Archivio tag: sofia coppola

Kawakami Hiromi

Le donne del signor Nakano

Einaudi 2014, 228 p.
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Quando arriviamo alla stazione Takeo stacca la sua mano dalla mia e mi dice: – Ci vediamo – . Rimango a guardarlo fino a quando supera i tornelli, ma non si volta indietro nemmeno una volta.

In un quartiere periferico di Tokyo si trova uno strano negozio che vende oggetti usati: vestiti, stoviglie, arredi di altre vite che si offrono a nuovi proprietari. Dirige la bottega il signor Nakano, un uomo minuto, vestito sempre nello stesso modo e sempre impegnato in qualche avventura sentimentale. Aiutano il proprietario due ragazzi: il taciturno Takeo e la graziosa Hitomi, ultima arruolata nella bizzarra truppa. E proprio Hitomi descrive le vicende e le figure che ruotano intorno a questo microcosmo: il rapporto fra Nakano e la sognante sorella Masayo, i clienti che si aggirano nei locali e il legame indefinibile che si crea fra Hitomi stessa e Takeo. Di fatto non succede niente di speciale, si tratta di vite comuni, ma Hiromi Kawakami le descrive con una grazia e un’ironia così sottili, da fare amare immediatamente i personaggi e i luoghi in cui si dipana il racconto. Delicatezza e malinconia pervadono una storia dal sapore inconfondibilmente giapponese.

Ti è piaciuto?
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La cartella del professore – Kawakami Hiromi
Ricordi di un vicolo cieco – Banana Yoshimoto
Tokyo blues – Norwegian Wood – Murakami Haruki
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Lost in Translation – Sofia Coppola

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Asadoya Yunta – Sakamoto Ryuichi

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The Jesus And Mary Chain

Psychocandy

Wea Records, 1985
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and I tried and I tried
but you looked right through me
knife to my head when she talks so sweetly
knife in my head when I think of Cindy
knife in my head is the taste of Cindy

Dolci malinconie sixties e puro nichilismo punk, filtrati attraverso la noia tossica della provincia e una spaventosa orgia di elettricità: Psychocandy non è solo l’epocale esordio dei The Jesus And Mary Chain dei fratelli Jim e William Reid, ma anche il disco che riportò a forza nel rock’n’roll un senso fisico di pericolo ed eccitazione, con l’incoscienza dei vent’anni e una violenza che non si sentiva dall’avvento dei Sex Pistols.
Ad aprire le danze il sognante singolo Just Like Honey, uno dei brani più belli dell’intero decennio: Sofia Coppola la farà conoscere a schiere di twenty-something del nuovo millennio, traendone una splendida cartolina per il finale di Lost In Translation; ne coglierà tuttavia solo la pelle romantica, dimenticandone il cuore intriso di dolce perversione.
Poi l’album squaderna un ventaglio di soluzioni che rivelano un ampio spettro sonoro: a un estremo terrificanti colate di feedback e adrenalina (le tiratissime The Living End e In A Hole), all’altro caramelle acustiche degne del giovane Lou Reed e solo apparentemente innocue (Cut Dead, il singolo Some Candy Talking incluso nella successiva stampa in cd); da una parte i Beach Boys centrifugati di Never Understand e My Little Underground, dall’altro spettacolari noise-pop che letteralmente inventano interi sottogeneri (The Hardest Walk, You Trip Me Up e Taste Of Cindy, come ascoltare Blitzkrieg Bop suonata al rallentatore dai Suicide e sommersa da tonnellate di clangori e fischi di ogni foggia). A chiudere, il buco nero di It’s So Hard, unica traccia guidata dalla voce di William Reid che pare emergere dal buio di una stanza senza luce.
Oggi fanno quasi trent’anni dall’uscita di Psychocandy, eppure quel suono di miele e metallo fuso esalta come fosse il 1985. Un’idea di musica, annoiata e incidentalmente geniale, che ha cambiato il corso della storia.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
You made me realiseMy Bloody Valentine
Here she comes nowThe Velvet Underground
I wanna be your dog – The Stooges
Little Honda – The Beach Boys
 
…e guarda anche
Lost Translation – Sofia Coppola

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Jay Asher

Tredici

Mondadori, 2013
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In quel momento, in quell’ufficio, mi sono resa conto che nessuno conosceva davvero la verità su di me, e la mia immagine del mondo ha cominciato a vacillare.
Come quando uno guida lungo una strada piena di buche e all’improvviso perde il controllo dell’auto, con il rischio- per un attimo- di finire fuori strada. … Ormai non hai quasi più il controllo su niente. E a un certo punto, lo sforzo per restare in pista diventa troppo pesante, troppo faticoso, e cominci a pensare di gettare la spugna. Di aprire le porte alla tragedia. O a qualunque cosa debba succedere.

 

Sono tredici le ragioni per cui Hannah Baker ha deciso di suicidarsi e sono tredici le persone con cui decide di condividerle. Per questo, registra il racconto dei suoi ultimi anni di vita su sette cassette che dovranno viaggiare tra coloro che, in un modo o nell’altro, l’hanno portata a decidere di togliersi la vita. La sua storia è una lenta discesa in un baratro dal quale non riesce più a risollevarsi. I protagonisti sono tredici persone che non compiono alcun gesto eclatante ma che, con la loro cattiveria o con la loro mancanza di sensibilità, la portano a pensare che non ci sia alcuna ragione per continuare a vivere.
Clay era innamorato di Hannah ma non aveva mai avuto il coraggio di confessarle i propri sentimenti. Quando riceve le cassette da lei registrate, inizia un viaggio nell’inferno personale della ragazza che pensava di conoscere.

 

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il club dei suicidi- Albert Borris
Stargirl- Jerry Spinelli

 

e guarda anche…
Il giardino delle vergini suicide- Sofia Coppola
Noi siamo infinito- Stephen Chbosky

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Jeffrey Eugenides

Le vergini suicide

Mondadori, 1993
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In fondo non contava quanti anni avessero, o che fossero ragazze, ma solo il fatto che le avevamo amate e che loro non avevano udito il nostro richiamo; non ci odono neanche adesso che siamo quassù, nella casa sull’albero, con i capelli radi e un po’ di pancia, e le chiamiamo perché escano dalle stanze in cui sono entrate per trovare la solitudine eterna, la solitudine del suicidio, che è più profondo della morte, le stanze dove non troveremo mai i pezzi per rimetterle insieme.
 

Una voce corale affranta, quella di ragazzi non più ragazzi che a vent’anni di distanza rievocano il suicidio delle cinque sorelle Lisbon; creature tanto desiderate quanto irraggiungibili e distanti, soffocate nella prigione dorata della propria casa da genitori sconvolti dalla morte della più giovane, Cecilia.
Con la consapevolezza di aver visto sparire tanta bellezza poco a poco, proprio davanti agli occhi.
Con la rabbia di non poter dare una spiegazione al terribile finale di storia, quando raggiungerle pareva ormai cosa fatta.
Con la malinconia di non riuscire a riportarle in vita per mezzo di ricordi simili a fotografie sbiadite, a ritrovare pezzi mancanti di un’adolescenza passata.
Le Vergini Suicide, primo romanzo di Jeffrey Eugenides, è la storia toccante e meravigliosa del tentativo tenero e goffo di restituire alla vita il luccichio dei quindici anni, quando tutto ruotava intorno a uno squillo del telefono: all’altro capo, il suono di una canzone che si aspettava da una vita e ora è solo silenzio.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Jeffrey Eugenides – Middlesex
 
…e guarda anche
Il giardino delle vergini suicide – Sofia Coppola
 
…e ascolta anche
Air – Playground love
Gilbert O’Sullivan – Alone again, naturally

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My Bloody Valentine

Loveless

Creation, 1991
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Un sogno che inizia come un incubo: le centomila chitarre di Only Shallow investono l’ascoltatore tra stridii e distorsioni titaniche. Poi, all’improvviso, tutto si placa in una strofa dolcissima, in cui la voce di Bilinda Butcher offre riparo dalla tempesta.
Un suono etereo e avvolgente, che ci stringe a sé sotto una coperta di neve in Loomer, Blown A Wish e Sometimes, dove la sei-corde del genio Kevin Shields tutto pare fuorchè una chitarra, persa a dipingere paradisi astratti.
Ma i My Bloody Valentine sanno pure esplodere in un paio di pop-song da capogiro, When You Sleep e What You Want, e si fanno pura ipnosi nei loop infiniti di I Only Said, Come In Alone e in una Soon da dancefloor.
Sopra ogni cosa, però, svetta To Here Knows When, un luogo indefinibile in cui il suono è uno sbocciare continuo di armonie, che sembrano nascere l’una dall’altra, in un canto astrale che rende Loveless uno dei dischi più belli che si possa aver la fortuna di ascoltare in una vita.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Only Shallow, To Here Knows When, When You Sleep
 
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Slowdive – Waves
Ride – Taste
The Smashing Pumpkins – Cherub Rock
Spiritualized – Smiles
 
…e guarda anche
Lost In Translation – Sofia Coppola

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Giulia Carcasi, Feltrinelli, 2007

Io sono di legno

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Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe , fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno.

Giulia, nel tentativo di comprendere la figlia, Mia, ne inizia a leggere segretamente il diario. Parallelamente rivive il proprio doloroso passato, riportandone per iscritto emozioni e ricordi.
Una storia irrompente, dirompente, profonda. Un romanzo breve, da leggere in due ore, tutto d’un fiato, senza interruzioni. Perche’ deve arrivare al cuore ed essere vissuto per intero da li’! Sarebbe un disastro interrompere il flusso oceanico delle emozioni, la sequenza di questi diari speculari, aperti sulla realtà.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Ragazze per sempre – Giusi Quarenghi
 
… e ascolta anche
Quello che le donne non dicono - Fiorella Mannoia
 
… e guarda anche
Il Giardino delle vergini suicide – Sofia Coppola

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