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Denis Villeneuve

Blade Runner 2049

2017, Warner Bros
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Te la cavi benissimo anche senz’anima, agente K.

L’agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell’anno 2049. Sono passati trent’anni da quando Deckart era il cacciatore blade runner più esperto.  Il compito dei blade runner è cacciare i replicanti ovvero robot perfettamente umanoidi che desiderano diventare esseri completamente autonomi rispetto ai loro creatori. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge e dei vecchi modelli non si sa quasi più nulla. L’azienda è ora guidata Niander Wallace il quale ha garantito di creare “angeli al servizio degli uomini” ma qualcosa nella missione dell’agente K alla ricerca degli ultimi replicanti superstiti va storto e sembra portare alla luce un passato oscuro pronto a spezzare il delicato equilibrio uomo macchina.

Blade Runner tratto dal meraviglioso libro di Philip Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” è un film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford e Daryl Hannah. E’ stato un film che ha segnato la storia del cinema e l’immaginario di intere generazioni. Il sequel è girato da Denis Villeneuve e non solo risulta fedele all’originario mondo cinematografico di Scott ma riesce visivamente a superarlo aggiungendo elementi nuovi al linguaggio fantascientifico a cui siamo notoriamente abituati. Villeneuve crea un edipo futuristico alla ricerca del padre perduto attraverso un’odissea visiva con una grammatica nuova. Prendendo spunto dalle opere di Nicolas Winding Refn (in particolare Drive, Solo dio perdona, Valhalla Rising) e l’ultimo MacBeth di Justin Kurzel  la natura di Blade Runner ci parla esattamente come il protagonista. L’arancio dei cieli radioattivi, il legno morto in terre gelate, la neve che discende su una natura inesistente, gli ologrammi che dai palazzi parlano direttamente ai protagonisti colorandoli di rosso e svelandoci i desideri più reconditi e celati. Sorretto dalla possente e mimetica colonna sonora di H.Zimmer il tempo scorre lentamente esattamente come il precedente capitolo.  L’agente K rincorre il sogno di poter comprendere la sua venuta al mondo e quale sia il suo destino sorretto da una grande forza d’animo proprio di chi ormai non ha più nulla da perdere se non se stesso.  I temi fondanti sono gli stessi: le macchine potranno sostituirci? Una volta autonome saranno dotate di anima, ovvero libero arbitrio, e cosa le legherà ancora a noi? Ci combatteranno? Temi sempre più attuali e sempre meno futuristici, l’intelligenza artificiale è realtà ormai e ci apre all’universo d’angoscia che ha caratterizzato la fantasia visionaria di Philip Dick. Magistrale è la scelta di non stravolgere la tecnologia del precedente capitolo in modo da creare una illusione di continuità con il 1982 e le sue ambizioni futuristiche. Non dobbiamo stupirci di vedere schermi a tubo catodico e ologrammi proiettati da computer in grado di pensare in modo del tutto autonomo, oppure nano tecnologie in grado di partorire uomini e cucine a bombola con stufati di cipolle e aglio in ambiente sovietico. Questo era ed è l’universo di Blade Runner in bilico fra realtà e possibilità future.

Se ti è piaciuto leggi anche le opere di Philip Dick

Guarda anche Blade Runner 

Ascolta la colonna sonora del film:

blade-runner-2049

Genere: Fantascienza
Regista: Denis Villeneuve
Sceneggiatore: Denis Villenueve, Michael Green
Produttore esecutivo: Riddle Scott
Cast:  Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Dave Bautista

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Damien Chazelle

La La Land

Usa, 2016
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Come puoi essere un rivoluzionario se sei così tradizionalista?

La La Land è ambientato a Los Angeles, ai nostri giorni: Ryan Gosling interpreta Sebastian, un musicista con una grande e pura passione per il jazz; Emma Stone interpreta Mia, una cameriera che prova a fare l’attrice ma i cui provini vanno sempre male. Riusciranno a realizzare i loro sogni? Sapranno proteggere la loro passione rispetto alla bruttura della realtà sempre in agguato per rovinare ogni cosa?

Il grande protagonista di questo “musical” è però il sogno, l’ambizione, ma soprattutto un’idea di arte che abbiamo dimenticato. La la land è uno stato d’animo da cui non vorremmo mai svegliarci dove la realtà arriva graduale e ci riporta a terra carichi di una malinconia nuova, come se ci avesse restituito qualcosa di sepolto. E’ la nostra passione per il cinema, per l’arte ma soprattutto il nostro diritto di essere sognatori, di non arrenderci, di coltivare noi stessi perchè siamo unici e il destino brinda con noi quando ci lasciamo andare e proviamo a costruire qualcosa di unico. La nostra gioventù bruciata non ha l’arroganza degli anni ‘60, la nostra gioventù ama il proprio passato al punto da renderlo mitico e non volerlo cambiare. Eppure tutto muta e quel mito deve essere tradito per poter progredire. Mixare il passato è un atto d’amore ed è quello che compie Damien Chezelle (32 anni già regista del grandioso Whiplash e vincitore di 8 golden globe) con questo film straordinario. Un film che esalta il vecchio jazz (e il vecchio cinema) eppure lo tradisce e lo strapazza proprio mentre ne esalta le straordinarie virtù.  Guarda formalmente e nostalgicamente al cinema e alla musica del passato, ma con gli strumenti e le pratiche culturali di oggi che di fatto hanno una onestà e una profondità di sguardo che polverizza il finto ottimismo dei musical (e il sogno americano) per diventare una malinconica serenata alla nostra passione e al nostro amore per la vita per quella che è… con sue le cadute, i fallimenti, i sogni che non si avverano, le persone che prima si amavano e poi non si amano più, senza per sempre o c’era una volta ma non per questo meno magici o romantici.

Dobbiamo solo avere il coraggio di tornare a sognare e di non accontentarci di una realtà brutale in cui trionfano persone senza poesia e senza amore per la vita (soprattutto in tempi così profondamente violenti e bui). Non arrendiamoci mai.

Emma Stone e Ryan Gosling sono dotati di una chimica rara e profonda eleganza.

Indimenticabile.

Se ti è piaciuto ascolta anche la colonna sonora del film:

Guarda anche:

Wihplash – Damien Chezelle
Bird Man – Alejandro Inarritu

Leggi anche

Colazione da Tiffany – Truman Capote

lala land

 

Regia e sceneggiatura: Damien Chezelle
Distribuzione: 01 Distribution
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Tom Cross
Musiche: Justin Hurwitz
Scenografia: David Wasco
Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J. K. Simmons, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock:

 

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Andy McKay

La grande scommessa

Universal Picture, 2005
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Ho la sensazione che tra qualche anno la gente dirà quello che dice sempre quando l’economia crolla. Daranno la colpa agli immigrati e alla povera gente

Meglio dirlo subito: non è facile seguire la storia di questo film se non si ha una base di conoscenze in ambito economico. Vi si parla spesso un linguaggio tecnico: il linguaggio delle banche, di Wall Street.
Nei dialoghi si ripetono sigle apparentemente incomprensibili, alle quali fino ad ora abbiamo dato poca importanza. Ci capitava di sentirle al telegiornale, ma ci sembravano termini di nicchia, lontani anni luce dalla nostra realtà.
E invece no, non sono così lontani. Quelle parole (CDO, AAA, SWAP), senza che ne fossimo consapevoli, hanno condizionato le nostre vite in maniera determinante.
Ormai è tristemente noto: nel 2008 una gravissima crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti ha portato l’economia mondiale sull’orlo del tracollo. Questa non è teoria, questo non è lontano da noi.
A causa di quel tracollo 8 milioni di persone (solo negli Stati Uniti) hanno perso il lavoro, milioni si sono trovati da un giorno all’altro senza casa, milioni sono sprofondati sotto la soglia di povertà.
Gli effetti di quel disastro sono sotto i nostri occhi da anni, anche a casa nostra, anche nel nostro quotidiano.
“La grande scommessa” prova a spiegarci i motivi di quella crisi: ci descrive come si sia arrivati al dissesto. Ci parla di un’economia falsata dalla colpevole incapacità e dalla supponenza degli operatori di borsa e dei grandi nomi della finanza. Ci parla del criminale comportamento delle agenzie americane deputate a tenere sotto controllo la solidità degli istituti bancari ed assicurativi, ma nei fatti complici della più grande truffa economica della storia.
E così il consiglio è quello di vedere questo film, con attenzione, cercando di capire, arrabbiandosi, inevitabilmente. Vi sentirete pedine di un sistema marcio fino alle fondamenta. Non cambierà molto, in realtà, ma almeno sarete vittime un po’ più consapevoli.
Nonostante il tema complesso, il film – basato sull’omonimo libro di Michael Lewis – si sviluppa in modo assolutamente scorrevole ed avvincente, anche grazie alle formidabili interpretazioni dell’intero cast.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Wall Street – Oliver Stone
Margin Call- J.C. Chandor
The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese (VM 14)
Americani – James Foley
American Hustle – David O. Russell
Too big to fail – Curtis Hanson

e leggi anche
The big short La grande scommessa – Michael Lewis
Too big to fail Il crollo – Andrew Ross Sorkin
Il lupo di Wall Street – Jordan Belfort
Il denaro – Emile Zola

grande scommessa

Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Adam McKay, Michael Lewis, Charles Randolph
Musica: Nicholas Britell
Fotografia : Barry Ackroyd
Durata: 130′

Interpreti e personaggi principali:
Christian Bale – Michael Burry
Brad Pitt - Ben Hockett
Ryan Gosling – Greg Lippmann
Steve Carell – Mark Baum

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Dereck Cianfrance

Come un tuono

Usa, 2012
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Se guidi come un fulmine ti schianti come un tuono.

Lucke è un pilota di moto, impiegato in uno spettacolo ambulante. Dovrebbe partire al seguito della compagnia per una nuova meta, ma scopre di avere un figlio, Jason, nato da una breve relazione con Romina, una ragazza del posto. Resta, dunque, nella provincia dello stato di New York, per provvedere alla sua nuova famiglia e impedire che suo figlio cresca senza un padre, come è accaduto a lui. Le rapine in banche e le fughe in moto sono il metodo più veloce per procurarsi tanti soldi e in fretta, ma è così che la folle corsa di Luke si arresta davanti alla recluta di polizia Avery Cross, anch’egli padre da poco.

Come un tuono è il titolo italiano di questo film indipendente firmato da Dereck Cianfrance. Il regista trae spunto da un racconto di Flannery O’Connor (A good man is hard to find), per tracciare un’epopea esistenziale dove i personaggi sono chiamati a prendere in mano la propria vita. Questo film non può inserirsi in nessun genere canonico, è un’odissea moderna dove l’Ulisse sono i figli voluti, amati e desiderati e dei genitori che sono chiamati a guardare in faccia una realtà spietata e senza perdono, per loro stessi, ma soprattutto per le loro famiglie. Il tuono rappresenta (come in tutti i racconti di Flannery O’Connor) un evento micidiale, una scelta improvvisa, una “cosa” misteriosa da cui non si può fuggire. Il realismo noir non lascia indifferenti, soprattutto nel primo anello narrativo dove graffia e si incastona nella mente. Il personaggio di Goslin, in particolare, è di quelli che lasciano il segno, una furia silenziosa che si aggrappa nelle nostre coscienze.

Se ti è piaciuto guarda anche
Blue Valentine – Derek Cianfrance (VM 14)
L’amore che resta – Gus Van Sant

Ascolta anche : Daughter, If You Leave 

Leggi anche: Flannery O’Connor, Tutti i racconti 

come-un-tuono-locandina-trailer-italiano-2-news

Titolo originale: The Place Beyond the Pines
Genere: Drammatico
Regista: Dereck Cianfrance
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Musiche: Mick Patton
Fotografia: Sean Bobbitt
Cast: Ryan GoslingBradley CooperEva MendesRose ByrneBen MendelsohnRay LiottaMahershala AliHarris Yulin,  Dane DeHaanBruce GreenwoodEmory Cohen

 

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Chvrches

The Bones Of What You Believe

Glassnote, 2013
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hide, hide
I have burned your bridges
now I’ll be a gun
and it’s you I’ll come for

A guardarla, la lista delle grandi band uscite da Glasgow è qualcosa che davvero impressiona: dall’indie-pop delle origini di Aztec Camera e Orange Juice, a quello del decennio successivo dei Belle And Sebastian; dai Primal Scream, maestri della fusione tra rock e dancefloor, ai Franz Ferdinand, vero fenomeno di questi dieci anni. E poi Pastels, Vaselines, Blue Nile, Mogwai.
Ma Glasgow, nel 2013, significa soprattutto Chvrches, arrivati in questi giorni a pubblicare l’atteso esordio The Bones Of What You Believe.
Musica pop suadente, nata con il preciso intento di far ballare il pubblico, con i synth e i bassi profondi dei veterani Iain Cook e Martin Doherty a disegnare soundscapes solari e ombrosi a un tempo, su cui si staglia la voce limpida della fascinosa Lauren Mayberry, vero cuore dell’album.
Dodici pezzi zeppi di ganci melodici, un trittico d’apertura travolgente (The Mother We Share, We Sink, Gun) e poi una serie di perle pensate per un airplay radiofonico da sogno (Lies, Recover, Night Sky, Lungs, By The Throat), che vanno a spegnersi nell’eterea marcia verso il tramonto di You Caught The Light.
Gli anni Ottanta di Laurie Anderson, Depeche Mode e Cocteau Twins costituiscono un imprescindibile riferimento per la band, che spesso cita tra le proprie influenze anche la musica da cinema di quel decennio, particolarmente quello horror.
Ma qui piace pensare a questi suoni come alla tempesta perfetta che s’insinua tra i silenzi infiniti e gli sguardi dolci e persi di Carey Mulligan e Ryan Gosling in Drive.
Un’emozione intensa che si muove appena sotto la pelle e sembra non aver bisogno di parole, ma solo di piccoli gesti per incendiare.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
WinterDaughter
We Own The Sky – M83
Enjoy The Silence – Depeche Mode
Heaven Or Las Vegas – Cocteau Twins
 
…e guarda anche
Drive – Nicolas Winding Refn

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Daughter

If You Leave

4AD, 2013
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And if you’re in love, then you are the lucky one
’cause most of us are bitter over someone
Setting fire to our insides for fun
to distract our hearts from ever missing them
But I’m forever missing him

Atteso dopo due interessanti EP, If You Leave è l’album suadente e fascinoso che segna l’esordio sulla lunga distanza di Daughter.
La poesia di Elena Tonra, il suo raggomitolarsi lontano dalle luci, si sposa alla perfezione con la dolcezza di una voce moltiplicata come un canto di sirene, incrinata da un’intensità capace di far male; la sua chitarra e quella del compagno Igor Haefeli disegnano paesaggi sonori rarefatti, ombrosi e lucenti insieme, ravvivati dagli interventi percussivi di Remi Aguilella.
Ne nascono dieci tracce di strabiliante impatto emotivo, un continuum sonoro che è puro incanto, in cui raramente le battute aumentano: accade nell’opener Winter o in Human, l’ossatura di una ritmica circolare e di una chitarra acustica che lasciano alla nuda voce di Elena una chiusura raggelante.
Più spesso i crescendo assumono la forma di un tentativo vano ma necessario di raggiungere le stelle in aperture maestose, a partire dal cuore dell’album, quella Youth che toglie il fiato con una melodia epica e drammatica. Una delle cose più belle ascoltate quest’anno.
E poi, sulla medesima linea, altre meraviglie: Still, parente stretta delle elegie di Soap&Skin, e Touch, vicina ai migliori XX; la coralità di Tomorrow e le reminiscenze folk di Amsterdam, che conducono al finale struggente di Shallows.
If You Leave è il suono di una notte di fine estate, passata sotto un cielo che ci sta stretto, a medicare le ferite di cuori infranti; il racconto della malinconia di occhi troppo timidi per guardare in alto.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The Wolves (Act I And II) – Bon Iver
Irene – Beach House
Angels – The xx
Cynthia – Soap & Skin
 
…e guarda anche
Blue Valentine – Derek Cianfrance (VM 14)
L’amore che resta – Gus Van Sant

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Nicolas Winding Refn

Drive

Usa, 2011 - vietato ai minori di 16 anni
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Siamo qui per festeggiare, ma so che ho fatto una cosa indegna e che devo farmi perdonare da tutti voi. Avere una seconda chance è raro, giusto? Ed è questo che festeggiamo.
 

 
Tutto sembra già accaduto, quando veniamo rapiti dai tentacoli della notte di Los Angeles.
Un uomo, di cui non conosceremo il nome, guida un’auto tra luci al neon e ombre infinite, mettendo in salvo due rapinatori; questo è il suo lavoro notturno, dopo giornate passate tra officina e set cinematografici.
La sua vita cambia all’incontro con Irene, giovane madre del piccolo Benicio; sola, in attesa che Standard, il marito, esca dal carcere.
Quello che pare amore, ma forse è semplice affetto, porta l’uomo ad aiutare Standard in una rapina per saldare conti in sospeso ed evitare ritorsioni sulla famiglia.
Qualcosa, però, andrà male, e le vite di tutti inizieranno a correre come su un piano inclinato verso destini inevitabili, nonostante ciascuna di esse si aggrappi all’illusione di una seconda opportunità.
Il regista danese Nicolas Winding Refn, con una prova letteralmente sensazionale, trasforma una trama all’apparenza scontata in un visionario capolavoro noir, in cui terrificanti esplosioni di violenza pulp si contrappongono ai silenzi del protagonista impersonato da un grande Ryan Gosling (le emozioni celate dietro minime variazioni espressive, la rabbia repressa che monta scena dopo scena) e alla complicità di sguardi e sorrisi scambiati con commovente tenerezza.
Avvolti dal soffice manto dei synth della splendida colonna sonora, i novanta minuti di Drive non lasciano respiro allo spettatore neppure quando il ritmo pare collassare, facendosi semplicemente indimenticabili.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Carlito’s way – Brian De Palma
 
…e ascolta anche
A Real Hero – College feat. Electric Youth
Under Your Spell – Desire
Nightcall – Kavinsky feat. Lovefoxxx
 
Locandina di Drive, film di Nicolas Winding Refn
Regia: Nicolas Winding Refn
Soggetto: James Sallis (romanzo)
Sceneggiatura: Hossein Amini
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Montaggio: Mat Newman
Musiche: Cliff Martinez
Durata: 95′
 
Interpreti e personaggi
Ryan Gosling: Il pilota
Carey Mulligan: Irene
Bryan Cranston: Shannon
Albert Brooks: Bernie Rose
Oscar Isaac: Standard Gabriel
Christina Hendricks: Blanche
Ron Perlman: Nino
Kaden Leos: Benicio

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