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Paolo Cognetti

Le otto montagne

Einaudi, 2016
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Sotto di noi, da una parte, la pendenza della montagna aumentava, e il ghiacciaio si spaccava in una ripida seraccata; oltre quel tormento di blocchi rotti, crollati, ammassati, il rifugio da cui eravamo partiti veniva inghiottito dalla nebbia. Allora mi sembrò che non saremmo più tornati indietro.

“Le otto montagne” è un libro che si respira, si sente dentro, si vive in modo intimo. La prova definitiva che la qualità vera di un romanzo – la sua attitudine a diventare poi un “classico” – risiede nell’uso di una scrittura limpida e lineare per esprimere pensieri profondi, poetici, non banali.
La semplicità dello stile è il punto d’arrivo dello stile di Cognetti, non un punto di partenza: considerazione assolutamente condivisibile, questa proposta da Paolo Di Paolo su “La Stampa”, e che meglio di ogni altra riesce a fotografare le grandissime doti letterarie del giovane scrittore milanese, destinato secondo noi a lasciare un segno nella letteratura italiana.
Il romanzo parla di amicizia tra due ragazzi, parla del difficile – ma ricercato – rapporto tra padre e figlio, parla della vita, con il respiro ampio delle grandi riflessioni e la naturalezza delle cose vere.
Ci racconta la montagna nella sua crudezza e nel suo grande fascino, con linguaggio ed immagini evocativi, con frasi quasi mormorate, sussurrate, eppure dirompenti nella propria profondità.
Insomma un bel romanzo di formazione, ma non solo, che racconta l’esistenza, cercando di fotografarne le sfumature più interiori, senza indugiare in alcuna ridondanza.

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Paolo Cognetti

Sofia si veste sempre di nero

Minimum Fax, 2012
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Articolo di Silvia Ranzetti

Sei la maestra e l’allieva della tua vita. Impari dalla te stessa del passato, insegni alla te stessa del futuro: le persone normali si smarriscono lì dentro, tu ti ci muovi danzando

Prendete Sofia e fate a pezzi la sua storia; otterrette dieci difformi tessere di puzzle accomunate da un particolare: su ognuna di esse troverete una piccola macchiolina nera. Ecco, quella sarà lei, Sofia.
Sofia si veste sempre di nero vi si presenterà come una sequenza di cortometraggi diversi per contesto e regia in cui lei, Sofia, sarà l’unico personaggio sempre presente, a volte fisicamente altre volte come vaga presenza da captare: la guarderete, bambina, inventare grandi giochi di pirati; vi innamorerete con lei del teatro e della periferia milanese; finirete per incoraggiarla durante le sfide lanciate alla famiglia, agli amori più grandi e a quelli che usciranno di scena mestamente come solo le comparse sanno fare; le starete vicini mentre, seduta al tavolo della zia Marta, dimenticherà di non voler mangiare.
Nonostante il suo essere immancabile, Sofia non userà mai la voce: da qui la potenza di una narrazione sempre affidata ad altri, uno scarto che vi farà afferrare la protagonista per un momento e ve la sottrarrà subito dopo. Dalla sua nascita in una piccola stanza d’ospedale fino all’arrivo nella grande New York, Sofia sarà una macchia nera: su alcune pagine appena accennata, su altre, invece, marcatamente delineata.
 
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