Archivio tag: suicide

The Jesus And Mary Chain

Psychocandy

Wea Records, 1985
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and I tried and I tried
but you looked right through me
knife to my head when she talks so sweetly
knife in my head when I think of Cindy
knife in my head is the taste of Cindy

Dolci malinconie sixties e puro nichilismo punk, filtrati attraverso la noia tossica della provincia e una spaventosa orgia di elettricità: Psychocandy non è solo l’epocale esordio dei The Jesus And Mary Chain dei fratelli Jim e William Reid, ma anche il disco che riportò a forza nel rock’n’roll un senso fisico di pericolo ed eccitazione, con l’incoscienza dei vent’anni e una violenza che non si sentiva dall’avvento dei Sex Pistols.
Ad aprire le danze il sognante singolo Just Like Honey, uno dei brani più belli dell’intero decennio: Sofia Coppola la farà conoscere a schiere di twenty-something del nuovo millennio, traendone una splendida cartolina per il finale di Lost In Translation; ne coglierà tuttavia solo la pelle romantica, dimenticandone il cuore intriso di dolce perversione.
Poi l’album squaderna un ventaglio di soluzioni che rivelano un ampio spettro sonoro: a un estremo terrificanti colate di feedback e adrenalina (le tiratissime The Living End e In A Hole), all’altro caramelle acustiche degne del giovane Lou Reed e solo apparentemente innocue (Cut Dead, il singolo Some Candy Talking incluso nella successiva stampa in cd); da una parte i Beach Boys centrifugati di Never Understand e My Little Underground, dall’altro spettacolari noise-pop che letteralmente inventano interi sottogeneri (The Hardest Walk, You Trip Me Up e Taste Of Cindy, come ascoltare Blitzkrieg Bop suonata al rallentatore dai Suicide e sommersa da tonnellate di clangori e fischi di ogni foggia). A chiudere, il buco nero di It’s So Hard, unica traccia guidata dalla voce di William Reid che pare emergere dal buio di una stanza senza luce.
Oggi fanno quasi trent’anni dall’uscita di Psychocandy, eppure quel suono di miele e metallo fuso esalta come fosse il 1985. Un’idea di musica, annoiata e incidentalmente geniale, che ha cambiato il corso della storia.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
You made me realiseMy Bloody Valentine
Here she comes nowThe Velvet Underground
I wanna be your dog – The Stooges
Little Honda – The Beach Boys
 
…e guarda anche
Lost Translation – Sofia Coppola

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Offlaga Disco Pax

Socialismo Tascabile

Santeria, 2005
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Hai lasciato: piazze piene, urne vuote, tremori gentili, tracce sottili, tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli.
Mancano: le tue parole sul niente, il calore bagnato e sporco che avevo, il dispiacermi di non bastare.
Siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso e non sarai mai un’emozione da poco.

Un battito elettronico da due soldi, pigro come una mattina di primavera e un giro di chitarra che in sé racchiude tutta la bellezza e la malinconia di un ricordo; poi la voce di Max Collini, a raccontare un anno scolastico agrodolce, passato nel terrore di un insegnante all’apparenza spietato, tanto da essere soprannominato Kappler.
Le immagini che incontriamo in Socialismo Tascabile creano uno spaccato commosso e tagliente sulla realtà della provincia emiliana socialista degli anni Settanta-Ottanta, che si parli di formazione sentimentale (il valzer robotico di Khmer Rossa) o di rigidi alternativi (Tono Metallico Standard, post-rock rumorista), di amori finiti (l’incalzare ritmico di Enver) e finiti male (DeFonseca) o di chewing-gum fuori produzione (l’ipnotica Cinnamon) e wafer di nicchia rilevati da una multinazionale a simboleggiare la fine di un’epoca (Tatranky, otto minuti drammatici di moog e chitarre sfarinate).
Gli oggetti e i simboli dell’ideologia diventano per gli Offlaga Disco Pax l’unico mezzo per narrare un passato seppellito dal crollare dei muri; canzoni politiche che diventano questioni private e viceversa, e che letteralmente esplodono nell’elenco di citazioni dell’inno electro-punk Robespierre.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Kappler, Robespierre, Tono Metallico Standard, Tatranky
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Kraftwerk – The Model
Mùm – Green Grass Of Tunnel
Massimo Volume – Stagioni
CCCP – Io sto bene
Suicide – Dream Baby Dream
 
…e guarda anche…
Good Bye Lenin! – Wolfgang Becker

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