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Hayao Miyazaki

Ponyo sulla scogliera

Giappone, 2009
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A Ponyo piace… Sosuke!

Una piccola pesciolina dalle forme antropomorfe decide che vivere negli abissi con suo padre, ex umano e potente stregone di nome Fujimoto, non è ciò che desidera. Brunilde, questo è il vero nome della pesciolina, fugge verso la scogliera affrontando la sua sfida personale: gli esseri umani, millantanti dal padre come creature abominevoli. Come la mitica regina di Islanda che porta il suo nome, Brunilde non si lascia intimorire dai pregiudizi del padre e corre verso la superficie ma finisce incastrata in una rete di pescatori. Viene salvata dal piccolo Sosuke che si ferisce ad un dito estraendola da un barattolo di vetro. Brunilde, leccando la ferita sanguinante del ragazzino, risveglierà il suo DNA umano desiderando ardentemente fare parte del “mondo sopra la scogliera”. Ignorando il padre si trasferisce a casa di Sosuke.  Soprannominata Ponyo, ovvero soffice,  diventerà parte irrinunciabile della famiglia, grazie anche alla complicità della madre di Sosuke, Risa, giovanissima ed energica donna dal cuore generoso. I due bambini si troveranno però ad affrontare lo tsunami che affligge la costa e i suoi abitanti. E’ in questa triste circostanza che conosceremo la madre di Ponyo, la Dea della Misericordia e regina del Mare che aiuterà la figlia a realizzare il suo desiderio chiedendole però uno scambio irreversibile.

Considerato la nemesi dell’ultimo film del maestro Si alza il vento  ha connotati opposti rispetto alla consueta poetica di Hayao Miyazaki. Non abbiamo le meravigliose scene di volo, ma la profondità degli abissi con una magia sotterranea e viva. Non siamo immersi in un Giappone mitico e senza tempo, ma il film risulta essere un omaggio alle fiabe occidentali come “La Sirenetta” di H. C. Andersen e la sua trasposizione disneyana. Sentendo la necessità di tornare alle origini, Miyazaki sospende l’uso della computer graphic e restituisce la complessità salata del mare con la matita grazie a settanta artisti che hanno disegnato a mano oltre centosettantamila tavole. L’elemento comune con tutte le altre opere della sua produzione è la difficoltà di affrontare un mondo fortemente compromesso dall’inquinamento e dal consumo selvaggio delle risorse naturali. Miyazaki ci restituisce una natura viva, pulsante che chiede ed esige di essere rispettata, pena la nostra stessa distruzione. Tutti siamo legati alla natura, e la stessa natura ci mette in contatto fra di noi. Il dolore per un mare inquinato non è solo delle creature che lo popolano ma deve diventare nostro se non vogliamo privarci di tutto ciò che ci rende vivi: la terra stessa. Il rispetto di tutte le creature è quindi il vero messaggio di questo capolavoro d’animazione e poesia.

Ti è piaciuto questo film?

Guarda anche:

Si alza il vento, Hayao Miyazaki
La collina dei papaveri, Goro Miyazaki
Wolf Childern, Mamoru Hosoda
Ribelle, Mark Andrews 

Leggi anche:

Gli effetti secondari dei sogni, D.Vigan
Qualcuno con cui correre, D.Grossman 

Ascolta anche : All we are, Jonah 

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Regia: Hayao Miyazaki
Titolo originale: Gake no ue no Ponyo
Sceneggiatura e soggetto: Hayao Miyazaki
Art director: Noboru Yoshida
Montaggio: Hayao Miyazaki
Musiche: Joe Hisaishi
Durata 100′min

 

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Mamoru Hosoda

Wolf Children

Giappone, 2012
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Quando parliamo di quei dodici anni in cui ci ha cresciuto, mia madre sorride e dice che per lei sono passati in un attimo. Giusto il tempo di una favola. Il suo sorriso pieno, soddisfatto, come di chi ha lo sguardo rivolto verso una vetta lontana, quel sorriso riesce sempre a scaldarmi il cuore.

Hana ha appena diciannove anni quando incontra l’amore della vita in un compagno di corso dallo sguardo ombroso, figlio di un segreto indicibile: il ragazzo è un uomo lupo, capace di assumere in ogni momento sembianze animali.
Una coppia dolce e scintillante, da cui nascono due bimbi, Ame e Yuki, anch’essi imprevedibilmente pronti a trasformarsi in lupacchiotti. Un giorno, però, il padre rimane ucciso mentre è in cerca di cibo per i figli – e la scoperta dell’accaduto è una scena che toglie il fiato: il suono del mondo intorno alla madre si annulla e lo spettatore è lasciato solo con la ragazza e un silenzio assordante a domandarsi “e adesso?”.
Hana decide così di trasferirsi in una casa isolata, ai piedi delle montagne, in modo che i bambini possano crescere tranquilli e avere l’opportunità di scegliere quale strada seguire, quella degli uomini o quella dei lupi. Un percorso di consapevolezza che abbandona presto la spensieratezza dell’infanzia per scontrarsi con il mondo esterno e con la propria natura più intima: e le scelte saranno necessarie, spesso laceranti e drammatiche, ma sempre sostenute dall’amore della madre.

Dopo il già splendido La Ragazza Che Saltava Nel Tempo e il buon Summer Wars, Mamoru Hosoda porta a compimento un progetto ambiziosissimo, capace di condensare nello spazio di sole due ore una storia lunga tredici anni. Un racconto di formazione a più livelli, complesso e però fluido e incantato come la musica d’archi che lo accompagna; un’intensa dedica a una madre e a tutte le madri belle e radiose, che regala al cinema d’animazione una delle esperienze più commoventi da molto tempo a questa parte.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
La ragazza che saltava nel tempo – Mamoru Hosoda
Summer wars – Mamoru Hosoda
Ponyo sulla scogliera – Hayao Miyazaki

Wolf Children

Regia: Mamoru Hosoda
Soggetto: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda, Satoko Okudera
Art director: Hiroshi Ohno
Character design: Yoshiyuki Sadamoto
Musiche: Takagi Masakatsu
Durata: 117′

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