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Genesis

Calling All Stations

Atlantic, 1997
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Calling all stations
Can anybody tell me, tell me exactly where I am
I’ve lost all sense of direction
Watching the darkness closing around me
Feeling the cold all through my body
That’s why I’m calling all stations
In the hope that someone hears me
A single lonely voice

Calling All Stations non è solamente l’ultimo album in studio dei Genesis.
È un album a sé.
Pervade un ritmo blando, quasi non sembra composto con il sound del gruppo britannico: ma non lasciamoci ingannare.
“Congo” è una canzone veramente ben costruita, forte nei concetti, chiara nel testo, con una melodia d’impatto e fa a gara con “The Dividing Line” impegnata ed audace.
In generale è un album che si apprezza nel tempo, quando le chitarre della title track sedimentano e rendono partecipi del loro rumoroso essere, allontanandosi da quello che sembra essere un suono ripetitivo.
Sicuramente l’assenza della voce storica della band, Phil Collins, pesa: ci si aspettano determinati modi di modulare parole, pensieri, sensazioni.
Ma si supera.
Invenzioni melodiche e testi derivano senz’altro dal passato musicale della band, come è giusto che sia: quindi lo stile è pur sempre Genesis, con tutti gli sviluppi, cambiamenti, novità del caso.
Considerando che il rock progressivo in questo album è un ricordo ed il sound certamente meno patinato, c’è la voglia di fare di sempre ed un lato della band, quasi oscuro e psicologico, che emerge come non mai.

Ascolta tre brani tratti dall’album
Calling All Stations, Congo, Not About Us

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Genesis – Album presenti in Opac RBBC
The Smiths -The Queen is Dead
Il Cile – Siamo morti a vent’anni

… e leggi anche
Mario Giammetti – Genesis : gli anni prog
Giovanni De Liso – Genesis
Per Petterson – Fuori a rubar cavalli

… e guarda anche
Genesis – Live & Video presenti in Opac RBBC
The Genesis songbook
Jim Henson – Labyrinth: dove tutto é possibile

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Ana Paula Maia

Di uomini e bestie

laNuovafrontiera, 2016, 110 pg
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Meglio morire liberi che vivere da schiavi.

Il chiarore del cielo assicura a ogni uomo del mattatoio un’ombra che lo insegua un’ombra più nera della maggior parte dei lavoratori.

Nessuno è impune.

Edgar è bravo nel suo lavoro, sembra lo abbia fatto sempre in vita sua.
Edgar sta sempre sulle sue, circondato da un’atmosfera arida di contatto.
Edgar mangia poco, vive di caffè, quasi non dorme.
Edgar vive solitario, ma circondato dalle vite sottratte col suo lavoro.

Edgar è bravo nel suo lavoro. È uno storditore, tramortisce gli animali che arrivano nel mattatoio del signor Milo, prima che vengano mandati allo scannamento.
Milo è molto contento del lavoro di Edgar: <<Il suo colpo preciso è un talento raro che racchiude in sé la scienza occulta di trattare con i ruminanti. Se la mazzata è troppo forte, l’animale muore e la sua carne si indurisce. Se l’animale ha paura, il livello di PH nel sangue aumenta, rovinando il sapore della carne>>
Edgar svolge il suo lavoro con etica … anzi con pietas religiosa, sa che se farà bene quello che deve fare l’animale non soffrirà.

Nel mattatoio e intorno a Edgar ruotano le vicende di altre persone, di povere esistenze, di sfruttamenti, di uomini e bestie accomunati da pari sentimenti, prove, talvolta destino, spesso da paure.
Una scrittura pungente, scarna come le vite che vengono raccontate, trasferisce nel migliore dei modi atmosfere notturne ma diurne, dove gli istanti vengono cuciti addosso, misti alle ombre, al sangue, alle colpe perché nessuno è impune.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
E. T. A. Hoffmann – Il gatto Murr
Jeffrey Moussaieff Masson – Il maiale che cantava alla luna : la vita emotiva degli animali da fattoria
William S. Burroughs – Il gatto in noi

… e ascolta anche
Levante – Abbi cura di te
Afterhours – Padania
Red Hot Chili Peppers – Californication

… e guarda anche
Ang Lee – Vita di Pi
Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado – Il sale della terra
Zack Snyder – 300

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Bill Evans

Piano Poet

Verve, 2015
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Mi infastidisce quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è, non lo è.

Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza perché è sentimento, non parole.

Bill Evans è stato definito il maggiore esponente del jazz dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nella sua lunga e ricca carriera, tra il 1958 e il 1980, ha inciso più di cinquanta album.

Piano Poet è una raccolta in tre dischi di brani da lui interpretati. Il titolo scelto non potrebbe essere più adeguato a questo incredibile artista, in grado di far cantare il pianoforte.
Il suo stile è unico, nato dalla fusione dello studio approfondito della musica classica con l’ebbrezza da lui provata nel fare aggiunte, cambiare e improvvisare i brani eseguiti.
La musica da lui composta e interpretata è evidentemente una questione intima e personale, tanto che afferma: “Nonostante il fatto che io sia un esecutore professionista, è vero che ho sempre preferito suonare senza un pubblico“.

Piano Poet, strutturato come una vera e propria carrellata dell’opera di Bill Evans, dai suoi esordi alla sua scomparsa, è un album perfetto per scoprire un artista essenziale per la storia della musica del ’900. I brani che lo compongono, imprescindibili per chi vuole conoscere il jazz, risultano ancora oggi all’ascolto estremamente moderni. Sono, quindi, perfetti anche per chi non è appassionato o non conosce a fondo il genere.

Una menzione particolare merita il brano Blue in Green, ricordo della lunga collaborazione con Miles Davis, che ha segnato profondamente la carriera di Bill Evans, portando alla creazione dell’album Kind of blue (considerato un pilastro della musica jazz).

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
In a time lapse- Ludovico Einaudi
Joy- Giovanni Allevi
Divenire- Ludovico Einaudi
Come away with me- Norah Jones

… guarda anche…
L’arte della felicità- Alessandro Rak

…e leggi anche…
Novecento- Alessandro Baricco

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Jim Henson

Labyrinth- Dove tutto é possibile

Gran Bretagna- USA, 1986
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Ho sovvertito l’ordine del tempo. Ho messo sottosopra il mondo intero. E tutto questo l’ho fatto per te. Non ti sembra abbastanza generoso?

Sarah vive in costante conflitto con il padre e la matrigna.
Una sera, viene lasciata sola con il fratellino.
Per quanto odi la sua nuova famiglia, non esita, quando il bambino viene rapito da Jareth, re dei Goblin, a fare di tutto per salvarlo.
Se dovesse fallire, non riuscendo a superare il labirinto che conduce al palazzo di Jareth, suo fratello non potrà più tornare a casa.

Nel film gli effetti speciali volutamente artigianali (il regista, Jim Henson è il creatore dei Muppets) raggiungono picchi inaspettati di genialità (splendida la scena in cui le mani del pozzo in cui cade Sarah si uniscono a formare dei volti).

Il cameleontico David Bowie è il personaggio chiave della storia ed è probabilmente l’unico attore in grado di diventare un cattivo affascinante e magnetico pur indossando una calzamaglia argentata.
Le canzoni da lui interpretate per la colonna sonora sono, a dir poco, indimenticabili.

Sono passati trent’anni dall’uscita nelle sale di questo film. Vale, però, la pena di riscoprirlo per la sua storia semplice ma coinvolgente e per ricordare il compianto Duca Bianco in una delle sue storiche interpretazioni.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Alice in Wonderland- Tim Burton
Maleficent- Robert Stromberg
Il labirinto del fauno- Guillermo Del Toro

…leggi anche
Stardust- Neil Gaiman
Il labirinto- James Dashner

…ascolta anche
Blackstar- David Bowie

Labyrinth- Jim Henson

Regia: Jim Henson
Soggetto: Jim Henson- Dennis Lee
Sceneggiatura: Terry Jones
Musiche: Trevor Jones
Durata: 102′

Interpreti e personaggi
David Bowie: Jareth
Jennifer Connelly: Sarah

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Michael Bublé

Come fly with me

2004, Warner Bros. Records- Reprise Records
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Wise men say
Only fools rush in
But I can’t help falling in love with you

Il cantante di origine canadese Michael Bublé, nella sua carriera e grazie all’inconfondibile voce, ha fatto rivivere e riscoprire al pubblico alcuni pezzi storici del jazz e dello swing.

Come fly with me è un album live (pubblicato nel 2004 e accompagnato da un DVD) nel quale vengono reinterpretati alcuni pezzi resi famosi, tra gli altri, da Frank Sinatra (il titolo dell’album deriva da una canzone contenuta nel suo omonimo disco del 1958), Elvis Presley e Van Morrison.

Tra i brani proposti, troviamo alcuni successi intramontabili come Can’t help falling in love, Fever e Moondance. Canzoni tutte da riscoprire per la loro capacità, a distanza di decenni, di essere ancora emozionanti e coinvolgenti.

Questo piacevole album di Michale Bublé è un ottimo modo per avvicinarsi ad alcuni dei brani e ad alcuni degli interpreti che hanno fatto la storia della musica alla metà del ’900.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Come away with me- Norah Jones
Bad as me- Tom Waits
Swing When You’re Winning- Robbie Williams

…e leggi anche…
Tokyo blues- Norwegian Wood- Haruki Murakami

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Ben Lewin

The Sessions – Gli Incontri

USA, 2012
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Poesia d’amore per nessuno in particolare:
“Lascia che io ti tocchi con le mie parole perché le mie mani giacciono flosce come guanti vuoti;
Lascia che le mie parole accarezzino i tuoi capelli, scendano lungo la tua schiena e ti solletichino il ventre;
perché le mie mani, leggere, che volano libere come mattoni, ignorano la mia volontà e rifiutano caparbiamente di realizzare i miei più segreti desideri;
lascia che le mie parole entrino nella tua mente recando fiaccole;
accoglile di buon grado nel tuo essere, così che ti possano accarezzare gentilmente l’anima.”

Sgombriamo subito il campo: di pietismo, retorica e affini non c’è minimamente presenza in questo film.
C’è tanto entusiasmo e tanta libertà, questo si. E ce n’è da vendere.
The Sessions racconta una storia vera, quella del poeta e giornalista americano Mark O’Brien che vive la sua giornata quasi interamente in un polmone d’acciaio, dal quale può staccarsi solo per poche ore: causa di tutto questo è la poliomelite che lo ha colpito nella prima infanzia, condizionandone l’esistenza.
A Mark, quasi quarantenne, non manca la voglia di vivere, anzi: vuole provare tutta l’ebbrezza che la vita può dare, compresa la gioia del sesso, che fino ad ora gli è stata negata.
Primo passo: Mark è profondamente religioso e quanto si appresta a fare si può ricondurre ad un rapporto fuori da matrimonio. Si consulta quindi con l’amico sacerdote Padre Brendan, che lo appoggia pienamente, prima di tutto come uomo e poi come ecclesiastico, “Dimentica le psico-boiate con cui sei cresciuto” dice (tra l’altro, William H. Macy si cala perfettamente nel ruolo del sacerdote-consigliere).
Secondo passo: contatta Cheryl (interpretata da una Helen Hunt in stato di grazia), una terapista sessuale che lo aiuterà e lo affiancherà nell’accettazione del proprio corpo, aiutandolo passo dopo passo nel suo intento. Il rapporto con Mark evolverà in qualcosa di inaspettato e struggente, costringendo i due a decisioni importanti.
Un film mai volgare, che tratta un argomento come l’assistenza sessuale ai disabili divenuto importante, e che soprattutto tratta il protagonista come Uomo e non come personaggio.
Un film che in definitiva è soltanto pura e splendida poesia.
E non è poco.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu
Mare Dentro di Alejandro Amenábar
Quasi Amici di Olivier Nakache – Eric Toledano

…e leggi anche …
L’Accarezzatrice di Giorgia Wurth
Il mio angolo di universo di Ann M. Martin

… e ascolta anche …
The Sessions OST di Marco Beltrami
Distrofichetto dei Ladri di Carrozzelle

The Sessions_locandina

Regia : Ben Lewin
Sceneggiatura : Ben Lewin
Fotografia : Geoffrey Simpson
Musica : Marco Beltrami
Durata: 95’

Interpreti e personaggi principali:
John Hawkes : Mark O’Brien
Helen Hunt : Cheryl Cohen Greene
William H. Macy : Padre Brendan
Moon Bloodgood : Vera
Annika Marks : Amanda
Robin Weigert : Susan
Rhea Pearlman : Mikvah Lady

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Il Cile

Siamo morti a vent’anni

Universal, 2012
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Anche questa è vita:
un lavoro che non sopporti ma che devi fare,
perché senza uno stipendio sei un difetto sociale,
perché crepi per consumare e consumi crepando.
Anche questa è vita:
ingoiare una polaroid di carta vetrata,
regressione in chiave etilica di un’altra giornata.

Il Cile: una voce ruvida come solo la vita sa essere, aggressiva in modo malinconico. Coglie le ansie e le aspettative di una generazione alla ricerca di un qualche appiglio, di un quid, di un qualcosa di indeterminato che porti sapore a chi ha dato in affitto i sogni sperando.
Emerge la fatica e la volontà di salvare il salvabile, di quanto si è perso e che forse è irrecuperabile e sta annaspando in attesa di ritrovarlo: Siamo Morti a Vent’Anni è questo, quasi una neo-serenata al passato-futuro.
E poi c’è Cemento Armato: semplicemente è tutto. Bastano le parole di Lorenzo Cilembrini per spiegare il brano: questo brano per me è stato più un grido di rabbia che di dolore, rappresenta la mia percezione della società, della politica, di una civiltà moderna in balia di effimere necessità di consumo e diletto. Insomma, una canzone viscerale.
Credere nelle favole è quello che sembra: emozioni annodate a schiaffi, istinto estirpato dalla ragione. Non sappiamo se facciamo finzione o creiamo realtà preconfezionata.
Testi mai banali & note azzeccate.
Questo è Il Cile.
Questa è la vita gente, rabbia velata di romanticismo.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Cemento Armato, Siamo Morti a Vent’Anni, Credere alla Favole

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Erica Mou – Contro le Onde
Andrea Nardinocchi – Il Momento Perfetto
Bobo Rondelli – Quando Non Ci Sei

… e leggi anche
Memorie dal Sottosuolo – Fëdor Dostoevskij

… e guarda anche
Ventiquattrosette – Shane Meadows

Leggi tutto ►

Valentina Colombani

Borderline

Einaudi, 2004, 120 pg
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Borderline è il nome della mia malattia. La malattia che mi porta a raccontare balle, a essere autolesionista e promiscua sessualmente. Io sono Borderline. O pazza. O una stronza scandalosamente viziata. La mia malattia è l’impossibilità di essere normale. E questa è la mia storia.

Mangiare per poi vomitare, ubriacarsi per poi fissare il nulla, impasticcarsi per scappare da tutto e tutti.
Si, fuggire come inseguendo se stessa.
Prostituirsi per poi fingere di innamorarsi, spendere denaro per salvarsi, vivere senza fiato per non smarrirsi nei sogni.
No, i sogni sfumano nella voragine creata da lei stessa.
Valentina è borderline o un qualsiasi altro termine: cannibale di sé e cannibalizzata a sua volta da una malattia che porta non si sa dove, ma al tempo stesso oppone alla vita momenti di deriva verso la luce.
[…] Accenditi una sigaretta e pensa all’oceano… solo un pochino di dolore, il giusto per arrivare fino a sera […]

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
La ragazza interrotta – Susanna Kaysen
George e Sam – Charlotte Moore

… e ascolta anche
Sally – Vasco Rossi
Lithium – Evanescence
Alterazione Celebrale – Punkreas

… e guarda anche
A Beautiful Mind di Ron Howard
Adele H. – Una storia d’amore di François Truffaut

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Neil Gaiman- Michael Reaves

Il ragazzo dei mondi infiniti

Mondadori, 2011, 265 p.
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Era me. Ecco perché quella voce mi sembrava tanto familiare. Era la mia. O meglio, quella che sarebbe stata la mia voce di lì a cinque anni. Mi domandai perché fino a quel momento non l’avessi capito e compresi che, a qualche livello, l’avevo sempre saputo. Certo che era me. Più in gamba e più coraggioso e più saggio di me.

 
Joey Harker tende a perdersi in qualunque luogo, comprese la sua scuola e la sua casa. In modo del tutto inaspettato (mentre cerca di orientarsi nella sua città per un compito di educazione civica), scopre di essere un Camminatore cioè un individuo capace di viaggiare tra universi paralleli. Nella lotta tra mondi dediti alla magia e mondi che si basano sulla tecnologia, Joey scopre che l’equilibrio è garantito da un’organizzazione militare composta dalle varie versioni di se stesso, provenienti da realtà differenti.
Questa breve e divertente storia, scritta a quattro mani da Neil Gaiman e Michael Reaves, era destinata a diventare una produzione televisiva ma gli autori hanno deciso, durante la stesura, di trasformarla in un libro.
 

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Coraline- Neil Gaiman
Queste oscure materie- Philip Pullman
 

… e guarda anche
Another Earth- Mike Cahill
Doctor Who- Serie televisiva

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Martita Fardin

valeANA

Elliot, 2009, 117 pg
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Quod me nutrit, me destruit

Qui niente è sincero

Valentina vive apparentemente tranquilla: un famiglia come tante, una bella casa sul lago, amicizie, una vita agiata.
Ma dentro il suo corpo un demone la possiede, un demone fatto di bugie e di segreti inconfessati, di un’apatia nei confronti della vita quasi come missione.
Come combattere contro tutto questo? Con il cibo, o meglio, con la mancanza di cibo: quel poco che riesce ad assumere è visto come veicolo di redenzione e l’autodistruzione come il salvataggio da se stessa.
Circondata da persone perse nei loro pensieri, in umori alti e bassi, quasi complici della sua esistenza problematica, Valentina dovrà trovare quella forza per saltare dall’altra parte del baratro.
Emozionando mente e cuore, Martita Fardin rende solida l’impalpabile crudezza spirituale nella quale conduce uno dei peggiori mali di vivere.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l’anoressia – Isabelle Caro
Brutta! – Briscoe Constance

… e ascolta anche
Save Me – Simple Plan
Mia sorella – Povia
90-60-90 – Flor Villagra
Quella che non sei – Ligabue

… e guarda anche
Primo amore di Matteo Garrone
Ragazze interrotte di James Mangold

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