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Alessandro D'Avenia

Ciò che inferno non è

Mondadori, 2014, 317 pp.
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Se nasci all’inferno, hai bisogno di vedere almeno un frammento di ciò che inferno non è per concepire che esista altro.

Difficile sognare una vita diversa quando non si ha nemmeno l’idea di un’alternativa al presente. Arduo rifiutare la violenza se fin da piccoli e’ stata l’unica regola imposta. Impossibile rispettare il prossimo se si e’ soffocati ogni giorno dalla sopraffazione altrui.
Occorrerebbe avere una guida, un modello positivo: qualcuno disposto a mettersi in gioco per noi, anche rischiando la vita.

Don Pino Puglisi, insegnante in un liceo classico palermitano e fondatore di un centro ricreativo nei primi anni Novanta, ha voluto essere questo per i ragazzi palermitani del quartiere Brancaccio: un esempio di amore ed altruismo. Ha voluto contrastare le crudeli logiche mafiose proprio nei territori in cui Cosa Nostra coltivava i suoi seguaci “migliori”, tra i bambini, tra i ragazzi, cercando di offrire un’alternativa di legalita’ alla barbarie.
Ha pagato con la vita questo suo smisurato amore per il prossimo. Un esempio importante che D’Avenia (autore del romanzo “Bianca come il latte rossa come il sangue”) ricorda con sincera partecipazione in questo bel libro.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Don Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia col sorriso – Francesco Deliziosi

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Peter Cameron

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Adelphi, 2007, 206 pp.
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“Tieni quello che vuoi, quello che puoi usare, ma vendi il resto. Disfati di tutta quella robaccia. Liquidala”.

Invece a me è parsa una cosa molto ragionevole. Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa mi servirà?

Disturbato: James agli occhi degli altri appare così, irrimediabilmente disturbato. Apatico, forse, comunque poco incline a condividere alcunché. Lavora nella galleria d’arte della madre svogliatamente. La madre, alle prese con continue fugaci avventure amorose, si ciba di apparenza e vanità, in un ambiente troppo distante dal figlio, con il quale non riesce mai a comunicare veramente. James in realtà non è affatto “disturbato”: ciò che lo infastidisce è il mondo lì fuori, la superficialità.

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