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J Mascis

Several Shades Of Why

Sub Pop, 2011
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Nascosto per quasi tutta la vita dietro un muro di assordante elettricità, J Mascis abbandona per un attimo la catarsi indie-rock, si tuffa in uno scintillante sogno acustico e ne riemerge con un sorriso.
Several Shades Of Why è un’emozione semplice e sorprendente, che offre sfumature inedite di un uomo che forse non avevamo mai conosciuto davvero. Anche a spina staccata Mascis regala melodie pop di rara immediatezza (Listen To Me, Where Are You) e accartoccia l’emotività in bozzoli raggelati (Very Nervous And Love, Can I), ma dipinge pure teneri acquerelli dalle delicate tinte soul (Not Enough, Is It Done) e country (Make It Right).
Su tutto svettano due brani che vantano la statura dei piccoli classici, Several Shades Of Why e Too Deep.
Se la prima, dopo un delicatissimo arpeggio introduttivo, si apre a un commovente incantesimo per voce, chitarra e archi, la seconda è un bozzetto che J sembra suonare solo per sé: dietro quegli accordi smozzicati e una voce strascicata, però, vive una melodia dolce e purissima che a un certo punto l’autore tronca di netto, come un bimbo che abbia scoperto un mondo tutto nuovo e subito sia passato ad altro, per non rovinarlo standoci troppo a pensare.
 

 
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Kurt Vile – Baby’s Arms
Thurston Moore – Circulation
Neil Halstead – Digging Shelters
Dinosaur Jr. – Over It

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Neil Halstead

Palindrome Hunches

Brushfire Records, 2012
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Sono passati tanti anni da quando Neil Halstead era un ragazzo e scriveva canzoni meravigliose per una band meravigliosa, gli Slowdive, la testa persa in una celeste musica delle sfere e gli occhi a fissare la punta delle scarpe.
Sono passati tanti anni, ma quella scrittura di infinita dolcezza sa ancora manifestarsi come un dono prezioso.
Palindrome Hunches è fatto di poco altro che una voce sussurrata e una chitarra arpeggiata, eppure la magia e l’emozione si possono quasi toccare, che si tratti di sublimi elegie (Digging Shelters, Wittgenstein’s Arm, Full Moon Rising), di austere meditazioni acustiche che eguagliano i migliori Nick Drake e Mark Kozelek (Tied To You) o di zuccherini folk-pop (Bad Drugs And Minor Chords, Hey Daydreamer).
Malinconie e tenerezze primaverili, illuminate ancor di più da sbuffi d’archi e pioggerelle di pianoforti innocenti come se a suonarle fosse un bimbo, dentro una vecchia pellicola in bianco e nero.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Hey Daydreamer, Digging Shelters, Wittgenstein’s Arm
 
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