Archivio tag: pianoforte

Peter Farrelly

Green book

USA, 2018
avatar

Postato da
il

Non vinci con la violenza, vinci quando mantieni la tua dignità.

Cosa possono avere in comune un buttafuori di origine italiana ed un eccentrico musicista afroamericano? Entrambi vivono a New York negli Anni Sessanta, ma appartengono a mondi completamente diversi: rumoroso e genuino l’uno, raffinato ed esclusivo l’altro.
Tony Vallelonga, il buttafuori, da un giorno all’altro si ritrova senza lavoro ed è quindi in cerca di un’occupazione per mantenere la sua famiglia.
Don Shirley, pianista, sta invece cercando un autista che lo accompagni in una lunga tournee negli Stati Uniti del Sud.
Tony risponde all’annuncio di Don ed è fatta: i due partono per il viaggio che li terrà lontani da New York per due mesi e che li porterà a condividere momenti spassosi ed esperienze drammatiche, fino a diventare veri amici.

Quella raccontata in “Green Book” è una storia vera.
Una storia che ci parla di amicizia e discriminazione, di affinità e differenze, di convivenza e segregazione razziale, di musica e schiettezza.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
The Help – Tate Taylor
Invictus – Clint Eastwood
A spasso con Daisy – Bruce Beresford
Selma – Ava DuVernay
Malcolm X – Spike Lee
Il diritto di contare – Theodore Melfi
Milk – Gus Van Sant

e leggi anche
Il buio oltre la siepe – Harper Lee
Il canto del silenzio – Maya Angelou
The hate you give – Angie Thomas

Locandina Green Book

Regia: Peter Farrelly
Durata: 130′

Personaggi ed interpreti:
Tony Vallelonga – Viggo Mortensen
Don Shirley – Mahershala Ali

Leggi tutto ►

Clovis Cornillac

Un po’, tanto, ciecamente

Francia, 2015
avatar

Postato da
il

ci siamo divisi da separati

Una giovane e talentuosa pianista francese (Mèlanie Bernier) che si sta preparando per un’importante audizione si trasferisce nel nuovo appartamento confinante con quello di un burbero misantropo (Clovis Cornillac, regista e protagonista) inventore di puzzle e rompicapi, amante del silenzio e della solitudine. Per un difetto nella costruzione delle case, la parete divisoria è talmente sottile da far percepire ad entrambi i “vicini” ogni rumore e suono emesso dall’altro come se abitassero praticamente in un unico appartamento. Dopo i primi momenti, davvero molto divertenti, dove i due vicini di casa si disturbano a vicenda di proposito, inizieranno una relazione insolita “al buio” senza mai incontrarsi faccia a faccia ma parlandosi e conoscendosi solo attraverso questa sottile parete che li separa. In questo rapporto di coppia bizzarro si inseriscono altri due personaggi fondamentali: la sorella di lei Charlotte (Lian Fogli) e Artus (Philippe Duquesne) miglior amico di lui che cercheranno di spingere i due ad incontrasi davvero e porre fine a questa relazione fatta solo di ascolti e conversazioni a distanza ma spingerli oltre al muro. Sulle bellissime note di Chopin i due vicini litigano, fanno pace, si innamorano, provano gelosia… fino ad una serie di eventi che porterà alla “rottura” del muro.

Un po’, tanto, ciecamente è una commedia romantica diversa dal solito, che fa sorridere e riflettere sulle complicate relazioni umane, farcita da una bella dose di brillanti dialoghi che contraddistinguono le commedie francesi. Un film leggero per chi ama le piccole fiabe del quotidiano.

Ti è piaciuto questo film?
Allora vedi anche
Ange e Gabrielle – Amore a sorpresa

E ascolta anche
Chopin – Complete Nocturnes

unpotantociecamente

Titolo originale: Un peu, beaucoup, aveuglèment
Regista: Clovis Cornillac
Durata: 90′
Genere: Commedia, romantico
Attori principali: Clovis Cornillac, Mèlanie Bernier

Leggi tutto ►

Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
avatar

Postato da
il

Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einaudi – Divenire
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure
Ludovico Einaudi – In a time lapse

… e leggi anche
La pianista – Elfriede Jelinek
Alessandro Baricco – Novecento
Manuela Stefani – La stanza del pianoforte

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore
Il pianista – Roman Polanski

Leggi tutto ►

Bill Evans

Piano Poet

Verve, 2015
avatar

Postato da
il

Mi infastidisce quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è, non lo è.

Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza perché è sentimento, non parole.

Bill Evans è stato definito il maggiore esponente del jazz dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nella sua lunga e ricca carriera, tra il 1958 e il 1980, ha inciso più di cinquanta album.

Piano Poet è una raccolta in tre dischi di brani da lui interpretati. Il titolo scelto non potrebbe essere più adeguato a questo incredibile artista, in grado di far cantare il pianoforte.
Il suo stile è unico, nato dalla fusione dello studio approfondito della musica classica con l’ebbrezza da lui provata nel fare aggiunte, cambiare e improvvisare i brani eseguiti.
La musica da lui composta e interpretata è evidentemente una questione intima e personale, tanto che afferma: “Nonostante il fatto che io sia un esecutore professionista, è vero che ho sempre preferito suonare senza un pubblico“.

Piano Poet, strutturato come una vera e propria carrellata dell’opera di Bill Evans, dai suoi esordi alla sua scomparsa, è un album perfetto per scoprire un artista essenziale per la storia della musica del ’900. I brani che lo compongono, imprescindibili per chi vuole conoscere il jazz, risultano ancora oggi all’ascolto estremamente moderni. Sono, quindi, perfetti anche per chi non è appassionato o non conosce a fondo il genere.

Una menzione particolare merita il brano Blue in Green, ricordo della lunga collaborazione con Miles Davis, che ha segnato profondamente la carriera di Bill Evans, portando alla creazione dell’album Kind of blue (considerato un pilastro della musica jazz).

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
In a time lapse- Ludovico Einaudi
Joy- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi
Come away with me- Norah Jones

… guarda anche…
L’arte della felicità- Alessandro Rak

…e leggi anche…
Novecento- Alessandro Baricco

Leggi tutto ►

Ludovico Einaudi

In a time lapse

Decca, 2013
avatar

Postato da
il

“La cosa più difficile, ma non impossibile, è tentare di cogliere la
bellezza nei dettagli del mondo, con gli stessi occhi di quando, da piccoli, si
scopre tutto per la prima volta. Con la stessa attenzione alle cose, e
l’esigenza di non smettere mai di “guardare”, veramente”.

Le sonorità di Ludovico Einaudi da tempo ci regalano una sorprendente commistione fra classica, elettronica e sonorità minimaliste. Einaudi si è  sempre interrogato sulle tre variabili Tempo Spazio e Percezione, ma in questo disco ci propone una vera e propria sintesi della sua visione del mondo. Ci addentriamo in un viaggio che è un flusso fra istinto e materia, emozioni e logica, scoperta e l’immobilità essenziale.

In a time lapse Einaudi ferma il tempo. Lo sospende. Il pianoforte ci accompagna nella discesa fra le stagioni in cui cambiano i toni, i colori, le forme di ogni sensazione. Gli attimi non sono mai uguali a loro stessi ma ci vengono mostrati sotto prospettive sonore diverse. È necessario sospendere la vita, la propria identità per alcuni attimi – se non per alcune stagioni – per potersi rinnovare come gli alberi d’inverno.  Attraverso la concitata Life o l’emozionante Walk entriamo nel cambiamento mentre tutto sembra ruotare intorno a noi che cerchiamo di osservare il mondo scivolare impazzito. Attraverso sonorità che stridono accompagnando il pianoforte in un ambiente quasi soft rock approdiamo in atmosfere distanti fra loro che ricordano quelle degli Radiohead o dei Depeche Mode. I quattordici brani variano fra loro molto più che in passato si nutrono di importanti convivenze sonore che generano una vera epica del tempo e del suo valore per la crescita e l’esperienza umana. La presenza del grande violinista Daniele Hope segna un vero e proprio cambio di rotta del grande pianista italiano.

Già famoso per diverse colonne sonore, la più famosa di questo disco Brothers diviene colonna sonora di un film ormai cult This is Engalnd a cui presterà ancora la voce durante la realizzazione delle serie TV dedicate a questo prodotto. In particolare la serie TV si conclude con una terza stagione dove Experience segna la fine di questa odissea contemporanea. È  un disco nuovo e complesso. Va assaporato con estrema calma e desiderio di scoperta lasciando alle spalle tutto ciò  che sappiamo di Einaudi e della sua opera.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

Giovanni Allevi – Joy
Ludovico Einaudi – Divenire 

Leggi anche:

 Valeria Parrella – Lo spazio bianco

Guarda anche:

J.E Cohen –  A proposito di Davis

 

Leggi tutto ►

Martin Stahl

Rise

Sony, 2016
avatar

Postato da
il

The sky is falling
It’s time to rise
All bridges are burning
It’s time to rise

a cura di Claudio D’Errico

Un nuovo talento è in arrivo dalla scena folk/pop svedese. Martin Stahl – nato in Svezia e vissuto per gran parte dell’infanzia in Francia – debutta sulla scena internazionale con il suo primo EP “Rise”. Talento precoce, fin da piccolo suona chitarra e pianoforte. Continua poi la carriera musicale componendo ed eseguendo canzoni ispirate ad artisti come Damien Rice e Matt Corby.

Martin si presenta al pubblico con sicurezza. L’album è composto da sei canzoni, tutte interessanti. Il brano introduttivo Far Away ci conduce direttamente nello stile di Stahl: da un semplice arpeggio, attraverso la propria estensione vocale, Martin pennella note ed in un crescendo trasporta l’ascoltatore nel proprio mondo interiore. Anche i brani Love Like This e Nothing to Say sono di buon impatto: evidenti le somiglianze di stile con Chris Martin dei Colplay.
La più rappresentativa canzone dell’album è senza dubbio quella che dà il titolo, Rise: un brano di immediato ascolto, ricco di atmosfere e ritmo, impreziosito dalle capacità vocali del giovane cantautore.

Questo artista non è ancora conosciuto in Italia, ma scommettiamo che presto ne sentiremo parlare!

 

Ti è piacuto questo album? Allora ascolta anche Written in scars – Jack Savoretti
e vedi anche Ritorno alla vita – Win Wenders

 

Leggi tutto ►

Benjamin Clementine

At least for now

Behind, 2015
avatar

Postato da
il

London London London is calling you
What are you waiting for, what you searching for?
London London London is all in you
Why are you denying the truth?

Articolo di Claudio D’Errico

Un artista vero, totale autodidatta. Nato nei sobborghi di Londra, si è trasferito presto in Francia, dove ha iniziato suonando nelle stazioni della  metropolitana di Parigi. Qui ha trovato in poco tempo il successo. Lo hanno scoperto i passanti, che hanno condiviso le sue performance su Youtube.Talento puro, Benjamin Clementine  con questo album in punta di piedi entra nella scena musicale, lasciando il segno.  Un segno che rimane sotto pelle e cattura grazie alla voce calda, elegante e potente, accompagnata dal pianoforte.

L’album è una poesia a colori forti. E proprio la volontà di trasmettere emozioni attraverso il colore sembra essere alla base della sua decisione di dedicarsi alla pittura su tela. Quasi come se la musica non fosse il mezzo migliore per trasmettere i sentimenti.

Nei brani di At least for now si sente l’influenza di Erik Satie, che Benjamin Clementine mescola con estro creativo a ritmi diversi e richiami poetici.  Un album da sentire e da respirare davanti ad un paesaggio infinito oppure da soli ad occhi chiusi.

Ti è piaciuto questo album? Allora vedi anche
Gli amanti del Pont Neuf – Leos Carax
The Dreamers – Bernardo Bertolucci

E leggi anche L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

Leggi tutto ►

Agnes Obel

Philarmonics

Pias, 2010
avatar

Postato da
il

I walk to the borders on my own
To fall in the water just like a stone
Chilled to the marrow in them bones
Why do I go here all alone

Entrare nelle sonorità di questo album è come percorrere un luogo pieno di magia e sfumature. L’amalgama di pianoforte e voce accompagna nella dimensione interiore della giovane cantante, compositrice e musicista di Copenaghen, che ora vive a Berlino.

“Philarmonics” è un cd dalla composizione varia: tre brani strumentali, otto canzoni originali ed una cover di John Cale, Close Watch, che insieme creano un tappeto sonoro che coinvolge ed invita ad essere calpestato piano e ad occhi chiusi.  Sembra quasi di rivivere i ricordi di bambina di Agnes, quando ascoltava la madre suonare Chopin e Bartók.
La strumentale Falling Catching  e la bella Riverside creano la suggestione di una filastrocca del Nord, che culla e conduce in punta di piedi attraverso un piccolo passaggio  nel mondo dipinto e personale della cantante.

Uscito il 4 ottobre 2010, l’album ha ottenuto un buon successo di critica, innanzitutto nel paese di origine, ove ha conseguito per cinque volte il disco di platino.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Fisherman’s Woman – Emiliana Torrini

 

Leggi tutto ►

Giovanni Allevi

Joy

Ricordi/ Sony, 2006
avatar

Postato da
il

Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l’essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura…
(www.giovanniallevi.com)

Il pianista Giovanni Allevi, nel suo album Joy, raccoglie dodici pezzi che sono un inno alla felicità e alla voglia di vivere.
L’album nasce proprio dal desiderio di Allevi, maturato durante un viaggio in ambulanza in seguito ad un attacco di panico, di esprimere la propria gioia (da qui il titolo). Come lui stesso racconta, in quel momento non sapeva cosa gli stesse succedendo e si è ripromesso, nel caso si fosse salvato, di dare voce al suo amore per la vita.
I brani raccolti in Joy parlano, ognuno a suo modo, di emozioni profonde e delle sorprese che la vita ci sa regalare ogni giorno.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Evolution- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi

…e leggi anche
Tu metteresti l’universo intero- Charles Baudelaire

Leggi tutto ►

Ludovico Einaudi

Divenire

Decca, 2006
avatar

Postato da
il

… riesce a modificare il ritmo cardiaco…a velare gli occhi di commozione…a farti perdere almeno per un istante…quindi la missione è compiuta. E’ semplicemente bello.
[ commento del pubblico ]

Sontuosa eppur come timorosa nel vibrare delle note, quasi a disconoscere l’inizio e la fine dell’ascolto, quasi a sfumarli e miscelarli all’intensità emozionale che crea.
Si può benissimo definire così la musica (chiamarla così è riduttivo) che sprigiona Divenire: sonorità cristalline, semplici in apparenza, ma frutto di un’ esperienza e bravura compositive rare, di una sensibilità quasi eterea. Si perché Ludovico Einaudi accarezza il bianco e nero del pianoforte quale estensione del proprio corpo, diventando tutt’uno con lo strumento e lasciandovi fluire lo sparito, divenendo spartito.
Divenire è il brano portante dell’album: inizia in sordina, in una devastante attesa intramezzata da vocianti silenzi, preludio ad un’esplosione sinfonica che ti stacca dalla realtà, facendo ritrovare l’Io perduto sotto frane di stress.
Un disco da ascoltare senza preconcetti, senza confronti: la musica è naturalmente in noi, senza chiedere nulla in cambio, inerme. Per questo senza difficoltà riusciamo a fonderci in essa.
Ed in questo caso il cuore sorride all’infinito completandosi con la bellezza delle stelle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Divenire, Primavera, Svanire

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einudi – Le Onde
René Aubry – Allegro
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure

… e leggi anche
Richard Bach – Il gabbiano Jonathan Livingston

… e guarda anche
Into The Wild (Nelle Terre Selvagge) – Sean Penn

Leggi tutto ►