Archivio tag: Paul Torday

The Cult

Love

Sire - Beggars Banquet, 1985
avatar

Postato da
il

Hot sticky scenes, you know what I mean
Like a desert sun that burns my skin
I’ve been waiting for her for so long
Open the sky and let her come down

Ci sono album che invecchiano bene: è il caso di Love dei The Cult.
Poco importa la vostra data di nascita: indipendentemente dalla vostra età, presto o tardi avrete sentito parlare di questo gruppo e del suo sound lussureggiante, linee di basso pulite ed uppercut di chitarra tipiche dell’onda goth alla quale i nostri appartengono.
Canzoni certo ispirate dal gothic rock, ma intrise anche di una certa psichedelica melodica e pure spolverate di heavy metal quanto basta: un mix tra arrangiamenti puliti e beat solidi accompagnati dalla performance vocale di Ian Astbury, che come suo solito dice molto con poco, a dispetto della maggior parte dei cantanti.
Su tutte spicca Rain, diventata una delle canzoni più conosciute della band: una nebbia di note che ben fa “vedere” gli assoli di chitarra, puliti e croccanti al tempo stesso, facendo da contraltare al tono della voce di Ian, ispirata e coinvolgente.
Attenzione: un brano più noto degli altri non deve offuscare il resto del disco. Tutte le canzoni hanno una venatura emozionale particolare, che gioca splendidamente con lo stato d’animo degli auditori e, in fin dei conti, raccontano i due lati gelido-fiammante del cuore delle persone.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Rain, Nirvana, She Sells Sanctuary

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Dream Theater
Evanescence – Fallen
Abysmal Grief – Feretri

… e leggi anche
Nancy Kilpatrick – La bibbia gotica
Roman Dirge – Lenore, Piccole Ossa
Paul Torday – La ragazza del ritratto

… e guarda anche
Catherine Hardwicke – Cappuccetto rosso sangue
Alex Proyas – Il Corvo
Chan-wook Park – Stoker

Leggi tutto ►

Paul Torday

La ragazza del ritratto

Elliot, 2010, pag. 275
avatar

Postato da
il

Siamo tutti cacciatori: nessuno può separarci dalle nostre origini. La civilizzazione ha sviluppato la parte sociale del nostro cervello e ci ha insegnato a sfruttare altre abilità. Ma sotto quella patina, da qualche parte sul fondo del cervello resta la traccia genetica di un antico cacciatore che teneva agguati ad animali molto grossi, forse uri, forse mammut, forse altri umani. Siamo tutti cacciatori, che ci piaccia o no.

Del corposo romanzo di Paul Torday, autore inglese di discreta fama, possiamo certamente annoverare “La ragazza del ritratto” come la sua opera gotica. Ambietato tra Londra e la Scozia i protagonisti di questa vicenda si scambiano continuamente la narrazione del racconto, parlando in prima persona della loro vita, dal momento in cui Michael Gascogne (il marito) interrompe la routine della loro vita di coppia, “cambiando” o meglio tornando alle origini di sè stesso.

Un romanzo che inizia in sordina, con ritmo tranquillo e pacato, acquista sempre più velocità e cattura nel suo vortice il lettore. I temi trattati sono molti, mascherati da elementi nel contesto della storia, ma in realtà sapientemente utilizzati per sollevare il lettore a pensieri che vanno oltre il racconto in sè.

Senza svelare il finale davvero imprevedibile, possiamo sottolineare come sia interessante la visione del protagonista della vita da “società elitaria”, della contaminazione delle razze, come appaia per certi versi relativamente importante seguire le regole. Si tratta poi di una malattia molto grave, la schizofrenia, la si descrive nei sintomi e nella sua storia conosciuta fino all’incirca ai giorni nostri. Un romanzo avvincente nella trama, e profondo nel suo messaggio.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Pesca al salmone nello Yemen

… e guarda anche
Il pescatore di sogni

Leggi tutto ►