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The Velvet Underground

The Velvet Underground

MGM Records, 1969
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If I could make the world as pure
and strange as what I see,
I’d put you in the mirror
I put in front of me.

The Velvet Underground & Nico, nel 1967, rivoluziona la musica del Novecento, dando vita a un universo di perversione e dolcezza a oggi ineguagliato.
Qualche mese dopo, l’oscurità è totale: abbandonato il lato estatico delle ballate della chanteuse Nico, White Light/White Heat dona al mondo un nero pece di pura estetica punk rumorista, sigillato dall’immortale delirio sessuale di Sister Ray.
Comprensibile che le personalità forti del gruppo vengano a scontrarsi: Lou Reed assume definitivamente il controllo della creatura-Velvet, liberandosi dell’anima sperimentale di John Cale. Al suo posto, la faccia pulita di Doug Yule.
Ne nasce un’altra spiazzante meraviglia omonima, The Velvet Underground, che di nuovo coglie di sorpresa e di nuovo spezza il cuore.
Reed mette mano a canzoni che spandono dolcezze amare: Candy Says, il suono degli occhi umidi del risveglio; Pale Blue Eyes, tanto intima che il chitarrista Sterling Morrison ne dirà: “Se io avessi scritto una canzone come quella, non ti permetterei di suonarla”.
Ma c’è tutto ciò che serve per respirare, qui dentro: il rock’n’roll che è solo e soltanto Velvet, ipnosi di chitarre secche e taglienti (What Goes On, Beginning To See The Light); il singolare country-pop di That’s The Story Of My Life, l’amara meditazione di I’m Set Free e la preghiera laica di Jesus; i nove minuti di sperimentazione di The Murder Mystery, con quattro storyline intrecciate, e i due di pura innocenza di After Hours, la voce stonata e dolcissima della batterista Maureen Tucker a guidare una tenera danza.
Inutile, qui, raccontarvi gli inenarrabili capolavori che da questo prenderanno le mosse: le melodie annebbiate del primo R.E.M., il dolore raggomitolato del terzo Big Star.
Quel che conta è il senso di smarrimento ed emozione infinita, vivo a ogni nuovo ascolto.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Big black car – Big Star
Fa Cé-La – The Feelies
Our way to fall – Yo La Tengo
Radio Free Europe – R.E.M.
These days – Nico

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Soap&Skin

Lovetune for Vacuum

Play It Again Sam Records, 2009
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Un corpo giace sul pavimento di una stanza buia, mentre un pianoforte tesse la melodia grave e drammatica di Sleep.
E’ così che l’immenso talento di Anja Plaschg si schiude al mondo, una voce che racconta di paure e tormenti, di amore e morte, di gelo e isolamento.
A volte si intravede una speranza tenera e ingenua ed è forse per questo che Cry Wolf, Brother Of Sleep o Mr.Gaunt Pt 1000 sono gioielli che si sciolgono in incantesimi fatati di infinita dolcezza.
Altrove l’ombra ha la meglio e la voce è preda delle ansie più cupe, quasi sepolta nei clangori di Marche Funèbre, fino a strozzarsi nell’urlo raggelato all’apice dell’inquietudine di Spiracle e a tacere in Turbine Womb o nel magma elettronico di DDMMYYYY.
La verità è che basterebbe un solo attimo di Cynthia per capire quanto questa sia musica più grande della vita: l’attimo in cui il pianoforte di Anja, inseguendo i tumulti del cuore, precipita in una cascata di note mentre la voce si inerpica fino a un coro celestiale per poi cadere prostrata in un dolce sonno.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Sleep, Cry Wolf, Spiracle, Cynthia
 
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Nico – Afraid
Perfume Genius – Dark Parts
Tim Hecker – Chimeras
Cat Power – I Don’t Blame You
 
…e guarda anche…
Lasciami Entrare – Tomas Alfredson

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Anna Calvi

Anna Calvi

Domino, 2011
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Quanta personalità, quanta intensità nell’esordio di Anna Calvi: la sua chitarra virtuosa e la sua voce incredibile, cavernosa e cristallina, lirica e sussurrata, penetrano nelle ossa fino al cuore, per non lasciarlo più.
In meno di quaranta minuti, la tenebrosa Anna ci regala brani memorabili che uniscono le atmosfere dark di Nico all’estasi di PJ Harvey e alla forza di Patti Smith, frullandoli in un concentrato di fascino indescrivibile che letteralmente esplode in piccoli capolavori di pop “noir” come Desire, Suzanne & I o Blackout e in ballate strappacuore come First We Kiss e Morning Light.
Canzoni di fuoco e di ghiaccio, come non si sentivano da tanto, tanto tempo; canzoni che non se ne andranno.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Desire, Blackout, Suzanne & I
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
PJ Harvey – Down By The Water
Nick Cave & The Bad Seeds – The Weeping Song

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