Archivio tag: radiohead

Edda

Graziosa utopia

Woodworm, 2017
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E son vestita con i vestiti che svesti
sembrano pigiami
ma mi piacciono i tuoi difetti
te li togli e poi li rimetti

Stefano “Edda” Rampoldi, cantante e chitarrista famoso sulla scena della musica rock alternativa di Milano già a partire dagli anni novanta, dopo sei album con il suo storico gruppo “Ritmo Tribale” e quattro album da solista, torna il 24 febbraio 2017 con il nuovo disco “GRAZIOSA UTOPIA”

Edda ci regala un disco intenso e ricco di testi emozionanti e profondi, melodie struggenti e graffianti all’altezza, senza dubbio,  dei lavori precedenti. Accompagnati da sonorità modernissime e mai banali, veniamo trascinati tra i pensieri intimi di Edda fino all’ultimo brano dell’album.
Il disco è composto da dieci tracce, tutte ben strutturate, e con arrangiamenti impeccabili, dove la voce di Edda rimane protagonista assoluta e convince fino alla fine.

Il pezzo in apertura è “Spaziale“  ci incanta subito con un testo ricco di suggestioni e un’intensissima chitarra acustica (e synth) che lasciano il segno. Si prosegue nell’ascolto con “Signora” piccola meraviglia dalle sonorità pop-rock anni ‘70-‘80. Si entra poi nel vivo del disco con “Bendicimi” pezzo tra i più trascinanti dell’intero album, e “Zigulì” un concentrato di rock psichedelico e ipnotico dove è centrale la tematica dei rapporti di coppia.

L’amore è il tema centrale della traccia “Brunello” con arrangiamenti che rievocano suoni New Wave, come anche per le tracce rimanenti dove si continua a parlare d’amore e disperazione con intensità e senza filtri di nessun tipo.

“Graziosa Utopia” è un disco di rara bellezza, un ottima prova artistica per il panorama italiano attuale. Il  disco è crudo, ma riesce a catturare e a farsi ascoltare più e più volte.

Ascolta tre brani dell’album:
Spaziale
Signora
Benedicimi

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Afterhours – Come vorrei
Radiohead – Creep
Moloko – Forever More

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Ludovico Einaudi

In a time lapse

Decca, 2013
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“La cosa più difficile, ma non impossibile, è tentare di cogliere la
bellezza nei dettagli del mondo, con gli stessi occhi di quando, da piccoli, si
scopre tutto per la prima volta. Con la stessa attenzione alle cose, e
l’esigenza di non smettere mai di “guardare”, veramente”.

Le sonorità di Ludovico Einaudi da tempo ci regalano una sorprendente commistione fra classica, elettronica e sonorità minimaliste. Einaudi si è  sempre interrogato sulle tre variabili Tempo Spazio e Percezione, ma in questo disco ci propone una vera e propria sintesi della sua visione del mondo. Ci addentriamo in un viaggio che è un flusso fra istinto e materia, emozioni e logica, scoperta e l’immobilità essenziale.

In a time lapse Einaudi ferma il tempo. Lo sospende. Il pianoforte ci accompagna nella discesa fra le stagioni in cui cambiano i toni, i colori, le forme di ogni sensazione. Gli attimi non sono mai uguali a loro stessi ma ci vengono mostrati sotto prospettive sonore diverse. È necessario sospendere la vita, la propria identità per alcuni attimi – se non per alcune stagioni – per potersi rinnovare come gli alberi d’inverno.  Attraverso la concitata Life o l’emozionante Walk entriamo nel cambiamento mentre tutto sembra ruotare intorno a noi che cerchiamo di osservare il mondo scivolare impazzito. Attraverso sonorità che stridono accompagnando il pianoforte in un ambiente quasi soft rock approdiamo in atmosfere distanti fra loro che ricordano quelle degli Radiohead o dei Depeche Mode. I quattordici brani variano fra loro molto più che in passato si nutrono di importanti convivenze sonore che generano una vera epica del tempo e del suo valore per la crescita e l’esperienza umana. La presenza del grande violinista Daniele Hope segna un vero e proprio cambio di rotta del grande pianista italiano.

Già famoso per diverse colonne sonore, la più famosa di questo disco Brothers diviene colonna sonora di un film ormai cult This is Engalnd a cui presterà ancora la voce durante la realizzazione delle serie TV dedicate a questo prodotto. In particolare la serie TV si conclude con una terza stagione dove Experience segna la fine di questa odissea contemporanea. È  un disco nuovo e complesso. Va assaporato con estrema calma e desiderio di scoperta lasciando alle spalle tutto ciò  che sappiamo di Einaudi e della sua opera.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

Giovanni Allevi – Joy
Ludovico Einaudi – Divenire 

Leggi anche:

 Valeria Parrella – Lo spazio bianco

Guarda anche:

J.E Cohen –  A proposito di Davis

 

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Bernardo Bertolucci

Io e te

Italia, 2012
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Articolo di Stefano Guerini Rocco

- Io non faccio male a nessuno. Lasciatemi in pace.
- Guarda che se tu te ne stai nascosto in un buco a farti i cazzi tuoi, non è che per questo sei migliore degli altri. È troppo facile pensarla così.

Un adolescente problematico, una ragazza interrotta, una cantina che si trasforma presto in ring animato: non serve altro a Bertolucci per imbastire questa piccola storia di crescita e iniziazione, questo racconto intimista che ricorda le sue migliori opere minimaliste. Il regista si muove con levità e pudore, quasi seguendo il flusso dell’ottimo commento musicale (di Franco Piersanti) che accompagna l’avventuroso legame tra i due anomali fratelli. Ne beneficiano i due attori, Jacopo Olmo Antinori (Lorenzo) e Tea Falco (Olivia), esordienti di atipica bellezza e sensibile talento, impegnati in un passo a due di coinvolgente intensità: la macchina da presa, leggera e vibrante, si muove all’unisono con i loro corpi in divenire, ne carpisce ogni palpito, ogni sguardo, ogni tensione sottesa e ogni parola taciuta, concedendo loro una libertà inconsueta che porta alla verità dei loro personaggi. L’abbraccio conclusivo tra Lorenzo e Olivia, pronti a incamminarsi ognuno verso il proprio destino, è uno dei finali più sereni e liberatori di tutto il cinema di Bertolucci.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
The Dreamers – Bernardo Bertolucci
Il primo giorno d’inverno – Mirko Locatelli
Fish Tank – Andrea Arnold
Corpo celeste – Alice Rohrwacher
Soffio al cuore – Louis Malle
 
…e ascolta anche
Ragazzo solo, ragazza sola (Space Oddity) – David Bowie
Sing for absolution – Muse
Boys don’t cry – The Cure
Creep – Radiohead
 
Locandina di Io E Te, film di Bernardo Bertolucci
Regia: Bernardo Bertolucci
Soggetto: Niccolò Ammaniti (dal romanzo omonimo)
Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano, Umberto Contarello
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Franco Piersanti
Durata: 96’
 
Interpreti e personaggi
Tea Falco: Olivia
Jacopo Olmo Antinori: Lorenzo
Sonia Bergamasco: la madre
Pippo Delbono: lo psicologo

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Tv On The Radio

Dear Science

4AD, 2008
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C’è qualcosa di meraviglioso, nel mondo là fuori.
Anni importanti, una possibilità di pensare la vita e la musica senza confini, che del passato sa prendere il meglio e trarne qualcosa di nuovo e senza tempo, leggero e imponente, semplicemente libero.
Questo è Dear Science, vera meraviglia dei Tv On The Radio da New York, nome tra i più eccitanti del pianeta da ormai dieci anni.
Succede di tutto, qui dentro: i groove fantasiosi della funkadelia e quelli dopati del trip-hop; i sussurri sensuali del soul e le parole a cascata del rap; i suoni dell’indie-rock e quelli dell’elettronica più pulsante; fiati da festa e archi notturni.
E, su tutto, canzoni piene di una passione che è fisico e spirito, sguardo infuocato e sogno: Halfway Home, Family Tree, Golden Age, Red Dress, DLZ.
C’è qualcosa di meraviglioso, nel mondo là fuori, e qualcuno lo sa dire con un suono.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
DLZ, Family Tree, Red Dress, Golden Age
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Peter Gabriel – Games Without Frontiers
Talking Heads – I Zimbra
Radiohead – All I Need
Prince – Purple Rain
Massive Attack – Safe From Harm
 
…e guarda anche
Stop Making Sense – Jonathan Demme
La 25a Ora – Spike Lee

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Radiohead

Ok Computer

Parlophone, 1997
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Esplosioni interstellari, alienazione, claustrofobia, paure e sogni dell’uomo moderno, un maiale in gabbia sotto antibiotici.
Tutto questo si condensa nella musica di Ok Computer, album che consacra i Radiohead fra le più rivoluzionarie pop band della storia.
Canzoni che celebrano il funerale del pop e ne disperdono le ceneri, in brani destrutturati e complessi che sono da subito leggenda.
Airbag, ritmiche cibernetiche e chitarre aliene. Paranoid Android, delirio spiritato in tre atti.
Exit Music, preghiera per Romeo e Giulietta. Let Down, soffice manto di neve a placare le ansie.
Karma Police, melodia drammatica e indimenticabile vicina al Lennon più amaro. Electioneering, sarcasmo al vetriolo sputato da un rock’n'roll fuori controllo.
No Surprises, carillon soffocante e soffocato come da indimenticabile clip. Lucky, gloriosa speranza al bordo di un abisso di malinconia.
Su tutto, la voce di Thom Yorke è la luce verso la consapevolezza della fragilità dell’animo umano, poche altre volte messo così a nudo nel tentativo di ritrovare un respiro puro e ormai perduto.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Karma Police, Paranoid Android, No Surprises
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The Beatles – A Day In The Life
Pink Floyd – Comfortably Numb
DJ Shadow – The Number Song
Can – Paperhouse
 
…e leggi anche
Jonathan Coe – La Famiglia Winshaw
Philip K. Dick – Un Oscuro Scrutare

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