Archivio tag: Ozzy Osbourne

Black Sabbath

Black Sabbath

Vertigo- 1970
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What is this that stands before me?
Figure in black which points at me
Turn around quick, and start to run
Find out I’m the chosen one

Articolo di Michele Provezza

Fine anni ‘ 60. Immaginate un mondo in cui l’ideale di pace e fratellanza erano le basi della vita. Un mondo felice, colorato e senza barriere e problemi. Immaginatelo e poi guardate meglio e vedrete che questo mondo, questo sogno inizia a creparsi, a mostrare stanchezza, debolezza e incapacità a resistere al suo deteriorarsi, alla spinta della rabbia, dell’eccesso che sono proprie dell’uomo.
Guardate bene perché le crepe ci sono ma rimangono nascoste. Accenni più o meno evidenti, ma pur sempre solo accenni del lato oscuro che sta dietro.

Poi ad un tratto l’abisso si apre e vi si mostra in tutta la sua terribile profondità e vi guarda dentro mostrandovi che la sua oscurità è quella che avete dentro di voi, che avete tentato di nascondere e il suono l’unico suono che udite è quello funereo delle campane e di un temporale poi una voce nell’oscurità…

Ecco io ho sempre immaginato così l’impatto che il primo ascolto di Black Sabbath ha avuto su una generazione che usciva dal periodo hippy e si accingeva a entrare negli anni ’70, perché è innegabile che il primo album della band di Birmingham abbia scavato un solco nella storia della musica. Un solco profondo e tenebroso.

A differenza dei gruppi coevi, anche importanti come Deep Purple e Led Zeppelin, più melodici e con evidenti radici nel rock’n roll e nel blues, i Sabbath, che pure nel blues erano nati, presentavano un suono molto più cupo e pesante, sostenuto magistralmente da un’ottima sezione ritmica affidata al batterista Bill Ward e al bassista Geezer Butler e fondato sulla lugubre chitarra di Tony Iommi che nella title track arriva ad usare la triade del diavolo, un intervallo dissonante proibito nel Medioevo perché ritenuto in grado di evocare le forze oscure (contribuendo ulteriormente ad alimentare la fama oscura del gruppo). Tutto questo, probabilmente, non sarebbe però bastato a fare dei Sabbath i più validi pretendenti per essere ritenuti i padri del metal, se non avessero contribuito testi disturbanti, che citavano il diavolo e l’occultismo in maniera esplicita, ispirando un immaginario che si sarebbe legato indissolubilmente alla produzione heavy metal successiva.

Certo per trasmettere l’angoscia di quei testi non bastava un buon cantante. Anzi ci voleva una voce assolutamente unica. Ma il diavolo, che con i Sabbath amava metterci lo zampino, aveva concesso loro di trovare il front man perfetto Ozzy Osbourne.
La storia era fatta.
Se ascoltate Black Sabbath, The wizard e N.I.B. capirete subito il perché. E, se anche il disco ha qualche pecca, che magari musicalmente lo rende inferiore a Paranoid, non si può prescindere dall’ascoltarlo per capire davvero su cosa poggia il metal.

Un ultimo consiglio allora, spegnete le luci, mettete il disco e poi immaginate l’abisso, quello di cui vi parlavo prima. Guardate bene in fondo ad esso, nel riflesso di fiamme nere e ascoltate, ascoltate attentamente. Magari riuscirete a sentire qualcuno ridere e una voce come un tuono dire “Geniale, campane a morto per festeggiare la nascita di un genere……. neppure io potevo fare meglio”.

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Motorhead

Ace of Spades

Bronze Records, 1980
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You know I’m born to lose
and gamblin’s for fools,
but that’s the way I like it, baby,
I don’t wanna live forever…
And don’t forget the joker!

Ci sono picche e picche.
Ad esempio, c’è il due di picche che, ahinoi, abbiamo tutti ricevuto almeno una volta.
E poi c’è l’asso di picche, Ace of Spades, album quintessenza dei Motorhead.
Classica la formazione: batteria sotto le sapienti bacchette di Phil “Philthy Animal” “Philthy Phil” Taylor, chitarra accarezzata da Edward “Fast” “Eddie” Clarke e dulcis in fundo basso e voce di Ian “Lemmy” Fraser Kilmister.
Voce che resterà scolpita nelle nostre orecchie per sempre.
Il titolo del disco è preso dalla traccia omonima: 2’e 49” di musica e parole diventati leggenda, incarnazione generazionale, splendidamente folle, di moltitudini di metallari e non.
Con altri due lavori della band inglese, Overkill e Bomber, Ace of Spades può essere considerato la base della NWOBHM con i suoi riff di chitarra impetuosi, melodie spiazzanti e travolgenti.
Lemmy, nel libro autobiografico La sottile linea bianca, dice: “Le canzoni di Ace Of Spades sono considerate dei classici dai fan dei Motörhead e, devo dire, sono davvero eccellenti. Ci divertimmo un sacco ad inciderle. Erano bei tempi; eravamo giovani e vincenti e ci credevamo davvero”.
Noi ci crediamo ancora.
Note come pugni che accarezzano i timpani, pugni gentili diventati dei classici.

Ascolta tre brani dell’album:
Ace Of Spades, (We Are) The Road Crew, The Chase Is Better Than the Catch

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Motorhead
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Amon Amarth – Deceiver of the Gods

… e leggi anche:
La sottile linea bianca : autobiografia – Lemmy Kilmister (con Janiss Garza)
Io sono Ozzy – Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)
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Richard Linklater – The School of Rock
Richard Curtis – I Love Radio Rock
Suroosh Alvi & Eddy Moretti – Heavy Metal in Baghdad

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Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)

Io sono Ozzy

Arcana, 2010, 319 pg
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Dicevano che non avrei mai scritto questo libro.
Che si fottano. Eccolo qui, il libro.
Devo solo scavare fra i ricordi …
… …
… cazzate. Non mi ricordo niente.

Ironica ai massimi livelli e raggelante come non mai: definire così quest’autobiografia è definire John Michael “Ozzy” Osbourne. Che sia il lato oscuro della musica? Non è questo l’importante: sappiamo di camminare sul ciglio di un burrone, al limite di tutto e di tutti.
Si parte da Birmingham, città sonnacchiosa che promette futuri già scritti e serate a tracannare birra come alienati nei pub… ma alt!: non pensate che Ozzy si vanti di essere fuggito da quella monotonia e aver fatto il grano ed essere diventato famoso con i Black Sabbath. No, a dispetto di quanto possa sembrare strano, la famiglia e altri sentimenti “buoni” hanno sempre avuto un notevole peso nella sua vita. E dobbiamo ringraziare la moglie Sharon se il nostro eroe è ancora tra noi. Lo stesso può dirsi del suo gruppo: non solo artisti, ma amici con cui condividere tutto (veramente tutto…), un insieme di forza emotiva e un fiume in piena di idee.
Certo, senza dimenticare un piccolo particolare ovvero l’aver inventato l’heavy metal.
Ozzy è questo e anche di più: un ragazzo di 66 anni pieno di sostanza(e), arrivato al limite molte volte, che è caduto e si è rialzato ed è consapevole che passerà alla storia come quello che (…forse?…probabilmente?) ha staccato a morsi la testa ad un pipistrello.
O per dirla con le sue parole: “Sono solo John Osbourne: un ragazzino della classe operaia di Aston che ha lasciato il lavoro in fabbrica e ha cercato di spassarsela ”.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Black Sabbath. Neon Knights. Testi commentati – Eduardo Vitolo
HM : Il grande libro dell’Heavy MetaL – Gianni Della Cioppa

… e ascolta anche
Black Sabbath – Iron Man
Black Sabbath – Black Sabbath
Black Sabbath – Paranoid

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God Bless Ozzy Osbourne – Mike Fleiss & Mike Piscitelli
Rock of Ages – Adam Shankman
The School of Rock – Richard Linklater 

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