Archivio tag: Queen

Zack Snyder

Sucker Punch

USA - Canada, 2011
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Se non combatti per qualcosa ti ritroverai con niente!

Hai paura… non devi. Per raggiungere il tuo paradiso, lasciati andare.
Quello che stai immaginando in questo momento? Tu controlli questo mondo.

Articolo di Kastalya von Dunst

Onestamente, io l’ho trovato un film che fa riflettere: ogni cosa è inserita per un motivo ben preciso, nulla è lasciato al caso. Forse è solo la ridondanza barocca dei combattimenti che rischia di depistare, ma è una scelta stilistica fatta consapevolmente, con cognizione di causa.
Andiamo per gradi.
Che ci siano tre livelli di realtà è ben chiaro praticamente a tutti: ma cosa sono questi tre livelli? Come per Inception, è complicato riuscire a tenerli a mente e incastrarli correttamente, rischiando difatti di dare una lettura diacronica invece che sincronica del film, facendo perdere di valore a tutta la costruzione narrativa.

1 – Baby Doll e il Reale
Come diceva Leopardi, in questo livello si parla dello “squallido Vero e del solido Nulla”. Al mancare della figura materna, subentra un paterno deviato e pericoloso che porta all’evento chiave (il Sucker Punch, appunto): per cercare di proteggere la sorellina, Baby Doll si sporca le mani ma, dato che quello che la muove al momento è la disperazione più che la volontà di farcela, distrugge la sua stessa innocenza venendo rinchiusa in un manicomio. Un’emblematica caduta dalla grazia tipica di ogni evoluzione dall’infanzia all’età adulta: la sorellina da lei uccisa è sia un’azione da redimere, sia l’emblema della perdita della sua fanciullezza.
C’è un teatro però, un Teatro dell’anima, dove la terapia psicanalitica cerca di smuovere i rimossi di queste povere anime perdute, facendo loro letteralmente portare in scena quei grandi psicodrammi che le hanno condotte in quel luogo senza futuro. Un’esaltazione del percorso interiore che si compie nei momenti drammatici che si affrontano durante la vita e che se non si trova il coraggio di affrontare non ci renderanno mai liberi.

2 – Baby Doll e la Sublimazione del Reale
Siamo ora al secondo livello, il reale è una prigione e se non possiamo uscirne… beh, cambiamolo!
Come in una fiaba, siamo nel punto in cui si deve cercare di risolvere il problema: si cercano quindi stratagemmi magici, alleanze e spinte motivazionali che permettano di lavorare come un corpus unico contro il nemico comune.
Ecco quindi che il manicomio diventa un bordello, le pazienti delle prostitute, gli inservienti i padroni, la psichiatra una prostituta con la sindrome di Stoccolma e il dottore un cliente facoltoso per il quale è motivato l’ingresso di Baby Doll nella struttura. Sarà infatti il suo regalo, lei è qui solo per lui.
È questo il valore catartico di questo livello: permettere alla nostra psiche di accedere alle soluzioni che ci possono salvare, è un trait d’union tra il Reale e l’Ideale, escamotage volto a dare scacco matto al Reale e saccheggiare l’Ideale per trovare nel fondo della nostra anima le vie di fuga dal Dolore. Spesso il solo modo di combattere la sofferenza è di arrendersi, messi con le spalle al muro, così da poter affrontare tutte le nostre paure. Il vero valore del processo sta proprio in questo: da questo confronto con la nostra Anima.

3 – Baby Doll e l’Ideale
Questo livello fa da contrappunto simmetrico del Reale. E tanto è squallido e doloroso l’uno, tanto è immaginifico e catartico l’altro: il suo essere così barocco e ridondante, sovrabbondante di suoni e colori, serve ad equilibrare il reale. Se nel mondo del manicomio l’individualità è annullata, qui le protagoniste sono ben marcate, ognuna ha una sua caratteristica, una sua unicità, una sua forza e soprattutto una sua capacità di influenzare il mondo. Emblematico il combattimento con i samurai di pietra, immensi ed enormi, apparentemente invincibili per una piccola ragazzina disarmata.
Estremamente importante è la figura del Saggio Maestro che insegna a Baby Doll come combattere e quindi a come essere libera. Se si bada bene, non le mostra come scappare, bensì le dice semplicemente che l’avrebbe aiutata ad essere libera. È questo quello che conta.

In definitiva, Sucker Punch è un viaggio iniziatico.
Essere liberi è il punto di partenza per poter vivere davvero. La prigionia metaforica dell’ospedale e quella sublimata del bordello sono emblemi di una prigionia interiore che non permette di essere quello che vogliamo.
Il Viaggio della Vita ha portato la protagonista a lottare con i propri strumenti: per questo una delle cose che più ha depistato gli spettatori è stata di fatto la fine del film. Bisogna passare oltre i normali schemi narrativi. Baby Doll realizza solo verso la fine che il solo modo per fuggire, quel quinto elemento, la quintessenza necessaria per terminare il rituale magico per la fuga, è lei stessa. In questo modo si offre spontaneamente alle proprio paure. Solo ridendogli in faccia, facendo loro vedere che non sono nulla se non parti di noi stessi che siamo in grado di controllare, possiamo vincerle, e possiamo quindi essere davvero liberi.
Baby Doll è martire a imperitura memoria di una battaglia epocale contro se stessi, dove spesso si impara che quando si perde si vince, perché di fatto, quando si combattono queste battaglie non ci sono sconfitti, ma solo vincitori.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
James Mangold – Wolverine, L’immortale
Alex Proyas – Il Corvo
Neil Marshall – Doomsday: Il giorno del giudizio

… e leggi anche
Oliver Bowden – Assassin’s Creed : Rinascimento
Kevin Brooks – Bunker Diary
Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

…e ascolta anche
Emily Browning – Sweet Dreams (Are Made of This) [Sucker Punch OST 01]
Lords Of Acid – The Crablouse Instrumental
Queen (feat. Armageddon) – I Want It All / We Will Rock You (Mash-Up) [Sucker Punch OST 04]

sucker

Regia :  Zack Snyder
Sceneggiatura : Zack Snyder – Steve Shibuya
Fotografia : Larry Fong
Musica : Tyler BatesMarius De Vries
Durata: 105’

Interpreti e personaggi principali:
Emily Browning : Baby Doll
Abbie Cornish : Sweet Pea
Jena Malone : Rocket
Vanessa Hudgens : Blondie
Jamie Chung : Amber

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Alan Bennett

La sovrana lettrice

Adelphi, 2007, 95 pg
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«Jean Genet,» ripeté premurosa la regina «vous le connaissez?».
«Bien sûr» disse il presidente.
«Il nous intéresse» ribadì Sua Maestà.
«Vraiment?». Il presidente posò il cucchiaio.
Lo attendeva una lunga serata.

«La regina ha un leggero raffreddore» fu la notizia ufficiale comunicata alla nazione.
Non lo sapeva nemmeno Sua Maestà, ma quello fu il primo di una serie di compromessi, non sempre di poco conto, che la lettura avrebbe comportato.

… libri … quegl’ambigui e strani oggetti …
… leggere … quella cosa lì, insomma, che annoia soltanto a sentirne parlare …
Anche Elisabetta II del Regno Unito la pensava così.
D’altra parte, quando si è rappresentanti di una delle monarchie più longeve al mondo, non si deve e non si ha il tempo di occuparsi di frivolezze come la lettura.
Tuttavia, un fortunoso e banale accadimento dalle infinite conseguenze, fa incontrare la regina e un libro, poi un altro e un altro e … Il caso ha deciso e, come dice la sovrana divenuta lettrice, “siamo tutti soggetti al destino“.
Come comportarsi? Insomma, leggere fa sentire Sua Maestà come mai si era sentita, come se trasgredisse tutto quello che le era stato insegnato -”aver passato la vita ad essere irreprensibile non ci sembra un gran vanto“- ma non per questo si sente ribelle: semplicemente la lettura la fa sentire più libera.
Questa perla di neanche cento pagine surclassa qualsiasi saggio “sui modi, tempi e significati del leggere”: Alan Bennett diverte, gioca con l’ironia delle parole, fra battute e aforismi geniali (un sense of humour che più britannico di così non ce n’é) crea una vicenda che mai potrebbe rivelarsi vera, ovvero che potrebbe essere benissimo già avvenuta o presentarsi in un futuro non troppo lontano.
Oh! Non dimentichiamo il finale.
Un grande, bellissimo, inusitato e spiazzante finale.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Una visita guidata – Alan Bennett
Elisabetta, l’ultima regina – Vittorio Sabadin
Grandi regine – Roberto Piumini

… e ascolta anche
Sex Pistols – God Save The Queen
Queen – God Save The Queen
La sovrana lettrice – Alan Bennett (letto da Paola Cortellesi)

… e guarda anche
The Queen – Stephen Frears
La Regina Elisabetta II dipinta da Andy Warhol e Lucian Freud

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I CONCERTI DEL 2015

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E’ tempo di dare un’occhiata ai concerti del 2015 e scegliere quelli davvero imperdibili! Per le due date italiane del tour degli U2  ormai non c’è più tempo: tutti i biglietti  sono stati venduti in un quarto d’ora! Restano invece buone speranze di trovare un posticino per i live di altri artisti e band stranieri.  Lo scenario pare dominato dai grandi gruppi degli anni Ottanta: Kiss, AC/DC, Deep Purple, Queen, Scorpions, Spandau Ballet, UB40, Simple Minds, Sting. Ma in realtà c’è molto altro. Arriveranno da noi star come Maroon 5Slipknot, Sam Smith, Ed Sheeran e Nickelback. A partire da Marzo sarà il momento dei nomi italiani: Jovanotti, LigabueVasco Rossi, Caparezza, Afterhours, Gianna Nannini. La corsa all’acquisto dei biglietti è aperta!

Qui trovate info su altri concerti in programma.

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Perfume Genius

Too Bright

Matador, 2014
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no family is safe when I sashay

Che il terzo album a nome Perfume Genius, Too Bright, sarebbe stato un tentativo di allontanarsi dalle opere precedenti, lo si era già capito dal singolo Queen: una delle pop song dell’anno, dall’arrangiamento scintillante – bassi imponenti ed esplosioni corali – che affrontava il gay panic prendendo l’omofobia di petto, in modo diretto e sarcastico come mai prima. Lontanissimo, per intenderci, dalla timidezza di quella All Waters in cui Mike Hadreas immaginava di stringere la mano del proprio ragazzo in una strada affollata.
Alle tenui miniature pianistiche del passato si preferiscono spesso tinte sintetiche quasi violente, canzoni pop illuminate da una visione grottesca e inquietante – il falsetto distorto di My Body, il ticchettare a orologeria di Grid, la voce che si fa strumento a fiato in I’m A Mother – che non stonerebbero in una qualsiasi pellicola di Nicolas Winding Refn. Si incontra perfino un numero come Fool: giocoso, da musical, ritmato dallo schioccare delle dita.
Con straordinaria coerenza queste canzoni vanno a inserirsi in una scaletta divisa con brani più classici, a partire da I Decline fino all’avvolgente chiusura di All Along. Proprio al centro, poi, Don’t Let Them In si spoglia di ogni cosa fino a rimanere un’eco lontana per voce e piano, immersa in un’atmosfera che fa pensare alle parole che Luca Sofri scelse per introdurre il capolavoro a fumetti di Craig Thompson, Blankets: “non è che manchino i suoni, ma proprio si sentono i silenzi: [...] silenzi nella neve, nei luoghi appena abbandonati, nel dopo dei rumori”.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
You Are My Sister – Antony & The Johnsons
Every Single Night – Fiona Apple
Cynthia – Soap&Skin
No Self Control – Peter Gabriel

…e guarda anche
Mysterious Skin – Gregg Araki
Noi Siamo Infinito – Stephen Chbosky
The Rocky Horror Picture Show – Jim Sharman

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Per Petterson

Fuori a rubar cavalli

Guanda, 2010, 244 pg
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Era il 1942. Mio padre capitò in questo bosco scendendo dal Nord in cerca di un posto sicuro dove dormire che fosse vicino al confine per quando doveva andare in Svezia con documenti, lettere e talvolta filmati per la Resistenza e tornare poi a missione compiuta e tracce cancellate, un luogo che potesse usare più volte.
 
Andiamo fuori a rubar cavalli.

I tronchi sanno essere più morbidi dei fatti della vita.
Trond, quindici anni, trascorre un’intera estate con il padre: giorni magnifici passati a tagliare alberi, a cavalcare, creando un legame padre-figlio intenso fino all’animo, immersi nella natura selvaggia. Natura che al tempo stesso protegge, ma riserva anche amare sorprese: Jon, l’amico fraterno, è colpito da un tragico evento e la stessa famiglia di Trond subisce l’abbandono da parte del padre. Che le due situazioni siano legate?
Per Petterson alterna emozioni commoventi ed essenziali ad esaltazioni del carattere dei ragazzi che saranno … : solo a loro spetterà decidere come comportarsi al mondo.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
La strada – Cormac McCarthy
 
… e ascolta anche
Father to Son – Queen
Raggio di Sole – Francesco De Gregori 
 
… e guarda anche
Into the Wild – Sean Penn

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