Archivio tag: paura

Thomas Ott

Cinema Panopticum

2015, Logos, 104 pagine
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Il mio lavoro esorcizza le mie paure, è una terapia, ciò che faccio è liberare i miei timori verso la vita, il mondo, il futuro, le metto su carta per non portarle dentro di me. (Thomas Ott)

Una  bambina entra in un lugubre luna park, ma non ha abbastanza soldi per permettersi nessuna delle attrazioni presenti, finchè non trova l’insegna Cinema Panopticum: dietro un pesante tendone nero le si presenta una spoglia stanzetta arredata solo con cinque schermi, ognuno dei quali le mostrerà una storia al costo di un soldo.
Si aprono così i successivi capitoli, ognuno dedicato ad una delle sequenze inquietanti del Cinema Panopticum: The hotel, in cui uomo in giacca e cravatta entra in un albergo deserto per passare la notte, The champion, in cui wrestler messicano riceve un biglietto da un corvo nero, The experiment, dove un uomo con una vista molto fioca incontra un medico pronto a risolvere il suo problema, The prophet, in cui seguiamo un  visionario che vede ovunque i segnali di una minaccia aliena, ma nessuno gli crede.
Le cinque storie sembrano non avere nulla in comune, ma in realtà sono tutte collegate ,e all’occhio attento del lettore, non sfuggiranno le citazioni che Ott nasconde in bella vista nelle tavole.

In questa Graphic Novel la narrazione è affidata esclusivamente alle immagini: nessuna vignetta ci restituisce i pensieri dei protagonisti, ma l’angoscia che li colpisce è comunque palpabile.
La tecnica utilizzata è quella dello scratchboard, che prevede l’incisione della parte superiore nera della tavola per far affiorare il bianco sottostante.
Grazie alla bravura di Thomas Ott ne risulta un’atmosfera gotica inquietante.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Pam Smy, Thornhill
Edgar Allan Poe, Il corvo
Kafka, La Metamorfosi
Edgar Allan Poe, Il corvo
Brian Selznick, La stanza delle meraviglie

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Stephen King

Incubi & deliri

Sperlimg & Kupfer, 1994, 825 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

Si è ucciso, ho pensato e ho provato un’amara delusione. O si è ucciso o è morto di paura. Dal cumulo di terra è salita una risata. Una risata cristallina, irreprensibile, totalmente sincera. Ho sentito la pelle che mi si raddensava in grossi bozzi duri. Era la risata di un uomo dalla mente disfatta. Ha riso e riso nella sua voce rauca. Poi ha gridato. Poi ha riso di nuovo. Alla fine ha riso e gridato insieme.

Credo che nessuno di voi possa non conoscere il genio dell’orrore, quello scrittore pluripremiato che trova sempre il modo per farci accapponare la pelle, che ci porta a scambiare rami tortili smossi dal vento per mostriciattoli dalle unghie lunghe ed affilate, pronte a portarci via dai nostri letti sicuri.

Stephen King ha scritto un capolavoro dietro l’altro, e Incubi & Deliri va ad aggiungersi a quella lunga ed interminabile lista. Ovviamente ognuno di noi spera che questo grandioso scrittore, che ha il talento nelle vene, non smetta mai di scrivere, ed è esattamente per questo motivo che, intanto che aspettiamo uno dei suoi nuovi ed originali romanzi, ci conviene spendere del tempo in compagnia di questo mattoncino di 826 pagine, in cui nuotano parole e storie al di là del raziocinio e del facilmente spiegabile.

In questo insieme di racconti scorrono l’inquietudine e il terrore, in un crescendo che ci porterà a non staccarne più gli occhi. Un libro che ti lascia con il fiato sospeso, che la mente ti dice di chiudere, eppure non ne sei mai capace. Gli artigli dei mostri vengono a cercarti fra questo inchiostro scuro, dove ogni storia ha un suo significato. Un mondo anni 80’ popolato da Cadillac e da Falcon, un mondo fatto di boschi americani e tiepidi sotto il sole rovente, un mondo apparentemente normale che viene stravolto dalla banalità del male, che intacca la quotidianità e ci permette di vivere un’avventura strabiliante e “fatale”, che ci condurrà nel vortice dell’orrore e dell’orripilante, ricordandoci che il terribile ed il malvagio si nascondono nelle piccole cose che popolano la nostra Terra, e non al di sotto di essa. Non sono gli spiriti, i vampiri o i licantropi a terrorizzare, sono api che volano, lavandini in un soggiorno, uomini che ridono quando di ridere non c’è alcuna necessità, e bambole che acquistano vita.

Confrontarci con l’assurdo ci permette di terrorizzare noi stessi, per poi avere meno paura in futuro, consapevoli del fatto che c’è tanto di cui averne, ma che si può vivere benissimo lo stesso. Le paure non devono essere poi tutte negative, no? Ci sono anche tanti bei timori, quelli che, pur facendo rabbrividire, ci fanno anche bene. Ci fanno crescere e maturare, ci fanno capire ciò che non vorremmo mai divenire, ciò da cui è meglio stare lontani, e, in fondo, ci aiutano a diventare le persone che siamo destinati ad essere, forse più furbe e consapevoli di come saremmo stati se non ci fossimo gettati in questa avventura che mozza il fiato.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Insomnia- Stephen King
Notte buia niente stelle – Stephen King
Stagioni Diverse – Stephen King
Al crepuscolo – Stephen King
Scheletri – Stephen King
Quattro dopo mezzanotte – Stephen King

… e guarda anche…
Pet Sematary – Mary Lambert
Misery non deve morire- Rob Reiner

… e ascolta anche…
Stand By Me – Ben E. King
The Killing Moon – Echo and the Bunnymen
The Wind of Change – Scorpions
No Mountain High Enough – Marvin Gaye

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Daniel Kraus

L’estate del coprifuoco

Einaudi, 2011, 216 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

“La porta della stanza di James si aprì, poi si richiuse. Reggie contò fino a cinquanta prima di introdursi nella stanza attraverso la finestra. Sfoggiò un sorriso.
-Ehi,- disse James, lasciandosi cadere sul copriletto arruffato. Alla cieca, infilò la mano sotto le lenzuola ammucchiate e tirò fuori il berretto da baseball (…) con una mano tormentava il bordo della visiera, sporca di terra, di sudore e di molte estati.
-Me lo dici?- Domandò Reggie.
-Cosa?
-Hai detto a tuo padre che mi avresti detto qualcosa.
-Ah, giusto.
-Dice che non dovremmo andare troppo in giro,- disse James.
-Soprattutto di sera, dice. Soprattutto di sera, non dovremmo andarcene troppo in giro. (…) Non so cos’abbia in testa veramente. Ma tu non preoccuparti, va bene? Non importa cosa dice. E’ estate.”

L’estate è sempre stata una delle migliori stagioni, fatta di quei giorni che ti rimangono addosso come il caldo ed il frenetico ghermire delle foglie dei boschi. Durante l’adolescenza, quando ci ritroviamo smarriti in un paesino che pare chiudere i battenti, dove le auto si mettono in viaggio senza meta, un gruppetto di ragazzi di dodici anni, James, Reggie e Willie, sembra aver già compreso tutto della vita.
Situazioni familiari complesse, il desiderio di essere all’altezza delle aspettative degli altri e di poter sognare sempre come se nessun tempo passasse realmente e come se nulla fosse fugace, sono le storie che uniscono e, allo stesso tempo, distanziano questi ragazzi vogliosi di avventura.

E’ estate quando sembra che una sorte macabra si sia accanita su di loro e su quella cittadina.
Un membro del gruppo viene investito da un furgone di passaggio, nello stesso tempo in cui un altro ragazzo del paese viene ucciso apparentemente dallo stesso veicolo.

Si diffonde un acuto timore e quell’afa estiva comincia a non essere più solo afa, ma anche paura ed apprensione.
Viene dato il coprifuoco, e l’istinto adolescenziale di Reggie, James e Willie li spinge ad aggregarsi e a dare inizio ad un’avventura fatta di grandi emozioni e di fughe notturne, che li porterà ad intensificare il loro legame, e ad imparare a vivere la vera vita, quella che li segnerà nel profondo e che, in un certo senso, li manterrà uniti fino alla fine, in un’amicizia fatta di dolore, di felicità, e impregnata della fragranza dolce e bruciante del sole caldo dopo una pioggia estiva. Sapere che ci sono altre cose ad attenderli oltre l’essere ragazzi rende la loro estate una sorta di rito di passaggio, attraverso il quale apprenderanno ad essere adulti e a scegliere il loro percorso, in un mondo dove le estati diverranno solo momenti di pausa da un lavoro stressante e da un’esistenza frenetica, e dove le scorribande nei boschi con il vento che soffia e la pioggia che scroscia violenta saranno solo la memoria e la traccia degli uomini che saranno divenuti.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il buio oltre la siepe- Harper Lee
Stand By Me (racconto contenuto in Stagioni diverse)- Stephen King
Il signore delle mosche- William Golding
L’età dello tsunami- Alberto Pellai e Barbara Tamborini

…e guarda anche:
Stand by me. Ricordo di un’estate- Rob Reiner
Charlie Bartlett- Jon Poll
Ragazzi perduti- Joel Schumacher
Breakfast Club- John Hughes

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Andrés Muschietti

It

Warnes Bros Pictures, 2017
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Derry è diversa dalle città in cui sono stato prima d’ora. La gente muore o sparisce sei volte più della media nazionale e parlo degli adulti. Per i bambini è peggio. Molto, molto peggio.

In un piovoso giorno del 1988 Georgie, un bambino della cittadina di Derry, scompare misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Nessuno può immaginare che dietro a questo primo misterioso delitto, a cui ne seguiranno poi tanti altri, c’è un clown di nome Pennywise.
Otto mesi dopo, nel Giugno 1989, la scuola è ormai finita e le vacanze estive sono alle porte. Il gruppo dei Perdenti, formato da il fratello maggiore di Georgie, Bill; l’amico dalla battuta sempre pronta Ritchie; il ragazzino ebreo Stanley e l’ipocondriaco Eddie hanno già deciso di passare una spensierata estate, ma si imbattono nel gruppo di bulli campeggiato da Henry. Per cercare di fronteggiarli, il gruppo dei Perdenti accoglierà anche Beverly, una ragazza succube del padre; Ben, il nuovo arrivato e Mike, il ragazzino con un doloroso passato.
Ma l’ombra di Pennywise è dietro l’angolo, inizierà a terrorizzare uno ad uno il gruppo dei Perdenti colpendoli con le loro più grandi paure. Il gruppo di amici non si arrenderà così facilmente e indagherà sulla figura del malefico clown per cercare di sconfiggerlo, scoprendo però cose che sconfinano nell’ultraterreno.

Film davvero ben fatto, che svecchia benissimo il libro di Stephen King senza però cambiarne i connotati essenziali. Interpretato magistralmente da tutti gli attori, da cui spicca Bill Skarsgård che rende veramente inquietante Pennywise riuscendo ad essere spaventoso e realistico allo stesso tempo.
Nonostante sia un canonico film di paura (forse abusando un po’ troppo di jumpscare), riesce a dare qualcosa di più rispetto a molti altri film horror contemporanei: la tensione che si viene a creare è veramente forte e non diminuisce per un secondo; It è ovunque, sempre, e può colpirti in qualsiasi modo.
A differenza del romanzo originale, questo film tratta solamente la parte dei protagonisti da ragazzini, lasciando la parte della storia ambientata nell’età adulta in cui i protagonisti a combattere IT in un secondo capitolo, in uscita nel 2019.


IT è consigliato per un pubblico esclusivamente superiore ai 14 anni.

 

locandina

 

Se ti è piaciuto guarda anche: It – Tommy Lee Wallace, 1990
Under the Dome – Brian K. Vaughan
Stranger Things – Matt e Ross Duffer

Leggi anche: It – Stephen King
Cose Preziose – Stephen King

Ascolta anche: Hardwired…to Self-Destruct – Metallica

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Sleepy Hollow

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Sleepy Hollow  è una piccola cittadina nella Contea di Westchester nello Stato di New York. Questo piccolo villaggio è diventato famoso grazie allo scrittore americano Washington Irving, autore del racconto La leggenda di Sleepy Hollow, conosciuto anche come La leggenda della valle addormentata e La leggenda della valle del sonno, contenuto nell’antologia Il libro degli schizzi di Geoffrey Crayon, Gent. Protagonista è il misterioso fantasma del Cavaliere Senza Testa che, di notte, vaga per Sleepy Hollow alla ricerca di una testa adatta.

Il villaggio di Sleepy Hollow ha preso forma intorno alla metà del ’600 come colonia olandese, e ha da subito assunto un aspetto magico e misterioso. Molti  sostengono che alle origine fosse un villaggio di streghe; per questo e per il celeberrimo racconto di Irving, si respira ancora oggi un’atmosfera magica e a tratti inquietante. Passeggiando per le vie del villaggio ci si sente circondati da un alone di mistero, quasi come se da un momento all’altro dovesse comparire il fantasma del Cavaliere.

Molti sono i luoghi e gli edifici storici da visitare: La Philipsburg Manor House e  la Old Dutch Church; nel cimitero cittadino sono sepolti Washington Irving, Andrew Carnegie, Walter P. Chrysler, Brooke Astor, Elizabeth Arden, Thomas J. Watson of IBM, Samuel Gompers e molti altri.

Nel corso degli ultimi anni sono stati organizzati diversi tour, potrete trovare tutte le informazioni nel sito visit Sleepy Hollow.

Molti sono i film ispirati a La leggenda di Sleepy Hollow, oltre ad una famosa serie TV. Vi segnaliamo i link da dove potrete ordinare la vostra copia, per poi ritirarla nella vostra biblioteca preferita:

- Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti ( libro )

- La leggenda di Sleepy Hollow ( film d’animazione )

- Il mistero di Sleepy Hollow ( film )

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Kevin Brooks

Bunker Diary

Piemme, 2015, 277 p.
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E’ quasi mezzanotte. Sono qui da quasi quaranta ore. Giusto? Credo. Comunque, sono qui da un bel po’ e non è successo niente. Sono ancora qui, ancora vivo, ancora a guardare i muri. A scrivere queste parole. A pensare.
Per la testa mi sono passate mille domande.
Dove sono?
Dov’è il cieco?
Chi è?
Cosa vuole?
Cosa vuole farmi?
Cosa posso fare io?
Non lo so.

Sei persone rinchiuse in un bunker, senza possibilità di avere contatti con l’esterno e del tutto dipendenti dalla volontà dell’uomo che li ha catturati.
Questa la storia agghiacciante raccontata in Bunker Diary dall’autore inglese Kevin Brooks.

A narrare la paura e l’ansia dei protagonisti è Linus, sedicenne scappato di casa, rapito dopo mesi passati per strada.
Con lui, un insieme di individui scelti in modo apparentemente casuale. Ad accomunarli è la rabbia, nata dalla consapevolezza di essere pedine di un gioco sadico e privo di senso.

A partire dalla splendida immagine di copertina, Bunker Diary racconta cosa possa significare non essere più padroni del proprio destino e ci parla delle meschinità e dei piccoli gesti eroici che possono essere compiuti in situazioni estreme.

Linus esprime tutta la sua rabbia e la sua frustrazione per non poter far nulla per rendere meno penosa la situazione dei suoi compagni di prigionia. Sono le stesse sensazioni di chi legge: ad ogni pagina si spera che l’insensata sofferenza dei protagonisti venga in qualche modo alleviata da un evento inaspettato.

Bunker Diary è una travolgente e crudele discesa all’inferno. Un libro prezioso ed essenziale proprio per il suo modo di mostrare la crudeltà dell’animo umano.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il rifugio- S.A. Bodeen
La bomba- Todd Strasser
Un gioco da bambini- J.G. Ballard

…e guarda anche
Cube- Vincenzo Natali
Maze Runner- Il labirinto- Wes Ball

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Joshua Weigel

The Butterfly Circus

Stati Uniti, 2009
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“In un certo senso sei fortunato, perché più grande è la lotta, più glorioso è il trionfo”.

Nei circhi che attraversavano gli Stati Uniti nei primi decenni del Novecento era frequente l’esibizione di freak, persone con menomazioni che suscitavano l’attenzione morbosa e l’orrore degli spettatori. In uno di questi baracconi viene esposto Will, “l’uomo a cui Dio ha voltato le spalle”, privo delle braccia e delle gambe fin dalla nascita.
Un giorno Will conosce Mr. Mendez, il padrone del famoso Butterfly Circus, i cui artisti portano un po’ di gioia e magia fra le famiglie abbrutite dalla miseria della Grande Depressione. Affascinato dal carisma dell’uomo, Will decide di scappare e di seguirlo. Verrà accolto con un rispetto che si trasformerà in amicizia, ma non potrà esibirsi, perché “non c’è alcunché di edificante nell’esporre le imperfezioni di un uomo”. Proprio le parole apparentemente dure di Mendez spingeranno Will a vedere la sofferenza da cui sono nate la grazia e la bellezza dei suoi amici acrobati e lo sproneranno a superare i propri limiti.
In una ventina di minuti The Butterfly Circus racconta il dolore, la crudeltà e la meschinità degli uomini, ma anche la dignità, l’amicizia e la voglia di riscatto. Struggente.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche …
The Elephant Man – David Lynch

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Regia: Joshua Weigel
Sceneggiatura: Joshua Weigel, Rebekah Weigel
Fotografia: Brian Baugh
Montaggio: Chris Witt
Musiche: Timothy Williams
Durata: 20′

Eduardo Verástegui: Mendez
Nick Vujicic: Will
Doug Jones: Otto

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Annalisa Strada

Una sottile linea rosa

Giunti, 2014, 146 p.
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Che tu sia femmina o che tu sia maschio… non correre mai con uno sconosciuto.

Una sottile linea rosa è quella che delimita il confine tra l’essere ragazzina e l’essere donna. Quando questa linea viene superata in età troppo giovane, quando ancora non si ha la maturità di affrontare una gravidanza, tutto sembra più difficile.
La storia narrata nel libro è quella di Perla, una giovane sedicenne con una sola e unica passione: lo sport.
Una sera, alla festa dello sport, incontra Cesare (il ragazzo dei suoi sogni). Pochi giorni dopo scopre di essere incinta. Che fare? Come reagiranno le persone attorno a lei?

Un testo da leggere in meno di 24 ore. Un tema importante trattato con leggerezza, delicatezza e anche un pizzico di ironia.

Se ti è piaciuto questo libro allora leggi anche…
Wonder – R.J. Palacio

… e guarda anche…
Juno – Jason Reitman

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