Archivio tag: Nevermind

Rockin’1000

That’s live – Live in Cesena 2016

2017, RCA Records Label
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Giuro di suonare solo le note che servono non una di più,
Giuro di non suonare durante le pause
Giuro di andare sempre a tempo con il click e con le luci verdi e rosse
Giuro che ci divertiremo come pazzi

 

Quello che se sembrava un sogno visionario si è materializzato in un evento da Guinness dei primati, in un concerto ed infine in questo album.

Più di 1000 tra musicisti e cantanti si sono ritrovati a Cesena per un incontro memorabile.

Il tutto nasce dalla mente di Fabio, che per convincere i Foo Fighters ad organizzare un concerto nella sua città, Cesena, ha realizzato ciò che sembrava impossibile, convincere un numero esorbitante di musicisti che non si conoscevano a suonare tutti insieme.

La performance è stata documentata in un video che è diventato subito popolarissimo su yuotube, al punto che Dave, il cantante dei Foo Fighters si è lasciato convincere e lo ha comunicato a suo volta in un video.

Visto l’incredibile successo del primo evento, l’orda dei mille rockers ha voluto rilanciare la posta in gioco con un intero concerto che si è tenuto, sempre a Cesena, il 26 luglio 2016, in cui sono stati suonati 17 brani, tra cui:

1 – Bitter Sweet Symphony – The Verve
2 – Come Together – The Beatles
3 – Gold On The Ceiling – The Black Keys
4 – Born To Be Wild – Steppenwolf
5 – Jumpin’ Jack Flash – The Rolling Stones
6 – It’s A Long Way To The Top – AC/DC
7 – C’Mon Everybody – Eddie Cochran
8 – Seven Nation Army – The White Stripes
9 – BlitzKrieg Bop – Ramones
10 – Smells Like Teen Spirit – Nirvana
11 – Rebel Rebel – David Bowie
12 – Police On My Back – The Clash
13 – People Have The Power – Patti Smith
14 – Rockin’ In The Free World – Neil Young
15 – Song 2 – Blur
16 – Medley – Jimi Hendrix e Led Zeppelin
17 – Learn To Fly – Foo Fighters

Dalla registrazione del concerto è nato un album, pubblicato il 27 gennaio 2017.

Ascolta tre brani dell’album:
Smells like teen spirit
Learn to fly
Rebel rebel

Sito ufficiale

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche;
Foo Fighters, There Is Nothing Left to Lose
Nirvana, Nevermind
David Bowie, Diamond dogs

 

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Dino Buzzati

Il deserto dei tartari

Mondadori, 2012, 202pg
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A poco a poco la fiducia si affievoliva. Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

Questo romanzo di Buzzati venne pubblicato nel 1940 e lo decretò da quell’anno, nella folta schiera dei grandi autori del Novecento italiano; e se ben tuttavia siano passati più di settant’anni da quella data, queste parole e questo racconto restano pur sempre attuali e forti.
Come avrete compreso dalla citazione iniziale si tratta di un romanzo che parla della solitudine dell’uomo, in modo onesto e trasparente: sincero, che per quanto amore esista anche la solitudine esiste, ed è un sentimento pieno e concreto che tutti, di noi, si riesce a toccare.
Ma non è solo quello. Si tratta anche di un racconto di speranza e di attesa, che in fondo altro non sono che componenti fondamentali della nostra vita. La speranza che il meglio debba ancora venire, che qualcosa succederà e che noi saremo pronti ad affrontarlo, ed è per questo che tutti i giorni ci alziamo e combattiamo i “Tartari”; e poi l’attesa. Perchè non c’è speranza senza attesa.
Ci sentiamo dire di smettere di aspettare qualcosa che arriverà, di uscire fuori e prendercelo, eppure, ci sono momenti in cui, e questo racconto ne è la “prova”, la vita non è fatta e non può essere fatta d’altro che d’attesa. Posso raccontarvi dettagli della trama di questo romanzo, se volete. Il protagonista è questo Tenente Giovanni Drogo e il posto in cui aspetterà tutta la vita è la Fortezza Bastiani, ultimo baluardo di un impero molto vasto, che però si trova in un punto strategico e di difficile attacco: il deserto.
Tuttavia la parte davvero interessante del libro, non sta certo nel dove e nel nome dei protagonisti; ma sono le magiche allegorie di Buzzati. Il deserto, il luogo isolato in cui le visioni e la perdita della cognizione del tempo sono abitudine; e appunto la fuga del tempo, il continuo ripetersi di un ciclo di gesti che si perde e riprende sempre uguale a sé stesso. L’angoscia, vista per intero, come se si potesse toccare e conoscere: che probabilmente a conoscerla si è più preparati, alla vita, dico.
Ultima citazione che vorrei leggeste di questo testo, riguarda proprio loro: i Tartari, perchè nel romanzo di questi non si fa altro che parlarne, e tanto, per cui fateci caso, e fate in modo che di quello che è fatta la vostra vita, non si faccia solo che “parlarne tanto”.
I Tartari… I Tartari… Da principio sembra una stupidaggine, naturalmente, poi si finisce a crederci lo stesso, almeno a molti è successo così, effettivamente.

Ascolta anche
Nevermind – Nirvana

Guarda anche
Il deserto dei tartari – Valerio Zurlini

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Nirvana

Nevermind

Geffen, 1991
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Come as you are, as you were,
As I want you to be
As a friend, as a friend, as an old enemy.
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late.
Take a rest, as a friend, as an old memoria

Nervermind.    Nirvana.    Sarebbe sufficiente questo.

Non è un album dei Nirvana, è IL disco capolavoro assoluto di Kurt Cobain, della sua voce disperata, straziata e della sua chitarra sguaiata e menefreghista, di Dave Grohl e della sua batteria intimista eppur rabbiosa, di Krist Novoselic e del suo basso cupo, celestialmente infernale.
Gran giorno il 24 settembre 1991 quando uscì: ma perché è un album fondamentale della storia della musica? Perché parla a nome di una generazione che si è sentita persa in partenza, affacciata alla vita e della quale non sapeva riconoscere i problemi e che da loro è stata travolta, provando frustrazione, angoscia, rabbia, dolore e inquietudine.
La band di Seattle ha saputo convogliare tutto questo straniamento in parole e musica, facendole eruttare in un lavoro che è diventato la quintessenza del grunge.
Atmosfere ebbre della felicità per il malessere creato dal “vivere”.
Smells Like Teen Spirit, Come As You Are e Lithium sono brani diventati emblemi: canzoni che dietro la disarmante semplicità della costruzione musicale, riescono a miscelare la calma esplosiva dei testi all’armonia gracchiante delle chitarre.
Oltre che di storia della musica, si parla di bellezza, una bellezza effimera, riassunta in una delle ultime frasi scritte da Cobain prima del suicidio (?): << E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente>>.

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
Smells Like Teen Spirit, Come as You Are, Lithium

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The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness
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