Archivio tag: riscatto

Lee Unkrich, Adrian Molina

Coco

Usa, 2017
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Lo so che non dovrei amare la musica ma non è colpa mia. La musica è nelle mie vene

Miguel è un ragazzino con un grande sogno, quello di diventare un musicista. Nella sua famiglia, tuttavia, la musica è bandita da generazioni, da quando la trisavola Imelda fu abbandonata dal marito chitarrista e lasciata sola a crescere la piccola Coco, adesso anziana e inferma bisnonna di Miguel. Nel giorno dei morti, però, stanco di sottostare a quel divieto, il dodicenne ruba una chitarra da una tomba e si ritrova a passare magicamente il ponte tra il mondo dei vivi e quello delle anime e Miguel vuole la benedizione della sua famiglia per realizzare il suo sogno, a tutti i costi.

Diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, Coco è un tripudio di musica, colori e suggestioni che riesce a coniugare emozioni, avventura e tematiche ancestrali. Un’esperienza visiva che punta ad ampliare gli orizzonti dei suoi spettatori, inserendo tematiche come la diversità, la crescita, ma anche l’omicidio, l’inganno e l’ipocrisia. Coco ci restituisce una chiave culturale di lettura della realtà. La cultura messicana, violenta appassionata e vivissima come nei quadri di Frida Kahlo, è un ponte che ci apre verso la nostra identità e quella del nostro paese e della nostra famiglia. La perfetta celebrazione della vita anche attraverso la morte, la scoperta delle proprie radici, la necessità di creare delle nuove tradizioni legando il vecchio al nuovo è il messaggio ultimo del film. L’uno non esclude l’altro, ma la difficoltà è saper trovare la giusta chiave per far vivere, in uno stesso universo armonioso, questi due aspetti. E il viaggio di Miguel, il giovane protagonista di questa storia, si incentra proprio su questa ricerca e il senso della memoria stessa.

Maestoso, coloratissimo, travolgente e profondamente appassionato.

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Julie Taymor, Frida

Ascolta anche la colonna sonora del film:

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Jandy Nelson, Ti darò il Sole

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Genere: Animazione – Drammatico
Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina
Distribuzione: Disney Pixar
Cast: Anthony Gonzalez, Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor.

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Mark Cartier

Lift me up

Usa, 2015
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La grande responsabilità di essere vulnerabili

Emma si trova in una situazione complicata. Appena morta la madre è costretta a vivere con il patrigno John, un perfetto sconosciuto ai suoi occhi mentre il padre biologico è completamente assente assorbito da un vita trafficata. John vuole essere un padre per Emma e cerca di mettere da parte il lutto che lo affligge pur di avvicinarsi alla ragazza. L’una l’opposto dell’altro scopriranno quanto le proprie passioni possano avvicinare le persone aiutandole a mostrare chi sono veramente, una fra tutte la danza di cui Emma è una promettente stella nascente.

Questo piccolo film è distribuito sulla piattaforma Netflix italia diretto da Mark Cartier ed è un vero gioiello di dolcezza e sincerità. Ci mostra come il bene, soprattutto quello delle persone che amiamo, ci risulti scontato e in qualche modo dovuto. Niente è più fragile della fortuna di essere amati e troppo spesso anteponiamo i nostri legami biologici a quelli che nascono per casuale circolazione di sentimenti. La sincerità si intravede negli interstizi della figura dell’amico di Emma quando la supporta (e sopporta la superficialità) nella triste divergenza  con le compagne di liceo – snob e meschine-  ma avendo il coraggio di rimproverarla nel momento esatto del suo declino più rapido senza, tuttavia, compatirla. John nella sua marziale e ferma condotta cela quell’amore sincero che sprona restituendo alle persone che gli sono vicino la fiducia necessaria per esprimere se stessi e provare a superare gli ostacoli che la vita ci pone di fronte. Siamo di fronte a protagonisti dal fortissimo carattere con passioni e idee che li guidano nonostante le avversità. Emma riuscirà, infatti, a trovare un legame profondo con la danza che prima praticava come una piacevole routine e solo affrontando il dolore ne scoprirà il valore profondo e le enormi possibilità che l’arte può offrire.

Un film piacevole carico di tensione emotiva e ottimi attori in esordio.

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Stephen Daldry, Molto forte incredibilmente vicino

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Tra le infinite cose, Julia Pierpont

Ascolta anche:

Lady Gaga, The fame monster

lift-me-up

Regia: Mark Cartier
Distribuzione: Marvista, Netflix
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Mark Cartier, Aviv Rubinstien
Cast: Todd Cahoon, Sarah Frangenberg, Shane Harper

 

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Lamberto Sanfelice

Cloro

2015, Italia
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Io da qui me ne devo andare

Jenny è un’adolescente con una sola e grande passione: il nuoto sincronizzato, sport che richiede dedizione e passione. Attività che sarà però costretta ad arrestarsi. Jenny e il suo fratellino Fabrizio sono infatti costretti ad allontanarsi dal mare di casa e a trasferirsi nelle fredde e desolate montagne Abruzzesi, assieme al padre. Jenny e il piccolo Fabrizio hanno perso la madre e la loro casa è stata confiscata dalla banca dopo che il papà Alfio, oramai in profonda crisi depressiva, ha perso il lavoro. Trovano aiuto nello zio Tondino, che li ospiterà in una vecchia baita in montagna. Jenny spera ancora di poter tornare ad Ostia, perché li ci sono gli allenamenti, la sua compagna di doppio sincro in coppia, Flavia, i campionati di nuoto sincronizzato, la piscina, insomma, la sua vita. Lontano da casa però Jenny dovrà imparare ad essere madre e non più figlia, prendendosi cura del fratellino e del padre. Una prospettiva che cambierà mostrando all’orizzonte solo il lavoro di cameriera nel semivuoto Hotel Splendor, ma che le strapperà piano piano le forze per portare avanti il suo sogno.

Cloro segna l’esordio alla regia di Lamberto Sanfelice. E’ un film seducente che utilizza il montaggio per raccontare il movimento sincronizzato del destino che piega i suoi protagonisti contrapponendoli al silenzio irreale delle montagne innevate o delle profondità marine. E’ un film che come il nuoto sincronizzato si muove per contrasto: acqua/movimento, silenzio/ritmo, cloro/natura selvaggia, sogno/ destino. I due movimenti cardine si alternano senza pietà nei personaggi che come avvolti da una trance compiono scelte difficilissime e potenti in grado di condizionare e cambiare la propria vita. Il grande protagonista è il cloro, un disinfettante che agisce nell’acqua delle piscine rendendole agibili, diventando una metafora del perdono. Il perdono è l’elemento che permette di disinfettare il torto mostruoso che il padre compie a se stesso e ai propri figli annebbiato dalla malattia e dalla dipendenza, quella forza spirituale che spinge la giovanissima Jenny a prendersi cura dei propri famigliari senza per questo odiarli o odiare la vita avvolta in quella certezza granitica di chi è certo di amare a prescindere nonostante l’ingiustizia a cui è sottoposto. Difficile eguagliare il cuore di questa straordinaria ragazza che vive un passaggio drammatico verso l’età adulta ma che si dimostra all’altezza del compito della vita mentre gli adulti si perdono in una chimica stravolta vinta da egoismi, dolori e strazianti rimpianti.

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Alice Rohrwacher, Corpo Celeste

Leggi anche:

Simona Binni – Silverwood lake

Ascolta anche:

Aurora – All my demons getting me as a friends

cloro

Regia: Lamberto Sanfelice
Sceneggiatura: Elisa Amoruso, Sara Lazzaro, Lamberto Sanfelice
Fotografia: Michele Paradisi
Montaggio: Andrea Maguolo
Cast: Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Anatol Sassi, Andrea Vergoni

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Gabriele Mainetti

Lo chiamavano Jeeg Robot

Italia, 2016
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Amore mio però quando te trasformi te devi cambià ‘ste scarpe. Un supereroe con le scarpe de camoscio non sè mai visto. L’hai mai visto te?

Enzo Ceccotti entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di questo incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio e inizia a mettere in crisi le sue convinzioni mentre una banda di malavitosi renderà la vita impossibile ad Enzo fino all’epico scontro finale.

Il titolo è un palese richiamo alle commedie western italiane con  Bud Spencer e Terence Hill ormai oggetto di vero e proprio culto cinematografico (Lo chiamavano trinità...). Il film si presenta come un ibrido e una mescolanza di generi differenti. Lo chiamavano Jeeg Robot passa dai fumetti alla svolta romantica, dalla commedia nera al gangster movie, dall’’action alla satira. Come in qualsiasi cinecomics che si rispetti fondamentale è il cattivo, qui magistralmente interpretato da un Marinelli versione pazzo furibondo che canta ed ascolta Anna Oxa, Nada e Loredana Bertè. Claudio Santamaria è il protagonista rinconglionito, avido, pieno di libido ma anche dotato di una personale sensibilità e una anarchica visione della vita. Marinelli interpreta invece un boss eccentrico, pazzo e sanguinario ma anche malato di immagine (ha partecipato a Buona Domenica anni molti anni prima – magistrale è la scena del karaoke una vera chicca cinematografica), in una trasposizione nostrana del Jocker di Nolan (Il cavaliere oscuro) ma non meno efficacie anzi terribilmente attuale di un’Italia violenta e volgare.

Questo film porta ampio respiro a una scena di cinema autoriale italiana in vertiginosa ripresa che esalta ormai prodotti di altissima qualità, pulp e profondamente anticonformisti. La lunghezza non pesa e il ritmo perfetto impedisce di abbandonare un nuovo tipo di super eroe disperatamente incollato alla sua quotidianità apatica fatta di yogurt e dvd di dubbio gusto. Si dice che ogni nazione ha gli eroi che si merita, noi ne abbiamo uno coatto. E meno male.

La visione è consigliata a un pubblico di età superiore ai 14 anni.

Vera chicca ascolta la sigla di Jeeg Robot cantata da Santamaria, qui.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Takashi Miike – Yattaman – Il Film

Ascolta anche:

Offlaga Disco Pax – Socialismo Tascabile

Se ti è piaciuta l’idea di un ibrido narrativo leggi anche:

Timur Vermes – Lui è tornato 

lo-chiamavano-jeeg-robot_notizia

Regia: Gabriele Mainetti
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti
Distribuzione: Lucky Red
Fotografia: Michele D’Attanasio
Montaggio: Andrea Maguolo
Musiche: Gabriele Mainetti, Michele Braga
Cast: Claudio SantamariaLuca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Gianluca Di Gennaro

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Edoardo Leo

Noi e la Giulia

Italia, 2015
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Articolo di Laura Cavallanti

Nasciamo con le mani piene, per questo da neonati stringiamo i pugni, perché abbiamo i doni più meravigliosi che possiamo desiderare.. l’innocenza, la curiosità, la voglia di vivere! Poi però veniamo allevati nel timore di Dio, quindi non possiamo farcene una colpa se poi abbiamo timore anche di tutto il resto! Siamo cresciuti col mito del posto fisso, la carriera, il successo, per questo ci sentiamo sempre poveri ed inadeguati, stiamo scappando perché non ci hanno dato le armi buone per resistere, e quando scopriamo che la nostra squadra del cuore non ci ricambia, che la nostra amica banca si ricorda di noi solo quando andiamo in rosso, che il lavoro della nostra vita la nostra vita la vuole tutta… ci sentiamo sconfitti! Ci sarebbe bastato poco, tipo avere dei sogni davvero nostri, partoriti dalle nostre ambizioni e non dalla sala riunioni di una multinazionale.
Devo imparare a richiudere i pugni, come da neonati, per tenere stretta in mano la nostra vita…
Adesso saremmo un gruppo di normalissimi esseri umani, che se la fanno sotto dalla paura, ma hanno le palle per girare la macchina e tornare indietro… invece noi siamo fermi qui, insieme, noi e la Giulia, però chissà la nostra storia non è ancora finita! Questa giornata poi… è appena iniziata!

La commedia scritta, diretta e interpretata da Edoardo Leo, è tratta dal libro di Fabio Bartolomei Giulia 1300 e altri miracoli e ha come protagonisti Diego, Fausto e Claudio, tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie vite, che, da perfetti sconosciuti, si ritrovano uniti nell’impresa di aprire un agriturismo. A loro si unisce Sergio, un “nostalgico comunista cinquantenne” ed Elisa, una giovane donna incinta decisamente sopra le righe.
Ad ostacolare il loro sogno, poi, arriva Vito, un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia auto. Questa minaccia li costringe a ribellarsi ad un sopruso in maniera inverosimile e lo fanno dando vita a un’avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica, a una resistenza disperata …quella che tutti noi vorremmo fare, un giorno, se ne avessimo il coraggio.
La Giulia del titolo, che fa riferimento all’auto del camorrista Vito, ha una difettosa, ma straordinaria qualità: la radio si attiva spesso da sola, facendo emergere un fondamentale personaggio del film, la musica. Arrivato per chiedere il pizzo al gruppo di amici, Vito invece dà un valore aggiunto alla narrazione, e la sua Giulia diventa il punto forte del progetto della costruzione del casale.
La commedia fa riflettere sul fallimento, la voglia di riscatto e la lotta alla camorra per la realizzazione delle proprie speranze.
Degna di menzione è sicuramente la colonna sonora, composta e curata da Gianluca Misiti, che riveste un ruolo attivo nella storia. Anche se i protagonisti, difatti, seppelliscono l’auto del camorrista nella buca della piscina, la radio si risveglia in alcune scene, interagendo non solo con le emozioni dei personaggi, ma anche con quelle dello spettatore.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
La mafia uccide solo d’estate- Pif
Basilicata coast to coast- Rocco Papaleo

…leggi anche
Giulia 1300 e altri miracoli- Fabio Bartolomei

…e ascolta anche
Paradise- Phoebe Cates
Serenata per archi- Antonin Dvorak
Stand by me- Ben E. King

Noi e la Giulia- Edoardo Leo

Regia: Edoardo Leo
Durata: 1h 55′

Interpreti e personaggi
Luca Argentero: Diego
Edoardo Leo: Fausto
Claudio Amendola: Sergio
Anna Foglietta: Elisa
Stefano Fresi: Claudio
Carlo Buccirosso: Vito

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Chris Buck, Jennifer Lee

Frozen

USA, 2013
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Sì, lo so, come il sole tramonterò,
perché poi all’alba sorgerò!
Ecco qua, la tempesta che non si fermerà.
Da oggi il destino appartiene a me.

Elsa ed Anna sono figlie dei regnanti di Arendelle, fiabesca comunità nascosta tra i fiordi. Elsa fin da piccola manifesta lo straordinario potere di trasformare ogni cosa in ghiaccio e gioca con la sorella a dar vita a magnifiche creature e divertenti pupazzi di neve. Tuttavia questo talento innato si trasforma ben presto per lei in un incubo: un giorno infatti per disattenzione mette seriamente in pericolo la vita di Anna.
Da quel momento Elsa si isolerà completamente dalla famiglia, vivendo da reclusa, in balia della terrificante consapevolezza di poter essere un pericolo per le persone che ama.

Il delicato tratteggio del personaggio di Elsa si sofferma abilmente sui suoi molti contrasti, rendendola in realtà una figura profondamente umana. Elsa è fragile ed inerme di fronte alle emozioni, annichilita nel tentativo di soffocarle, convinta di meritarsi una vita di privazioni; ma è anche profondamente orgogliosa, austera nella propria regalità, cosciente delle proprie capacità, dei propri doveri, della propria indipendenza.

Frozen è il classico film che può essere letto a diversi livelli, a seconda dell’età, delle esperienze, dell’indole di chi lo guarda: storia di avventure e magia, amicizia ed amore per i più piccoli; storia di rinunce e sofferenza, riscatto e rinascita agli occhi dei più grandi.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Rapunzel – Nathan Greno, Byron Howard
Ribelle The brave – Mark Andrews
…leggi anche La regina delle nevi – Andersen
ed ascolta anche
All’alba sorgerò – Serena Autieri (colonna sonora in italiano)
Let it go – Idine Menzel (colonna sonora in inglese)

frozen

Regia: Chris Buck, Jennifer Lee
Sceneggiatura: Jennifer Lee
Musiche: Robert Lopez – Kristen Anderson Lopez
Durata:100′

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