Archivio tag: post-hardcore

At The Drive-In

Relationship Of Command

Fearless Records, 2000
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have you ever tasted skin?
sink your, sink your teeth in it

Atto finale dei grandi At The Drive-In, dopo anni di dischi ed EP, tour interminabili e un successo sempre crescente, Relationship Of Command è una bomba innescata che all’inizio del nuovo millennio esplode in tutta la sua potenza; un trauma per la band stessa, che non saprà gestire le nuove tensioni e finirà per sciogliersi in altri progetti.
Musica complessa e melodica, emotiva e politica, in cui post-hardcore ed emo-core si mischiano a sporadiche tentazioni elettroniche e a influenze etniche figlie delle origini assai varie di Cedric Bixler-Zavala, Omar Rodriguez-Lopez, Jim Ward, Paul Hinojos e Tony Hajjar.
Le undici canzoni si contorcono, sbavano rabbia, urlano per dar voce a chi ne sia stato privato, con quella sete di giustizia vera che solo in pochi conservano dopo i vent’anni: ancora oggi l’assalto di Arcarsenal è un colpo terrificante battuto alla porta dei potenti. Pattern Against User, altrimenti velocissima, vanta un prezioso stacco in levare, mentre Rolodex Propaganda si avvale degli interventi vocali di Iggy Pop.
E poi One Armed Scissor, Sleepwalk Capsules, Mannequin Republic, Cosmonaut: tutte devastanti, con il cuore in gola. Solo nella conclusiva Non-Zero Possibility e Invalid Litter Dept. i ritmi sembrano distendersi, ma la seconda è forse il capolavoro del disco, chitarre liquide e cori fluttuanti fino all’esplosione incontenibile del chorus e un finale terremotante.
In Relationship Of Command, pietra miliare del rock moderno, gli At The Drive-In suonano come fosse davvero l’ultima cosa da fare al mondo, i denti affondati nella carne viva.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Public Witness Program – Fugazi
Testify – Rage Against The Machine
Caterwaul – Trail Of Dead
For Want Of – Rites Of Spring

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Fugazi

In On The Kill Taker

Dischord, 1993
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got a lot of questions for me
you got a lot of questions for me
got your finger pointing at me
distrusted
I look for wires when I’m talking to you
you’d make a great cop

I will not lie, dichiarano ripetutamente i Fugazi nell’artwork di In On The Kill Taker, pubblicato nel 1993 a seguito di pietre miliari come 13 Songs, Repeater e Steady Diet Of Nothing.
E l’onestà, qui, è il punto centrale della faccenda, cuore di una musica da sempre davvero indipendente, nella forma e nella sostanza; politica, nel senso nobile del termine.
Distante dalle contorsioni più sperimentali dei precedenti lavori, l’album si apre con l’interferenza di Facet Squared e l’urlo di Ian MacKaye azzanna l’ascoltatore alla gola sovrastando chitarre che squarciano la pelle; a ruota, l’uragano Public Witness Program definisce in due minuti l’intero genere emo-core, con Guy Picciotto a sputare bile nella strofa che anticipa uno spettacolare chorus; più avanti, Smallpox Champion e Walken’s Syndrome ne replicheranno quasi l’impatto terremotante.
Returning The Screw e Instrument ringhiano su tempi medi, tra attimi di quiete appena percettibile e deflagrazioni post-hardcore, laddove Great Cop è forse l’inno punk definitivo di MacKaye.
Ma dietro ogni angolo, in ogni momento, i Fugazi sanno nascondere una sorpresa: Cassavetes, dedicata al regista americano, recupera il groove rumorista di Repeater nelle ritmiche sincopate di Joe Lally e Brendan Canty; 23 Beats Off beccheggia tra arpeggi e distorsioni fino a culminare in quattro minuti di puro delirio noise, un attimo prima dello strumentale Sweet And Low, tenera carezza swing in luce soffusa.
A concludere, la preziosa Last Chance For A Slow Dance, apice di lirismo e poesia, sigillo di un’opera dall’influenza incalcolabile e simbolo di un modo di fare musica divenuto, col tempo, vero modello di vita.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Arcarsenal – At The Drive-In
It Was There That I Saw You – …And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Youth Against Fascism – Sonic Youth
All There Is – Rites Of Spring

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Bachi Da Pietra

Quintale

La Tempesta, 2013
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Marcio, perso, insignificante e solo,
ma per voi adesso sono il Dio del suolo.
Perchè mi fa sentire bene,
darvi l’amore e la morte insieme.

Quintale, quinta opera a firma Bachi da Pietra, è un macigno pesantissimo che abbandona il suono strisciante e disidratato dei lavori passati per deflagrare in un’elettricità iper-satura.
Meno personale, forse, ma davvero travolgente.
Il riff stoner che apre Haiti è una porta per l’inferno, con un finale dalla presenza sonica impressionante.
Brutti Versi, Paolo Il Tarlo e Pensieri Parole Opere sono puro rock’n’roll metallizzato, mentre Coleotteri è un post-hardcore che lambisce il metal nel possente growl di Giovanni Succi.
La cadenza hip-hop di Fessura lascia intravedere scenari sonori futuri per il duo, laddove Mari Lontani prende realmente la forma di un legno alla deriva nella nebbia, canto di marinai senza speranza.
Sangue coagula dall’improvvisazione iniziale in un riff atonale e un predicare invasato come quello di Io Lo Vuole, spietate analisi di un male sempre più facile e radicato.
Poi, improvvisamente, è come se i Bachi decidessero di lasciar andare tutta quella tensione nella meraviglia della poesia sonora Dio Del Suolo.
A quel punto, non resta che prendersi gioco dell’ermetismo nella contemplativa Ma Anche No e in un acido finale che ricorda come non vi sia nulla di gratuito per chi vive e respira musica.
 

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Gardenia – Kyuss
Fausto – Massimo Volume
We all rage in gold – Neurosis
Don Calisto – Verdena

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Gazebo Penguins

Raudo

To Lose La Track, 2013
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Se mi passi il termine, siamo delle “generazioni” con del tempo da perdere e zero soldi da spendere. Se mi passi il gioco di parole, il tempo e i ricordi si perdono una volta sola.

Bisogna aspettare un minuto perché Raudo prenda il volo, il tempo necessario a capire che è di tempo che si parla qui; di quello passato a scegliere il meno peggio, di quello che, a volte, scivola via male.
I Gazebo Penguins tornano a due anni di distanza dallo splendido Legna: i ragazzi parlano di una faccenda piccola, fatta di dieci canzoni; la verità è che non erano mai stati così potenti, così a fuoco.
L’emo-core della band cela strutture splendidamente complesse: lascia con il fiato sospeso nel crescendo inesorabile di Finito Il Caffè, voci che non possono più aspettare e chitarre che tagliano come rasoi; Ogni Scelta E’ In Perdita, invece, si aggira ombrosa tra arpeggi post-punk e ritmiche ossessive, ed esplode infine in un vortice elettrico.
La doppietta Correggio/Trasloco è un vero tuffo al cuore, una sequenza perfetta: la prima è un ricordo lucido e ubriaco, divertito e nostalgico dei quindici anni, tra frontalini rubati e lampioni presi a calci; poi, di colpo, altri quindici anni sono passati, ed è ormai tempo di fare i conti con affitti e contratti, responsabilità sempre nuove e ansie mai sopite.
Raudo si accende di post-hardcore nei proiettili Casa Dei Miei, Non Morirò e Mio Nonno, mentre scintilla nei rallentamenti della bellissima Difetto, suadente onda elettrica di ampiezza oceanica.
Ed è meraviglioso che, dopo tanto parlare di ieri, dopo tanta amara malinconia, tutto si chiuda con un urlo corale, che ha bisogno solo di cinque semplici parole: oggi mi sento piuttosto bene.
 

 
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ListaFine Before You Came
The New Nathan Detroits – Braid
The moon is down – Further Seems Forever

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