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Radu Mihaileanu

Vai e vivrai

Francia - Israele, 2005
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Vai, vivi e diventa

Non puoi arrivare senza fretta come il Messia?

La solitudine e lo smarrimento nel sentirsi catapultati in avvenimenti più grandi di sé sono i veri protagonisti di questo film.
Insieme alla dominante ed onnipresente voglia di vivere, di crescere, di essere liberi.
È la storia di una madre, quindi è la storia di suo figlio: entrambi cristiani, senza più nessun legame con la terra d’origine, si ritrovano in un campo profughi del Sudan dove vivono ebrei di etnia Falasha.
C’è un’unica cosa da fare: fingersi due di loro per potersi recare in Israele e poter sperare in un futuro migliore. Questo fa Shlomo, dietro insistenza della madre, lasciandola al suo pressoché ineluttabile e tristo destino.
Siamo davanti ad una persona in cerca di identità, che coglie un’opportunità seppur controvoglia per migliorare la sua vita e ne resterà parecchio traumatizzato.
E solo.
Disperatamente solo.
Seppur estremamente drammatica, la vicenda ha una drammaticità quasi poetica: faticando per adattarsi ad un modo di vita diversissimo dal suo (e non riuscendoci mai completamente) Shlomo costruisce una gabbia interiore dove rifugiarsi ripensando al passato, alla madre, ritrovando l’introverso bambino divenuto adulto passando per un problematico adolescente.
Sentimentalismi gridati si intersecano a momenti di intimità narrativa che si intersecano a loro volta nella grande lotta del protagonista: ritrovare se stesso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Julian Schnabel – Miral
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?
Deniz Gamze Ergüven – Mustang

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Albert Camus – La peste
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…e ascolta anche
Vai e Vivrai – Colonna Sonora

Regia :  Radu Mihaileanu
Sceneggiatura : Alain-Michel Blanc – Radu Mihaileanu
Fotografia : Rémy Chevrin
Musica : Armand Amar
Durata: 153’

Interpreti e personaggi principali:
Moshe Agazai: Shlomo (bambino)
Moshe Abebe: Shlomo (ragazzo)
Sirak Sabahat: Shlomo (adulto)
Yael Abecassis: Yael Harrari
Roschdy Zem: Yoram Harrari

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Neutral Milk Hotel

In the aeroplane over the sea

Merge Records, 1998
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and one day we will die, and our ashes will fly from the aeroplane over the sea. But for now we are young, let us lay in the sun and count every beautiful thing we can see.

Nel paese dove gli aeroplani sono grammofoni che mandano musica da vinili graffiati e la gente li saluta dal mare, vive un album che è un mondo intero di sogni e visioni, incubi e speranze.
In The Aeroplane Over The Sea dei Neutral Milk Hotel è l’anima di Jeff Mangum, per sempre riposta in uno scrigno di undici canzoni capaci davvero di rendere migliore la vita.
Le parole scorrono come un fiume, ma ogni singola goccia è necessaria per disegnare e riportare fra noi teneri fantasmi: l’ispirazione del disco nasce solo in parte dalla lettura del Diario di Anne Frank, eppure è difficile non pensare a lei come all’unica ragazza che il narratore abbia mai amato, venuta al mondo con petali di rosa per occhi.
E con la stessa poesia si scoprono l’amore e il sesso, una spiritualità che svela luce in ogni cosa, una giovinezza che vive per sempre poichè il tempo non esiste e nulla, almeno qui dentro, muore mai davvero.
Tra chitarre acustiche accarezzate o maltrattate, polvere elettrica a bassa fedeltà, batteria acrobatica e fiati da banda di paese, la voce nasale e instancabile di Mangum ci accompagna nel sole di ballate indie-folk (The King Of Carrot Flowers Pt.One, In The Aeroplane Over The Sea, Communist Daughter) e tra le ombre scure della funerea Oh Comely; poi esplode di energia in The King Of Carrot Flowers Pt.Two & Three e in uno dei power-pop più belli mai scritti (Holland, 1945) e rilegge il folk con foga dylaniana in Two-Headed Boy.
Dopo l’ultima canzone, lo si sente riporre la chitarra e andarsene.
Mangum e la sua band non incideranno più nulla, ma le loro meraviglie continuano a risuonare da quell’aeroplano sopra il mare.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
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