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The Shins

Oh, Inverted World

Sub Pop, 2001
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Oh, inverted world
if every moment of our lives were cradled softly
in the hands of some strange and gentle child
i’d not roll my eyes so.

E’ un mondo storto, un mondo di teste tanto sognanti da rimanere appese al cielo, quello che canta James Mercer nell’esordio dei suoi Shins, uno degli album cardine dell’indie-pop dello scorso decennio.
La sua voce dolce e acuta è la prima cosa che sentiamo dopo qualche secondo di un fischiettio sfocato ed è la nostra guida in un vero paradiso di melodie tanto elaborate quanto immediate, fatte solo di chitarre, basso, tastiere e batteria. E della materia dei sogni.
Storie di tristi periferie e di fuga, di ragazzi solitari e gente che non sa bene che farsene dei sentimenti, malinconie di amori passati e canzoni memorabili: dall’elettricità saltellante di Caring Is Creepy e Know Your Onion! alle spettacolari melodie kinksiane di One By One All Day e Girl Inform Me; dall’atmosfera sacrale di Your Algebra alla soffusa perfezione di Weird Divide e del crescendo di The Past And Pending.
Circa a metà programma, poi, s’incontra il vero capolavoro, un’elegia acustica che, nonostante l’amarezza quasi rabbiosa del testo, ha il sapore tenero dell’incontro di due sorrisi un po’ ammaccati: si chiama New Slang e sa mettere il cielo in una stanza.
 

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