Archivio tag: slowdive

Nothing

Guilty Of Everything

Relapse, 2014
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There’s gotta be a place
to escape from the rain
but I can’t find it

Ogni dettaglio, nell’esordio dei Nothing, è ricerca di senso, di una qualche redenzione; la necessità di trovare un motivo per andare avanti nonostante tutto. Lo dicono le parole di Domenic Palermo, cronache da una vita difficile, e un impatto sonoro impressionante, shoegaze/metal che stordisce e in concerto assume i tratti dell’incubo; lo dice quella splendida frase posta in calce al booklet: “A tutte le cose che abbiamo mai odiato. A tutte le cose che abbiamo mai amato. Grazie per aver reso tutto questo possibile”.
A partire dalla carezzevole intro di Hymn To The Pillory (uno dei brani più emozionanti dell’anno), siamo presi per mano e condotti nell’abisso di una psiche sofferente, attraverso le sventagliate indie-punk di Bent Nail e Get Well, l’epica sognante di Endlessly, Somersault e della title-track e l’assordante muro di suono di B&E. Le chitarre sovrastano ogni cosa e rendono la voce un soffio inintelligibile, quasi che le parole di Palermo fossero il sussurro di un uomo solo in una stanza priva di luce.
Di un nero drammatico e luccicante, Guilty Of Everything non inventa nulla di nuovo, ma sa farsi amare per una sequenza di canzoni splendide e un’intensità fuori dal comune, teso alla ricerca della catarsi attraverso un rumore che fa male.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Slowdive – Slowdive
Only Shallow – My Bloody Valentine
Conqueror – Jesu
Dream House – Deafheaven
Mayonaise – Smashing Pumpkins

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

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Neil Halstead

Palindrome Hunches

Brushfire Records, 2012
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Sono passati tanti anni da quando Neil Halstead era un ragazzo e scriveva canzoni meravigliose per una band meravigliosa, gli Slowdive, la testa persa in una celeste musica delle sfere e gli occhi a fissare la punta delle scarpe.
Sono passati tanti anni, ma quella scrittura di infinita dolcezza sa ancora manifestarsi come un dono prezioso.
Palindrome Hunches è fatto di poco altro che una voce sussurrata e una chitarra arpeggiata, eppure la magia e l’emozione si possono quasi toccare, che si tratti di sublimi elegie (Digging Shelters, Wittgenstein’s Arm, Full Moon Rising), di austere meditazioni acustiche che eguagliano i migliori Nick Drake e Mark Kozelek (Tied To You) o di zuccherini folk-pop (Bad Drugs And Minor Chords, Hey Daydreamer).
Malinconie e tenerezze primaverili, illuminate ancor di più da sbuffi d’archi e pioggerelle di pianoforti innocenti come se a suonarle fosse un bimbo, dentro una vecchia pellicola in bianco e nero.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Hey Daydreamer, Digging Shelters, Wittgenstein’s Arm
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Nick Drake – River Man
John Martyn – May You Never
Sun Kil Moon – The Moderately Talented Young Woman
Slowdive – Alison
Mojave 3 – Breaking The Ice

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