Archivio tag: shane meadows

The Pogues

If I Should Fall From Grace With God

Warner, 1988
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Sinatra was swinging,
all the drunks they were singing,
we kissed on a corner
then danced through the night

Corde strappate con rabbia o accarezzate, fisarmoniche maltrattate e canti corali schiumanti rabbia e gioia ubriaca: questo erano i Pogues, strepitosa gang anglo-irlandese guidata dal genio lunatico e alcolico di Shane MacGowan, e il loro terzo album è quello che li ha definitivamente consegnati alla storia.
La strepitosa giga di If I Should Fall From Grace With God è apertura epocale: parte, e subito ti ritrovi a cantarla stretto alle persone che contano. Due minuti di folk irlandese e ribalderie punk, come nessuno prima e nessuno poi.
Fairytale Of New York è una splendida storia d’amore e sfortuna nera, il sogno sghembo e sdentato di due migranti sotto una nevicata lieve di pianoforte e archi; un magico duetto tra MacGowan e Kirsty MacColl, puro e luminoso come Broadway a Natale, che inizia come corrispondenza di amorosi sensi e finisce a ingiurie e bicchieri lanciati.
Un vero classico, doppiato poco più avanti da Thousands Are Sailing, drammatico folk-rock che pare emulare il beccheggio delle precarie navi con cui gli irlandesi, nel XIX secolo, tentavano di raggiungere gli Stati Uniti. Il senso di tragedia è imminente, la partecipazione commossa e reale: accade in Streets Of Sorrow/Birmingham Six, cupo arpeggio che d’improvviso prende a volteggiare tra acustiche e fisarmoniche, mentre MacGowan racconta amaro dei fuochi che da sempre scuotono l’Irlanda del Nord.
Al capo opposto del disco, il divertimento acido e corrosivo di una Fiesta dagli irresistibili fiati ska. E poi altre ballate scintillanti (Lullaby Of London, The Broad Majestic Shannon) e altre danze scatenate, originali (Bottle Of Smoke, un giorno alle corse dei cavalli) e traditional (South Australia). Quindici canzoni meravigliose, che gli stessi Pogues non replicheranno più, ma che dopo tanti anni fanno ancora venire voglia di baciarsi al caldo di un fuoco, nonostante il vento freddo, la crisi, la sfiga.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
A New England – Billy Bragg
Tom Traubert’s Blues – Tom Waits
And A Bang On The Ear – The Waterboys
The Season’s Upon Us – Dropkick Murphys

…e guarda anche
La parte degli angeli – Ken Loach
This Is England – Shane Meadows

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Il Cile

Siamo morti a vent’anni

Universal, 2012
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Anche questa è vita:
un lavoro che non sopporti ma che devi fare,
perché senza uno stipendio sei un difetto sociale,
perché crepi per consumare e consumi crepando.
Anche questa è vita:
ingoiare una polaroid di carta vetrata,
regressione in chiave etilica di un’altra giornata.

Il Cile: una voce ruvida come solo la vita sa essere, aggressiva in modo malinconico. Coglie le ansie e le aspettative di una generazione alla ricerca di un qualche appiglio, di un quid, di un qualcosa di indeterminato che porti sapore a chi ha dato in affitto i sogni sperando.
Emerge la fatica e la volontà di salvare il salvabile, di quanto si è perso e che forse è irrecuperabile e sta annaspando in attesa di ritrovarlo: Siamo Morti a Vent’Anni è questo, quasi una neo-serenata al passato-futuro.
E poi c’è Cemento Armato: semplicemente è tutto. Bastano le parole di Lorenzo Cilembrini per spiegare il brano: questo brano per me è stato più un grido di rabbia che di dolore, rappresenta la mia percezione della società, della politica, di una civiltà moderna in balia di effimere necessità di consumo e diletto. Insomma, una canzone viscerale.
Credere nelle favole è quello che sembra: emozioni annodate a schiaffi, istinto estirpato dalla ragione. Non sappiamo se facciamo finzione o creiamo realtà preconfezionata.
Testi mai banali & note azzeccate.
Questo è Il Cile.
Questa è la vita gente, rabbia velata di romanticismo.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Cemento Armato, Siamo Morti a Vent’Anni, Credere alla Favole

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Erica Mou – Contro le Onde
Andrea Nardinocchi – Il Momento Perfetto
Bobo Rondelli – Quando Non Ci Sei

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Memorie dal Sottosuolo – Fëdor Dostoevskij

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Ventiquattrosette – Shane Meadows

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The Smiths

Hatful Of Hollow

Rough Trade, 1984
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Uno scatto malinconico in bianco e nero in copertina anticipa tutto, le spalle strette di un ragazzo dallo sguardo perso chissà dove.
Pochi mesi di vita e The Smiths è già nome fondamentale del pop indipendente, non solo britannico: il jingle-jangle luccicante del favoloso chitarrista Johnny Marr e la precisione post-punk della sezione ritmica di Mike Joyce e Andy Rourke sono la base perfetta per le poetiche meditazioni di Morrissey, voce straordinaria quanto il talento lirico.
Hatful Of Hollow è, semplicemente, una delle più grandiose infilate di canzoni pop mai apparse, arte che pareva dimenticata e che qui viene portata a nuova vita da pezzi immortali: abissi di malinconia e solitudine, ma pure declamazioni tracotanti e speranzose si nascondono nel profumo di primavera che entra dalle finestre delle ariose William It Was Really Nothing, This Charming Man, You’ve Got Everything Now o Still Ill; nelle ombre lunghe di Hand In Glove, What Difference Does It Make? e How Soon Is Now?; nei romanticismi da brivido di Reel Around The Fountain e nell’acquerello acustico di Please, Please, Please Let Me Get What I Want, due minuti di celestiale perfezione.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Please, Please, Please Let Me Get What I Want, This Charming Man, Reel Around The Fountain, Hand In Glove
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Crybaby – I Cherish The Heartbreak More Than The Love That I Lost
The Magnetic Fields – Papa Was a Rodeo
Aztec Camera – We Could Send Letters
The Go-Betweens – Right Here
 
…e guarda anche
This Is England – Shane Meadows

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Shane Meadows

This Is England

UK, 2006
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Un’ombra accompagna il piccolo Shaun, dodici anni e uno sguardo spaurito nell’estate inglese del 1983: l’ombra di un padre amato e troppo presto perduto, nella sanguinosa guerra delle Falkland.
A scuola è spesso bersaglio degli scherzi più crudeli, ma è proprio in uno di quei giorni grigi che incontra un gruppo di pacifici skinheads che daranno nuovo colore alla sua vita.
Woody, Lol, Gadget, Smell, Milky. Semplici nomi, ma per Shaun significheranno scoperta, appartenenza, amicizia, amore, condivisione…fino all’arrivo di Combo, uscito dal carcere dopo tre anni di reclusione, che trascinerà lui e altri membri del gruppo in una spirale di rabbia e frustrazione cieca, violenta e razzista, nascosta dietro il comodo paravento del nazionalismo.
Ma Shaun saprà dimostrare ben più dei propri dodici anni, quando sarà il momento di cambiare e prendersi, per la prima volta, la vita che gli spetta.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora scopri anche le serie televisive
This Is England ’86 e This Is England ’88
 
…e ascolta anche
Please Please Please (Let Me Get What I Want) – The Smiths
Roots Radicals Rockers And Reggae – Stiff Little Fingers
White Man In Hammersmith Palais – The Clash
Dark End Of The Street – Percy Sledge
 
Locandina di This Is England, film di Shane Meadows
Regia: Shane Meadows
Sceneggiatura: Shane Meadows
Fotografia: Danny Cohen
Musiche: Ludovico Einaudi
Durata: 101′
 
Interpreti e personaggi principali
Thomas Turgoose: Shaun
Stephen Graham: Combo
Andrew Shim: Milky
Vicky McClure: Lol
Joseph Gilgun: Woody
Rosamund Hanson: Smell
Andrew Ellis: Gadget

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