Archivio tag: sonic youth

Fugazi

In On The Kill Taker

Dischord, 1993
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got a lot of questions for me
you got a lot of questions for me
got your finger pointing at me
distrusted
I look for wires when I’m talking to you
you’d make a great cop

I will not lie, dichiarano ripetutamente i Fugazi nell’artwork di In On The Kill Taker, pubblicato nel 1993 a seguito di pietre miliari come 13 Songs, Repeater e Steady Diet Of Nothing.
E l’onestà, qui, è il punto centrale della faccenda, cuore di una musica da sempre davvero indipendente, nella forma e nella sostanza; politica, nel senso nobile del termine.
Distante dalle contorsioni più sperimentali dei precedenti lavori, l’album si apre con l’interferenza di Facet Squared e l’urlo di Ian MacKaye azzanna l’ascoltatore alla gola sovrastando chitarre che squarciano la pelle; a ruota, l’uragano Public Witness Program definisce in due minuti l’intero genere emo-core, con Guy Picciotto a sputare bile nella strofa che anticipa uno spettacolare chorus; più avanti, Smallpox Champion e Walken’s Syndrome ne replicheranno quasi l’impatto terremotante.
Returning The Screw e Instrument ringhiano su tempi medi, tra attimi di quiete appena percettibile e deflagrazioni post-hardcore, laddove Great Cop è forse l’inno punk definitivo di MacKaye.
Ma dietro ogni angolo, in ogni momento, i Fugazi sanno nascondere una sorpresa: Cassavetes, dedicata al regista americano, recupera il groove rumorista di Repeater nelle ritmiche sincopate di Joe Lally e Brendan Canty; 23 Beats Off beccheggia tra arpeggi e distorsioni fino a culminare in quattro minuti di puro delirio noise, un attimo prima dello strumentale Sweet And Low, tenera carezza swing in luce soffusa.
A concludere, la preziosa Last Chance For A Slow Dance, apice di lirismo e poesia, sigillo di un’opera dall’influenza incalcolabile e simbolo di un modo di fare musica divenuto, col tempo, vero modello di vita.

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EMA

Past Life Martyred Saints

Souterrain Transmissions, 2011
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Erika M. Anderson, in arte EMA. Un nome già nell’empireo del rock alternativo contemporaneo, una personalità forte in un mondo fatto di troppe copie sbiadite e innocue.
La sua voce sa sorprendere dal soffio più sottile alle declamazioni più solenni, in nove brani fantastici, da subito memorabili e mai prevedibili.
The Grey Ship e Red Star partono sonnambule ed esplodono in vortici di chitarre distorte. California è tutta tristezza e voglia di riscatto, Breakfast una ballata voce-chitarra da brivido, il fantasma di Kurt nascosto da qualche parte.
In Milkman e Butterfly Knife si mostra il volto più rumorista e sperimentale di Ema, ma l’apice assoluto è Marked: un sussurro afono che cade preda di una melodia da groppo in gola, di quelle che sanno cambiare la vita in poesia.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
California, Marked, Milkman
 
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