Archivio tag: primal scream

Royksopp

Melody A.M.

Wall of Sound, 2001
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Poor Leno
Where you’ll be I’ll go
Where you’ll be I’ll know
Where you’ll be I’ll find you

Melody A.M. è stato edito un po’ di anni fa, ma nella scena downbeat resta una pietra miliare.
L’Europa del Nord da sempre grandi soddisfazioni in campo musicale e i Röyksopp non sono da meno: le loro composizioni sono familiari, ascoltate ed apprezzate dai frequentatori di club alla moda fino a chi mai si sarebbe avvicinato a qualsivoglia tipo di musica elettronica.
Il pregio dei nostri beniamini è da sempre quello di rendere la musica house (ok, dicendo così si generalizza parecchio, ma rende l’idea) fruibile ed accessibile a tutti: suono tranquillizzante, perfino languido a tratti, accogliente come il divano di casa un sabato pomeriggio di nullafacenza che ha in Poor Leno l’emblema. Quasi una ninna-nanna perfino sofisticata a tratti, questo brano tende ad un purezza ed un andamento musicale piacevolissimo, ben espresso anche dal video.
A dispetto del nome del gruppo (tradotto risulta qualcosa come “funghi atomici”) la musica riequilibra all’ascolto, suoni naturali e suoni sintetici si mescolano placidamente.
Una musica troppo bella per essere odiata da chi non ama il genere e troppo intensa da lasciare indifferenti gli amanti del genere.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
So Easy, Poor Leno, Röyksopp’s Night Out
Altri album
Röyksopp – Album nell’opac RBBC

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Daft Punk – Random Access Memories
Massive attack – Blue Lines
The Chemical Brothers – Further
Primal Scream – XTRMNTR

… e leggi anche
Per Petterson – Fuori a rubar cavalli
Sanne Munk Jensen & Glenn Ringtved – Io e te all’alba
Ava Dellaira – Noi siamo grandi come la vita

… e guarda anche
Steven Lisberger & Joseph Kosinski – Tron & Tron Legacy
Mamoru Hosoda – Summer Wars
Zack Snyder – Sucker Punch

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The Proctors

Everlasting Light

Shelflife, 2013
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Autori di un unico album, Pinestripes And Englishmen, pubblicato alla metà degli anni novanta, i Proctors ritornano oggi con Everlasting Light, come se da allora il tempo non fosse passato. Ed è una meraviglia di disco, zeppo di canzoni fatte della materia dei sogni che si inseriscono nella più gloriosa tradizione indie-pop britannica.
Sin dal fenomenale trittico d’apertura (Trouble With Forever, Into The Sun, Perfect World) si è rapiti da un flusso costante di melodie gentili, sognanti e malinconiche, con lo squillare delle chitarre Rickenbacker a intessere arpeggi semplici e memorabili, spesso adagiate su morbidi tempi medi (I Need To Tell You, Yesterday’s Boy). Solo raramente i ritmi si fanno lievemente più incalzanti (Wishing Well, Season’s Change, Fun Sunday) e talvolta rallentano fin quasi a fermare il respiro (le fragranze elettroacustiche di Adrienne, l’emozione infinita e sospesa di Ember Days); su tutto, il magico intreccio di voci di Gavin e Margaret, accogliente come l’abbraccio caldo della primavera.
Per tutto questo, Everlasting Light è forse la più bella prova di come sia possibile crescere e preservare il cuore puro e giusto dell’adolescenza, distillato in brani che chiedono solo di volteggiare leggeri, braccia spalancate e occhi al cielo.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Our Love Is Heavenly – Heavenly
Killjoy – Brighter
Don’t Cry – The Garlands
Gentle Tuesday – Primal Scream
She Brings The SunshineBubblegum Lemonade

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The Ting Tings

We Started Nothing

Columbia, 2008
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Fed up with your indigestion
You swallow words one by one
Folks got high at a quarter to five
Dont you feel youre growing up undone?

We Started Nothing è il disco d’esordio del duo inglese de The Ting Tings.
Lei, Katie White, è grintosa quanto basta da sembrare sfacciata, ti ringhia addosso la potenza delle note e spiazza con i ritornelli delle canzoni, seriamente ironici che si fanno cantare a squarciagola.
Lui, Jules De Martino, gran percussionista, amalgama i suoni e crea riff che quando si ascoltano la prima volta sembrano insipidi, ma poi fanno venire l’acquolina in bocca.
Great Dj è il brano portante di tutto l’album, un brano da heavy rotation: ridotto ai minimi termini come composizione, da questo suono minimale si scatena un sound deciso, dal beat ruvido, ubriacante.
Decisamente un riuscito lavoro di gruppo.
In parte pop, in parte indie, comunque sempre condito da una spruzzata di elettronica che non guasta mai, We Started Nothing è un album dal facile ascolto e lascia buone sensazioni.
Ha un’unica pecca: dura poco. Come tutte le cose belle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Great DJ, Shut Up and Let Me Go, Be The One

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Calvin Harris – Acceptable in the 80s
The Asteroids Galaxy Tour – Fruit
Primal Scream – Xtrmntr

… e guarda anche
La felicità porta fortuna – Mike Leigh

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Bubblegum Lemonade

Some Like It Pop

Matinèe Recordings, 2013
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E’ l’amore dichiarato per gli arpeggi lucenti di una 12 corde Rickenbacker a muovere il cuore di Lawrence McCluskey, musicista di Glasgow attivo anche negli Strawberry Whiplash, che con Some Like It Pop regala una nuova piccola perla pop a nome Bubblegum Lemonade.
Pochi interventi esterni, giusto qualche amico che presti sognanti backing vocals e consenta di dare ai pezzi una veste adeguata, e poi, premuto il tasto play, si cade in un sogno di scampanellii jingle-jangle e splendide rifrazioni da vari angoli della storia rock: Byrds e Smiths, C86 e Velvet.
Fuori, una copertina che cita esplicitamente Andy Warhol; dentro, dodici brani per trentotto minuti di musica che riconcilia con il mondo e ha il profumo della primavera che rientra dalle prime finestre spalancate.
This Is The New Normal e Have You Seen Faith? si muovono agili sulle cadenze di una batteria irrequieta e il fragrante impasto elettroacustico si accompagna a dolci armonie vocali Beach Boys; It’s Got To Be Summer, puro McGuinn fin dall’attacco, giunge a citare esplicitamente Mr.Tambourine Man nella parte di basso.
Don’t Hurry Baby e First Rule Of Book Club sono elegie che non avrebbero sfigurato nel repertorio più educato dei fratelli Reid, laddove Dead Poets Make Me Smile è Smiths-iana a partire da un titolo ironico e giù fino al bellissimo riff che regge il chorus.
Agli estremi dello spettro sonoro di Some Like It Pop troviamo i riverberi e le dilatazioni di Mr.Dreaming’s Bland House e una Your Valentine che non è difficile immaginare scritta dal Grant Hart più solare; il meglio, però, sta nella melodia ascendente di She Brings The Sunshine, uno di quei momenti perfetti in cui ti rendi conto che cantare una cosa piccola e tenera come “you’re looking good tonight” è semplicemente giusto.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mr.Tambourine Man – The Byrds
Sonic Sister Love – Primal Scream
Ride Into The Sun – The Velvet Underground
Talulah Gosh – Talulah Gosh
Some Candy Talking – The Jesus And Mary Chain

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Edgar Wright

La fine del mondo

USA, Gran Bretagna, 2013
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Mi ricordo di essermi seduto lì, sangue sulle nocche, birra sulla camicia, vomito sulle scarpe, di aver visto il bagliore arancione di una nuova alba che sorgeva e di aver saputo nel mio cuore che la vita non sarebbe mai più stata così bella. E sapete una cosa? Non lo è stata mai più.

Il 22 Giugno 1990 doveva essere l’inizio di tutto, per Gary fuckin’ King; diciotto anni, piena Summer Of Love e fine della scuola, festeggiata con il tentativo fallito di portare a termine con gli amici la Golden Mile: dodici pinte in dodici pub; l’ultima, appropriatamente, al World’s End.
Una notte che anticipava un nuovo giorno e una vita pieni di promesse, ma da allora non è successo niente.
Gary è rimasto intrappolato nel suo personaggio e, ormai quarantenne alla deriva, decide di cercare una sorta di riscatto nell’unico modo che conosce: rimettere insieme la gang con Andy, Ollie, Stevie e Pete e ritornare a Newton Haven per compiere l’impresa.
Giunti sul luogo, però, scopriranno che gli abitanti sono stati sostituiti da una specie aliena dal sangue blu e da lì la vicenda prenderà a precipitare verso un finale distopico e planetario, come da titolo.
Edgar Wright chiude la mitologica Cornetto Trilogy con un capitolo che, partendo da toni apparentemente dimessi, cresce con il passare dei minuti grazie a uno script efficacissimo che, procedendo per accumulo di dettagli (i mixtape, le mappe ingiallite, i muri scrostati, i nomi dei pub), finisce per edificare un universo proprio e, al contempo, riesce ad attribuire all’opera un imprevisto valore generazionale.
Il modo in cui Gary (un fantastico Simon Pegg) vive al passato è rappresentativo di non-più-ragazzi che, privati di tutto, non riescono a trovare risposte che vadano più in là delle parole di Peter Fonda in Wild Angels: “We wanna be free to do what we wanna do / and we wanna get loaded / and we wanna have a good time”.
E se questo non bastasse a fare di La Fine del Mondo un gran film, c’è sempre Nick Frost che si ubriaca, strappa il cardigan, mena le mani e rompe cose.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
L’alba dei morti dementi – Edgar Wright
Hot Fuzz – Edgar Wright
Scott Pilgrim Vs. The World – Edgar Wright
Young Adult – Jason Reitman
 
…e ascolta anche
Happy Hour – The Housemartins
Loaded – Primal Scream
What You Do To Me – Teenage Fanclub
Fools Gold – The Stone Roses
 
Locandina di La Fine del Mondo, terzo film della Cornetto Trilogy girato da Edgar Wright
Regia: Edgar Wright
Soggetto: Edgar Wright, Simon Pegg
Sceneggiatura: Edgar Wright, Simon Pegg
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Paul Machliss
Musiche: Steven Price
Durata: 109′
 
Simon Pegg: Gary King
Nick Frost: Andrew Knightley
Martin Freeman: Oliver Chamberlain
Paddy Considine: Steven Prince
Eddie Marsan: Peter Page
Rosamund Pike: Sam
Pierce Brosnan: Guy Shepherd

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Veronica Falls

Veronica Falls

Bella Union, 2011
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I’m broken hearted, dearly departed

Già la copertina racconta più di qualcosa dell’immaginario evocato dall’esordio omonimo dei Veronica Falls: una casa abbandonata che potresti dire pescata da qualche pellicola horror figlia di Evil Dead, ma che dà pure qualche indizio del suono di queste dodici splendide tracce, traboccanti romanticismo e malinconie da cameretta e spire di ragnatele melodiche.
Non è un caso che il programma sia inaugurato dal primo singolo della band guidata dalla cantante-chitarrista Roxanne Clifford, una Found Love In A Graveyard che dispiega puro jangle-pop britannico anni ’80 e racconta di amore e fantasmi, con qualche cosa delle infatuazioni cimiteriali del Morrissey di Cemetry Gates, ma senza quell’approccio letterario.
Se ne può parlare come di un manifesto programmatico, dato che le medesime atmosfere vengono riprese con ottimi esiti anche in The Fountain, Bad Feeling e Come On Over.
E però c’è molto altro, qui dentro: i ragazzi mostrano di aver ascoltato tutti i grandi classici di genere, guardando da una parte (la semplicità a cuore aperto della C86) e dall’altra (l’approccio DIY dei Beat Happening, i Velvet Underground e i tamburi di Maureen Tucker) dell’Oceano e dando al tutto un’impronta moderna e personale.
Right Side Of My Brain e Beachy Head si muovono frenetiche sull’onda di chitarre che diresti surf-punk e splendide armonie vocali, mentre Misery è forse il vertice dell’album, edificata su arpeggi e accordi in maggiore curiosamente appaiati a liriche intrise di ironica malinconia.
Stephen e la title-track sono gli unici veri mid-tempo, sognanti ed eterei, laddove invece i duecentoquaranta secondi della micidiale doppietta The Box (basso Jesus And Mary Chain, coro celestiale)/Wedding Day (racconto di un sentimento mai superato), racchiudono il nocciolo melodico e lirico di un’opera adorabile. Blue. Always blue. Why so blue?
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Wussy void – Joanna Gruesome
Velocity girl – Primal Scream
Shattered Shine – Crystal Stilts
In between – Beat Happening
You’ve got everything now – The Smiths
 
…e guarda anche
Noi siamo infinito – Stephen Chbosky
Juno – Jason Reitman
L’amore che resta – Gus Van Sant

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Primal Scream

XTRMNTR

Creation Records, 2000
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Se c’è una band da “incolpare” per l’incontro tra la cultura della dance dei rave e quella del rock, quella band si chiama Primal Scream.
XTRMNTR è però lontano dalle spiagge assolate di Screamadelica, il loro epocale capolavoro del 1991.
XTRMNTR è un album di rivolta, dove i ritmi della techno e della house si accostano alle chitarre piene di ruggine di MC5 e Stooges e a un hard-funk scurissimo e ipertecnologico per dar vita a pezzi devastanti da ballare all’infinito, come Accelerator o Swastika Eyes (da non perdere la versione remixata dai Chemical Brothers, verso la fine dell’album!), e che vi faranno muovere in piena trance, ed è quel che capita con i micidiali groove di Exterminator e Kill All Hippies.
Musica che vive degli estremi dei mostruosi strumentali Blood Money e MBV Arkestra e della dolcezza infinita a pupille dilatate di Keep Your Dreams.
Musica di dodici anni fa che pare arrivare dal futuro. Per continuare a ballare, gridando, il presente.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Swastika Eyes, Kill All Hippies, Accelerator
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Nine Inch Nails – Head Like A Hole
The Stooges – Search & Destroy
Prodigy – Firestarter
The Stone Roses – Elephant Stone
 
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