Archivio tag: Steve McCurry

Abraham Joffe

Racconti di luce

Usa, 2016
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Da circa un mese è disponibile sul catalogo di Netflix Italia la seconda stagione di Racconti di Luce – Tales by Light, una miniserie in sei puntate prodotta da Canon e National Geographic.

La fotografia è raccontare con la luce così diceva Salgado: in ogni episodio, un fotografo professionista si confronta con le sfide della sua ispirazione. Cogliere in uno scatto perfetto i paesaggi alieni dell’Antartide, i gorilla nella loro foresta, i funamboli sospesi tra le pareti di un canyon, la nuotata delle balene, i rituali ancestrali delle ultime tribù selvagge e farci vedere il nostro mondo sotto una luce narrante. Tra avventura, viaggio di ricerca abbiamo la possibilità di seguire l’immagine prendere forma nella mente del fotografo, che ci racconta il suo progetto, le sue tecniche, le difficoltà, i suoi sogni. Ogni modo di raccontare è quindi un modo di svelare noi stessi attraverso gli altri.La serie è soprattutto ancorata a una grande domanda: perchè sto raccontando questo? E attraverso le parole dei fotografi impariamo che dietro a ogni scatto c’è un’idea, un sentimento ma soprattutto un’urgenza a cui noi siamo chiamati a rispondere quando parliamo di arte: ascoltare.

La serie è girata interamente in 4k UHD e offre riprese di qualità eccezionale, probabilmente tra le più belle mai viste in una serie di documentari. Grazie all’abbonamento Netflix potete godervela su smartphone, tablet, pc e smart tv. Perfetta per una domenica pomeriggio.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Il sale della terra di Wenders e Salgado

Leggi anche:

Il mondo di Steve McCurry a cura di Gianni Riotta

tales-by-light

Genere: Documentario
Direzione artistica: Abraham Joffe
Direttore della fotografia: Jason Mclean

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Brescia Photo Festival- Mostre

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Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto. Steve McCurry

Il Brescia Photo Festival accoglie, tra le altre attività, diverse esposizioni che riuniscono alcuni degli scatti che hanno fatto la storia della fotografia.
Tra queste, spiccano Steve McCurry- Leggere, Magnum’s First e Magnum. La première fois.

Steve McCurry- Leggere
Si tratta di una raccolta di immagini davvero sorprendente.
Accolti dai meravigliosi colori, tipici della fotografia di McCurry, si viene trascinati in un mondo di lettori, ripresi nelle situazioni e nei luoghi più disparati.
La mostra è corredata da una serie di citazioni dedicate all’amore per i libri, tratte da brani letterari di celebri autori (le frasi sono state selezionate da Roberto Cotroneo).

Magnum’s First
Gli scatti qui raccolti, che erano stati esposti nella prima mostra del gruppo Magnum “Gesicht der Zeit”, presentata tra il giugno 1955 e il febbraio 1956 in cinque città austriache, hanno una storia singolare: sono stati ritrovati in una una cantina di Innsbruck nel 2006.
In seguito al restauro, vengono proposti ai visitatori con l’ordine esatto che era stato ideato per la mostra originale.

Magnum. La premiére fois
…ciascuno dei 20 selezionatissimi fotografi di Magnum è presente con quel gruppo di immagini, quel preciso reportage che segna appunto il magico momento in cui l’abile fotografo si è evoluto a vero artista. Da abile coleottero a magnifica farfalla.

Ciascun artista presente racconta attraverso le immagine e le parole la sua Première fois, rivelando la ragione che lo ha portato a individuare esattamente quelle immagini o non altre.” (tratto da bresciaphotofestival.it)

Si possono trovare maggiori informazioni sulle mostre legate al Brescia Photo Festival, sul sito ad esse dedicato.

Ti è piaciuta questa mostra? Allora leggi anche…
Il mondo di Steve McCurry- A cura di Gianni Riotta

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Nightwish

Endless Forms Most Beautiful

2015, UE, Nuclear Blast
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There is grandeur in this view of life, with its several powers, having been originally breathed by the Creator into a few forms or into one; and that, whilst this planet has gone circling on according to the fixed law of gravity, from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful have been, and are being evolved.

E’ difficilissimo trasformare la scienza in arte, o far parlare l’arte nel linguaggio della scienza e Endless Forms Most Beautiful è un’opera profondamente riuscita. Abbiamo precedenti illustri come il teatro ottocentesco, quello di Brecht e alcuni episodi musicali, spesso legati al mondo metal, come il celebre disco degli Haggard Eppur si muove. Ad aprire il disco è infatti Richard Dawkins, celebre divulgatore scientifico, biologo britannico, come narratore nel disco e delle scoperte darwiniane circa l’evoluzione della nostra specie. Il mood è appunto raccontare gli eventi che hanno permesso l’evolversi della razza umana verso la conoscenza, soprattutto quella scientifica, e celebrare la potenza della vita nel suo incessante cambiamento. Il ritmo di Shudder Before the Beautiful è quello tipico dei Nightwish, che abbiamo imparato ad ascoltare negli ultimi 15 anni, elegante e sofisticato. La potente e aggressiva Weak Fantasy apre definitivamente l’atmosfera a cori e ritmi, a cui il disco capolavoro Once ci ha abituati. Il concetto élan vital, presente in molte teorie spiritualistiche, parapsicologiche e religiose sviluppato in particolare da Henri Bergson nel suo libro Evoluzione creativa dove lo slancio vitale rimanda di nuovo ad una forza innata verso la vita; viene tradotto nel  brano Élan con una melodia fresca quasi leggera e pop. Eco all’altrettanto piacevole è My Walden, pezzo non lineare dai sapori e dalle atmosfere folk, di nuovo con un ritornello quasi danzato ed orecchiabile con ampi spazi ai flauti ed alle cornamuse. Alpenglow, dedicata al fenomeno dell’enrosadira, tipico colore rossastro che assumono le montagne ed il cielo circostante all’alba ed al tramonto, ha un ottimo ritmo con l’assolo incrociato di chitarra e flauto. The Eyes of Sharbat Gula, ispirata da una famosissima foto del fotoreporter americano Steve McCurry,è un brano strumentale che ricorda la foto della giovane ragazza afghana dai grandi occhi, con le sue melodie orientali e le voci bianche. La chiusura viene affidata al brano lunghissimo e articolato The Greatest Show on Earth simbolo di un lentissimo risveglio. Il brano ci conduce attraverso quattro minuti di pianoforte, cori, splendida voce lirica della Jansen e cornamuse, all’origine del nostro pianeta: 4,5 miliardi di anni fa. Il tempo accelera, sempre con la melodia portante che crea il giusto senso di dispersione e straniamento: segue la nascita della vita nella sua forma cosmica e primordiale. Come sempre i Nightwish non producono solo un disco ma producono un mondo che rimanda ad atmosfere e ad altre opere con estrema efficacia e potenza.

Se ti è piaciuto ascolta anche:
Haggard, Eppur si muove

Leggi anche:
Marguerite Yourcenar, L’opera al nero

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Wim Wenders, Il sale della terra

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