Archivio tag: rock’n'roll

Creedence Clearwater Revival

Cosmo’s Factory

Fantasy Records , 1970
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Heard the singers playin’, how we cheered for more.
The crowd had rushed together tryin’ to keep warm.
Still the rain kept pourin’, fallin’ on my ears
And I wonder, still I wonder who’ll stop the rain.

Correva l’anno 1970. L’ambiente musicale ribolliva come mai prima d’ora. I Beatles si sciolgono, e Paul McCartney fa uscire il suo primo album da solista. I Led Zeppelin fanno uscire il loro terzo album e suonano nel famoso concerto tenutasi alla Royal Albert Hall. Si intromettono anche i Black Sabbath, con il loro primo album che terrorizza il mondo con il diabolus in musica.Il Festival dell’isola di Wight attira circa 600.000 persone. Qui si riuniscono decine di artisti per quello che sarà l’ultimo grande festival di musica. Jimi Hendrix e Janis Joplin muoiono l’uno a pochi giorni dall’altra.
In questo mosto di artisti immortali spuntano anche i Creedence Clearwater Revival, che a Luglio del 1970 fanno uscire, grazie alla inesauribile vena artistica di John Fogarty, cantante e chitarrista del gruppo, il loro quinto album in tre anni: Cosmo’s Factory.
L’album, come i predecessori, è un miscuglio eterogeneo di generi musicali: si passa dal Rock n’ Roll classico anni ’50 di matrice Little Richard con Travellin’ Band, al Folk americano miscelato saggiamente con il Country di Lookin’ Out My Back Door; dall’hard rock di Ramble Tamble che accelera e rallenta come un cavallo che dal trotto passa al galoppo ed ancora al trotto, al Soul appassionato, ricco di un assolo al sassofono suonato dallo stesso Fogarty, di Long As I Can See the Light.
C’è spazio anche per grandi del passato grazie alle quattro cover, tra cui spiccano Before You Accuse Me di Bo Diddley e I Heard It Trough The Grapevine, divenuta famosa grazie alla versione di Marvin Gaye, riproposta dai Creedence in una versione che tocca gli 11 minuti.
La Guerra del Vietnam è un tema caro ai Creedence, che decidono di parlarne con due canzoni: Run Trought the Jungle, una protesta diretta e schietta che rende perfettamente l’atmosfera umida, selvaggia e stagnante della giungla vietnamita; e Who’ll Stop the Rain, una delle canzoni più riuscite in assoluto del gruppo: un folk acustico che cela dietro il testo un velatissimo quanto potente messaggio, ancora oggi attuale, di malessere delle generazioni di giovani in balia degli eventi.
Tra tutti gli album dei Creedence questo è forse il migliore, quello che spicca di più. La varietà dei generi rende impossibile non trovare una canzone che piaccia, che sia muovere i fianchi a tempo ricordando gli anni ’50, riascoltare i grandi classici del blues, ascoltare il suono delle corde di bronzo della chitarra acustica folk, concentrarsi sugli ottoni che fanno da cornice a un soul lento, o semplicemente ascoltare una bella canzone.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Born to run – Bruce Springsteen
… guarda anche
Good Morning Vietnam – Berry Levinson
Forrest Gump – Robert Zemeckis
e leggi anche Una passeggiata nei boschi – Bill Bryson

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Maieutica

Logos

De Fox - Heart Of Steel, 2012
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Restate immobili tra celle solide, rivoluzioni immaginarie
su letti comodi tra gabbie insolite, prigioni con finestre aperte,
come cadaveri, teatranti in replica, tuo figlio non si chiederà,
evaporare poi fuggire poi fuggire di qua.

Articolo di Arianna Mossali

Caspita se fanno sul serio i Maieutica, rockers padovani col
pallino della filosofia e del teatro: con quel nome, e il
consequenziale titolo ”Logos”, devono aver fatto drizzare i
capelli in testa a tutti i maturandi all’ascolto. Diamine, il buon
vecchio Socrate in versione rockstar è praticamente la sintesi
dei nostri peggiori incubi di liceali lavativi (con tanto di capello
incolto e T-shirt d’ordinanza delle band preferite).
Ma no, tranquilli: è vero che la musica dei Maieutica è
impregnata di materia grigia e di appassionata ricerca
intellettuale, ma il risultato è piacevole oltre che di assoluto
pregio, e sapete benissimo che non è facile coniugare le due
cose.
I Maieutica definiscono la propria musica “Rock Pensante”, una
definizione sicuramente calzante se si considera non solo la
loro scrupolosa ricerca lirica, ma la stringente logica che
emerge dalla strutturazione del pensiero espresso nei testi. La
maieutica, infatti, altro non è che la tecnica socratica di
estrapolazione del concetto e della ragione (il ‘logos’, appunto)
da uno scambio di ragionamenti tra i due interlocutori.
L’eloquio della band padovana è un acceleratore di particelle
cerebrali, un propellente di idee guizzanti, un potente motore
di riflessione, un gioco e una sfida intellettuale continua. Quello
che fa strano, è che questo vortice di splendente ingegno è
innestato su tonanti riff hard rock, addirittura con qualche
sfuriata metal, che scongiurano il temuto effetto “ecco-unaltro-gruppo-di-snob-finti-rockers-alternativi-con-la-puzzasotto-il-naso”, a vantaggio dell’accessibilità dell’album.
Il primo singolo Sinestetica Apparenza è incalzante e ricco di
virtuosismi tecnici, molto carico e drammatico. In Preda Alla
Fuga è un brano dalla struttura sfalsata e irregolare, una
metafora dell’irrequietezza della mente umana. A.D.I.D.M. è
l’unico esempio di brano socialmente impegnato all’interno
dell’album. La Teoria Delle Stringhe presenta parti chitarristiche
più ampie e distese e spezza un po’ il ritmo forsennato, che
però riappare subito nella tiratissima L’Oracolo. Curiosa
l’orientaleggiante Tre, complessa e variegata La Scelta con
l’inserimento di diversi ambienti musicali.
Particolarmente interessante e polimorfa la suite conclusiva
Natale di S’Odio + Primaneve, che riafferma la propensione
della band a un tipo di spettacolo crossover, incentrato tanto
sulla musica quanto sulla rappresentazione delle emozioni e
sulla valenza teatrale dei brani.
Un consiglio? Non lasciatevi spaventare dal peso della cultura…
Vale davvero la pena dedicare qualche minuto di attenzione
incondizionata a questo album bello, aggressivo e profondo
senza essere troppo astratto, in cui chiunque può trovare una
parte di sè.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinestetica apparenza, Il suono del pensiero, Natale di s’odio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
I nastri – I nastri
Dream Theater
Tool – Lateralus

… e leggi anche:
Fabio Rossi – Quando il rock divenne musica colta
Riccardo Storti – Rock map
Alessandro Gaboli, Giovanni Ottone – Progressive italiano

…e guarda anche:
Alejandro Amenabar – Agora
Maurizio Ferraris racconta Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene
Franco Battiato – Perduto amor

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Anne Tyler

Una vita allo sbando

Guanda, 2011, 217 pp.
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Evie rimase dov’era per diversi minuti, a guardare la porta aperta. Era abituata a finali netti. Andandosene, Drum Casey aveva seminato pezzetti di conversazione come i pelucchi di un batuffolo d’ovatta, rimasti sospesi nell’aria alle sue spalle. La sua voce aleggiava nel corridoio, scorporata.

Anni Sessanta. Evie, timida diciassettenne, vive in una cittadina della provincia americana. Ha una linea non proprio perfetta, un carattere spaesato ed insicuro, una vita mediocre. Ascoltando alla radio un’intervista a Drum Casey, leader di un gruppo rock della zona, se ne innamora e decide di farsi notare da lui, in qualsiasi modo. Niente a che vedere con l’isterismo esibito da certe teenager per i propri idoli. Lei decide di compiere un gesto in solitudine, con atteggiamento dimesso, ma assolutamente clamoroso. Un comportamento autolesionista, pazzesco ed incomprensibile ai più, che la condurrà all’obiettivo di entrare in confidenza con Drum. La storia inizia qui e racconta, con tono pacato, quasi ordinario, una vita insieme, in cui qualcuno cresce e qualcuno invece resta indietro, allo sbando.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Elogio alla bruttezza – Loredana Frescura

… ascolta anche At Folsom Prison – Johnny Cash

e guarda anche Noi siamo infinito – Stephen Chbosky

 

 

 

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The Jesus And Mary Chain

Psychocandy

Wea Records, 1985
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and I tried and I tried
but you looked right through me
knife to my head when she talks so sweetly
knife in my head when I think of Cindy
knife in my head is the taste of Cindy

Dolci malinconie sixties e puro nichilismo punk, filtrati attraverso la noia tossica della provincia e una spaventosa orgia di elettricità: Psychocandy non è solo l’epocale esordio dei The Jesus And Mary Chain dei fratelli Jim e William Reid, ma anche il disco che riportò a forza nel rock’n’roll un senso fisico di pericolo ed eccitazione, con l’incoscienza dei vent’anni e una violenza che non si sentiva dall’avvento dei Sex Pistols.
Ad aprire le danze il sognante singolo Just Like Honey, uno dei brani più belli dell’intero decennio: Sofia Coppola la farà conoscere a schiere di twenty-something del nuovo millennio, traendone una splendida cartolina per il finale di Lost In Translation; ne coglierà tuttavia solo la pelle romantica, dimenticandone il cuore intriso di dolce perversione.
Poi l’album squaderna un ventaglio di soluzioni che rivelano un ampio spettro sonoro: a un estremo terrificanti colate di feedback e adrenalina (le tiratissime The Living End e In A Hole), all’altro caramelle acustiche degne del giovane Lou Reed e solo apparentemente innocue (Cut Dead, il singolo Some Candy Talking incluso nella successiva stampa in cd); da una parte i Beach Boys centrifugati di Never Understand e My Little Underground, dall’altro spettacolari noise-pop che letteralmente inventano interi sottogeneri (The Hardest Walk, You Trip Me Up e Taste Of Cindy, come ascoltare Blitzkrieg Bop suonata al rallentatore dai Suicide e sommersa da tonnellate di clangori e fischi di ogni foggia). A chiudere, il buco nero di It’s So Hard, unica traccia guidata dalla voce di William Reid che pare emergere dal buio di una stanza senza luce.
Oggi fanno quasi trent’anni dall’uscita di Psychocandy, eppure quel suono di miele e metallo fuso esalta come fosse il 1985. Un’idea di musica, annoiata e incidentalmente geniale, che ha cambiato il corso della storia.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
You made me realiseMy Bloody Valentine
Here she comes nowThe Velvet Underground
I wanna be your dog – The Stooges
Little Honda – The Beach Boys
 
…e guarda anche
Lost Translation – Sofia Coppola

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Japandroids

Celebration Rock

Polyvinyl, 2012
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La polvere macinata in chilometri e chilometri di viaggio. Le orecchie che fischiano dopo concerti incendiari su palchi di quarta mano. Gli occhi pesti ma felici rimediati in un pogo alcolico indimenticabile.
A tutto questo fanno pensare le canzoni dei Japandroids, un duo voce-chitarra-batteria di improbabili nerd canadesi che scartavetra l’indie-rock più semplice ed eccitante dai tempi della creazione e regala con Celebration Rock otto nuovi inni da urlare fino a perdere la voce, da un’auto qualunque lanciata su una strada secondaria qualunque di una provincia qualunque.
Musica che non era di moda nemmeno quando andava di moda ascoltare l’alternative rock e, vivaddio!, non lo sarà mai.
Musica che brucia l’anima fin dai titoli: The Nights Of Wine And Roses, Fire’s Highway, Adrenaline Nightshift, Younger Us, The House That Heaven Built, perfino una cover del leggendario classico punk-blues For The Love Of Ivy dei Gun Club.
Per far esplodere la vita, almeno fino al prossimo concerto.

Ascolta tre brani tratti dall’album
The House That Heaven Built, Adrenaline Nightshift, Fire’s Highway

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Husker Du – Divide And Conquer
The Replacements – Color Me Impressed
No Age – Teen Creeps
Titus Andronicus – Titus Andronicus

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Social Distortion

Hard Times and Nursery Rhymes

Epitaph, 2010
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Il punk e il country. I Clash e Johnny Cash. La rabbia e la speranza. La galera e gli spazi sterminati.
Questo è il sangue bollente che scorre nelle vene della leggenda Mike Ness.
Uno che da trent’anni, semplicemente, è il rock’n'roll.
Uno che parla solo quando ha qualcosa da dire, e infatti questo disco si è fatto attendere a lungo: ma ne è valsa la pena, decisamente.
Hard Times And Nursery Rhymes è il settimo album dei suoi Social Distortion, una sfilata di undici nuovi piccoli e grandi classici, tra il punk melodico sparato di Gimme The Sweet And Lowdown, i rock’n’roll stradaioli, polverosi, scintillanti di Far Side Of Nowhere, Still Alive e California, le ballate strappacuore Diamond In The Rough e Writing On The Wall.
Il fuoco inestinguibile di una musica nata eterna.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Gimme The Sweet And Lowdown, Machine Gun Blues, Diamond In The Rough, Far Side Of Nowhere
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Johnny Cash – The Man Comes Around
The Clash – Police On My Back
Rancid – Roots Radicals
The Saints – Messin’ With The Kid

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Richard Linklater

The School of Rock

USA, 2004
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Dio del rock, grazie per questa occasione per spaccare, siamo i tuoi umili servitori. Ti prego, dacci il potere di mozzar loro il fiato con il nostro energetico rock. Nel tuo nome preghiamo. Amen

 

Non siamo qui per vincere, ma per fare un grande show.

 

E ora andiamo a pettinargli i capelli!!!!

 

Ehi voi! Si, dico proprio a voi, che guardate  film impegnati: School of Rock vi farà impazzire!
Jack Black è un chitarrista-sognatore-casinista che, escluso dalla sua band e perennemente a corto di soldi, si spaccia per un amico insegnante finendo a fare il supplente in un’esclusiva e boriosa scuola elementare privata. Qui insegna l’unica materia che conosce, il rock’n’roll, e apre un mondo di novità alla sua classe, portandola perfino a gareggiare in un torneo di band emergenti. Gli studenti si scoprono talenti musicali e si trasformano in eversivi profeti della musica ribelle formato mignon, finalmente appagati, scombinati e contenti di esserlo.
Senza freni che lo possano arrestare, sempre sulla rampa di lancio di montagna russe sbullonate è un film che spinge a non fermarsi mai, a non mollare e a credere in se stessi. Sempre.
E se ci scappa del rock, ancora meglio.

 

Regia: Richard Linklater
Sceneggiatura: Mike White
Fotografia: Rogier Stoffers
Musiche: Craig Wedren
Durata: 108′

 

Interpreti e personaggi principali:
Jack Black : Dewey Finn
Joan Cusack : Rosalie Mullins
Joey Gaydos Jr. : Zack Mooneyham
Kevin Alexander Clark : Freddy Jones
Mike White : Ned Schneebly
Sarah Silverman : Patty

school of rock

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche:
Scott Pilgrim Vs The World di  Edgar Wright

 

… e ascolta anche …
AC/DC – It’s a long way to the top
Black Sabbath – Iron man 
Led Zeppelin – Immigrant song
The School of Rock – School of Rock Song

 

… e leggi anche …
Storia segreta del rock – Christopher Knowles

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Bruce Springsteen

The River

Sony, 1980
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That’s why I’ll keep searching till I find my special one

Queste non sono canzoni, semplici canzoni da quattro minuti; sono romanzi, film, intere esistenze racchiuse in magie rauche e sussurrate, rabbiose e sognanti.
The River è forse il più grande capolavoro del Boss e una sequenza di venti classici che si succedono senza che ci sia tempo di prender fiato: è il rock’n'roll scalmanato da urlare in faccia al dolore, alla provincia, ai giorni sempre uguali; sono gli anni ’50 ubriachi di sogni a occhi aperti, balli scolastici e cuori palpitanti, ballate d’asfalto, di amori infranti o di quelli che ogni volta è la prima; è un saluto all’adolescenza con le lacrime agli occhi.
Per questo le parole in musica di The Ties That Bind, Sherry Darling, Drive All Night, Independence Day, Out In The Street, Point Blank, Hungry Heart potrebbero essere le vostre vite; e vale la pena di viverle per ascoltarle.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The River, Hungry Heart, Drive All Night, Out In The Street
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Patti Smith – Gloria
Dream Syndicate – Merrittville
Tom Petty & The Heartbreakers – American Girl
 
Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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M. Ward

A Wasteland Companion

Merge, 2012
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Le canzoni di Matthew Stephen Ward sono un dono raro e prezioso, il suono dei sogni che non si è fatto in tempo a sognare, quelli che rimangono impigliati negli occhi ancora pieni di sonno la mattina presto, quando il sole filtra appena dalle persiane abbassate.
Le sue ballate si aprono pian piano, scrigni di meraviglia nei sussurri Clean Slate (dedicata ad Alex Chilton) o The First Time I Ran Away; giocano con blues (A Wasteland Companion), country e soul (Wild Goose, Pure Joy).
Ma qui si soffia pure la polvere dal giradischi per ballare il rock’n’roll sbilenco di Primitive Girl, Sweetheart (ripresa da Daniel Johnston) o I Get Ideas; si riscopre l’America della Frontiera nelle ruvide Watch The Show e Me And My Shadow.
Una magia che ha il suono di una vecchia radio a valvole e una purezza di quelle che s’insinuano nell’anima per non lasciarla più.
 

 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
She & Him – In The Sun
Andrew Bird – Fitz & The Dizzyspells
Bright Eyes – First Day Of My Life

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Tom Waits

Bad As Me

Anti, 2011
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Ogni album di Tom Waits si riconosce lontano un miglio eppure suona fresco e nuovo come fosse un esordio, perchè Tom Waits sa rinascere affamato e licantropo ogni volta.
In Bad As Me, ultimo capolavoro, la sua voce da orco si lancia in blues dei bassifondi marci e traballanti come Raised Right Men, marce verso l’inferno (Hell Broke Luce, Satisfied), sincopi rock’n'roll da infarto (Chicago, Get Lost).
Ma Tom Waits significa anche ballate strappacuore, meraviglie che sanno di confine e viaggio e deserto (Face To The Highway, Last Leaf),che commuovono alla prima nota (Pay Me, New Year’s Eve), che sembra di sentire il rumore della puntina che si abbassa sul giradischi (Kiss Me).
Tenete a mente album come questo, quando vi chiederanno cosa portarvi su un’isola deserta.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Bad As Me, Pay Me, Satisfied
 
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Jon Spencer Blues Explosion – Blues Explosion Man
Captain Beefheart – Ice Cream For Crow
The Pogues – A Rainy Night In Soho

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