Archivio tag: omosessualità

Jandy Nelson

Ti darò il Sole

2015, Rizzoli
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«Eravamo tutti in rotta di collisione l’uno verso l’altro, inevitabilmente. Ci sono persone che sono destinate a stare nella stessa storia.»

Noah e Jude, gemelli, a tredici anni sono legatissimi. A raccontarcelo è il taciturno Noah, che passa il tempo a disegnare e a sfuggire ai bulli di quartiere, mentre la sorella, moto perpetuo, si tuffa dalle scogliere e ha il sole sulle labbra. Quattro anni dopo, però, Noah e Jude non si parlano nemmeno. Il testimone del racconto passa a Jude, spettatrice dell’eclissi che ha colpito entrambi e tutta la loro famiglia. Noah accetta di mettere da parte il suo sogno per omologarsi alle aspettative collettive e Jude si trova, suo malgrado, a portare avanti i desideri della madre che però tradiscono la vera vocazione della figlia ormai rassegnata nel ruolo della “diversa” e della “pecora nera” della famiglia.

 “Ti darò il sole” è il secondo libro di Jandy Nelson – pubblicato nel 2014 in lingua originale con il titolo “I’ll give you the Sun” – arrivato in Italia grazie alla Rizzoli dopo aver vinto nel 2015 la Printz Medal – stesso premio che è stato assegnato anche a Jhon Greene con “Cercando Alaska” – e che ha fatto del romanzo della Nelson il migliore del 2015 nella categoria Young Adult.

Il libro racconta realtà molto complesse: l’omosessualità, la morte di un genitore, il bullismo, la paura, la fine di un amore, la fine delle proprie speranze e dei propri sogni. I protagonisti di questo romanzo crescono, dolorosamente, e la loro metamorfosi avviene attraverso il linguaggio. Nessuna descrizione della Nelson è fine a se stessa e il suo lessico ricercato cerca di trovare la parola esatta per un caleidoscopio di emozioni sempre in perpetuo mutamento.  Non si può che amare questi strambi ragazzi, così veri e vivi perché profondamente imperfetti, alla ricerca di accettazione e di un amore concreto (anche e soprattutto fraterno).

Se ti è piaciuto guarda anche: Jake Schreier -Città di carta 

Leggi anche: Un anno senza te – Luca Vanzella, Giopota

Ascolta anche: The National- Sleep with the beast 

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Ludovica Candiani

Nonostante

Gaffi 2015, 158 p.
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Non fu semplice comprendere che i confini non servono solo a escludere, ma anche a proteggere.

“Questa è la mia storia, non siete obbligati a leggerla, non la scrivo per voi”.
Con un inizio così urticante, viene davvero voglia di chiudere il libro e di passare ad altro. Ma la curiosità ha avuto la meglio, così ho deciso di proseguire la lettura per qualche pagina. E sono arrivata fino in fondo.
Nonostante è un breve romanzo autobiografico che ci accompagna in una vicenda molto dolorosa: quella, raccontata in prima persona, dell’autrice, cresciuta in una famiglia benestante milanese soffocata dalla violenza del padre e dalla passività della madre.
Nel corso della storia vengono descritti la rabbia, il desiderio di sopraffazione del padre verso la moglie e le figlie e l’incapacità di reagire della madre, che oltretutto asseconda le fobie di Ludovica fino a toglierle ogni autonomia. Scopriamo le ombre che si addensano in una vita apparentemente senza problemi, le richieste di aiuto non accolte anche se segnalate dai medici, le lacerazioni all’interno del nucleo familiare. Ma seguiamo anche il lento ritorno alla luce della protagonista che, con fatica e grazie all’aiuto di bravi terapeuti, riesce a fare i conti con il padre e il proprio vissuto, fino a raggiungere una sorta di pacificazione con se stessa e i suoi cari.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Il mio inverno a Zerolandia – Paola Predicatori

… e guarda anche…
Cloro – Lamberto Sanfelice

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Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome

Italia Francia Usa Brasile, 2017
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Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a trent’anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno. Ma renderti insensibile così da non provare nulla, è uno sbaglio.

Bellezza estetica ed emotiva sono il punto forte di questo film, che proprio pochi giorni fa ha ricevuto l’Oscar 2018 per la migliore sceneggiatura non originale.

Elio ed Oliver sono protagonisti di una delicatissima storia di sensualità ed innamoramento, incastonata in un’ambientazione davvero suggestiva e coinvolgente.

Ogni dialogo, ogni inquadratura, ogni richiamo della colonna sonora ci spinge a rivolgere uno sguardo attento e pieno di empatia ai protagonisti e, tramite loro, alla parte più profonda ed inviolata di noi.
Il flusso di emozioni ci conduce in punta di piedi – ma con l’impeto di una passione – in un viaggio a tratti entusiasmante, a tratti malinconico e ad un finale che non potrà lasciarci in alcun modo indifferenti.

Un film che si gode anche nei giorni successivi alla visione, quando le tante emozioni iniziano a sedimentare e a lasciare una traccia indelebile.

Consigliatissimo anche il libro da cui è stato tratto il film, la cui recensione verrà pubblicata tra pochi giorni proprio qui su ExtratimeBlog!

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Milk- Gus Van Sant
Le fate ignoranti – Ferzan Ozpetek
Il bagno turco – Ferzan Ozpetek

leggi anche
Chiamami col tuo nome – Andrè Aciman
Smalltown Boy – Marco Campogiani

ed ascolta anche la bellissima colonna sonora del film
e Hozier – Hozier

chiamami-col-tuo-nome

Durata: 132′
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: James Ivory
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom

Personaggi ed interpreti:
Oliver: Armie Hammer
Elio Perlman: Timothée Chalamet

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Michael Mohan, Ry Russo-Young

Everything Sucks!

2018, Usa
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Mi sembra di essere stata in silenzio per così tanti anni

Ci troviamo nel 1996, alla Boring High School (il Boring non è solo una licenza poetica). I protagonisti sono un trio di ragazzi un po’ nerd, ma neanche troppo, e un po’ sfigati. Uno di loro, di nome Luke, bravissimo cineasta in fasce che si innamora della schiva Kate, figlia del preside della scuola.  Aiutato dai due amici cerca di fare breccia nel cuore della giovane che però non è sicura del suo orientamento sessuale e inizia una fase di scoperta che seminerà nuovi teen drama ma anche tanto divertimento e nuove avventure. Kate e i ragazzi entrano a fare parte del club audiovisivo scolastico l’AV club che darà battaglia al gruppo di teatro per contendersi il prestigio scolastico che porterà a un brillante epilogo.

L’effetto nostalgia (come in  Stranger Things) è immediato. Ci troviamo immersi in oggetti che hanno costellato la nostra infanzia. Le VHS, i Blockbuster, gli Oasis, Tori Amos, i Cranberries, la musica dance. Ma anche i telefoni di casa divisi con i genitori che cercano di ascoltare le conversazioni, i primi piercing al naso, le fughe ai concerti rock, i primi accenni di internet che dava bella mostra di sé come la prima grande enciclopedia globale, i poster in camera di idoli della tv e delle prime serie televisive (Leonardo di Caprio appena sceso dal Titanic quanto tempo è passato!) ritagliati da pessimi giornali per adolescenti.  E’ la particolarità della coppia di protagonisti, tuttavia, la vera forza della storia che non lascia arenare la serie in un piatto revival. Lui, di origine afroamericana, è stato abbandonato dal padre appassionato di cinema da cui ha ereditato l’interesse per la regia; lei, aspirante camerawoman, ha perduto la mamma ed è stata cresciuta da un dolcissimo padre single che è anche il preside della scuola. Uno è innamorato dell’altra come lo si può essere a quattordici anni, ma l’altra lo vede come amico perché alle prese con la scoperta della propria omosessualità. Sta in quest’ultimo aspetto, nello specifico, la forza della serie: nel ritratto di una giovane donna diversa dalle altre che conquista lo spettatore al primo sguardo e non si lascia dimenticare.

La regia è creativa e ben costruita, forse i dialoghi e alcune sensazioni andavano approfondite ma il racconto è molto umano e divertente.  Tutto questo vale 10 episodi da 30 minuti l’uno da guardarsi tutto di un fiato.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Lukas Moodysson Fucking Amal 

Matt e Ross Duffer Stranger Things 1 e 2

Leggi anche:

E.Galiano, Eppure cadiamo felici 

Ascolta anche l’intera discografia di Tori Amos in particolare:

Tori Amos Collections: Tales of a Librarian che contiene Silent All these Years a cui si ispira l’intera serie

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Genere: Commedia drammatica

Ideatore:  Ben York Jones, Michael Mohan

Regia: Michael Mohan, Ry Russo-Young

Cast: Jahi Di’Allo Winston, Peyton Kennedy, Patch Darragh, Claudine Mboligikpelani Nako, Quinn Liebling,  Elijah Stevenson, Sydney Sweeney, Abi Brittle, Nicole McCullough, Zachary Ray Sherman

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Cara Delevingne, Rowan Coleman

Mirror mirror

De Agostini 2017, 379 p.
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e all’improvviso capisco… il segreto per affrontare tutto questo schifo è prenderlo a bastonate con le bacchette della mia batteria.

Red, Leo, Rose e Naomi: quattro adolescenti, ognuno a suo modo solitario e fragile, costretti a suonare insieme per un compito scolastico. Ma succede un miracolo: da quell’incarico accettato senza troppa convinzione, nasce un gruppo talentuoso, i Mirror, Mirror, che ottiene un crescente successo fra i teenager londinesi, mentre il legame tra i quattro diventa sempre più forte. Quando Naomi scompare all’improvviso, gli altri componenti della band iniziano una ricerca disperata dell’amica. Settimane dopo la ragazza viene ritrovata nel Tamigi quasi morta e in stato di incoscienza. Mentre si stringono con i familiari al capezzale di Naomi, Red, Leo e Rose rilevano strani particolari trascurati dalla polizia che li spingono a indagare su ciò che può esserle accaduto. Aiutati da Ashira, la sorella hacker di Naomi, i ragazzi si addentreranno in una ricerca sempre più inquietante, dove la Rete si staglia non solo come presenza ormai ineludibile del nostro quotidiano, ma anche nel suo lato più profondo e oscuro.
E le certezze acquisite, come in un gioco di specchi deformanti, si riveleranno sempre più labili.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Lolita – Vladimir Nabokov
Nuvole di fango – Inge Schieper Oord
Due o tre cose che avrei dovuto dirti – Joyce Carol Oates
La farfalla tatuata -Bill Pullman

… e guarda…
The School of Rock – Richard Linklater

… e ascolta…
Chosen – Maneskin

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Paolo Genovese

Perfetti sconosciuti

Medusa 2016
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Questi cos’erano? Ci stanno rovinando l’esistenza, ci stanno portando via il privato!

Sareste disposti a lasciar vedere ad altri i messaggi e le telefonate che arrivano sul vostro cellulare?
Un gruppo di amici si ritrova per una cena in casa di due di loro. Si frequentano fin da ragazzi: ci sono le due coppie di vecchia data con figli e suoceri ingombranti, c’è il single rimasto senza lavoro, c’è il donnaiolo che si è sposato e forse ha messo la testa a posto. Mentre si mangia e si chiacchiera in una casa accogliente e arredata con gusto, qualcuno propone un gioco: mettere sul tavolo i propri cellulari e lasciare che tutti sentano le telefonate e leggano i messaggi in arrivo. Dopo l’iniziale esitazione, i presenti accettano, anche se con vari gradi di perplessità. Gli esiti sono drammatici; da quei dispositivi che ormai sono un’estensione delle nostre vite, emergono aspetti del tutto sconosciuti della personalità di ognuno: tradimenti, ipocrisie, incomprensioni e rancori nascosti sotto il tran tran quotidiano. La situazione sembra precipitare, ma…
Spietata analisi della società contemporanea, il film mette in evidenza le nostre fragilità, l’infantilizzazione degli adulti e l’inconsistenza dei rapporti umani. Morale: forse guardare dentro le vite degli altri non conviene.

Ti è piaciuto questo film?
Allora guarda anche…
Il capitale umano – Paolo Virzì
Immaturi – Paolo Genovese

… e ascolta anche…
I will survive – Gloria Gaynor

perfettisconosciuti-212x300

Genere: Commedia
Anno: 2016
Regia: Paolo Genovese
Attori: Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher
Sceneggiatura: Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello
Fotografia: Consuelo Catucci, Fabrizio Lucci
Musiche: Maurizio Filardo

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Gus Van Sant

Milk

USA, 2008
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Se una pallottola trapasserà il mio cervello io chiedo che serva a distruggere ogni muro dietro cui ci nascondiamo.

Fino ai quarant’anni, Harvey Milk, assicuratore, ha trascorso la vita “in silenzio”, non ostentando la propria omosessualita’, come era opportuno e conveniente secondo le regole imposte dai benpensanti in quegli anni (Cinquanta e Sessanta). L’omosessualita’ era considerata una pericolosa deviazione da estirpare, una colpa da nascondere.
L’arrivo a San Francisco e l’inizio di una nuova attivita’ permettono a Milk di maturare una diversa consapevolezza di se’. Il negozio di macchine fotografiche aperto con il suo compagno Scott, nel quartiere Castro, diviene ben presto punto di riferimento per la comunita’ gay di San Francisco (e non solo) e base organizzativa per le battaglie pacifiche per il riconoscimento dei diritti civili di gay e lesbiche.
Milk vuole cambiare le regole da dentro: decide cosi’ di partecipare alle elezioni per la nomina dei consiglieri comunali, nonostante le pesanti minacce ed i poco velati inviti a desistere della parte piu’ conservatrice della societa’.
Attorno alla figura di Harvey Milk si crea un movimento di opinione che riuscira’ a raggiungere in poco tempo molto consenso, fino a divenire un simbolo negli Stati Uniti e nel mondo.
La vita di Milk avra’ un tragico epilogo, ma le sue lotte lasceranno il segno.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
The times of Harvey Milk – Rob Epstein
Philadelphia – Jonathan Demme
Le fate ignoranti – Ferzan Ozpetek
Selma – Ava DuVernay
Lincoln – Steven Spielberg

… leggi anche
La pioggia prima che cada – Jonathan Coe
Smalltwon boy – Marco Campogiani
Luna – Julie Ann Peters
Chiamami col tuo nome – Andrè Aciman
Le memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

ed ascolta anche Hozier – Hozier

LOCANDINA MILK

Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Fotografia: Harris Savides
Montaggio: Elliot Graham
Musica: Danny Elfman

Personaggi ed interpreti:
Harvey Milk: Sean Penn
Cleve Jones: Emile Hirsch
Dan White – Josh Brolin
Scott Smith – James Franco

 

 

 

 

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Alek Keshishian

Amore e altri disastri

Francia, Regno Unito 2006
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La giovane Jacks vive a Londra con Peter, il suo più caro amico gay, cui cerca di trovare il fidanzato giusto, mentre ascolta le lamentele dell’amica Tallulah, ricca e annoiata autrice di orrende poesie. Nel frattempo, non riesce a lasciare il fidanzato di cui non è innamorata e prepara servizi di moda per Vogue scontrandosi con fotografi famosi e viziati. Tra un brunch con gli amici e l’inaugurazione di una mostra cool (feroce la presa in giro del mondo dell’arte contemporanea), la nostra eroina trova il tempo di prodigarsi per tutti – tranne che per sé – nella ricerca dell’uomo perfetto. Ma forse qualcosa sta cambiando…
Un film leggero e a tratti sgangherato che, pur rientrando nel filone delle commedie romantiche ambientate nel mondo della moda e dell’arte, non risparmia delle stoccate al politically correct e all’ipocrisia dei nostri tempi.

Ti è piaciuto?
Allora guarda anche…
Il diavolo veste Prada- David Frankel
Colazione da Tiffany – Blake Edwards

…e leggi anche
Il diario di Bridget Jones! – Helen Fielding
Innamorarsi a Notting Hill – Ali McNamara

Amore e altri disastri
Lingua originale inglese
Paese di produzione Francia, Regno Unito
Anno 2006
Genere commedia, sentimentale
Regia Alek Keshishian
Soggetto Alek Kashishian
Sceneggiatura Alek Keshishian
Interpreti e personaggi
Brittany Murphy: Emily Jackson
Matthew Rhys: Peter Simon
Santiago Cabrera: Paolo Sarmiento
Samantha Bloom: Pandora
Catherine Tate: Tallulah Riggs-Wentworth
Stephanie Beacham: Felicity Riggs-Wentworth

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Jonathan Coe

La pioggia prima che cada

Feltrinelli, 2007, pag. 222
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Dicono che una frazione di secondo e un’eternita’ diventano intercambiabili quando provi emozioni intense.

Difficile immaginare che questo romanzo sia stato scritto da un uomo, permeato com’e’ di una sensibilita’ squisitamente femminile. Qui pero’ si ha a che fare con Jonathan Coe, l’ottimo autore inglese che negli ultimi vent’anni ci ha abituato ad una scrittura raffinata e profonda, ed entusiasmato grazie alla straordinaria capacita’ di immedesimarsi nei protagonisti dei propri libri. Alle doti di Coe si aggiunga la buona qualita’ della traduzione in italiano ed ecco un romanzo delicato, coinvolgente, a tratti struggente.

Rosamunde, donna anziana e solitaria, ripercorre la propria vita attraverso la descrizione – registrata su cassetta e rivolta ad una sconosciuta interlocutrice – di immagini che hanno rappresentato per lei momenti significativi: fotografie per lo piu’, ma anche quadri.
Attraverso il racconto Rosamunde rivive drammaticamente gli episodi piu’ salienti della propria giovinezza e maturita’, svelando a poco a poco le verita’ anche scomode di un’esistenza tutt’altro che scontata.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
La banda dei brocchi – Jonathan Coe
La famiglia Winshaw – Jonathan Coe 

e ascolta anche Chants d’Auvergne Bailero – Joseph Canteloube

 

 

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Hozier

Hozier

Island, 2014
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Articolo di Elena Stombelli

Take me to church
I’ll worship like a dog at the shrine of your lies
I’ll tell you my sins and you can sharpen your knife
Offer me that deathless death
Good God, let me give you my life

Un brano pubblicato in sordina circa un anno fa e balzato poi ai vertici delle classifiche, grazie ad un testo potente ed intimamente spirituale. Un video forte che spinge alla riflessione, divenuto virale in brevissimo tempo e che tratta un tema delicato come l’omosessualità. In particolare l’omofobia, attraverso il racconto della storia d’amore tra due ragazzi, ostacolata da un gruppo estremista russo. Un brano toccante, un testo con forti richiami religiosi e ricco di metafore. Questo è il mix esplosivo che con più di 9 milioni di visualizzazioni su Youtube ha reso “Take me to the church” uno dei brani più ascoltati del 2014 e che ha continuato questa tendenza anche in questi primi mesi del 2015. Lunghi capelli mossi, occhi color nocciola e sinceri ed una calda ed affascinante voce dai toni spirituali ed intimi. Lui è Andrew Hozier-Byrne o semplicemente Hozier, artista 24enne di Dublino nonché straordinario musicista e compositore. Condensa tutte le sue capacità all’interno del primo album in studio, l’omonimo “Hozier”. Un concentrato di sonorità blues, soul ed indie rock, all’interno del quale si alternano testi brillanti e pieni di speranza in netto contrasto con la solitudine, la fragilità e delicatezza di altri. Un album che fa riflettere per la profondità dei testi, la magia delle sonorità che ci mette in contatto con il lato più intimo e spirituale di noi stessi. Il giovane Hozier ama il gospel ed i canti religiosi, ha ammesso di essere ateo ma di confrontarsi in maniera intensiva con la dottrina della Chiesa Cattolica, che ritiene spesso troppo rigida ed alla quale contesta il concetto di peccato. Utilizza quindi un linguaggio puramente religioso, per parlare e mettere in discussione la stessa Chiesa.  Tra i suoi idoli e fonti d’ispirazione mostri sacri come Nina Simone, Screamin’ Jay Hawkins, Howlin’ Wolf e Lou Reed. Con un talento tale e un background di tutto rispetto, Hozier ha tutte le carte in regola per diventare un artista di grande successo. Il suo è sound trascinante che ti obbliga quasi a bloccarti, a riflettere su ciò che si sente. Il compagno ideale per una viaggio serale in auto tornando verso casa. Quello che ti fa davvero venire voglia di ascoltarlo tutto fino all’ultima nota e non spegnere mai e poi mai lo stereo per non perdere quel clima riflessivo e profondo. “Take me to the church” apre quindi un album che merita davvero di essere ascoltato e sembra essere il primo di una lunga serie di successi.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Take me to the church, From Eden, Cherry Wine.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
The Collection – Nina Simone
Different Pulses – Asaf Avidan

…e leggi anche:
Invisible Monsters – Chuck Palahniuk

…e guarda anche:
I segreti di Brokeback Mountain – Ang Lee [ VM 14 ]

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