Archivio tag: ride

Verily So

Islands

V4V Records, 2014
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Partire dalla fine, per raccontare una cosa tanto bella, può sembrare ingiusto. Ma oggi, a pochi mesi dall’uscita di Islands, i Verily So hanno smesso di essere una band, e a noi non resta che celebrare questi otto pezzi, che sviluppano in senso elettrico le intuizioni dell’esordio – che era molto più folk, ma altrettanto memorabile – con le chitarre shoegaze finalmente lasciate libere di saturare lo spazio di rumore, incontaminato.
Sul pulsare scuro della ritmica splende la voce bellissima di Marialaura Specchia, che in diversi episodi si stringe a quella di Simone Stefanini: accade nell’epica Never Come Back e nella suadente Nothing In The Middle; accade in quel piccolo capolavoro di dolcezza – e gelo e calore, insieme – che è Not At All, un’indimenticabile pioggerella di pianoforte.
Il dono dei Verily So per la melodia pop raggiunge il vertice nel battere insistente di To Behold, ma il disco si fa ricordare anche per il lento incendiare di cuori di Cold Hours e Sudden Death e, soprattutto, Islands – sei minuti e poco di malinconie e chitarre vertiginose.
Che dire, ci mancheranno, come tutte le cose fragili e fiere, piccole e forti.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Last Snowstorm Of The Year – Low
Vapour Trail – Ride
Pearly-dewdrops’ Drop – Cocteau Twins

…e guarda anche
Lei – Spike Jonze
Another Earth – Mike Cahill

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Toy

Toy

Heavenly, 2012
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Toy è il suono perfetto per questa stagione, pallido sole fra rami quasi spogli.
Cinque ventenni londinesi, chini a occhi chiusi su chitarre, batteria e tastiere, che rielaborano in modo personalissimo trent’anni di grande, grandissima musica in un magma dolce e inquietante, rumorista e melodioso: il dream-pop incontra il kraut, lo shoegaze avvolge il post-punk.
L’uno-due in apertura, Colours Running Out e The Reasons Why, è un colpo al cuore fatto di gorghi chitarristici e synth sognanti; Lose My Way e Make It Mine delle grandi prove di scrittura pop; Motoring un singolo indie-rock perfetto.
Dead & Gone e Kopter sono veri colpi di genio, otto e dieci minuti di cavalcate soniche come non se ne sentivano da tempo, torrenti che s’ingrossano scendendo a valle facendosi enormi e fragorosi.
Ma non si farebbe giustizia a Toy se non si parlasse pure di Heart Skips a Beat, melodia maestosa che commuove sin dal titolo per uno dei pezzi più belli dell’anno.

Ti è piaciuto questo pezzo? Allora ascolta anche
The Cure – Disintegration
Ride – Seagull
M83 – We Own The Sky
Neu! – Hallogallo

…e guarda anche
Un sapore di ruggine e ossa – Jacques Audiard
Donnie Darko – Richard Kelly

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My Bloody Valentine

Loveless

Creation, 1991
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Un sogno che inizia come un incubo: le centomila chitarre di Only Shallow investono l’ascoltatore tra stridii e distorsioni titaniche. Poi, all’improvviso, tutto si placa in una strofa dolcissima, in cui la voce di Bilinda Butcher offre riparo dalla tempesta.
Un suono etereo e avvolgente, che ci stringe a sé sotto una coperta di neve in Loomer, Blown A Wish e Sometimes, dove la sei-corde del genio Kevin Shields tutto pare fuorchè una chitarra, persa a dipingere paradisi astratti.
Ma i My Bloody Valentine sanno pure esplodere in un paio di pop-song da capogiro, When You Sleep e What You Want, e si fanno pura ipnosi nei loop infiniti di I Only Said, Come In Alone e in una Soon da dancefloor.
Sopra ogni cosa, però, svetta To Here Knows When, un luogo indefinibile in cui il suono è uno sbocciare continuo di armonie, che sembrano nascere l’una dall’altra, in un canto astrale che rende Loveless uno dei dischi più belli che si possa aver la fortuna di ascoltare in una vita.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Only Shallow, To Here Knows When, When You Sleep
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Slowdive – Waves
Ride – Taste
The Smashing Pumpkins – Cherub Rock
Spiritualized – Smiles
 
…e guarda anche
Lost In Translation – Sofia Coppola

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