Archivio tag: Pearl Jam

Eddie Vedder

Ukulele Songs

Monkeywrench Records, 2011
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I wanna shake, I wanna wind out
I wanna leave this mind and shout
I’ve lived all these lives
Like an ocean in disguise
I won’t live forever
Oh, you can’t keep me here

Eddie Vedder, storico cantante dei Pearl Jam, dopo essersi cimentato nel suo primo ottimo album solista, ci riprova quattro anni dopo, sorprendendo un po’ tutti.
Ukulele Songs è un bel tributo che il cantautore americano fa rispetto ad uno strumento spesso sottovalutato; l’ukulele uno se lo immagina suonato solo da hawaiani con le collane di fiori al collo, mentre sempre più artisti internazionali lo stanno riscoprendo e usando per i più disparati motivi. E questo lavoro ne è un chiaro esempio.

L’album si alterna tra canzoni più vivaci e movimentate, come Can’t Keep, a canzoni più lente e sentite, come Sleeping by Myself, passando per piccoli capolavori come Broken Heart o Longing to Belong. La voce di Eddie si sposa perfettamente con il suono dell’ukulele, creando una bella atmosfera folk intima e molto personale; l’ennesima (e molto originale) prova di un grande artista che non sbaglia un colpo.

Link di Ukulele Songs su Spotify

Se ti è piaciuto ascolta anche: Colonna sonora di Into the Wild – Eddie Vedder
guarda anche: Captain Fantastic – Matt Ross
leggi anche: Le Otto Montagne – Paolo Cognetti

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Pearl Jam

Backspacer

Island Records - 2009
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Nothing you would take
Everything you gave
Hold me ’till I die
Meet you on the other side

Backspacer è il nono album del gruppo di Seattle, pubblicato nel 2009.
L’album debutta subito con qualche bel pezzo rock n’ roll suonato e cantato in modo eccelso dai Pearl Jam: Gonna See my Friend prende spunto qualche passaggio dal rock n’ roll classico stile Chuck Berry, mentre Got Some rallenta nelle strofe per poi scatenarsi nel ritornello che difficilmente non vi rimarrà in testa.
Con The Fixer la voce di Eddie Vedder fa sognare chiunque la ascolti. Johnny Guitar sembra essere scritta apposta per farla seguire, dal tanto bene che lega con il precedente pezzo.
Gli animi si tranquillizzano definitivamente e l’album comincia a diventare riflessivo e malinconico con Just Breathe, splendida ballad scritta e suonata da Eddie Vedder che avrete sentito sicuramente da qualche parte. Impossibile non notarla. Un piccolo gioiello nella discografia dei Pearl Jam.
Con Amongst the Waves e Unthought Know si tocca l’apice dell’album in fatto di testo, profondi e intimi quanto basta per renderli eccellenti.
Il rock riprende piede con Supersonic, sfuriata ininterrotta diretta da una batteria magistrale che il gruppo deve aver scritto e registrato solo per divertirsi un po’; il risultato è proprio quello.
Con le ultime tre canzoni, Speed of Sound, Force of Nature e The End i testi diventano più introspettivi che mai, con un picco artistico nell’ultima traccia che vede Eddie Vedder solo, con la sua chitarra, che parla della vita di un uomo che riflette sulla sua vita, degli errori che ha fatto e dei dolori con cui ha dovuto convivere, chiedendo per un’ultima volta aiuto.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Yield - Pearl Jam
leggi anche: Il Richiamo della Foresta – Jack London
guarda anche: Water on the Road – Eddie Vedder

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Nirvana

Nevermind

Geffen, 1991
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Come as you are, as you were,
As I want you to be
As a friend, as a friend, as an old enemy.
Take your time, hurry up
The choice is yours, don’t be late.
Take a rest, as a friend, as an old memoria

Nervermind.    Nirvana.    Sarebbe sufficiente questo.

Non è un album dei Nirvana, è IL disco capolavoro assoluto di Kurt Cobain, della sua voce disperata, straziata e della sua chitarra sguaiata e menefreghista, di Dave Grohl e della sua batteria intimista eppur rabbiosa, di Krist Novoselic e del suo basso cupo, celestialmente infernale.
Gran giorno il 24 settembre 1991 quando uscì: ma perché è un album fondamentale della storia della musica? Perché parla a nome di una generazione che si è sentita persa in partenza, affacciata alla vita e della quale non sapeva riconoscere i problemi e che da loro è stata travolta, provando frustrazione, angoscia, rabbia, dolore e inquietudine.
La band di Seattle ha saputo convogliare tutto questo straniamento in parole e musica, facendole eruttare in un lavoro che è diventato la quintessenza del grunge.
Atmosfere ebbre della felicità per il malessere creato dal “vivere”.
Smells Like Teen Spirit, Come As You Are e Lithium sono brani diventati emblemi: canzoni che dietro la disarmante semplicità della costruzione musicale, riescono a miscelare la calma esplosiva dei testi all’armonia gracchiante delle chitarre.
Oltre che di storia della musica, si parla di bellezza, una bellezza effimera, riassunta in una delle ultime frasi scritte da Cobain prima del suicidio (?): << E’ meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente>>.

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
Smells Like Teen Spirit, Come as You Are, Lithium

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Foo Fighters – One by One
The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness
Pearl Jam – Vitalogy

… e leggi anche
Tuono Pettinato – Nevermind
Richard Steep – Kurt Cobain : Nevermind

… e guarda anche
Una vita al Massimo – Tony Scott
Singles – Cameron Crowe 

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Hayao Miyazaki

Si alza il vento

Giappone, 2013
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Si alza il vento!… bisogna tentare di vivere!

Già vent’anni fa, ai tempi di Princess Mononoke, Hayao Miyazaki aveva manifestato l’intenzione di abbandonare per sempre la carriera di regista, ma l’annuncio in occasione della presentazione di Si Alza Il Vento ha il sapore delle scelte definitive: la sua ultima opera, arrivata nelle sale a fine estate, somiglia infatti a un vero commiato.
La vita di Jirō Horikoshi – ingegnere aeronautico giapponese che progettò i caccia Zero, utilizzati nel corso della Seconda Guerra Mondiale – diviene un pretesto per riprendere tante delle tematiche care al grande cineasta: l’insensatezza della guerra, il sogno come motore dell’esistenza, il volo.
In un film che è anche un preciso affresco del Giappone della prima metà del Novecento, Miyazaki si prende poi una licenza poetica e introduce una storia d’amore fittizia, ripresa dal romanzo autobiografico Kaze Tachinu di Tatsuo Hori: l’incontro sul treno tra Jirō e Nahoko, lo sbocciare del loro amore preso per mano da un aeroplanino di carta, il matrimonio improvvisato e la malattia della ragazza, sono quanto di più dolce sia mai nato dalla matita del regista.
Di un realismo struggente, spezzato solo dalle sequenze oniriche che coinvolgono Jirō e il progettista italiano Giovanni Battista Caproni, Si Alza Il Vento traccia il bilancio di un’esistenza che pare quella di Miyazaki stesso e, congedandosi con un finale amarissimo, sembra davvero voler mettere un punto fermo alla vicenda artistica del Maestro, interrogandosi al contempo su quanto sia difficile valutare il peso delle proprie scelte quando si è animati dal fuoco di un sogno.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Una tomba per le lucciole – Isao Takahata
Millennium Actress – Satoshi Kon
Il castello nel cielo – Hayao Miyazaki
Porco Rosso – Hayao Miyazaki

…e ascolta anche…
Summer – Joe Hisaishi
Fly – Nick Drake
Given To Fly – Pearl Jam

Si alza il vento

Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Character design: Katsuya Kondō
Animatori: Kitarō Kōsaka
Fotografia: Atsushi Okui
Montaggio: Takeshi Seyama
Musiche: Joe Hisaishi
Durata: 126′

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Pearl Jam

Vitalogy

Epic, 1994
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Some die just to live

Leggenda vuole che, aggirandosi in un mercatino delle pulci, Eddie Vedder si sia imbattuto in un’enciclopedia di cent’anni prima chiamata Vitalogy, piena di considerazioni pseudoscientifiche e assurdi suggerimenti per una vita migliore. Da qui prendono vita artwork e concept del terzo disco dei Pearl Jam, registrato nel periodo più drammatico della storia della band, dilaniata da rapporti interni tesissimi che si riflettono in composizioni ruvide e arrangiamenti quasi improvvisati in studio.
Ne viene forse il loro miglior album con il successivo No Code, che sancirà la fine del periodo più creativo del gruppo, nonché uno dei simboli degli anni Novanta.
Scuro e sperimentale, rabbioso e intensissimo, Vitalogy si allontana di molto dal classico hard-rock dei successi milionari Ten e Vs. per abbracciare uno spettro sonoro più ampio: da un lato, le sfuriate punk Spin The Black Circle (ode al vinile scelta provocatoriamente come primo singolo, stravolta dall’urlo definitivo di Vedder) e Whipping; dall’altro, le ballate psichedeliche e sognanti Nothingman e Immortality, oggi come allora capaci di toccare corde nascoste con disarmante facilità.
Il resto è pura essenza Pearl Jam: il r’n’r ossessivo di Last Exit e la minacciosa Not For You, ma, soprattutto, due meraviglie come Corduroy e Better Man, refrain pop-rock da antologia che rischiò di finire fuori dall’album perché considerata troppo commerciale.
Un lavoro dall’umore nero, tutto centrato sulla caducità della vita umana, la malattia e la psicosi, prisma attraverso cui il cantante proietta tutte le difficoltà legate alla gestione del successo (le stesse che si era trovato ad affrontare Kurt Cobain nello stesso periodo), che regala liriche e la solita voce da brivido e tocca apici di insana follia in alcuni esperimenti sonici (il canto ubriaco per fisarmonica di Bugs, gli otto minuti rumoristi di Stupid Mop) concepiti apposta per allontanare l’ascoltatore occasionale.
Un vero capolavoro scomodo e radicale, tanto sincero da far male, con le lacerazioni che ogni rito di passaggio porta con sé.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Scentless Apprentice – Nirvana
Tonight’s The Night – Neil Young
Beyond The Threshold – Husker Du

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

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Marta Sui Tubi

C’è Gente Che Deve Dormire

Eclectic Circus, 2005
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Non si può afferrare la musica dei Marta Sui Tubi, quella sensazione al mercurio che un attimo prima ti accarezza, con l’acustica di Carmelo a tessere arpeggi da sogno, e quello dopo ti inchioda al muro tra le urla di Giovanni, lingualunga che mente ma non sa ingannare.
Animi instabili, imprevedibili, eccitanti ed eccitati.
Via Dante è un’improbabile tarantella acustica hard, con tanto di cameo di Bobby Solo; Perché Non Pesi Niente scandaglia fondali di folk mediterraneo tra accordi aperti luminosi e un ritornello che infiamma; L’Amaro Amore è uno scioglilingua funk stravolto da accelerazioni brucianti.
Vera poesia, però, è quella che sgorga dai momenti più pensosi: Cenere e L’Abbandono sono due perle passate direttamente dal cuore alle dita fino alle corde, La Tua Argenteria è una ballata memorabile che potrebbe aver scritto Eddie Vedder, fosse nato nel nostro Paese.
Tradizione e modernità che convivono in un suono originalissimo ed esplosivo, una risata in faccia all’apatia e alla noia.
 
Ascolta cinque brani tratti dall’album
Perchè non pesi niente, L’abbandono, Cenere, La tua argenteria, Via Dante
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Pearl Jam – Off He Goes
Violent Femmes – Kiss Off
Francesco De Gregori, Lucio Dalla – Ma come fanno i marinai
Edda – Semper Biot

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Ann M. Martin

Il mio angolo di universo

Mondadori, 2004, 185 pp.
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 I filmini di papà sono belli, certo, ma non riescono a raccontare nemmeno l’inizio della storia di quest’estate. E quel che ne rimane fuori è più importante di quello che c’è dentro. Papà ha immortalato i momenti felici. Ma è stato quello che lui non ha filmato a cambiarmi davvero la vita.

Di cosa parla

Il racconto della semplice e normale vita di Hattie e di come l’irrompere di uno strano personaggio le sconvolge la quotidianità: uno zio sconosciuto, di cui nessuno mai le aveva parlato prima. Sì, perché questo zio non è “normale” e nemmeno la scuola nella quale era rinchiuso lo era. Ed ora che l’istituto per disabili mentali ha chiuso, la famiglia della ragazzina si trova a dover fare i conti con un giovane uomo dai modi infantili, di cui tutti hanno cercato di ignorare l’esistenza per anni. Sarà un’estate strana, più dura delle altre, ma alla fine Hattie avrà imparato a ‘sollevare un angolo dell’universo’ per scoprire cosa c’è dentro.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Vuoti di memoria
 
…ascolta anche Just Breathe – Pearl Jam
 
…e guarda anche Buon compleanno Mr. Grape

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