Archivio tag: roman polanski

Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
avatar

Postato da
il

Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einaudi – Divenire
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure
Ludovico Einaudi – In a time lapse

… e leggi anche
La pianista – Elfriede Jelinek
Alessandro Baricco – Novecento
Manuela Stefani – La stanza del pianoforte

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore
Il pianista – Roman Polanski

Leggi tutto ►

Justin Kurzel

Macbeth

Francia - Inghilterra, 2015
avatar

Postato da
il

Nulla si è ottenuto, tutto è sprecato, quando il nostro desiderio è appagato senza gioia. Meglio essere ciò che distruggiamo, che inseguire con la distruzione una dubbiosa gioia.

Macbeth è un valoroso condottiero che decide di seguire la profezia delle tre Streghe, le Parche o Norme del Destino della mitologia classica, che lo ha indicato come il futuro re di Scozia. L’unica via per arrivare a tale titolo è il tradimento e l’omicidio, stremato dal dubbio si confida alla moglie ormai resa fragile e incattivita dalla morte incessante dei suoi figli. Fomentato dalla crudele quanto umana Lady Macbeth, la cui sete di rivalsa sulla vita supera ogni reticenza morale, la profezia si avvera e ogni giorno di più vediamo scivolare il valoroso Macbeth in un tiranno di disumana fattura. Lady Macbeth si renderà conto, ormai quando è troppo tardi, di aver creato un mostro che non può più controllare.

Riassumere la trama della gigantesca tragedia di Shakespeare è difficilissimo. Difficile è stato girare anche questo film da parte di Justin Kurzel, già autore del magnifico Discorso del Re, avendo come predecessori film realizzati da campioni come Orson Welles, Akira Kurosawa, Roman Polanski. Kurzel si ispira al gigantesco Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn in cui la natura, il silenzio, la contemplazione in slow motion delle emozioni conferiscono una forma alla natura primordiale dell’uomo che si lega in modo indissolubile allo scenario che partecipa alla tragedia sempre eterna dell’animo umano. Kurzel ci regala una rilettura moderna e profondissima della tragedia del Bardo senza alterare il testo e restituendocelo in maniera integrale nella sua perfetta bellezza. Ciò che fa la differenza rispetto ad altre rilettura è la potenza delle immagini, sono le atmosfere di Scozia, la nebbia, la pioggia, i paesaggi brulli punteggiati di laghi e di neve, la luce delle candele, i colori sempre più saturi, fino al rosso finale del fuoco, del tramonto e del sangue. E la fantastica intensità, i primissimi piani sui volti feriti e tormentati, gli occhi che piangono e amano, le mani che accarezzano e uccidono. L’ombra della regia è totalmente assente, a parlare è una tragedia sempre moderna e attuale sul potere e la sua eterna corruzione. In questo film Lady Macbeth assume un’ombra umana a differenza di molte altre letture che la vogliono una donna invincibile nella sua malvagità, mentre in questo scenario è una donna mossa dalla vendetta il che la rende estremamente vicina a molti di noi, esattamente come il condottiero Macbeth non è più un uomo vinto  e manovrato ma un uomo ambizioso che si dimostra incapace del destino che gli è stato affidato.

Immensa interpretazione di Michael Fassbender che comunica con la sola forza dello sguardo le mille sfumature della metamorfosi del protagonista: da eroico combattente ad arrampicatore assetato di potere a tiranno senza umanità, passando per quel bambino fragile che la moglie riesce a manipolare con facilità.

Si consiglia la visione a un pubblico superiore ai 14 anni a causa delle scene di violenza e per la difficoltà del testo integrale.

Se ami le atmosfere di questo film, le ambizioni macchinazioni dei personaggi per raggiungere il potere devi leggere assolutamente:

Le cronache del ghiaccio e del fuoco di G.R. Martin

Joe Abercrombie Il richiamo delle spade

Se hai amato il testo del Bardo contenuto del film lo trovi in molte edizioni commentate, qui per esempio:

W. Shakespeare Macbeth

Ascolta anche:

Amon Amarth Deceiver of the Gods 
Promises dei The Cranberries
Lacuna Coil Heavens a Lie 

Guarda anche

Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn

macbeth-poster-italiano

 

Regia:Justin Kurzel
Soggetto: William Shakespeare
Fotografia: Adam Arkapaw
Montaggio: Chris Dickens
Effetti speciali: Bernard Newton
Musiche: Jed Kurzel
Scenografia: Fiona Crombie
Costumi: Jacqueline Durran
Trucco: Kirsty Mcqueen
Sfondi : Alice Felton
Cast: Michael Fassbender, Marion Cotillard, Sean Harris, Elizabeth Debicki, Paddy Considine, Jack Reynor, David Thewlis

Leggi tutto ►

Black Moth

Condemned To Hope

New Heavy Sounds, 2014
avatar

Postato da
il

Si dice che Jim Sclavunos – storico batterista di Nick Cave e di parecchia altra gente importante – sia rimasto talmente colpito da un’esibizione dei Black Moth da offrirsi come produttore per il loro esordio, di un paio d’anni fa. Ora il giovane quintetto di Leeds ritorna con un nuovo album, Condemned To Hope, a confermare quanto ben riposta fosse quella fiducia; Sclavunos si occupa di nuovo della produzione, mentre l’artwork è affidato al leggendario Roger Dean – uno che dagli anni Settanta in poi ha realizzato copertine memorabili.
Aperto dal riff mostruoso di Tumbleweave, il disco azzanna l’ascoltatore con un contagioso groove metal, che nel ritornello azzecca una gran melodia e un inatteso cambio di tempo; l’atmosfera è dark e il suono massiccio, illuminato dalla voce sensuale di Harriet Bevan, decisamente insolita per il genere. Più che dai vecchi classici heavy, però, i ‘Moth sembrano pescare dal rock alternativo – basta prendere le cadenzate Looner e Red Ink, o i r’n’r sparati di Set Yourself Alight e White Lies. C’è spazio anche per lentezze doom, almeno in un paio di casi strepitose (The Undead King Of Rock’n’Roll e la title-track, psichedelica come certe cose dei Soundgarden di Superunknown), e addirittura un blues psych imprevisto e imprevedibile come Slumber With The Worm.
Condemned To Hope dice insomma di una band davvero promettente e difficilmente etichettabile, di sicuro tra le realtà più interessanti della musica pesante di oggi.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mourn – Down
Limo Wreck – Soundgarden
Wires – Red Fang
Take My Bones Away – Baroness

…e guarda anche
Solo gli Amanti Sopravvivono – Jim Jarmusch
L’Inquilino del Terzo Piano – Roman Polanski

Leggi tutto ►