Archivio tag: rabbia

Twenty One Pilots

Trench

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I am a vulture who feeds on pain

“Io sono un avvoltoio che si nutre di dolore” canta Tyler Joseph in Levitate, ed è questa la chiave di interpretazione dell’album, che ne permea anche la copertina.
Il filo conduttore che lega tutte le canzoni è Clancy, il personaggio protagonista che fugge dalla città immaginaria di Dema, metafora del dolore e della malattia mentale. Infatti il bisogno di fuggire, l’oppressione, il malessere, la rabbia sono elementi ricorrenti in ogni testo delle canzoni.
Se il tema dell’album è molto chiaro e coeso, il genere musicale è quanto di più disparato possa esserci: il pop, il rock, il rap, lo spoken word, il reggae, l’hip-hop, l’elettronica con gli strumenti acustici si alternano e si mischiano, in quello stile che ha reso il duo statunitense così famoso.

Dopo il successo di Blurryface nel 2015 Tyler Joseph e Josh Dun tornano in studio con il loro quinto album, continuando seguendo il loro percorso di disgregazione delle etichette e l’assenza di un vero genere musicale.

Ascolta alcuni brani dell’album:
Jumsuit
Levitate
Nico and the Niners
My blood

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Twenty One Pilots, Stressed Out
Gorillaz, Feel Good Inc

E leggi anche:
S. J. Kincaid, Diabolic

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Ministri

Fidatevi

Woodworm, 2018
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Signore e signori, analisti e dottori, abbiamo nuovi pensieri, abbiamo nuovi dolori che non potete capire, non potete intuire, non potete sentire quindi fidatevi

Dopo due anni dall’ultimo disco, il 9 Marzo 2018 è uscito “Fidatevi” il sesto album dei Ministri,  gruppo milanese che domina da anni la scena alternative-rock italiana.
12 tracce (con una durata complessiva di circa un’ora di ascolto) per ritrovare la band in forma più che mai: la voce di Davide Autelitano (sempre inconfondibile), le chitarre di Federico Dragogna e la batteria di Michele Esposito.

Il disco si apre con“Tra Le Vite Degli Altri”, che raccontai come seguire i propri sogni nonostante le opinioni altrui. Proseguiamo nell’ascolto con “Fidatevi“, traccia che da il nome all’album, dalle sonorità stoner, per passare alla drammatica e cupa “Spettri“. “Crateri” è forse il brano con il testo più disperato ed emozionante dell’intero disco: ci racconta del dolore lacerante che si prova quando si perde qualcuno che ci lascia nel cuore dei buchi grandi come crateri. Si passa poi a pezzi dolci e sentimentali:“Tienimi che ci perdiamo” e “Mentre fa giorno”.. “Memoria breve” è una ballata malinconica, che esprime la facilità con cui si finisce per commettere gli stessi errori. Si urla e si grida di rabbia con “Usami”, mentre “Un dio da scegliere” è un pezzo (solo voce e chitarra) che mette in luce la difficoltà di trovare un senso all’esistenza, messaggio ridondante anche in“Due desideri su tre” che ci parla della nuova generazione di giovani troppo disillusi per credere nei sogni. “Nella battaglia”, si parla in maniera ruvida delle battaglie quotidiane che dobbiamo affrontare tutti ogni giorno.

Sul finale si torna a toni più leggeri con “Dimmi che cosa”, la traccia che chiude ”Fidatevi”, che cerca di lasciarci almeno una speranza per un futuro migliore.

Questi  testi che cercano di esorcizzare ansie angosce e paure dei giovani d’oggi: le nuove generazioni, che nonostante il pessimismo cosmico e l’odio che avanza bisognerebbe imparare a fidarsi.

Tre brani dell’album:
Fidatevi
Tra le vite degli altri
Crateri

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:
Terra – Le luci della centrale elettrica
Francesco Motta – La Fine dei Ventanni
Afterhours – Padania

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Litfiba

Terremoto

CGD, 1993
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Di notte voglio entrare nei segreti tuoi
E li voglio raccontare alla gente che s’inganna
Di notte voglio ballare nella stanza dei bottoni
staccare tutti i fili delle tue decisioni

Nella vasta produzione musicale dei Litfiba, Terremoto, pubblicato nel 1993, è senza dubbio l’album più rock.
Il ritmo della batteria e le note della chitarra penetrano nelle ossa, veicolando emozioni in modo diretto e quasi necessario.
In ciascuno dei nove brani si percepisce la rabbia di chi non ne può più: di chi ne ha abbastanza dei politici corrotti, delle smanie di successo, della fame di denaro, del giornalismo servile, del conformismo ad ogni costo.
Un grido di ribellione e denuncia, affidato a testi che fanno dell’ironia e della strafottenza armi affilatissime.
Dimmi il nome, Maudit, Sotto il vulcano: impossibile restare fermi durante l’ascolto.
Fata Morgana: un capolavoro di pura poesia, per la musica, per il testo.
Prima guardia: l’inutilità della guerra e del servizio militare, il vuoto, il grido che esplode dentro.
“Terremoto” è un album da ascoltare preferibilmente da soli e ad un volume improponibile: vi entrerà dentro.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
El Diablo – Litfiba
Desaparecido – Litfiba
Eutopia – Litfiba

.. vedi anche No man’s land – Danis Tanovic
I cento passi – Marco Tullio Giordana
La grande scommessa – Andy McKay

e leggi anche Fuori dal coro – Federico Guglielmi

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Pantera

Vulgar display of power

East West Records, 1992
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Revenge

a cura di Daniele Bertazzoli

Vendetta… Questo il primo grido che esce fuori dalle casse quando si ascolta questo album, e fin da subito si mettono in chiaro le condizioni per ascoltarlo: nessuno potrà fermare i Pantera.

I Pantera sono un gruppo americano nato nel 1981, ma che troverà la gloria nell’Olimpo dell’heavy metal solo a partire dagli anni ’90 con l’album Cowboys From Hell. “Vulgar Display of Power” è l’album successivo, datato 1992; sarà qui che la band texana raggiungerà il suo apice in fatto di espressione musicale.

Ritmiche di chitarra serratissime e velocissimi assoli taglienti come rasoi, parole che rigettano rabbia e rancore, pelli della batteria pesanti come macigni e giri di basso rumorosi che amalgamano il tutto; questi sono i caratteri distintivi della band, ed in “Vulgar Display of Power” ci sono tutti. Niente frasi da poeti maledetti pronte per essere scritte su Facebook, solo un muro di suono che spazza via qualsiasi cosa.

Dalla prima traccia, Mouth for War, all’ultima, Hollow, passando per altri must del quartetto come Walk, F*cking Hostile, Rise e This Love, il sentimento che permea è rabbia. Solo rabbia. E viene comunicata in modo eccelso.
Se avete passato una giornata pesantissima e volete scaricare il tutto, ascoltate questo album con un volume adeguatamente alto; sarà un toccasana.
Garanzia texana.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche: l’album Paranoid – Black Sabbath

… leggi anche: L’ombra dello Scorpione – Stephen King

e vedi anche Mad Max: Fury Road – George Miller

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Allen Coulter

Remember Me

USA, 2010
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Le nostre impronte non sbiadiscono mai dalle vite che tocchiamo…

New York, 1991. Ally si trova sulla banchina della metropolitana con la madre quando due uomini rapinano e uccidono quest’ultima davanti ai suoi occhi.

Passano dieci anni e la bambina cresciuta tra le apprensioni del padre poliziotto, è diventata una giovane e brillante studentessa di sociologia.Tyler Hawkins è un giovane e ribelle ragazzo di 21 anni, sconvolto dal suicidio del fratello avvenuto anni prima e pieno di rancore nei confronti del padre che da allora trascura lui e la sorella minore. Un giorno, dopo una scommessa persa con il suo migliore amico, Tyler decide di conoscere Ally, la figlia del poliziotto che lo aveva arrestato tempo prima. Nasce così una travagliata storia d’amore, che coinvolgerà i due protagonisti e le rispettive famiglie. Entrambi dopo vari scontri riusciranno a riallacciare i rapporti con i genitori. Tutto sembra avere un lieto fine, ma un tragico evento cambierà la vita dei personaggi e della città intera…

Una pellicola forte e intensa, dal finale inaspettato che lascia lo spettatore senza fiato e con una certa malinconia. Il film è una riflessione sullo smarrimento di due ragazzi e delle loro famiglie dopo una tragedia, della forza data dall’amore e dalla voglia di combattere insieme per iniziare una nuova vita. Volontà che però non può nulla contro il destino.

Ti è piaciuto questo film? Allora…

Guarda anche…

Molto forte incredibilmente vicino di Stephen Daldry

Il capitale umano di Paolo Virzì

Leggi anche…

M.Salvi, E sarà bello morire insieme

J.S.Foer, Molto forte incredibilmente vicino

Ascolta anche…

S.Stevens, Carrie & Loweel

L.Einaudi, In a time lapse

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Regia: Allen Coulter
Sceneggiatura: Will Fetters
Fotografia: Jonathan Freeman
Durata: 113 min.

Cast:
Robert Pattinson: Tyler Hawkins
Emilie de Ravin: Ally Craig
Pierce Brosnan: Charles Hawkins
Chris Cooper: Neil Craig
Lena Olin: Diane Hirsch
Ruby Jerins: Caroline Hawkins
Gregory Jbara: Les
Tate Ellington: Aidan
Martha Plimpton: Helen Craig
Caitlin Page Rund: Ally Craig bambina

 

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Maieutica

Logos

De Fox - Heart Of Steel, 2012
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Restate immobili tra celle solide, rivoluzioni immaginarie
su letti comodi tra gabbie insolite, prigioni con finestre aperte,
come cadaveri, teatranti in replica, tuo figlio non si chiederà,
evaporare poi fuggire poi fuggire di qua.

Articolo di Arianna Mossali

Caspita se fanno sul serio i Maieutica, rockers padovani col
pallino della filosofia e del teatro: con quel nome, e il
consequenziale titolo ”Logos”, devono aver fatto drizzare i
capelli in testa a tutti i maturandi all’ascolto. Diamine, il buon
vecchio Socrate in versione rockstar è praticamente la sintesi
dei nostri peggiori incubi di liceali lavativi (con tanto di capello
incolto e T-shirt d’ordinanza delle band preferite).
Ma no, tranquilli: è vero che la musica dei Maieutica è
impregnata di materia grigia e di appassionata ricerca
intellettuale, ma il risultato è piacevole oltre che di assoluto
pregio, e sapete benissimo che non è facile coniugare le due
cose.
I Maieutica definiscono la propria musica “Rock Pensante”, una
definizione sicuramente calzante se si considera non solo la
loro scrupolosa ricerca lirica, ma la stringente logica che
emerge dalla strutturazione del pensiero espresso nei testi. La
maieutica, infatti, altro non è che la tecnica socratica di
estrapolazione del concetto e della ragione (il ‘logos’, appunto)
da uno scambio di ragionamenti tra i due interlocutori.
L’eloquio della band padovana è un acceleratore di particelle
cerebrali, un propellente di idee guizzanti, un potente motore
di riflessione, un gioco e una sfida intellettuale continua. Quello
che fa strano, è che questo vortice di splendente ingegno è
innestato su tonanti riff hard rock, addirittura con qualche
sfuriata metal, che scongiurano il temuto effetto “ecco-unaltro-gruppo-di-snob-finti-rockers-alternativi-con-la-puzzasotto-il-naso”, a vantaggio dell’accessibilità dell’album.
Il primo singolo Sinestetica Apparenza è incalzante e ricco di
virtuosismi tecnici, molto carico e drammatico. In Preda Alla
Fuga è un brano dalla struttura sfalsata e irregolare, una
metafora dell’irrequietezza della mente umana. A.D.I.D.M. è
l’unico esempio di brano socialmente impegnato all’interno
dell’album. La Teoria Delle Stringhe presenta parti chitarristiche
più ampie e distese e spezza un po’ il ritmo forsennato, che
però riappare subito nella tiratissima L’Oracolo. Curiosa
l’orientaleggiante Tre, complessa e variegata La Scelta con
l’inserimento di diversi ambienti musicali.
Particolarmente interessante e polimorfa la suite conclusiva
Natale di S’Odio + Primaneve, che riafferma la propensione
della band a un tipo di spettacolo crossover, incentrato tanto
sulla musica quanto sulla rappresentazione delle emozioni e
sulla valenza teatrale dei brani.
Un consiglio? Non lasciatevi spaventare dal peso della cultura…
Vale davvero la pena dedicare qualche minuto di attenzione
incondizionata a questo album bello, aggressivo e profondo
senza essere troppo astratto, in cui chiunque può trovare una
parte di sè.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinestetica apparenza, Il suono del pensiero, Natale di s’odio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
I nastri – I nastri
Dream Theater
Tool – Lateralus

… e leggi anche:
Fabio Rossi – Quando il rock divenne musica colta
Riccardo Storti – Rock map
Alessandro Gaboli, Giovanni Ottone – Progressive italiano

…e guarda anche:
Alejandro Amenabar – Agora
Maurizio Ferraris racconta Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene
Franco Battiato – Perduto amor

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PJ Harvey

Let England Shake

2011, Island Records
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“In the fields and in the forests,
under the moon and under the sun
another summer has passed before us,
and not one man has,
not one woman has revealed
the secrets of this world.”

Polly Jean Harvey ha scelto come location di registrazione del suo penultimo lavoro, Let England Shake,  una chiesa rimarcando così la potenza di questo lavoro rispetto ai precedenti. Filo conduttore delle tracce è un tema profondamente attuale (oggi esattamente come nel 2011 anno in cui venne ultimato il lavoro): raccontare la guerra in tutte le sue forme. Guerra è sinonimo di deserto asciutto che invade una terra gloriosa che altrimenti sarebbe carica di caos e di vita. Non c’è traccia di sensualità nei racconti in musica di PJ Harvey, a differenza dei suoi altri lavori, ma solo intimismo e profondissimo senso di malinconia mischiato a una ironia soffice e mai sguaiata. I testi sono piccoli capolavori che ricordano il volume di poesie americane (forse le più  famose al mondo) de l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.  Gli eventi si susseguono senza sosta in una discesa che attraversa le trame del mistero,  quello che lo stesso Nick Cave ha definito “il sale del mondo che si manifesta nel dubbio umano”. Il dubbio di star facendo la cosa giusta, la paura di non riuscire a proteggere chi amiamo, di smarrire noi stessi.

Visto il tema trattato si potrebbe pensare ad atmosfere profondamente cupe invece il disco è un singolare alternarsi di luci e ombre, come se le guerre riuscissero a tirare fuori i contrasti umani in ogni struttura molecolare. Le atmosfere più malinconiche sono sorrette da trame folk, mentre alcune canzoni risultano essere quasi scanzonate o buffe. Il paradosso della vita che si fa strada anche nelle situazioni estreme sembra essere il tema originario che affianca la guerra; appunto in un carnevale che sembra senza fine. Le atmosfere più scure le incontriamo nella turbinosa  All And Everyone seguita dalla arrabbiata e travolgente Bitter Branches.  Il brano centrale In The Dark Places è carico delle suggestioni frutto delle collaborazioni passate con Nick Cave, il quale ha affermato di essersi ispirato a questo brano per dare vita alla sua ’ultima fatica con  i Bad Seeds Push the Sky Away. Esattamente come PJ Harvey, Nick Cave vuole che il cielo con tutte le sue elucubrazioni e tentazioni religiose, sia spinto lontano a favore del caos e della ricerca di noi stessi sulla terra, e non altrove.

Anche l’album Let England Shake vuole richiamare un’attenzione alla terra e sull’importanza estrema della nostra responsabilità verso di essa e quindi verso gli altri.  Per questa ragione si chiude con la bellissima The Colour Of The Heart che legata alla musicale The Glorious Land sembra volerci richiamare a un ideale di pace (molto fisica e poco spirituale) in cui gli uomini hanno la possibilità di non ferirsi fisicamente ma di scoprire il caos emozionale che altrimenti non avrebbero mai assaporato se la loro vita fosse stata continuamente minacciata. Noi cresciamo solo nella pace, l’unica che ci permette di coltivare quel ribollire interiore che alimenta il nostro scopo sulla terra, qualunque esso sia.

Se ti è piaciuto ascolta anche:
Nick Cave, Push the sky away
PJ Harvey, To Bring you my love
Anna Calvi, Anna Calvi

Leggi anche:
PJ Harvey : la sirena del rock – Elisa Manisco

Guarda anche:
Ari Folman, Valzer con Bashir

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Fast Animals and Slow Kids

Hybris

Woodworm, 2013
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Le speranze a vent’anni
ti chiudono gli occhi ma tu pensi ai tramonti

Un arpeggio delicato e poi l’onda travolgente delle elettriche, in un anthem cadenzato da cantare in coro con Aimone, Alessandro, Alessio e Jacopo nei loro memorabili live: è Un Pasto Al Giorno ad accoglierci in Hybris, secondo album dei perugini Fast Animals and Slow Kids.
Emozioni e canzoni come un ottovolante, le parole e i pensieri dei vent’anni che graffiano la pelle e colpiscono l’anima, mentre la musica si contorce, si quieta, esplode imprevedibile in ogni direzione, colorata in più di una traccia dagli inserti dei fiati e dei violini.
La lama affilata di un punk-rock romantico e melodico penetra a fondo tra la coralità catartica e le strutture fratturate dell’emo-core e l’epica sfacciata del rock alternativo più sincero, quello che non ammette pause tra musica e vita.
Che rallentino in midtempo comunque iper-eccitati (Combattere per l’Incertezza, A Cosa ci serve, Calce), aprano squarci con riff stoner (Farse) o si lancino in cavalcate a precipizio (Fammi Domande, Maria Antonietta, Troia, Canzone per un abete parte II, Treno) , i FASK accendono fuochi di rabbia e sorrisi per tutta la durata di un gran disco, bello e importante.
Da stringerci forte cuore e pugni.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
Kids Don’t FollowThe Replacements
E’ finito il caffèGazebo Penguins
VixiFine Before You Came
 
…e leggi anche
Raccolta 1992/2012 – Alessandro Baronciani

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Melvin Burgess

Kill all enemies

Mondadori, 2013
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Ho trovato la mia vecchia panchina, mi sono infilata dove non poteva vedermi nessuno e ho aspettato. Volevo solo che mi lasciassero in pace e che il tempo passasse, così poi avrei potuto fare quello che dovevo. Dopodichè potevano pure portarmi via e guardare la mia vita svanire giù nello scarico, come era destino da sempre.

Nella memoria di ciascuno di noi c’è il ricordo di qualche compagno di scuola eternamente in punizione perché svogliato, irrispettoso, menefreghista o, peggio, violento. Sono quei ricordi che poi da adulto tornano, soprattutto quando magari si scopre che quel compagno si è messo in un brutto giro.
E ci si chiede se era proprio così inevitabile questo epilogo: forse le cose sarebbero potute andare diversamente se solo qualcuno si fosse davvero preoccupato di capire il perché di tanta svogliatezza, di tanta rabbia. Forse quel compagno di scuola viveva una vita che non lasciava spazio alla speranza ed ai sogni, forse aveva semplicemente bisogno di essere ascoltato e capito.
Un libro, “Kill all enemies”, che parla proprio di questi ragazzi, quelli “difficili”, che spesso vengono portati come cattivo esempio da genitori ed insegnanti. Perchè la loro vita è preziosa come quella di chi, tranquillo ed assennato, rispetta le regole e vive un’esistenza più serena.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora ascolta anche
Seek and Distroy – Metallica
 
…e guarda anche
La parte degli angeli – Ken Loach

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