Archivio tag: stoner

Black Moth

Condemned To Hope

New Heavy Sounds, 2014
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Si dice che Jim Sclavunos – storico batterista di Nick Cave e di parecchia altra gente importante – sia rimasto talmente colpito da un’esibizione dei Black Moth da offrirsi come produttore per il loro esordio, di un paio d’anni fa. Ora il giovane quintetto di Leeds ritorna con un nuovo album, Condemned To Hope, a confermare quanto ben riposta fosse quella fiducia; Sclavunos si occupa di nuovo della produzione, mentre l’artwork è affidato al leggendario Roger Dean – uno che dagli anni Settanta in poi ha realizzato copertine memorabili.
Aperto dal riff mostruoso di Tumbleweave, il disco azzanna l’ascoltatore con un contagioso groove metal, che nel ritornello azzecca una gran melodia e un inatteso cambio di tempo; l’atmosfera è dark e il suono massiccio, illuminato dalla voce sensuale di Harriet Bevan, decisamente insolita per il genere. Più che dai vecchi classici heavy, però, i ‘Moth sembrano pescare dal rock alternativo – basta prendere le cadenzate Looner e Red Ink, o i r’n’r sparati di Set Yourself Alight e White Lies. C’è spazio anche per lentezze doom, almeno in un paio di casi strepitose (The Undead King Of Rock’n’Roll e la title-track, psichedelica come certe cose dei Soundgarden di Superunknown), e addirittura un blues psych imprevisto e imprevedibile come Slumber With The Worm.
Condemned To Hope dice insomma di una band davvero promettente e difficilmente etichettabile, di sicuro tra le realtà più interessanti della musica pesante di oggi.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mourn – Down
Limo Wreck – Soundgarden
Wires – Red Fang
Take My Bones Away – Baroness

…e guarda anche
Solo gli Amanti Sopravvivono – Jim Jarmusch
L’Inquilino del Terzo Piano – Roman Polanski

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Silence, Exile and Cunning

Exù

Self, 2013
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Ti voglio dire quello che farò e quello che non farò. Non servirò ciò in cui non credo più, si chiami questo la casa, la patria o la chiesa; tenterò di esprimere me stesso in qualche modo di vita o di arte, quanto più potrò liberamente e integralmente, adoperando per difendermi le sole armi che mi concedo di usare: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.

Parole importanti, quelle del Ritratto dell’artista da giovane di James Joyce, da cui i Silence, Exile and Cunning pescano la propria ragione sociale.
Ed è splendido scoprire all’ascolto che, dietro a tanto concetto, si nascondano quattro ragazzi che, all’imprevedibilità di una scrittura storta e solida, affiancano la levità e la naturalezza di chi suona e compone per pura gioia, azzerando le sovrastrutture di genere.
Sembrano tutti nati da questo stesso feel, gli otto brani che vanno a comporre Exù: trentadue minuti che mostrano orizzonti d’interesse assai ampi e in cui si riconoscono ascolti del guitar-pop britannico del nuovo millennio (l’opener Gods’ Viper Heads), chitarre secche e acuminate da Pixies senza crisi di nervi (Futility) e una cura notevole per le armonizzazioni vocali (il bellissimo finale dell’alt-country di Missolonghi), con qualche puntata nelle distese desertiche dello stoner (Dots’n Borders).
Un bell’intrico sonoro, che però non dimentica mai il gusto per la melodia cantabile e il groove, come accade nella forsennata Dadaistic Vision, in Pladjaktush o nei vortici elettrici di Last, Proximate End.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Talkin’ Gypsy Market Blues – The Coral
Mr. Grieves – Pixies
Fake Tales of San Francisco – Arctic Monkeys
Keep Your Eyes Peeled – Queens of The Stone Age

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Associazione Rami Tra i Capelli

Art Pollution Fest

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Quarta edizione di Art Pollution Fest, nella splendida corinice del Parco di Villa Balladoro a Povegliano Veronese. Una due-giorni di concerti da non perdere, tra stand enogastronomici, banchetti, zone relax e aree dedicate ai giochi in scatola e di ruolo.
 
Venerdì 26 Luglio
THE NIGHT OF WIZARD

 
THE SADE – Hard Rock / Dark Rock
VERACRASH – Heavy Psych / Stoner
BLACK DAGO – Garage Rock / Stoner
KAYLETH – Stoner
 
 
Sabato 27 Luglio
THE ARMAGEDDON

 
DISTRUZIONE – Italian Death Metal Legend
EXILIA – Crossover / Alternative Metal
KUROI – Thrash / Death
THE BEYOND – Death Metal
SINPHOBIA – Pain / Groove Metal
KIOWA – Southern Rock / Sludge Metal
 
Ingresso gratuito, apertura cancelli ore 18.00

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Bachi Da Pietra

Quintale

La Tempesta, 2013
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Marcio, perso, insignificante e solo,
ma per voi adesso sono il Dio del suolo.
Perchè mi fa sentire bene,
darvi l’amore e la morte insieme.

Quintale, quinta opera a firma Bachi da Pietra, è un macigno pesantissimo che abbandona il suono strisciante e disidratato dei lavori passati per deflagrare in un’elettricità iper-satura.
Meno personale, forse, ma davvero travolgente.
Il riff stoner che apre Haiti è una porta per l’inferno, con un finale dalla presenza sonica impressionante.
Brutti Versi, Paolo Il Tarlo e Pensieri Parole Opere sono puro rock’n’roll metallizzato, mentre Coleotteri è un post-hardcore che lambisce il metal nel possente growl di Giovanni Succi.
La cadenza hip-hop di Fessura lascia intravedere scenari sonori futuri per il duo, laddove Mari Lontani prende realmente la forma di un legno alla deriva nella nebbia, canto di marinai senza speranza.
Sangue coagula dall’improvvisazione iniziale in un riff atonale e un predicare invasato come quello di Io Lo Vuole, spietate analisi di un male sempre più facile e radicato.
Poi, improvvisamente, è come se i Bachi decidessero di lasciar andare tutta quella tensione nella meraviglia della poesia sonora Dio Del Suolo.
A quel punto, non resta che prendersi gioco dell’ermetismo nella contemplativa Ma Anche No e in un acido finale che ricorda come non vi sia nulla di gratuito per chi vive e respira musica.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Gardenia – Kyuss
Fausto – Massimo Volume
We all rage in gold – Neurosis
Don Calisto – Verdena

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Kyuss

Blues For The Red Sun

Dali, 1992
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Un’allucinazione senza fine, un viaggio mentale in un magma di distorsioni brucianti. Blues For The Red Sun dei Kyuss (sigla presa di peso da D&D) di Josh Homme e Nick Oliveri, del rude vocalist John Garcia e del portentoso drummer Brant Bjork : quattro ventenni che incidono un degli album più pesanti dell’intera storia rock, devastando blues, metal e psichedelia al sole cocente del deserto californiano, senza negarsi sognanti oasi di apparente pacificazione (Capsized). Le chitarre ribassate e ipersature generano classici come Thumb (un riff che fa saltare sulla sedia), Green Machine, Thong Song, i trip farmacologici di Freedom Run, Molten Universe e 50 Million Year Trip, la cavalcata a rotta di collo Allen’s Wrench, fino a esplodere nelle urla apocalittiche di una Mondo Generator che tutto ingoia. Un trauma epocale e necessario.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Green Machine, Thumb, 50 Million Year Trip
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Queens Of The Stone Age – No One Knows
Thin White Rope – It’s Ok
Black Sabbath – Children Of The Grave

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