
Un’ultima giornata passata insieme prima dell’addio, persi tra la Malinconia e Il Bacio di Francesco Hayez.
E poi: loop psicologici cuciti su stoffa e atmosfere nerissime, coniglietti inquietanti, invasioni aliene e tramonti nucleari.
Tutto raccolto in un unico volume, a celebrare vent’anni di fumetto, vent’anni di Alessandro Baronciani e della sua arte di raccontare emozioni e disegnare storie, infilate ovunque si potesse: dalle fanzine con i compagni di classe ai programmi dei locali alternativi, dalle pagine di riviste e quotidiani alle cassette postali di chi non aspettava altro che un suo pacchetto di autoproduzioni, da scartare con sempre nuova meraviglia.
Dove il bianco e nero non ha quasi mai bisogno di colore per portare in vita e farci sentire vicini a sogni e incubi, occhi bassi e sorrisi luminosi, che potrebbero essere i nostri.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Quando tutto diventò blu – Alessandro Baronciani
Le ragazze nello studio di Munari – Alessandro Baronciani
 
…e ascolta anche
You made me realise – My Bloody Valentine
Questi anni – Kina
 

Leggi tutto ►

My Bloody Valentine

m b v

Self, 2013
avatar

Postato da
il

Bastano pochi secondi dell’opener She Found Now per essere di nuovo stretti al cuore dalla magia My Bloody Valentine.
Chitarre sognanti e voci soffici come neve arrivano da un passato remoto che suona ancora come il futuro, quel Loveless che nel 1991 segnò un punto di non ritorno per la storia della musica e la band stessa.
MBV non è quell’epocale rivoluzione, non può esserlo; eppure nelle sue nove tracce non sentiamo solo lo straordinario shoegaze che è stato, ma pure quel che di nuovo potrebbe venire da un linguaggio che si pensava irripetibile.
Only Tomorrow, Who Sees You e In Another Way sono puro Shields, un’emozione profondissima con le sei-corde che s’intrecciano proiettandosi ad altezze vertiginose.
Ma sono l’organo paradisiaco di Is This And Yes e le due agili pop-song If I Am e New You a schiudere le porte all’innovazione dell’incredibile dittico finale: il drone di Nothing Is, frastornante figlia dei Loop più radicali, e quella Wonder 2 che entra di diritto fra le loro cose migliori di sempre, sei minuti di pura estasi, un canto astrale di mille chitarre sulle rasoiate di una ritmica drum’n'bass che vale un volo nella stratosfera.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
She Found Now, Wonder 2, Who Sees You
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Spiritualized – Smiles
Loop – Soundhead
Talk Talk – New Grass
A.R.Kane – When You’re Sad

Leggi tutto ►

My Bloody Valentine

Loveless

Creation, 1991
avatar

Postato da
il

Un sogno che inizia come un incubo: le centomila chitarre di Only Shallow investono l’ascoltatore tra stridii e distorsioni titaniche. Poi, all’improvviso, tutto si placa in una strofa dolcissima, in cui la voce di Bilinda Butcher offre riparo dalla tempesta.
Un suono etereo e avvolgente, che ci stringe a sé sotto una coperta di neve in Loomer, Blown A Wish e Sometimes, dove la sei-corde del genio Kevin Shields tutto pare fuorchè una chitarra, persa a dipingere paradisi astratti.
Ma i My Bloody Valentine sanno pure esplodere in un paio di pop-song da capogiro, When You Sleep e What You Want, e si fanno pura ipnosi nei loop infiniti di I Only Said, Come In Alone e in una Soon da dancefloor.
Sopra ogni cosa, però, svetta To Here Knows When, un luogo indefinibile in cui il suono è uno sbocciare continuo di armonie, che sembrano nascere l’una dall’altra, in un canto astrale che rende Loveless uno dei dischi più belli che si possa aver la fortuna di ascoltare in una vita.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Only Shallow, To Here Knows When, When You Sleep
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Slowdive – Waves
Ride – Taste
The Smashing Pumpkins – Cherub Rock
Spiritualized – Smiles
 
…e guarda anche
Lost In Translation – Sofia Coppola

Leggi tutto ►

The Smashing Pumpkins

Mellon Collie And The Infinite Sadness

Virgin Records, 1995
avatar

Postato da
il

Che nella testa non ancora completamente calva di Billy Corgan si nascondesse il capolavoro, era chiaro fin dall’inizio. Questo album ne fu la dimostrazione.
Ventotto meravigliose canzoni che narrano lo straordinario e fantasioso casino dell’adolescenza nel bel mezzo degli anni ’90, con le chitarre che piangono urlano accarezzano stridono sopra testi indimenticabili, una voce nasale e capricciosa e una batteria (Jimmy Chamberlin) che apre voragini nel pavimento. E quei video…
Gli Smashing Pumpkins non saranno mai più gli stessi, dopo questo album; ma la loro missione di cambiare la vita di molta gente era già stata compiuta: ascoltatelo e il mondo, almeno per un po’, non sembrerà più un vampiro.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Tonight, Tonight, Bullet With Butterfly Wings, 1979
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Silversun Pickups – Lazy Eye
Trail Of Dead – Caterwaul
My Bloody Valentine – Sometimes

Leggi tutto ►