Archivio tag: Patty Smith

Jessica Hernandez & The Deltas

Secret Evil

Instant Records, 2014
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Live my life like all good people; but I was in never to tell.
God puts yours you got your fever but ended up giving them out.
If you keep your smile unsulking wonder what you’ll advance; to hell…
No! Take me or leave me,
go wise your going to find out somehow and get in my way
When the sun shines don’t cry them brown eyes,
he’s leaving you baby and coming for me.

Jessica Hernandez & The Deltas sembrano quasi invitarci dentro le loro canzoni, come vecchi amici che ci accolgono in casa propria: diretti ed aggressivi come sempre, orecchiabili e con punte di vitalità emozionante sottolineate sia dai testi che dal ritmo.
Secret Evil raggiunge il giusto mix tra indie e pop (c’è persino qualche spruzzata di dance music): percussioni azzeccate, melodie espanse plasmate dalla band e la voce di Jessica che controlla tutto.
Voce che ricorda a tratti Amy Winehouse e a tratti Patty Smith, ma ha la sua identità: suggestiva, sorprendente, incantevole, cambia totalmente da un brano all’altro.
Molto intelligentemente Jessica non strafa, gioca con i toni e si diverte.
Diciamocelo: la sua voce è un motivo più che sufficiente per ascoltare l’album e noi non ci facciamo certo pregare.

Ascolta tre brani dell’album
Sorry I Stole Your Man, Caught Up, Run Run Run

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche
Gogol Bordello – Wonderlust King
Eels – Shootenanny!
Alvvays – Alvvays

E leggi anche
Joseph O’Connor – Il gruppo
Lucy Maud Montgomery – Anna dai capelli rossi

E guarda anche
Gus Van Sant – L’Amore Che Resta
Joel ed Ethan Coen – A proposito di Davis

 

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Bruce Springsteen

Born to run

Columbia, 1975
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Someday girl / I don’t know when we’re gonna get to that place / Where we really want to go and we’ll walk in the sun / But till then tramps like us baby we were born to run 

Bruce Springsteen spese tutto per questo terzo album edito nel 1975. In questa spirale di cura maniacale, l’epica E Street Band si assicurò che l’album fosse un capolavoro di stile, meno commerciale del successivo Born in The Usa. Bruce si guadagnò la fama di professionista dopo estenuanti registrazioni in studio, tempo e ricerche sulle possibili declinazioni blues- folk- rock.  “L’album si mangiò la vita di tutti” rivelò Springsteen al suo biografo anni dopo. Ma nella lavorazione dell’album Bruce visse a fondo la sua arte e la sua vera vocazione: l’amore sconfinato per le periferie, dramma centrale di tutte le sue opere successive. Nelle canzoni Thunder Road e Born to Run troviamo la lotta per riconciliare i grandi sogni con l’amara realtà. Backstreets narra proprio di questo, un amore consumatosi sulla strada, di un sogno schiantandosi sulla realtà quotidiana. La sua attenzione si nota anche nella copertina, Springsteen si appoggia al sassofonista Clarence Clemons, una perfetta metafora della fiducia fraterna che lo lega all’E Street Band. Nella sua determinazione Bruce scrisse un grande album senza tempo, illuminante sulle gioie e i dolori dell’aspirare alla grandezza e il necessario compromesso, spesso amaro ma soprattutto nostalgico, con la realtà. Sapore che si intinge perfettamente in She is the One, canzone più vera della vita stessa.

Se ti è piaciuto ascolta anche :

Bruce Springsteen, The River
Patti Smith, Horses
Bob Dylan, Knockin’on Heaven’s Door (unplugged)

Vedi anche: Alexander Payne, Nebraska

 

 

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