Archivio tag: Rock and roll

Aretha Franklin

Greatest Hits

1998, Global Tv
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 You better think (think)
Think about what you’re trying to do to me
Think (think, think)
Let your mind go, let yourself be free

Ci sono alcuni cantanti che rivoluzionano la storia della musica, che  contribuiscono a creare veri e propri generi musicali: possiamo affermare che il Soul, così come lo conosciamo, non esisterebbe senza Aretha Franklin.

Poco più che ventenne Aretha riusciva a coniugare le sue indubbie doti vocali ad una ottima tecnica vocale e ad un’interpretazione emotiva intensa. Essere una giovane donna di colore,nell’America degli anni Sessanta è come fare un poker di discriminazioni, ma con un talento così, era impossibile non sfondare.
La Regina del Soul, colleziona ventuno premi Grammy vinti in carriera, otto dei quali consecutivi, dal 1968 al 1975; è la prima donna ad entrare Roch and Roll Hall of Fame nel 1987 e nel 2010 si classifica prima nella classifica della rivista Rolling Stone sui “100 Greatest Singers” del 2010.

Numerosissimi i successi collezionati in sessant’anni di carriera, tra cui canzoni indimenticabili come Respect, Natural Woman, I say a little prayer, Chain of fools, la cover di Bridge over Troubled Water, la sua apparizione nel film The Blues Brothers con Think e i duetti Sisters Are Doing for Themselves con gli Eurythmics e I Knew You Were Waiting (For Me) con George Michael.

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Steve Wonder, Song revue
Ray Charles, The best of Ray Charles

E guarda anche:
The Blues Brothers

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Ernesto Assante e Gino Castaldo, Blues, Jazz, Rock, Pop

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Led Zeppelin

Led Zeppelin IV – Led Zeppelin

Atlantic Records, 1971
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When all are one and one is all
To be a rock and not to roll.
And she’s buying a stairway to heaven.

I primi due album hanno creato un genere musicale.
Il terzo è esattamente il loro opposto.
Tutti e tre sono uno più bello dell’altro, ma i Led Zeppelin non sono ancora contenti. Vogliono ancora cercare di creare l’album perfetto.
E registrano il loro quarto.
Non gli danno neanche un nome. Verrà chiamato in tanti modi differenti dai fan.
Non mettono neanche il nome della band in copertina.
Sarà infarcito di messaggi, stranezze, simboli e metafore, musicali e non.
Sarà anche oggetto di pesanti critiche per presunti messaggi satanici.
L’apice della più grande rock band di sempre è raggiunto qui.

IV si apre con Black Dog, un hard-blues tutto accelera e frena con la voce di Plant che riempie bene le orecchie e prosegue con Rock and Roll, il brano che tira avanti come un treno grazie alla batteria di Bonham che non si riposa neanche un secondo.
Si passa poi alla tranquilla The Battle of Evermore, un bellissimo brano folkeggiante incorniciato da mandolini con testi che richiamano le ambientazioni Tolkeniane, che lascia il posto alla ormai tanto agognata e mai raggiunta artisticamente Stairway to Heaven: l’apice della musica rock in otto minuti. (Vi linko anche la versione delle Heart che hanno suonato in onore ai Zeppelelin al Kennedy Center Honors: ascoltala premendo qui)
Con Misty Mountain Hop John Paul Jones mette in mostra il suo polistrumentismo passando alle tastiere, mentre in Four Sticks è Bonham a sperimentare, usando quattro bacchette della batteria invece delle canoniche due.
Con Going to California si ritorna alle sonorità folk e a dediche a Joni Mitchell, mentre When the Levee Breaks, che conclude l’album, vede la batteria perfettamente ispirata di Bonham che spiana la via per l’ultima canzone di questo album capolavoro.

Da qui in poi i Led Zeppelin continueranno a sfornare ottimi album, senza mai però riuscire ad eguagliare la bellezza e l’importanza del loro quarto lavoro.
E noi rockettari stiamo ancora aspettando chi sarà in grado di farlo.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin, Led Zeppelin II, Led Zeppelin III

Guarda anche: The Song Remains the Same, Led Zeppelin

Leggi anche: Mattatoio n. 5 o la Crociata dei Bambini, Kurt Vonnegut

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Giorgio Gaber

Barbera e champagne

1996, Duck records
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Io ho sentito molte ballate
quella di Tom Dooley
quella di Davy Crocket
e sarebbe piaciuto anche a me
scriverne una così
invece invece niente
ho fatto una ballata
per uno che sta a Milano
al Giambellino
il Cerutti Cerutti Gino

Descrivere in poche parole il talento eclettico di Gaber è quasi impossibile: dall’invenzione del nuovo genere “Teatro-Canzone” si può comprendere come ogni sua canzone abbia una valenza tanto musicale quando visiva, legata alla straordinaria mimica ed espressività fisica del suo autore.
Ci sono però degli elementi costanti in tutte le canzoni scritte in quarant’anni di attività artistica di Gaber: l’ironia tagliente, l’intelligenza, l’onestà di rimanere sempre fedele al proprio pensiero.

L’atmosfera di questa raccolta è permeata da personaggi comici: dal cantante che non trova la giusta intonazione all’inizio de La Balilla e poi si dimentica le parole del testo, all’antieroe per eccellenza, quel Cerutti che non solo non riesce a rubare la Lambretta, ma non riesce nemmeno ad essere un galeotto perchè gli condonano la pena e alla fine diventa un mito da bar pur non avendo fatto nulla.Oppure la tracotanza del Truccamotori, che si finge un grande esperto di auto ma in realtà ne capisce ben poco.

Ascolta tre canzoni dell’album:
La Balilla
La ballata del Cerutti
Il Truccamotori

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Cochi e Renato, Nebbia in Val Padana
Giorgio Gaber,  Lo shampoo
Francesco Salvi, In gita col Salvi

E leggi anche:
Davide Barzi- Sergio Gerasi, G&G
Giorgio Gaber, La libertà non è star sopra un albero: antologia ragionata

E guarda anche:
Storie del signor G

 

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