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PHILIPPE DE CHAUVERON

Non sposate le mie figlie!

Les films du 24, Francia, 2014
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Articolo di Laura Festari

Amico di famiglia: “Chi è quella gente? Sono i giardinieri?”
Marie: “In realtà sono i nostri generi…”

Francia, XXI secolo.

I Verneuil sono una normalissima famiglia borghese con quattro splendide figlie.
Le tre più grandi si sono finalmente sistemate con tre uomini francesi conosciuti a Parigi e la quarta, Laure, sta per convolare a nozze con Charles.
Che cosa, allora, rende così preoccupati e perplessi papà Claude e mamma Marie?

Da guardare obbligatoriamente in compagnia, Non sposate le mie figlie! è uno di quei film comici, esilaranti, uno di quelli che ti fanno a ridere fino alle lacrime, ma che poi, alla fine, ti fanno anche un po’ a riflettere.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
La famiglia Bélier- Éric Lartigau

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Regia: Philippe de Chauveron

Sceneggiatura: Philippe de Chauveron- Guy Laurent
Musiche: Marc Chouarain
Fotografia: Vincent Mathias

Interpreti e personaggi
Christian Clavier- Claude Verneuil
Chantal Lauby- Marie Verneuil
Ary Abittan- David Benichou
Medi Sadoun- Rachid Benassem
Frédéric Chau- Chao Ling
Noom Diawara- Charles Koffi
Frédérique Bel- Isabelle Verneuil
Julia Piaton- Odile Verneuil
Émilie Caen- Ségolène Verneuil
Élodie Fontan- Laure Verneuil

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Fabio Mollo

Il Sud è niente

Italia, 2013
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Nonna, cos’è successo?
Niente gioia mia. Il sud è niente. E niente succede.
Papà non ne parla mai.
Se le cose non le dici, non ti possono fare male.

Grazia è un’adolescente introversa senza alcun dialogo con il padre e in grossa difficoltà con il mondo che la circonda. Siamo in un piccolo paese del sud Italia, nella costa più estrema ed isolata che, infatti, sembra essere rimasta inalterata nel tempo. Grazia ha un aspetto mascolino che la rende oggetto di bullismo da parte dei compagni di classe. Complici anche le sue ripetute assenze dalle attività scolastiche per dedicarsi alla pescheria di famiglia, la bocciatura sembra essere dietro l’angolo facendo svanire l’unica possibilità della ragazza di salire a Torino per frequentare l’Università e fuggire dal vero e proprio nulla che la circonda. Il padre Graziano, pescatore silenzioso e attraversato dal lutto recente dell’altro figlio Pietro a cui Grazia era profondamente legata, subirà le pressioni del boss locale per la cessione della sua attività. La sagra del paese sta arrivando e Grazia scorge tra la folla la sagoma del fratello creduto morto scatenando una caccia all’uomo serrata, quanto improvvisata, aiutata da un ragazzo proprietario di una piccola bancarella di dolciumi. Il tutto scorre in un silenzio quasi costante rotto solo dalle emozioni che rischiarano il nulla e il buio in cui questa famiglia era precipitata.

È ciò che ci manca a determinare la nostra identità; così un saggio buddista apriva la sua lunga riflessione su come l’ambiente riesce a plasmare una persona senza in realtà distruggerla. Grazia brilla sotto la luce del lutto, del sud magico e superstizioso dell’amata nonna – che attende Pietro con dei biscotti per saziare il suo spirito che ha viaggiato verso il mondo dei vivi. Il sud ritratto nel film è un luogo immobile e avvolto nel silenzio, nell’assenza della civiltà urbana della cultura e della vita sociale. Proprio per questo risulta essere la culla di un viaggio ancestrale come quello di Grazia verso la sua identità, nel lutto profondo, nell’imparare a lasciare andare verso la corrente del mare la barca della sua vita. Grazia risulta in questo modo una moderna Penelope che si libera della tela e afferra essa stessa la barca e affronta la sua odissea personale. Il nulla che l’avvolge è il motore profondo per un viaggio girato con una poesia rara nel panorama cinematografico italiano, è quel Nulla ancestrale leopardiano che però da possibilità e quindi sostanza alle nostre esperienze. Le inquadrature ricordano un sogno onirico, le luci sbiadite e i colori che esaltano la corsa di Grazia verso la maturità confezionano un prodotto meraviglioso e carico di suggestione.

Presentato al Festival Internazionale di Toronto e al Festival di Cannes iha incantato la critica e il pubblico segnando l’inizio della promettente carriera cinematografica del calabrese Fabio Mollo e della straordinaria attrice Miriam Karlkvist.

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Gabriele Salvatores – Come dio comanda
Allessandro Rak – L’arte della felicità
Jillian Schlesinger -Maidentrip

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Zero Calcare – Dimentica il mio nome

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Train – Drops of Jupiter
Ludovico Einaudi – Night

il sud è niente

Regia: Fabio Mollo
Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto
Distribuzione: Rai Cinema
Cast: Vinicio Marchioni, Miriam Karlkvist, Valentina Lodovini, Andrea Bellisario, Alessandra Costanzo

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Haper Lee

Il buio oltre la siepe

Universale Economica Feltrinelli, 2014, pag. 247
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Volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo con un fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Uno splendido romanzo di Harper Lee, Il buio oltre la siepe racconta dell’infanzia di Scout e Jem fratelli orfani di madre, che crescono in un paesino della provincia americana, nel sud, negli anni in cui la segregazione razziale è molto forte e continua a mietere vittime d’ingiustizia.

Il padre Atticus Finch, genitore anziano per l’epoca, svolge la professione di avvocato, e si ritrova a difendere un nero da un’accusa di violenza sessuale, che in realtà non ha palesemente commesso. Non sarà certamente l’esito del processo il colpo di scena di questo romanzo, la sua bellezza è in altro. La correttezza d’animo di Atticus; che oltre alla citazione ad incipit di questa recensione, si ritrova in molti altri momenti del romanzo, in cui insegna ai figli come si deve affrontare la vita, anche le ingiustizie. Ma sopratutto questo libro racconta del “buio”, del pregiuzio, dell’ignoranza che probabilmente stanno appena oltre il nostro sguardo.

Quello che vuol dirci è di non lasciar prevalere mai il buio, nonostante le circostanze, nonostante i condizionamenti esterni. Restate sempre nel lume della ragione, pensate: non potreste mai far del male alla quieta ghiandaia che non fa altro che cantare amabilmente. Un libro scritto con una finezza e delicatezza indimenticabili, probabilmente insuperato anche dall’autrice stessa.

Ti è piaciuto questo libro?
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R. J., Palacio, Wonder

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