Archivio tag: sigur ros

Prince Of Denmark

8

A Tale Of Music, 2016
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8, come i vinili contenuti nel boxset, ma anche 8 come il simbolo dell’infinito.
La qualità dell’intero lavoro è eccelsa.
[ Fabio Leggere ]

8.

Pronunciatelo nel silenzio più totale: O T T O.
O in inglese: E I G H T.

Riempirà l’ambiente nel quale siete, inaspettatamente rispetto alla sua piccola grandezza.
È quello il suo essere: in orizzontale diventa il simbolo dell’infinito e chiaramente non può che essere qualcosa di coinvolgente e straniante.

Suoni che dovrebbero avere un beat esaltante, ma sono di più: le tracce sono il risultato di una lavoro a dir poco di cesello.
Musica infinita che spazia dalla house ambientale all’elettronica passando per la minimal techno.
Techno suggestiva e a tratti sia angelica che malinconica.
È una sua specialità.

Uno dei pochi casi in cui impegnarsi in parole e descrizioni di un lavoro toglie tempo all’ascolto.
Un ascolto dal quale non vorreste più staccarvi.

Ascolta l’album su Soundcloud

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
September – In Orbit
Andy Stott -Too Many Voices
Royksopp – Melody A.M.

… e leggi anche
Riccardo Balli – Frankenstein goes to holocaust
Marco Mancassola – Last love parade
Andrea Cremaschi : Francesco Giomi – Rumore bianco

… e guarda anche
Sigur Ros – Heima

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Jónsi

We Bought a Zoo

Columbia - Sony Music, 2011
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I want to be a lilikoi, Boy Lilikoi
You grind your claws, you howl, you growl unafraid of Hoi Polloi
You run, you’re free, you climb endless trees, you reignite
You growl, you howl, you show your teeth
You bite, it’s alright

Dici Sigur Rós e dici una delle migliori band del profondo nord europeo.
Dici Jònsi, leader dei Sigur Rós, e sai che si parla di un artista davvero eclettico, che mesce musica di stili diversi come del buon vino.
E non delude mai: sia con un nuovo album e sia con la scrittura della colonna sonora di un film, come in questo caso. Si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Benjamin Mee con protagonisti Matt Damon e Scarlett Johansson: i due rilevano uno zoo abbandonato, il “Dartmoor Zoological Park”, e lo riportano ai vecchi splendori.
E le musiche che lo accompagnano sono immagini sonore.
A cominciare dalla notissima Boy Lilikoi che trasforma le note in una sorta di volo in un’atmosfera rarefatta, quasi spiazzante con il suono dei carillon e allo stesso tempo fa apparire normalissimo ritrovarsi in una landa sperduta dell’Islanda, cullati da cieli boreali.
Jònsi unisce parole sussurrate, melodie che iniziano sinuose e finiscono quasi spezzate, evanescenze quasi celestiali, immobili come l’attimo in cui l’alba si trasforma in giorno.
Come se la terra suonasse la proprio musica.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Boy Lilikoi, Brambles, Sinking friendships

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Sigur Rós – Valtari
Cocteau Twins – Treasure
Laetitia Sadier – The Trip

… e guarda anche
La mia vita è uno zoo – Cameron Crowe
Moon – Duncan Jones

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Duncan Jones

Moon

UK, 2009
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Chi l’avrebbe mai pensato? Tutta l’energia di cui avevamo bisogno, proprio sopra le nostre teste. L’energia della Luna. L’energia del nostro futuro.

In un futuro ricostruito come un passato prossimo, la Lunar Industries ha trovato il modo di reperire una fonte di energia alternativa, sfruttando il suolo lunare per dare nuove opportunità alla Terra.
Sam Bell è l’unico dipendente dell’unica base, un contratto di lavoro della durata di tre anni.
Tre anni passati in solitudine, con la sola compagnia di un’intelligenza artificiale, GERTY (di volta in volta glaciale e amichevole), e dei videomessaggi della moglie Tess.
A due settimane dal rientro, Sam comincia ad avvertire seri disturbi, confuso da forti mal di testa e allucinazioni, finchè un giorno non rimane coinvolto in un grave incidente.
Si sveglierà solo dopo tempo, ristabilito eccetto una lieve amnesia, e uscirà dalla base in cerca di risposte: giunto sul luogo dell’incidente, però, si troverà di fronte a qualcosa di imprevisto e terribile.
Esordio che, con il tempo, è diventato un piccolo classico contemporaneo, Moon svela il gran talento del figlio d’arte Duncan Jones.
La passione per i grandi capolavori della science fiction degli anni Settanta e Ottanta è riversata in una pellicola preziosa, che racconta con straordinario coinvolgimento emotivo l’uomo di fronte a sé stesso, il suo rapporto con la macchina, la solitudine, la distanza.
Merito della commovente interpretazione di Sam Rockwell e di scelte di regia secche ed essenziali, che consentono di aggirare i limiti imposti da un budget risicatissimo.
Un impianto narrativo solido e convincente, dalla tensione costante, costruita scena dopo scena con una gestione magistrale delle ombre, dei vuoti e dei silenzi dello spazio. Dove nessuno può sentirti urlare.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Source Code – Duncan Jones
Blade Runner – Ridley Scott
2001: Odissea Nello Spazio – Stanley Kubrick
Alien – Ridley Scott
The Prestige – Christopher Nolan
 
…e ascolta anche
Space Oddity – David Bowie
Staràlfur – Sigur Rós
Moon – Clint Mansell (Full OST)
 
Locandina di Moon, esordio alla regia di Duncan Jones
Regia: Duncan Jones
Soggetto: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Fotografia: Gary Shaw
Musiche: Clint Mansell
Durata: 93′
 
Interpreti e personaggi
Sam Rockwell: Sam Bell
Robin Chalk: Sam Bell (clone)
Dominique McElligott: Tess Bell
Kaya Scodelario: Eve Bell

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