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Janus Metz Pedersen

Borg McEnroe

Svezia, Danimarca, Finlandia 2017
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Cosa ne sapete voi di cosa significhi giocare a tennis? Quando sono in campo do tutto me stesso, tutto, tutto quello che ho dentro di me resta su quel maledetto campo!

A volta basterebbe spingere lo sguardo oltre le apparenze per scoprire che dietro le luci patinate della ribalta sportiva si nascondono spesso esistenze difficili, permeate di rabbia e frustrazioni.
Sono i casi in cui lo sport diviene occasione di riscatto, tramutando in folle determinazione il timore di non essere all’altezza delle aspettative, fino quasi all’annullamento di sé.
“Borg McEnroe” è un film molto bello. Racconta la storia di due grandi atleti (Bjorn Borg e John McEnroe), che hanno animato ed entusiasmato la scena tennistica (e non solo) degli anni ’70 ed ’80.
Stessa disciplina sportiva, caratteri opposti: introverso ai limiti del patologico Borg, collerico e detestabile McEnroe.
Eppure accomunati da una vita vissuta in una strenua lotta contro le proprie fragilità. Entrambi del tutto immolati al raggiungimento della vetta sportiva, come strumento per l’affermazione di se stessi.
Per trovare – nonostante tutto – un posto nel mondo.
Il film ruota attorno alla sfida della finale del prestigioso Torneo di Wimbledon, avvenuta il 5 Luglio 1980, rimasta nella storia del tennis come una delle partite più belle ed entusiasmanti di sempre.
Inevitabile il parallelo con la storia di Andrè Agassi, per molti aspetti simile, raccontata nel libro “Open”, già recensito su ExtraTimeBlog.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche
Non puoi dire sul serio – John McEnroe
Open – Andrè Agassi
Bjorn Borg e John McEnroe. Le due stelle rivali – Roberto D’Igiullo (ebook)

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Regia: Janus Metz Pedersen
Durata: 100′

Personaggi ed interpreti:
Bjorn Borg – Sverrir Gunadson
John McEnroe – Shia Labeouf

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J.R. Moehringer

Il bar delle grandi speranze

Piemme, 2007, 486 p.
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Molto prima di avermi come cliente, il bar mi ha salvato. Mi ha ridato fiducia quand’ero bambino, si è preso cura di me quand’ero adolescente e mi ha accolto quand’ero un giovane uomo. Anche se siamo attratti, temo, da cio’ che ci abbandona, o promette di abbandonarci, alla fine credo che sia quel che ci accoglie a segnarci. Naturalmente io ho ricambiato l’abbraccio del bar, finchè una notte il bar mi ha messo alla porta, e abbandonandomi mi ha salvato la vita.

 

Ognuno di noi ha un luogo sacro, dove il suo cuore è più puro, la sua mente più lucida. Così il giovane Moheringer in questo romanzo autobiografico descrive il bar Dickens, dove trascorre la propria infanzia e gioventù. Chiassoso, strano, amatissimo, il Dickens è un luogo speciale, rifugio di umanità, antidoto alla solitudine. Ad otto anni Moheringer è infatti un bambino sognatore, che, privo della figura paterna, cerca e trova in Steve (saggio e carismatico barista ) e negli avventori del Dickens una sorta di seconda famiglia, dalla quale impara la vita, nella quale sperimenta le emozioni, l’amicizia, l’amore ed anche il dolore.
Una storia divertente, sorprendente, calda, che parla di empatia e comprensione.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Open – Agassi/Moehringer
 
… ascolta anche Bad as me – Tom Waits
 
e guarda anche Bagdad Cafe’ – Percy Adlon

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