Archivio tag: nirvana

Rockin’1000

That’s live – Live in Cesena 2016

2017, RCA Records Label
avatar

Postato da
il

Giuro di suonare solo le note che servono non una di più,
Giuro di non suonare durante le pause
Giuro di andare sempre a tempo con il click e con le luci verdi e rosse
Giuro che ci divertiremo come pazzi

 

Quello che se sembrava un sogno visionario si è materializzato in un evento da Guinness dei primati, in un concerto ed infine in questo album.

Più di 1000 tra musicisti e cantanti si sono ritrovati a Cesena per un incontro memorabile.

Il tutto nasce dalla mente di Fabio, che per convincere i Foo Fighters ad organizzare un concerto nella sua città, Cesena, ha realizzato ciò che sembrava impossibile, convincere un numero esorbitante di musicisti che non si conoscevano a suonare tutti insieme.

La performance è stata documentata in un video che è diventato subito popolarissimo su yuotube, al punto che Dave, il cantante dei Foo Fighters si è lasciato convincere e lo ha comunicato a suo volta in un video.

Visto l’incredibile successo del primo evento, l’orda dei mille rockers ha voluto rilanciare la posta in gioco con un intero concerto che si è tenuto, sempre a Cesena, il 26 luglio 2016, in cui sono stati suonati 17 brani, tra cui:

1 – Bitter Sweet Symphony – The Verve
2 – Come Together – The Beatles
3 – Gold On The Ceiling – The Black Keys
4 – Born To Be Wild – Steppenwolf
5 – Jumpin’ Jack Flash – The Rolling Stones
6 – It’s A Long Way To The Top – AC/DC
7 – C’Mon Everybody – Eddie Cochran
8 – Seven Nation Army – The White Stripes
9 – BlitzKrieg Bop – Ramones
10 – Smells Like Teen Spirit – Nirvana
11 – Rebel Rebel – David Bowie
12 – Police On My Back – The Clash
13 – People Have The Power – Patti Smith
14 – Rockin’ In The Free World – Neil Young
15 – Song 2 – Blur
16 – Medley – Jimi Hendrix e Led Zeppelin
17 – Learn To Fly – Foo Fighters

Dalla registrazione del concerto è nato un album, pubblicato il 27 gennaio 2017.

Ascolta tre brani dell’album:
Smells like teen spirit
Learn to fly
Rebel rebel

Sito ufficiale

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche;
Foo Fighters, There Is Nothing Left to Lose
Nirvana, Nevermind
David Bowie, Diamond dogs

 

Leggi tutto ►

Caparezza

Museica

2014, Universale Music Group
avatar

Postato da
il

Museica è il mio museo, la mia musica, il mio album numero 6. [...] È un album ispirato al mondo dell’arte, l’audioguida delle mie visioni messe in mostra. Ogni brano di Museica prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste dunque una traccia che possa rappresentare l’intero disco, perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato.

Il punto focale dell’intero di album è incentrato interamente sulle opere d’arte: Caparezza immagina di accompagnare il suo ascoltatore attraverso le sale di un museo in cui sono esposte le opere d’arte che hanno ispirato le relative canzoni. La parola Museica nasce dalla fusione delle tre parole: museo, musica e sei (perchè questo è il sesto album dell’artista)
La scenografia che ha accomoagnato il relativo tour è stata disegnata dall’artista surrealista Domenico Dell’osso.
Album è nato nei musei ed è stato concepito in maniera quasi inconscia: il propulsore è il museo di Van Gogh. Infatti Mica van Gogh è il primo brano scritto ed è ispirato ad un’opera che lo stesso Van Gogh considerava dedicata al rapporto col padre.
Caparezza inoltre ha dichiarato che per lui i Tagli di Fontana sembrano delle coltellate per questo la canzone Compro Horror ha un senso delittuoso, mentre per China Town si è immaginato della china da cui uscivano le parole della sua prima ballad.
Nell’ottobre 2014 Museica vince la Targa  Tenco come “album dell’anno”,

La prima traccia, Canzone dell’entrata, infatti si presenta coma un vero e proprio benvenuto alla gente che fa la fila per entrare. La canzone è concepita senza ritornello e con un tono dimesso proprio perché è solo un’introduzione al museo vero e proprio.
Le altre canzoni si ispirano alle seguenti opere:

Avrai ragione tu (Ritratto): My God, help Me to Durvive this Deadly Love di Dmitri Vrubel
Mica Van Gogh:  Natura morta con Bibbia di Vincent van Gogh,
Non me lo posso permettere: Tre studi di Lucian Freud di Francis Bacon
Figli d’arte: Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya,
Comunque Dada:  L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp,
Giotto beat: uno dei coretti della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto
Cover:  Banana di Andy Warhol
China Town: Quadrato nero di Kazimir Severinovič Malevič.
Canzone a metà: varie opere incompiute come i Prigioni diMichelangelo Buonarroti, la Turandot di Giacomo Puccini e Il sogno di Dickens diRobert William Buss,
Teste di Modì: Ritratto di Jeanne Hébuterne di Elmyr de Hory
Argenti vive: Virgil Pushes Filippo Argenti Back into the River Styx di Gustave Doré
Compro horror: Concetto spaziale, attesa di Lucio Fontana,
Kitaro: Hiratsuka di Shigeru Mizuki.
Troppo politico: Il quarto stato  di Giuseppe Pellizza da Volpedo
Sfogati: Testa di tigre di Antonio Ligabue.
Fai da tela: The Little Deer di Frida Kahlo.
È tardi: La persistenza della memoria di Salvador Dalí,

L’album si conclude con Canzone all’uscita, il commiato di Caparezza dopo la visita al suo particolarissimo museo.

In un album concepito come questo, scegliere tre brani da segnalare è veramente difficile. Per questo, questa volta farò un’eccezione e vi sergnalo, rigorosamente in ordine di uscita, i primi tre singoli estratti:

Cover
E’ tardi
China town

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Ivan Graziani, Monna Lisa
Nirvana, Nevermind

E leggi anche:
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo
Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla

E guarda anche:
Shawn Levy, Una notte al museo

 

Leggi tutto ►

David Garrett

Rock Symphonies

Decca, 2010
avatar

Postato da
il

Impossibile non amare a musica.
È poesia di suoni e melodie a cui non puoi resistere.
[ David Garrett ]

Con la musica, talvolta, bisogna flirtare…
…e David Garrett fa proprio il piacione.
Scherzi a parte: la sua bravura come violinista era già nota prima di questo disco, talmente bravo da entrare a far parte del Guinness dei Primati per aver eseguito il celeberrimo motivo de Il Volo del Calabrone di Rimskij-Korsakov in solo 1 minuto e 6 secondi.
Poi l’illuminazione: creare un crossover contaminando musica classica e generi lontani (ma neanche poi tanto) come pop, rock, grunge oppure riarrangiare brani in una chiave totalmente nuova. Rock Symphonies è questo.
Accordi dal sapor di dura roccia come quelli di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana vengono eccitati ulteriormente dalla furiosa interpretazione orchestrale.
Oppure l’unione fra Le Quattro Stagioni di Vivaldi e Vertigo degli U2 spiazza e diverte.
Da “semplice” violinista David è diventato violinista rock, mantenendo la semplicità d’esecuzione che sempre lo ha contraddistinto mentre vola di nota in nota con il suo Stradivari.
Il grande liutaio cremonese mai avrebbe pensato che dai suoi strumenti potesse sprigionarsi tutta quella energia.
…ma questo è uno dei tanti poteri della musica.

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
Smells Like Teen Spirit, Vivaldi vs. Vertigo, November Rain, Asturias

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Niccolò Paganini
Uto Ughi
Salvatore Accardo

… e leggi anche
Paolo D’Antonio – Paganini
Enzo Porta – Il violino nella storia
Uto Ughi – Quel diavolo di un trillo

… e guarda anche
Bernard Rose – Il violinista del diavolo
Scott Hicks – Shine
Milos forman – Amadeus

… e visita anche
Il Museo del Violino di Cremona

Leggi tutto ►

Casino Royale

Sempre più vicini

Black Out, 1995
avatar

Postato da
il

1995 punto è l’anno astrale
E questo è l’equipaggio che continua a cercare
Come fare, come comunicare
Come ti dico dico, devi decodificare il mio messaggio
Che, verso il 2000 resta “pronti al peggio”
E io! e io trasmetto dal secondo medioevo
Bip, bip, capitan Kirk, sono qui, riportami su!
Forme di intelligenza non ne vedo più
Random! Ora ti sto cercando
Se senti il mio messaggio allora sei al mio fianco!

Torno sulla base del pianeta Royale
Sincronizzo tutto sopra il ritmo in levare
Durante questi anni ho visto poco la casa
Ed alcuni di noi si sono persi per strada
Teen – teenager, rock – rockstar
La vita che accompagna la tua musica
La musica accompagna la mia vita
Questa sfida non e’ ancora finita

Rolling Stone Italia inserisce Sempre più vicini nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, alla posizione 34.
Non si può che essere d’accordo: nella metà degli anno ’90 i Casino Royale hanno gettato le basi per molta, moltissima musica che ascoltiamo tuttora e che abbiamo ascoltato, anticipando e influenzando gran parte della scena musicale italiana.
Questo disco quasi non trova paragoni talmente fa sua la prerogativa della musica: essere lingua universale.
Una miriade di generi sapientemente miscelati passano da una canzone all’altra in un continuum sonoro spaventosamente entusiasmante: reggae velato di elettronica, ska sfumato di trip-hop, rock steady venato di nu-jazz.
Ma. C’è un ma. Non solo musica, ma anche la voce è importante…e allora il ma si vaporizza.
Giuliano Palma e Alioscia Bisceglia sono le voci perfette da accoppiare alle note intessute dal gruppo.
Giuliano dall’avvolgente tono dal sapor di lentezza cadenzata e melodica in contrasto con la sincopata metrica di Alioscia buttata quasi a caso e quindi perfetta al primo colpo.
In definitiva i Casino Royale hanno viaggiato nello spazio-tempo del prima, del durante e del dopo della musica, incuranti di aver creato un piccolo grande capolavoro.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Sempre più vicino, Anno Zero, Pronti al peggio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Casino Royale
Bluvertigo – Metallo non Metallo
P. J. Harvey – To Bring You My Love
The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness

… e leggi anche
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights
Jonathan Coe – La banda dei brocchi
David Foster Wallace – Infinite Jest

… e guarda anche
Fulvio Ottaviano – Cresceranno i carciofi a Mimongo
Gabriele Salvatores – Nirvana
Clint Eastwood – Million Dollar Baby

Leggi tutto ►

Halsey

Badlands

Astralwerks Capitol, 2015
avatar

Postato da
il

We are the new Americana,
High on legal marijuana,
Raised on Biggie and Nirvana,
We are the new Americana.

a cura di Claudio D’Errico

“Badlands” è il concept album della ventunenne cantautrice  Halsey (al secolo Ashley Nicolette Fragipane), nota inizialmente al pubblico grazie a Youtube.

Pensato come una sorta di percorso interiore, l’album rispecchia probabilmente lo stato d’animo dell’artista, affetta da disturbi bipolari.
Appare infatti quasi diviso in due: da un parte brani come Hold me down, Roman holiday, Colors,  New Americana e Drive, solari e pop; dall’altra Castle, Ghost e Control, dal mood desolato e permeato di solitudine.Il brano più conosciuto – e più commerciale – dell’opera è senza dubbio New americana.

Il cd oscilla con eleganza tra il genere pop contemporaneo ed atmosfere underground e dark: propone ritmi piani ed indolenti (Castle) e ci invita a proseguire nel viaggio al nostro interno, esortandoci ad aprirne una dopo l’altra le molteplici porte.

Secondo la critica, “Badlands” sarebbe da vedere come una sorta di continuazione del precedente EP Room 93: dalla desolazione provata in una camera d’albergo, ci si imbatte in un intero mondo di sconforto e sogni.

Potrai ascoltare Halsey dal vivo in Italia nel 2016: il tour internazionale prevede infatti anche una tappa a Milano.

Ti è piaciuto questo album? Allora guarda anche
Noi siamo infinito – Stephen Chbosky
The Hours – Stephen Daldry

e ascolta anche:
Nevermind – NIrvana

 

 

Leggi tutto ►

Royal Blood

Royal Blood

Warner Bros, 2014
avatar

Postato da
il

Articolo di Elena Stombelli

Hey Little Monster
I got my eye on you
Where are you going? Where you running to?
Hey Little Monster
You know it’s all okay
I’m gonna love you, no matter what you say
I got love on my fingers, lust on my tongue
You say you got nothing, so come out and get some
Heartache to heartache, I’m your wolf, I’m your man
I say run Little Monster, before you know who I am.

Atmosfere cupe, sound energico e potente che arriva dritto allo stomaco e lascia senza fiato. Quel fiato che si perde immergendosi fin dalle prime note nelle loro canzoni. Ritmi ossessivi e travolgenti che scuotono, in contrasto con testi graffianti ed a tratti intimi ed introspettivi. Un turbinio di sensazioni forti alternate a melodie più leggere e delicate. Una base melodica esclusivamente composta da una basso supportato da amplificatori che fa vibrare ogni cellula sin dal primo ascolto. Tutto questo arricchito da una batteria ed una voce tanto particolare ed unica quanto assolutamente riconoscibile.
Mike Kerr e Ben Thatcher sono gli artefici di tutta questa magia. Due ragazzi apparentemente anonimi sui quali non si scommetterebbe mai vedendoli giù da un palco, eppure con i loro Royal Blood sono stati considerati i “next big thing” della musica britannica. Ammirati da gruppi come Muse, Metallica, Rage Against The Machine, Led Zeppelin ed Arctic Monkeys. Sono stati scelti da questi ultimi per suonare a Finsbury Park ed hanno già calcato palchi di notevole importanza. Inseriti nella lista delle band impedibili del panorama musicale britannico, portano con loro le tracce delle band da cui sono stati influenzati come i Queens of The Stone Age, I Nirvana, Jack White ed i suoi White Stripes.
Singoli come “Little Monster” e “Ten Tonne Skeleton” con i loro riff potenti, ritmi coinvolgenti e freneticamente cupi, sono solo un piccolo assaggio del loro pazzesco album di debutto: Royal Blood, che ha raggiunto il più alto numero di vendite in Gran Bretagna per una rock band debuttante.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Figure it out, Little Monster, Ten Tonne Skeleton

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Queens Of The Stone Age – …Like Clockwork
Jack White – Lazaretto
Nirvana – In Utero

…e leggi anche:
Così è (Se vi pare) – Luigi Pirandello

…e guarda anche:
I bambini di Cold Rock – Pascal Laugier [ VM 14 ]

Leggi tutto ►

Dino Buzzati

Il deserto dei tartari

Mondadori, 2012, 202pg
avatar

Postato da
il

A poco a poco la fiducia si affievoliva. Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

Questo romanzo di Buzzati venne pubblicato nel 1940 e lo decretò da quell’anno, nella folta schiera dei grandi autori del Novecento italiano; e se ben tuttavia siano passati più di settant’anni da quella data, queste parole e questo racconto restano pur sempre attuali e forti.
Come avrete compreso dalla citazione iniziale si tratta di un romanzo che parla della solitudine dell’uomo, in modo onesto e trasparente: sincero, che per quanto amore esista anche la solitudine esiste, ed è un sentimento pieno e concreto che tutti, di noi, si riesce a toccare.
Ma non è solo quello. Si tratta anche di un racconto di speranza e di attesa, che in fondo altro non sono che componenti fondamentali della nostra vita. La speranza che il meglio debba ancora venire, che qualcosa succederà e che noi saremo pronti ad affrontarlo, ed è per questo che tutti i giorni ci alziamo e combattiamo i “Tartari”; e poi l’attesa. Perchè non c’è speranza senza attesa.
Ci sentiamo dire di smettere di aspettare qualcosa che arriverà, di uscire fuori e prendercelo, eppure, ci sono momenti in cui, e questo racconto ne è la “prova”, la vita non è fatta e non può essere fatta d’altro che d’attesa. Posso raccontarvi dettagli della trama di questo romanzo, se volete. Il protagonista è questo Tenente Giovanni Drogo e il posto in cui aspetterà tutta la vita è la Fortezza Bastiani, ultimo baluardo di un impero molto vasto, che però si trova in un punto strategico e di difficile attacco: il deserto.
Tuttavia la parte davvero interessante del libro, non sta certo nel dove e nel nome dei protagonisti; ma sono le magiche allegorie di Buzzati. Il deserto, il luogo isolato in cui le visioni e la perdita della cognizione del tempo sono abitudine; e appunto la fuga del tempo, il continuo ripetersi di un ciclo di gesti che si perde e riprende sempre uguale a sé stesso. L’angoscia, vista per intero, come se si potesse toccare e conoscere: che probabilmente a conoscerla si è più preparati, alla vita, dico.
Ultima citazione che vorrei leggeste di questo testo, riguarda proprio loro: i Tartari, perchè nel romanzo di questi non si fa altro che parlarne, e tanto, per cui fateci caso, e fate in modo che di quello che è fatta la vostra vita, non si faccia solo che “parlarne tanto”.
I Tartari… I Tartari… Da principio sembra una stupidaggine, naturalmente, poi si finisce a crederci lo stesso, almeno a molti è successo così, effettivamente.

Ascolta anche
Nevermind – Nirvana

Guarda anche
Il deserto dei tartari – Valerio Zurlini

Prenotalo qui oppure scarica l’ebook gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

Leggi tutto ►

Nirvana

Nevermind

Geffen, 1991
avatar

Postato da
il

Come as you are, as you were,
As I want you to be
As a friend, as a friend, as an old enemy.
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late.
Take a rest, as a friend, as an old memoria

Nervermind.    Nirvana.    Sarebbe sufficiente questo.

Non è un album dei Nirvana, è IL disco capolavoro assoluto di Kurt Cobain, della sua voce disperata, straziata e della sua chitarra sguaiata e menefreghista, di Dave Grohl e della sua batteria intimista eppur rabbiosa, di Krist Novoselic e del suo basso cupo, celestialmente infernale.
Gran giorno il 24 settembre 1991 quando uscì: ma perché è un album fondamentale della storia della musica? Perché parla a nome di una generazione che si è sentita persa in partenza, affacciata alla vita e della quale non sapeva riconoscere i problemi e che da loro è stata travolta, provando frustrazione, angoscia, rabbia, dolore e inquietudine.
La band di Seattle ha saputo convogliare tutto questo straniamento in parole e musica, facendole eruttare in un lavoro che è diventato la quintessenza del grunge.
Atmosfere ebbre della felicità per il malessere creato dal “vivere”.
Smells Like Teen Spirit, Come As You Are e Lithium sono brani diventati emblemi: canzoni che dietro la disarmante semplicità della costruzione musicale, riescono a miscelare la calma esplosiva dei testi all’armonia gracchiante delle chitarre.
Oltre che di storia della musica, si parla di bellezza, una bellezza effimera, riassunta in una delle ultime frasi scritte da Cobain prima del suicidio (?): << E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente>>.

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
Smells Like Teen Spirit, Come as You Are, Lithium

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Foo Fighters – One by One
The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness
Pearl Jam – Vitalogy

… e leggi anche
Tuono Pettinato – Nevermind
Richard Steep – Kurt Cobain : Nevermind

… e guarda anche
Una vita al Massimo – Tony Scott
Singles – Cameron Crowe 

Leggi tutto ►

Pixies

Doolittle

4AD, 1989
avatar

Postato da
il

Con l’esordio Surfer Rosa, i Pixies avevano creato praticamente dal nulla uno stile originale, basato su asprezze noise e stralunate melodie pop; con il Doolittle dell’anno successivo il focus si sposta sulle canzoni, mai così immediate e cantabili. Quindici brani su cui si formeranno legioni di musicisti, a partire da Kurt Cobain.
Debaser presenta tutti i tratti tipici della Pixies-song perfetta: basso metronomico, batteria eccitatissima, chitarre slabbrate debitrici tanto del rock alternativo quanto dei sixties. E poi le voci: l’urlo maniacale di Black Francis e i soavi controcanti di Kim Deal (alzi la mano chi non si è innamorato almeno una volta della sua versione giovane) a sputare versi nonsense che citano Luis Bunuel e il suo Un Chien Andalou.
Il miracolo si ripete nei pezzi successivi, dalla melodia cristallina di Wave Of Mutilation alla tensione enfatica che chiude l’album con Gouge Away, dall’ironico giocattolino pop La La Love You alla pura nevrosi declinata di volta in volta con toni hard (No 13 Baby), punk (Crackity Jones), perfino ska (Mr.Grieves) e blues (Silver).
Proprio nel mezzo, quasi nascosti, stanno i due capolavori assoluti della raccolta: Here Comes Your Man, ariosa di chitarre surf e cori sguaiati, e Monkey Gone To Heaven, scura e fascinosa, resa immortale dagli inserti d’archi e dal consueto blaterare di Black, questa volta a tema più o meno religioso (“if man is 5 and the devil is 6, then God is 7”). Una canzone davvero iconica, che offre lo spunto per la splendida copertina e ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo una delle band più influenti di sempre.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Sliver – Nirvana
A Good Idea – Sugar
Cannonball – Breeders
Tired Of Sex – Weezer

Leggi tutto ►

Pearl Jam

Vitalogy

Epic, 1994
avatar

Postato da
il

Some die just to live

Leggenda vuole che, aggirandosi in un mercatino delle pulci, Eddie Vedder si sia imbattuto in un’enciclopedia di cent’anni prima chiamata Vitalogy, piena di considerazioni pseudoscientifiche e assurdi suggerimenti per una vita migliore. Da qui prendono vita artwork e concept del terzo disco dei Pearl Jam, registrato nel periodo più drammatico della storia della band, dilaniata da rapporti interni tesissimi che si riflettono in composizioni ruvide e arrangiamenti quasi improvvisati in studio.
Ne viene forse il loro miglior album con il successivo No Code, che sancirà la fine del periodo più creativo del gruppo, nonché uno dei simboli degli anni Novanta.
Scuro e sperimentale, rabbioso e intensissimo, Vitalogy si allontana di molto dal classico hard-rock dei successi milionari Ten e Vs. per abbracciare uno spettro sonoro più ampio: da un lato, le sfuriate punk Spin The Black Circle (ode al vinile scelta provocatoriamente come primo singolo, stravolta dall’urlo definitivo di Vedder) e Whipping; dall’altro, le ballate psichedeliche e sognanti Nothingman e Immortality, oggi come allora capaci di toccare corde nascoste con disarmante facilità.
Il resto è pura essenza Pearl Jam: il r’n’r ossessivo di Last Exit e la minacciosa Not For You, ma, soprattutto, due meraviglie come Corduroy e Better Man, refrain pop-rock da antologia che rischiò di finire fuori dall’album perché considerata troppo commerciale.
Un lavoro dall’umore nero, tutto centrato sulla caducità della vita umana, la malattia e la psicosi, prisma attraverso cui il cantante proietta tutte le difficoltà legate alla gestione del successo (le stesse che si era trovato ad affrontare Kurt Cobain nello stesso periodo), che regala liriche e la solita voce da brivido e tocca apici di insana follia in alcuni esperimenti sonici (il canto ubriaco per fisarmonica di Bugs, gli otto minuti rumoristi di Stupid Mop) concepiti apposta per allontanare l’ascoltatore occasionale.
Un vero capolavoro scomodo e radicale, tanto sincero da far male, con le lacerazioni che ogni rito di passaggio porta con sé.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Scentless Apprentice – Nirvana
Tonight’s The Night – Neil Young
Beyond The Threshold – Husker Du

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

Leggi tutto ►