Archivio tag: Sergio Basso

George Michael

Older

Dreamworks Records - Virgin, 1996
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Looking for some education
Made my way into the night
All that bullshit, conversation
Baby can’t you read the signs?

But if you’re looking for fast love
If that’s love in your eyes, it’s more than enough
Had some bad love
Some fast love, is all that I’ve got on my mind

Un album che si presenta come momento determinante nella carriera di George Michael è certamente Older, ennesima dimostrazione che lui non è stato un fuoco di paglia acceso da accattivanti e sfavillanti melodie anni ’80 (l’era Wham!). Older potrebbe essere ricordato come un sorta di testamento musicale, dalla propensione autentica per la scrittura musicale emotivamente coinvolgente.
Questo album è sicuramente uno sforzo più unico che raro: esplora in lungo e in largo il territorio delle sette note. Si viaggia a ritmo di jazz-funk, electropop, soul, dance, R&B, spiritual e rende sicuramente merito a George come artista e cantante completo. Anche la copertina la dice lunga sulla ricercata raffinatezza: un parte del volto emerge dal buio, in una scala di toni di grigio, con uno sguardo gradevolmente sinistro (non solo per essere l’occhio di sinistra ovvio).
Si diceva degli stili musicali diversi. Quindi è incoerente? Affatto, è un miracolo di coerenza, un percorso accidentato in tutta sicurezza sul pentagramma. Tracce orecchiabili, tracce riflessive, tracce spumeggianti contribuisco a creare l’atmosfera di Older. Senza dimenticare la voce unica del nostro beniamino: ironica, soul, ottimista, sexy. A dirla tutta sarebbe stato utile un avviso sul retro dell’album “Attenzione: voce sexy!” per preparare le orecchie adeguatamente.
In definitiva Older è l’evoluzione di Faith, già grandissimo e meritatissimo successo, conferma il talento del Michael rispettoso del passato ma dal quale vuole staccarsi ed evolversi.
Chi scrive ha sempre amato G.M. e avrebbe voluto recensire Older più avanti … ma (anche) il destino ha deciso diversamente. Quando un artista scompare nel modo in cui lui è scomparso, pare sempre che a mezz’aria aleggi qualcosa di non detto o, meglio, l’attraversare un periodo di rottura diluito negli anni può influenzare il pensiero e la critica nei confronti dei suoi lavori.
Ci si augura che le sensazioni, le aspirazioni e le emozioni della sua musica rimangano sempre le stesse e che la sua voce non debba più dimostrare niente a nessuno.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Fastlove, Jesus to a Child, The Strangest Thing

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Tre Allegri Ragazzi Morti

Nel Giardino dei Fantasmi

La Tempesta, 2012
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dimmi che cos’è
che fa la vita storta
che ti fa camminare sul lato sbagliato della via di casa
dimmi che cos’è
che ti fa differente
che ti fa dubitar delle storie che senti dentro alle canzoni

Ci sono gruppi che suonano musica calda a dispetto del loro freddo nome.
È il caso dei Tre Allegri Ragazzi Morti: sanno comporre esattamente quello che serve, ponderando attentamente ritmica e testi, come in telepatia con i tempi magri di sentimenti e grassi di crisi. Fotografie flashate di contraccolpi in cui si rimane imprigionati volentieri per tutta la durata del disco, attorniati da dissonanti solarità dal sapore tagliente e spiritoso.
I TARM (ovvero Luca Masseroni, Enrico Molteni, Davide Toffolo) ricamato un album all’apparenza non eclatante, ma che in realtà nasconde influenze sonore dal mondo – sentiamo i suoni del cajon, dell’ukulele o del balafon – e, soprattutto, discorre con malinconia e spensieratezza della vita e del tempo, senza tante smancerie e concentrandosi al sodo.
È il caso ad esempio del brano La mia vita senza te, forse il brano più bello e sentito di tutto il lavoro: una riflessione sull’essere-non-essere, sulla mancanza di chi o cosa si riteneva essenziale. Rassicura come una pacca sulla spalla, eppure dice anche di stare all’erta.
In definitiva Nel Giardino Dei Fantasmi è uno sguardo ben costruito sulla metafora che ognuno di noi fa della vita.
E del suo velo di speranza appeso in un precario equilibrio.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
La mia vita senza te, La via di casa, Di cosa parla veramente una canzone?

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