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Heike Has The Giggles

Crowd Surfing

Foolica Records, 2012
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I know you want to
have some fun
with someone like me

Un sorriso divertito nel nome, un sorriso stampato proprio al centro di una bella copertina.
Crowd Surfing è il secondo album del trio ravennate Heike Has The Giggles, che conferma tutte le promesse del buon esordio Sh! e ne amplifica a dismisura l’impatto.
L’impeto rock’n’roll melodico è sempre quello che ce li ha fatti conoscere e amare, ma ora vi si aggiungono una sfacciata solarità pop e gran cura negli arrangiamenti: sempre minimali, certo, ma con un’attenzione alle sfumature che fa respirare maggiormente le composizioni.
Perchè le ritmiche di Matteo e Guido, sempre secche e dritte al punto, sono lo scenario perfetto per i riff elettrici di Emanuela e la sua bellissima voce, ansiosa e singolare, vero fuoco di undici pezzi che passano dal tiro indiscutibilmente punk di I Wish I Was Cool, M.Gondry e Blabla all’indie-rock zuppo d’ironia della title-track e Time Waster.
Ma il fascino di Crowd Surfing sta anche nella capacità di gestire le variazioni dinamiche di una proposta che in mani meno capaci finirebbe per diventare statica e monocromatica; e allora ci troviamo a ondeggiare rapiti sulla splendida melodia jangle-pop di Breakfast, un’aria corrucciata nascosta sotto il semplice intreccio delle corde, e sull’ipnotico riffare di Next Time.
Su tutto esplode la spettacolare Dear Fear, uno di quei singoli perfetti che se va bene ti vengono una volta nella vita, punk-rock dalla ritmica surf con un ritornello che sembra essere lì da sempre e invece no: sta succedendo qui, la stiamo cantando ora.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
I bet you look good on the dancefloor – Arctic Monkeys
Maps – Yeah Yeah Yeahs
Good fortune – PJ Harvey
Got the time – Joe Jackson
Nobody There – Veronica Falls

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Minutemen

Double Nickels On The Dime

SST, 1984
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our band could be your life.

Nel 1984 gli Husker Du pubblicano il doppio capolavoro Zen Arcade, immenso concept in cui l’hardcore non è più uno stile limitato, ma un’attitudine creativa che consente di immaginare universi sonori del tutto nuovi.
Double Nickels On The Dime nasce da qui, da un’amichevole sfida interna alla scena alternativa americana. Alla maniera dei Minutemen, però, e ne viene fuori uno dei più grandi album di sempre.
D.Boon e Mike Watt sono amici dall’età di quattordici anni, due fuckin’ corndogs di San Pedro, distretto portuale di Los Angeles: una suburbia proletaria in cui i ragazzi sviluppano presto un idealismo politico che influenzerà ogni scelta musicale, dalle produzioni scarne alla pura gioia di suonare qualcosa di nuovo senza portarsi dietro nemmeno un grammo di posa artistoide, ma solo la forza schietta delle proprie origini working class.
Abituati a dibattere senza sosta su qualunque argomento, i due troveranno un perfetto contraltare nel batterista George Hurley, il groove di una musica eccitante e avventurosa: i toni secchi e stridenti della chitarra di Boon e il basso pizzicato di Watt rimbalzano su fratture ritmiche imprevedibili, in brani che quasi mai arrivano ai due minuti di durata.
Come un Captain Beefheart impegnato in fantasie all’anfetamina al crocicchio tra hardcore-punk, rock’n’roll, funky, blues, jazz, country e tutto il resto.
Double Nickels On The Dime conta oltre quaranta pezzi, magma compresso in singalong memorabili (Viet Nam, Political Song For Michael Jackson To Sing, Corona, This Ain’t No Picnic); si prende inattese pause acustiche (Cohesion) e regala la più bella dichiarazione di fede mai ascoltata in una canzone, nei centoquaranta dolci secondi di History Lesson, Pt.II: la storia di un’amicizia, di una band, di una scelta di vita.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Brave Captain – Firehose
Ice Cream for Crow – Captain Beefheart
Is It Luck? – Primus
Masochism World – Husker Du
 
…e leggi anche
American Indie – Michael Azerrad

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