Archivio tag: new wave

Depeche Mode

Spirit

Sony BMG, 2017
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You’ve been kept down
You’ve been pushed ’round
You’ve been lied to
You’ve been fed truths
Who’s making your decisions?
You or your religion
Your government, your countries
You patriotic junkies

Where’s the revolution
Come on, people
You’re letting me down
Where’s the revolution
Come on, people
You’re letting me down

Bentornati Depeche Mode.
Bentornata atmosfera elettronica potente, stratificata: grassi turbinii di bassi evocativi, spettacolari beat su più registri e naturalmente sintetizzatori e campionatori a go-go che fanno erompere carezze per le orecchie. Sperimentale come sempre.
Bentornate alle canzoni che sembrano parlano direttamente a chi ascolta: a volte ambigue, a volte dirette, a volte arrabbiate. Personalità si intrecciano e si mescolano tra i brani, dicono quello che devono dire senza mezzi termini, mai fuori luogo perfino quando paiono protestare contro il vuoto evocativo della vita stessa. È chiaro il loro pensiero e anche il suo contrario, le loro verità e le loro antitesi.
Bentornata alla pirotecnica attenzione compositiva costante e quasi maniacale, ben intessuta e furibonda di un impasto sonoro talvolta imprevedibile: ti si cuce addosso fino alle ossa, quasi un deliquio sonoro.
Bentornata alla voglia di rinascita, si sussegue in una catena ininterrotta di indagini sugli stati d’animo, così complessi, veritieri, brutali, personali, imprevedibili. Ci si rivede negli eventi con equilibrio e slancio verso il futuro
Bentornati Depeche Mode.
…ah! L’ho già scritto?

Ascolta quattro brani tratti dall’album
Where’s the Revolution, Scum, Poison Heart, So Much Love

Ascolta i remixes
Where´s The Revolution (Dominatrix Remix)
Scum (Difference electric remix)
Poison Heart (Tripped Mix)
So Much Love (Master Beat Remix)

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Album dei Depeche Mode
Wicked Expectation – Visions
Royksopp – Melody A.M.

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Jonathan Miller, Jonathan – Stripped : i Depeche Mode messi a nudo
Laura Gerevasi – Le canzoni dei Depeche Mode

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Depeche Mode. 101
Depeche Mode – Touring the angel

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The Smiths

The Queen is Dead

Rough Trade, 1986
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Send me the pillow
The one that you dream on
Send me the pillow
The one that you dream on
And I’ll send you mine…

La band The Smiths nasce nel 1982, grazie all’incontro tra il chitarrista e giornalista musicale John Maher e lo scrittore Steven Patrick Morrissey, conosciuto semplicemente come Morrissey. Ci troviamo a Manchester. Il 1982 segna, inoltre, l’apice di una profondissima crisi economica e strutturale che influenzerà tutta la discografia degli Smiths.

The Queen is Dead è il terzo album della band inglese. Inutile dire che, come suggerisce il titolo, la vena politica fortemente anti monarchica è il perno di questo capolavoro. Dai testi scopriamo che buona parte della popolazione era senza riscaldamento, senza un lavoro stabile e vessata dalla politica intransigente. Morrissey traduce tutto questo dolore in una rabbia soffice ma profondamente tagliente in pieno stile underground britannico.

La title track, The Queen is Dead, definisce appunto la monarchia come un organismo anomalo “del tutto contro ogni nozione di democrazia, oltre che un mistero per molte persone… per essere protetti da ogni eventuale indagine sulle loro ridicole storie, sui loro abiti da sposa e sui loro drammi da romanzi soap”. Appena la batteria e la sequenza di basso entrano in gioco si darà vita a una sensazione avventurosa e irriverente che perdurerà per tutto il disco. In I Know Is Over, le atmosfere si dilatano sfociando nelle influenze blues, trasmettendo quella malinconia, utile a stemperare la rabbia lasciando anche un veno di trasognata speranza. I singoli che faranno da traino nelle classifiche di vendita saranno la struggente The Boy With The Thorn In His Side, Bigmouth Strikes Again, Panic divenuta famosa per l’invettiva contro le discoteche e la loro musica ma soprattutto Ask divenuta il manifesto degli Smiths proprio per il ritmo travolgente (ripresa anche dai nostri Tre Allegri Ragazzi Morti). Con Some Girls Are Bigger Than Others si ritorna alle chitarre sperimentali segnando un disco di passaggio, accompagnato da un clamoroso successo e inevitabili polemiche politiche. The Queen is Dead firma il capolavoro della band che più di altre ha segnato le generazioni successive nell’immaginario sonoro ma soprattutto poetico e politico.

Se ti è piaciuto questo disco ascolta anche:
The Smiths – Hatful of Hollow

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Ragazzo da parete - Stephen Chbosky

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This is England – Shane Meadows

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The Ting Tings

We Started Nothing

Columbia, 2008
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Fed up with your indigestion
You swallow words one by one
Folks got high at a quarter to five
Dont you feel youre growing up undone?

We Started Nothing è il disco d’esordio del duo inglese de The Ting Tings.
Lei, Katie White, è grintosa quanto basta da sembrare sfacciata, ti ringhia addosso la potenza delle note e spiazza con i ritornelli delle canzoni, seriamente ironici che si fanno cantare a squarciagola.
Lui, Jules De Martino, gran percussionista, amalgama i suoni e crea riff che quando si ascoltano la prima volta sembrano insipidi, ma poi fanno venire l’acquolina in bocca.
Great Dj è il brano portante di tutto l’album, un brano da heavy rotation: ridotto ai minimi termini come composizione, da questo suono minimale si scatena un sound deciso, dal beat ruvido, ubriacante.
Decisamente un riuscito lavoro di gruppo.
In parte pop, in parte indie, comunque sempre condito da una spruzzata di elettronica che non guasta mai, We Started Nothing è un album dal facile ascolto e lascia buone sensazioni.
Ha un’unica pecca: dura poco. Come tutte le cose belle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Great DJ, Shut Up and Let Me Go, Be The One

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Calvin Harris – Acceptable in the 80s
The Asteroids Galaxy Tour – Fruit
Primal Scream – Xtrmntr

… e guarda anche
La felicità porta fortuna – Mike Leigh

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Klaxons

Surfing the Void

Polydor, 2010
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Echoes from the other world turn the horizons into
endless ever present
Echoes, Many other worlds true horizon makes the
endless ever present
Echoes into other worlds true horizons into the
endless ever present
Echoes, Many other-worlds true horizon start to turn

Surfing the Void è il secondo album della band londinese dei Klaxons.
Sin dal singolo Echoes si capisce cosa ci dobbiamo aspettare: grassi turbinii di bassi evocativi, spettacolari beat su più registri, e, naturalmente, sintetizzatori e campionatori a go-go che fanno erompere carezze per le orecchie. Il tutto unito ad una costruzione delle canzoni molto sperimentale.
Questo LP si ascolta con piacere, ha una sua personalità perché si sente che i brani sono scaturiti da un conflitto interiore: nel void (il vuoto) si esaltano i vocalizzi del cantato quasi come fossero fuochi pirotecnici, esaltazioni alla Donnie Darko.
Brani come Flashover esaltano l’attenzione compositiva costante e quasi maniacale, ben intessuta e furibonda di un impasto sonoro talvolta imprevedibile.
I Klaxons dicono sempre senza mezzi termini il loro pensiero e anche il suo contrario, le loro verità e le loro antitesi.
E i padiglioni auricolari vi ringraziano.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
EchoesSurfing the Void, Flashover

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
The Twang – Wide Awake
Artic Monkeys – Brianstorm
Dirty Pretty Things – Bang Bang You’re Dead

… e leggi anche
La banda dei brocchi – Jonathan Coe

… e guarda anche
Grazie, Signora Thatcher di Mark Herman

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Depeche Mode

Delta Machine

Columbia, 2013
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Sometimes I slide away
Silently
I slowly lose myself
Over and over
Take comfort in my skin
Endlessly
Surrender to my will
Forever and ever

Bene: sulla copertina del disco c’è scritto “Depeche Mode” : ma non basta. Le note e le parole devono essere in grado di tessere ragnatele di melodie evocative che distendano i sensi nelle tre dimensioni.
Succede tutto questo? Oh si, eccome.
La voce di David Gahan sobbalza drammaticamente appagata (forse in una ricerca di catarsi dovuta anche alle vicende personali) raggiungendo vette di profonda estasi, quasi una voce primordiale prestata all’elettronica.
Martin Lee Gore & Andrew John Fletcher tessono ritmi quasi augustei, fieri ed energici per poi virare verso riff terribilmente attuali, segno di una passionalità compositiva come poche.
Ancora una volta i Depeche Mode fanno centro con una raccolta a tratti indecifrabile (ma questa è la loro cifra stilistica), alternando dissonanze torve, meditative e massimamente minimal a esplosioni vigorose di energia.
Dopo più di trent’anni sulle scene, ancora una volta la band inglese regala perle musicali.

Ascolta quattro brani tratti dall’album
Heaven, Soothe My Soul, AngelShould Be Higher

Ascolta i remixies
Depeche Mode – Heaven (Fremason Radio Mix)Depeche Mode – Soothe My Soul (Steve Angello & Jacques Lu Cont Remix)Depeche Mode – Should Be Higher (Naweed Mix)

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Eurythmics – Here Comes The Rain Again
Inxs – Devil’s Party
Garbage – Blood For Poppies
Orchestral Manoeuvres in the Dark – Night Cafe

… e leggi anche
Stripped. I Depeche Mode messi a nudo – Jonathan Miller

… e guarda anche
Depeche Mode. 101

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Rover

Rover

Cinq7, 2012
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Puoi quasi vederla, la figura imponente di Timothée Regnier, stagliarsi nella luce su un palcoscenico altrimenti buio, stretta al microfono e alla chitarra a declamare versi pieni di serena nostalgia e ricordi, di distanza e speranza.
Rover, suo nome d’arte e album d’esordio, è un’oscura magia in undici pezzi, una voce profonda e intensa che sa però anche librarsi in un fascinoso falsetto e una scrittura sviluppata pienamente in canzoni spesso bellissime, che fondono con teatralità ed emozione Bowie, Gainsbourg, i bassi corposi della new wave contemporanea e atmosfere noir per un risultato del tutto personale.
Una sequenza perfetta che dall’opener Aqualast, uno dei grandi singoli del 2012, si snoda tra ritmi lievemente più sostenuti (Remember, Tonight) e ballate piene di fascino “nero” (l’acida Queen Of The Fools, l’ipnotica Wedding Bells, l’inquietante falsetto di Late Night Love), jangle-pop decadente (le gemelle Lou e Champagne), fino al finale orchestrale di Full Of Grace, ritornello epico che risuona come una vera dichiarazione d’identità e condensa in sé il meglio di un album memorabile.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Aqualast, Lou, Late Night Love, Full Of Grace
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Interpol – NYC
David Bowie – Life On Mars
John Grant – Queen Of Denmark
Serge Gainsbourg – Ballade de Melody Nelson
 
…e leggi anche
Tu metteresti l’universo intero – Charles Baudelaire
David Nicholls – Un giorno

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The Smashing Pumpkins

Mellon Collie And The Infinite Sadness

Virgin Records, 1995
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Che nella testa non ancora completamente calva di Billy Corgan si nascondesse il capolavoro, era chiaro fin dall’inizio. Questo album ne fu la dimostrazione.
Ventotto meravigliose canzoni che narrano lo straordinario e fantasioso casino dell’adolescenza nel bel mezzo degli anni ’90, con le chitarre che piangono urlano accarezzano stridono sopra testi indimenticabili, una voce nasale e capricciosa e una batteria (Jimmy Chamberlin) che apre voragini nel pavimento. E quei video…
Gli Smashing Pumpkins non saranno mai più gli stessi, dopo questo album; ma la loro missione di cambiare la vita di molta gente era già stata compiuta: ascoltatelo e il mondo, almeno per un po’, non sembrerà più un vampiro.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Tonight, Tonight, Bullet With Butterfly Wings, 1979
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Silversun Pickups – Lazy Eye
Trail Of Dead – Caterwaul
My Bloody Valentine – Sometimes

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The Strokes

Is This It

RCA, 2001
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New York brulica. New York vive. New York respira.
E, soprattutto, suona: questo album non potrebbe essere stato scritto in nessun altro luogo.
Gli Strokes del 2001 sono due chitarre da quattro soldi, un basso preciso, una batteria di cartone e una voce annoiata; niente additivi chimici o trucchi elettronici.
Ah, dimenticavamo il piccolo dettaglio: undici canzoni formidabili che in mondi di tre minuti raccolgono tutto quello che di bello ed eccitante è successo al rock’n’roll della Big Apple dalla metà degli anni ’70 ad oggi.
Nessuna antologia rock del nuovo millennio può fare a meno di canzoni come Last Nite, New York City Cops, Soma, Someday o Hard To Explain. E nemmeno di tutte le altre.
Perché in certi album, è come se il CBGB’s non avesse mai chiuso!
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Last Nite, Someday, New York City Cops
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The Libertines – Time For Heroes
Television – Venus
 
Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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